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STORIA DELLA PROVINCIA DI MODENA |
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All'inizio del '900 Sassuolo apparteneva ancora alla diocesi di Reggio Emilia a seguito del diploma stilato dall'imperatore Carlo Magno nel 781. Le terre della provincia e in particolare quelle della corte di Camezzo, erano più che altro inadatte alla coltivazione agricola, a causa della presenza di molti boschi di quercia che occupavano gran parte del territorio. Tuttavia le colture che si cercavano di coltivare erano soprattutto di fichi, ulivi (anche se ai giorni d'oggi ne sono rimasti pochi esemplari) e viti. Per quanto riguarda l'allevamento fu molto sviluppata la pastorizia e l'allevamento di maiali. Durante la dominazione carolingia Ludovico II nel 851 diede in dote alla futura sposa Angelberga due corti: quella di Cameazzo (nel Modenese) e quella di Cortenuova (nel Reggiano), questo matrimonio oltre a essere d'amore, era soprattutto di interesse, visto che ella era la cugina dell'imperatore, e questa unione suggellò un patto forte che il parentado bavarese, cercando quindi di evitare gli inutili scontri fratricidi all'interno della famiglia per la successione del potere. Angelberga per rimanere nella memoria dei posteri e per cercare di dare libero sfogo alla sua bramosia di potere, costruì un monastero nel a Piacenza devoto a S. Sisto, il quale alla sua morte, ebbe in consegna le terre appartenute all'imperatrice (così scritto nel suo testamento), comprese le terre di Cameazzo. Il monastero diventò uno dei più potenti, oltre a essere una ricca pentola d'oro. Nel 924 gli Ungari (popolazione barbarica dell'est) scesero nella penisola arrivando sino a Piacenza e mettendo a ferro e fuoco la città, distruggendo anche il monastero. Dopo queste prima incursioni, si cercò di correre ai ripari, cercando di costruire ripari e fortezze, contro il rischio di nuove incursioni barbariche e nemici di ogni genere. Anche la badessa del convento di S. Sisto si adoperò insieme all'arcivescovo di Modena per costruire un riparo alla popolazione in caso di invasione, così nel 916 sul colle di Fiorano fu costruita una torre quadrilatera circondata da una cinta muraria. Nel 920 i canonici della Corte di Parma, che detenevano il controllo su parte delle province del Modenese, costruirono a difesa delle incursioni ungare il castello di Monte Gibbio e nel 968 edificarono un altro castello a Fogliano. Queste costruzioni non furono realizzate a Sassuolo, costringendo quindi la popolazione a scappare o in direzione di Fiorano o ad oltrepassare il Secchia. Nel 1030 il vescovo decise di costruire sul colle di fiorano anche una chiesa con funzione di fonte battesimale: la chiesa di S. Giovanni Battista, così che se la badessa avesse cercato di riottenere il controllo su tutta la corte di Cameazzo, il vescovo glielo avrebbe impedito, visto che ora la giurisdizione dei sacramenti era divenuta di suo compito. Alla chiesa parrocchiale fu inoltre annesso un campanile e una canonica. Nel 1081 Matilde di Canossa decise di costruire un castello a Monte Baranzone, ornato da torri e con un corpo di fabbrica dove ospitare gli appartamenti della sovrana. Questa costruzione fu decisa a seguito della guerra scoppiata fra l'imperatore e il papato, e di conseguenza cercò di fortificare tutti i suoi territori, in modo da non farsi cogliere in preparata ad un eventuale attacco dell'imperatore. In oltre le fortezze servivano come alloggio per i brevi giorni di permanenza che la reggente decideva di trascorrere nei suoi territori, cercando di essere presente in ogni punto, in modo tale da evitare qualsiasi minaccia avversa e nemica. Successivamente si avviò un progetto per la costruzione de altre torri fortificate a: Varana, Nirano, Spezzano, Sassuolo e Pigneto. Nel 1264 Matteo Pio ottiene dal cucino, il vescovo di Modena, l'investitura di custodia del castello di Fiorano, oltre alle terre circostanti. Manfredo fu accolto benevolmente dalla popolazione, in quanto questa figura costituiva uno scudo contro i signori delle terre vicine, come i signori Della Rosa. Nel 1276 i Pio collocarono presso la chiesa S. Giovanni Battista una croce rozza di arenaria per la preghiera dei fedeli, della quale compare incisa un'iscrizione erosa dal tempo e dalle intemperie, molti si avvicendarono per interpretare tutta l'incisione ma con scarsi risultati. Di conseguenza nessuno seppe dire se la natura della scultura fosse per onorare una tomba privata o un qualche pubblico sepolcro o strada. Nel 1309 i nobili Pio decisero di vendere il castello di Fiorano, con altri beni e terre, ai signori Della Rosa di Sassuolo, che tanto bramavano questi possedimenti, e siccome i Pio non potevano in alcun modo contrastare un eventuale assedio dei loro rivali, decisero il male minore. Così facendo salvarono qualche possedimento terriero in Fiorano. I Della Rosa nuovi signori di Fiorano, decisero di trasformare il castello in una vera e propria fortezza inespugnabile, a tal fine rafforzarono le mura e le merlature, oltre a costruire una cisterna sotterranea per raccogliere l'acqua, la quale sarebbe stata di prima necessità durante un eventuale assedio. Durante queste opere fu edificata una nuova cinta muraria che circondava il colle. I lavori terminarono nel 1312, nel maggio dello stesso anno entrò in città Passerino Bonaccolsi, vicario imperiale in Mantova, e da questo momento iniziarono i tempi poco tranquilli per la popolazione e i signori Della Rosa, dato che questi ultimi non si sottomisero a Passerino, causando quindi l'inizio delle guerre e della fine dei commerci. Nel 1318 Passerino perdette la signoria di Modena a ragion di Pico della Mirandola, il quale però ne godette per poco tempo in quanto nel 1319 Passerino ne tornò in possesso, governando come un tiranno. Queste dimostrazioni di forze da parte del nuovo signore misero in allerta i signori di Sassuolo che decisero di fortificare il castello di Sassuolo con una nuova cinta muraria. Nel 1323 il cardinale Bertrando dal Poggetto emise una sentenza di scomunica contro Passerino condannandolo in oltre come eretico. Nel 1325 i ghibellini modenesi e Passerino si scontrarono contro i guelfi modenesi, comandati dai Della Rosa, oltre alle milizie Bolognesi. Francesco Bonaccorsi figlio di Passerino pose assedio al castello di Fiorano nello stesso anno, il quale resistette per 8 giorni sperando nell'arrivo dei soccorsi da parte dei bolognesi, che tuttavia non arrivarono, questo causò una ritorsione negativa sul morale dei fioranesi che decisero di arrendersi. Bonaccorsi lasciò quindi le sue truppe libere di scorrazzare per il castello distruggendo quello che trovavano, successivamente si portò nei pressi del castello di Sassuolo per porre d'assedio anche questo, con l'aiuto del padre che in tanto lo aveva raggiunto con al seguito le truppe del marchese Obizio III d'Este e Della Scala. L'assedio al castello iniziò il 25 giugno e terminò il 2 luglio, in quanto la popolazione stremata costrinse i signori Della Rosa alla resa. I signori di Sassuolo quindi aprirono le porte e fuggirono al castello di Monte Gibbio, dove furono inseguiti dl nemico che mise sotto assedio anche a quest'ultimo castello. Anche questa volta i Della Rosa riuscirono a sentenziare una resa per riuscire a rifugiarsi nel castello di Montebaranzone. La guerra continuò successivamente fra Passerino e i bolognesi nel 1325 questi ultimi compirono stragi nel modenese, e come vendetta Passerino il 29 settembre dello stesso anno si impossessò del castello di Monteveglio. I bolognesi quindi cercarono di assediarlo per riottenerlo, ma più tardi il 15 novembre ci fu lo scontro fra le due fazioni che portò la sconfitta dei bolognesi a Zappolino, ove i modenesi rubarono la famosa Secchia Rapita. In questa occasione fu fatto prigioniero il signore Della Rosa, il quale era corso a dare man forte alle truppe bolognesi. Nel 1326 fu sancita la pace. Dopo tutte le conquiste Passerino fu costretto a lasciare i territori di Fiorano, Sassuolo e Montegibbio a Versuzio Lando di parte pontificia, che tenne le città sotto assedio nel 1326, portando gli abitanti alla ribellione, i quali aprirono di loro spontanea volontà le porte a Lando che ridiede successivamente i territori ai Della Rosa. I signori di Sassuolo tornati in possesso delle loro terre decisero di ricostruire i castelli rasi al suolo durante la guerra. I lavori perdurarono sino al 1328. Nel 1336 divenne signore di Modena Obizio III d'Este, questo diede la possibilità ai Della Rosa di ritornare a Modena dopo il lungo esilio, in oltre fra le due figure nacquero delle alleanze che portarono pace nei territori. Nel 1354 I Visconti, signori di Milano, ebbero il dominio di Bologna, questo fece si che le truppe del signore di Milano dovevano per forza di cosa passare per i territori modenesi per potersi spostare da una corte all'altra. Questa continua minaccia portò gli Estense e i Della Rosa a stringere nuove alleanze con Venezia, i Gonzaga, i Carraresi e gli Scaligeri. Questo evento scaturì l'assedio a Modena da parte dei Visconti aiutati dai signori di carpi i Pio. L'assedio durò pochi giorni a seguito della ritirata degli assedianti. Nel luglio dello stesso anno i Visconti preso d'assalto il castello di Fiorano che dopo 10 giorni cadde nelle sue mani. Successivamente i signori di Modena vollero riprendersi ciò che gli era stato tolto, con l'aiuto dei fioranesi. Le truppe dei Visconti tuttavia resistettero a lungo chiusi nella torre del castello in attesa dei soccorsi provenienti da Carpi, i quali arrivarono dopo due giorni ed unirono le forze con gli assediati, riuscendo così a respingere l'armata Estense. Il 5 ottobre Giovanni Visconti morì e il suo regno fu diviso in tre sezioni fra i nipoti. Nel 1355 gli Estense conquistarono il castello di Nirano e Spezzano, e con un agguato riacquisirono quello di Fiorano. Nel 1357 i Visconti inviarono le loro truppe a Galasso Pio per riottenere il castello di Fiorano e danneggiare i Della Rosa e gli Estense. Galasso alla testa dell'armata iniziò a distruggere i campi, i raccolti e tutto ciò che era di sostentamento per gli abitanti, ma dovette mettersi in fuga a seguito dell'arrivo di Ricciardo di Cancellieri da Pistoia. Nel 1358 si sancì la pace fra gli Estense e i Visconti, ma durò ben poco e questa volta i signori di Modena si ritrovarono contro anche i Della Rosa, i quali si erano schierati con il nemico. Tuttavia la pace fu nuovamente rinsaldata e questo costò molto ai signori di Sassuolo i quali furono anche abbandonati dal popolo, che passò di buon grado sotto la protezione degli Estensi. I della Rosa furono così costretti all'esilio fino all'aprile del 1396 anno in cui Francesco da Sassuolo con un colpo di mano approfittò della distrazione delle guardie e si impadronì del castello di Sassuolo, ritornando in possesso di tutti i territori a lui confiscati. Da qui a poco scoppiò la guerra con Gian Galeazzo Visconti e la Lega di di cui faceva parte anche Nicolò III d'Este, di conseguenza non si poté da principio occupare di Francesco. Ma la sorte non fu buona con Francesco il quale si era deciso a schierarsi con i Visconti contro la Lega, ma vedendo che i signori di Milano iniziavano a vacillare, Francesco diede un colpo di mano prestando nuova fedeltà al duca estense, ma Nicolò III non si fidò e lo fece arrestare perché temeva un nuovo tradimento, rinchiudendolo nel castello di Ferrara dove trovò la morte. Nel 1510 il papa Giulio II decise di accostarsi ai veneziani inimicandosi il duca di Ferrara, il quale faceva parte della Lega di Cambrai. Il papa allora gli inviò una scomunica e gli mosse contro il nipote Francesco Maria della Rovere duca di Urbino, che occupò il modenese e le terre circostanti. In aiuto del duca di Ferrara arrivarono però i francesi, ma la resistenza organizzata dal duca di Urbino fu salda, a tal punto che le truppe estensi si videro sopraffare, ma non volendo lasciare al nemico i loro territori sani, decisero di distruggere i feudi dando fuoco ai campi, i soldati non si fermarono a queste angherie, infatti a Formigine venne compiuto un vero e proprio massacro sulla popolazione inerme che non poteva scappare, le donne che non riuscirono a mettersi in salvo furono da prima violentate e poi uccise. Le truppe estensi si portarono nei fioranese, ma la popolazione si era già messa in salvo, quindi a placare la rabbia dei soldati fu solo lo sfogo contro i campi e le abitazioni, sfociando poi nella decisione di appiccare il fuoco al castello. Il fortilizio arse e non restò nulla di integro a parte l'immagine della Beata Vergine dipinta sull'arcata del castello, la quale si fa risalire alla mano di Bartolomeo degli Erri, per incarico di Borromeo d'Este, che la dipinse nel 1460, sull'arcata sovrastante la porta d'accesso al castello di Fiorano, l'effige della Beata vergine con in braccio il bambino Gesù. L'esercito si spostò poi nelle terre di Sassuolo e ivi rimase solo per poco tempo, dato che stavano giungendo le truppe papali. I fioranesi dopo la distruzione del borgo si rimboccarono le maniche e ricominciarono la ricostruzione della chiesa di S. Giovanni Battista nel borgo inferiore, dove ora sorge affiancata dal campanile. Nel 1744 fu demolita per essere ricostruita, in quanto l'edificio era pericolante. Nel 1557 il duca di Ferrara fu lasciato solo contro una miriade di nemici, dato che i francesi non lo appoggiarono più, così ebbe piede libero il re di Spagna di poter far avanzare le sue truppe comandate dal duce di Parma che conquistò i territori reggiani spingendosi sino ai margini del fiume Secchia a Scandiano. Qui decisero di accamparsi anche perché l'inverno era alle porte. Ma durante la loro attesa la situazione si aggravò in quanto le paghe non vennero più elargite ai soldati e mercenari, e per di più anche i viveri iniziarono a scarseggiare, al punto tale che i barbari delle truppe si ribellarono ai loro comandanti e dopo aver saccheggiato il campo e le case decisero di effettuare scorrerie nei territori oltre il fiume. Così colpirono la città di Sassuolo, compiendo scempi e atrocità. Successivamente si prepararono nella notte del 8 Febbraio 1558 per solcare i promontori alle spalle della città, per recarsi nel fioranese e cogliere di sorpresa la popolazione. Arrivati a ridosso del borgo del castello furono però respinti dalla popolazione, che li attendeva con archibugi, protetti dall'oscurità e delle case che facevano da scudo. Di tutta risposta i saraceni decisero di appiccare il fuoco al borgo in modo tale che gli abitanti fossero stati costretti ad uscire allo scoperto a causa del fuoco e del fumo. Accatastarono una quantità tale di legna a ridosso delle porte d'ingresso che le fiamme si innalzarono alte nel cielo, costringendo i fioranesi alla fuga, cercando riparo nelle colline vicine, e nella chiesa nel borgo inferiore. Fu allora che accadde un fenomeno anormale, le fiamme che si innalzavano fiere nel cielo, non lambivano tuttavia l'immagine del dipinto della Vergine, anzi si scostavano ai lati per non recarle offesa. Questo fenomeno fu molto impressionante per gli spagnoli, alcuni scapparono dal terrore altri si gettarono in ginocchio e pregarono per la loro salvezza. tale prodigio si dilagò a macchia d'olio per tutto il territorio, richiamando pellegrini da ogni parte. Successivamente al dipinto fu aggiunta una figura, quella dello spagnolo genuflesso di fronte alla madonna in simbolo di sottomissione. Il signore di Sassuolo Ercole Pio a seguito della distruzione del castello di Fiorano, decise di rafforzare le mura della rocca di Sassuolo, in suo aiuto arrivarono anche 200 uomini provenienti dal duca di Ferrara. Tuttavia Ottavio Farnese non arrivò nelle terre di Sassuolo, grazie alla pace sancita con il duca di Ferrara nel 1558. Nel 1567 Ercole Pio finanziò a suo spese lo scavo del canale che attingeva l'acqua dal Secchia, per poter irrigare i terreni. Tuttavia ques'opera fu ostacolata dai Conservatori di Modena, i quali scrissero ai signore di Sassuolo che se avesse proceduto con tali opere avrebbero fatto valere le loro ragioni, in quanto l'acqua che sarebbe giunta in Modena sarebbe stata molto meno. Pio non volendo mettersi contro il volere del duca di Ferrara che appoggiava i Conservatori, decise di sospese i lavori. I fioranesi dovettero aspettare altri 129 anni per veder realizzare l'opera idrica tanto sognata (1696). Nel 1571 Ercole Pio morì, lasciando come erede il figlio Marco poco più che infante, difatti bisognerà aspettare il compimento del suo diciassettesimo compleanno per vederlo salire al potere. Si dimostrò un sovrano poco equilibrato, visto che faceva preferenze per l'uno o per l'altra a seconda che fossero di suo gradimento i vari componenti della popolazione o curia. Amava i letterati ma odiava chi gli cacciava la sua selvaggina, impose nuove tasse e dazi, e chi si voleva maritare doveva chiedere a lui il benestare sotto un lauto pagamento. Il suo amore per la cultura si espresse con gli affreschi del castello di Spezzano, che vedevano alle pareti una serie di 57 fra paesaggi e vedute di castelli. Nel 1590-91 ci fu la carestia in Italia e per Sassuolo fu molto grave, questo è confermato da una lettera che la moglie di Marco Pio, Clelia Farnese, scrisse al duca di Ferrara di poter prelevare il grano custodito nelle terre di Ferrara, per poter sfamare lei e il suo seguito. Nel 1599 morì Marco Pio, senza discendenti, così il duca di Modena inviò un suo emissario per far giurare la popolazione fedeltà al duca d'Estese. Tutti i territori passarono agli estense, e per non avere problemi successivi con la casata dei Pio, il duca sborsò una somma di denaro per definire la faccenda di successione. L'armata tedesca che si era inoltrata in Mantova, aveva portato con se il morbo della peste bubbonica, la quale si espansa velocemente in tutta la Lombardia, arrivando sino in Modena nel 1630. La morte era fulminea, il sintomo avvolte non si preannunciava, rendendo quindi impossibile individuare i soggetti infetti. I fioranesi allora per cercare riparo a questo flagello, invocarono la loro Beata Vergine sempre esposta sull'arcata del diroccato castello, facendo voto che se fosse terminata la peste avrebbero subito provveduto alla costruzione della cappella ove ricoverare il dipinto. La peste non arrivò in Fiorano, e gli abitanti videro così espresse le loro preghiere, e cominciarono da subito a costruire l'oratorio della Madonna posto sul colle di Fiorano. I lavori furono diretti dal Pacchioni sotto l'economo Don Alessandro Panini e del rettore di Fiorano Don Domenico Borghini. Nel 1633 il Vaticano riconobbe l'autenticità dei miracoli attributi all'immagine della Beata Vergine, a seguito del precedente invio nel 1632 degli incartamenti del processo istituito per determinare la veridicità della santità dei miracoli collegati al dipinto. La santa sede quindi diede il benestare per la costruzione del santuario in onore della Beata Vergine. Nello stesso anno iniziarono i lavori per lo smantellamento dei ruderi del precedente castello. successivamente i lavori di edificazione furono effettuati dall'architetto Avanzini. La prima pietra fu posta nel 15 agosto 1634. I lavori iniziarono e ben presto, dopo la costruzione dell'altare in marmo, si procedette con la realizzazione della cupola temporanea in gesso interna, la quale copriva alla visuale le travature. Nel 1657 la costruzione del Santuario era già a buon punto, tanto da poter già ricevere in custodia la Sacra immagine custodita ancora nel refettorio. Tra il 1658-59 fu realizzato il rivestimento della pavimentazione con quadri in terra cotta. Successivamente nel 1666 si procedette con la costruzione della canonica, i lavori furono diretti dall'architetto Antonio Loraghi, grazie alle generose offerte provenienti dal marchese Coccapani, così che nel 1669 l'opera era già ultimata. Durante la solenne funzione del 15 marzo 1670 il chierico addetto all'accensione delle candele, diede fuoco per errore ai festoni di ginepro che pendevano attorno all'altare. In un attimo il fuoco era divampato in tutto il santuario, che si trasformò in una fornace. Il fuoco non fu possibile da spegnere, e il santuario fu distrutto, ma si riuscì a salvare la nuova canonica. Quando l'incendio si fu placato, gli addetti ai lavori penetrarono per constatare i danni subiti dalla struttura e alla sacra immagine; ma lo stupore fu grande quando videro che l'immagine e la sua cappella che l'accoglieva, l'altare e i marmi non avevano ricevuto alcuna offesa, mentre il resto della struttura era tutto perduto. A seguito di questo prodigio le offerte piovvero così in abbondanza che il santuario fu nuovamente reso agibile nell'estate dello stesso anno. Tuttavia la cupola non era stata ancora compiuta per mancanza di fondi, e quindi rimaneva scoperta alla vista le travature e i coppi, si dovette aspettare il 1677 anno in cui il conte Adamo Boschetti di Modena promise di far costruire a sue spese la cupola in lamine metalliche e farla affrescare. Una volta terminata la struttura nel 1680 iniziarono i lavori per gli affreschi del tamburo compiuti da Sigismondo Caula da Modena, il quale rappresentò la gloria del paradiso con l'incoronazione della Vergine. Il 1696 fu un anno di arida siccità, a tal punto che gli abitanti chiesero una supplica al marchese Coccapani per poter deviare l'acqua dal Secchia, il quale accolse e durante un soggiorno presso il palazzo di Sassuolo del duca di Modena Rinaldo I , il marchese mosse la richiesta, la quale fu subito controfirmata e siglata con uno scritto per i posteri. Così l'opera fu compiuta a spese del Marchese e i fioranesi, pagando una quota oraria, poterono trarre l'acqua dal canale. Per gran parte del '700 vennero donati alla chiesa della Beata Vergine sia beni che immobili, tanto da far rimpinguare ben presto le casse del fondo istituito per la gestione del santuario. Tuttavia i canonici non riuscirono a non spendere più del dovuto per addobbi, suppellettili costose e funzioni, tanto che alla fine dell'anno i bilanci erano sempre in rosso. Si cercò di dare un freno a questo spreco, e provò a tale impresa il marchese Coccapani, che si fece nominare dal duca Francesco III amministratore del Consorzio, in modo da poter controllare i conti di bilancio, ma anche questo fu inutile. Scoppiò la rivoluzione francese e tutti i beni del consorzio furono confiscati. Nel '700 Fiorano era il paese dove ivi si trascorreva l'autunno e il periodo della caccia, e durante questi eventi mondani per le strade si alternavano arrivi di carrozze e livree di ogni tipo. Lo sforza quindi si poteva sentire sino alla corte degli estense a Sassuolo. Fra i villeggianti che trascorsero il loro tempo nelle campagne fioranesi compaiono Muratori e Tiraboschi. In oltre i terreni dei campi erano assai fertili, e questo era a tutto vantaggio dei proprietari terrieri. In oltre tutta il terreno non coltivato veniva a essere piantato a gelsi, che rendevano un bel gruzzolo di soldi. Nel 1796 Napoleone decise che l'armistizio sottoscritto con Ercole III era venuto meno, e di conseguenza dichiarò che i reggiani e i modenesi erano sotto la sua protezione. Il 6 ottobre il generale Sandos occupò la città di Modena rendendola un governo repubblicano, abolendo la nobiltà. I francesi continuarono con le requisizioni in tutto il modenese, prendendo per se tutto il denaro in contante, ma con il passare del tempo non si accontentarono più nemmeno di questo e vollero in oltre tutto quello che la popolazione possedeva, non furono risparmiate nemmeno le chiese. Il 14 Maggio 1796 la corte d'Este era in subbuglio in quanto da un momento all'altro le truppe francesi sarebbero entrate nei domini del duca, quindi Ercole III decise di riparare in Venezia. Il 18 Ottobre 1796 si riunì il comitato di Governo di Modena che abolì il feudo e con esso i possessori. Con un editto del 1799 si proclamò che tutti i i redditi della chiesa della Madonna spettassero alla Repubblica Cisalpina, questo portò alla chiusura del santuario. Nel 1801 il santuario fu adibito a cimitero, su proposta di don Brascaglia, il quale temeva che un decreto governativo potesse da lì a poco essere emesso per alienare o demolire la costruzione chiusa al culto. Già nel 1803 si iniziarono a seppellire qui i primi cadaveri. Tuttavia questa funzione ebbe breve vita, in quanto con l'emanazione della legge sui cimiteri del 1808, si ritornò a seppellire i cadaveri nei cimiteri al di fuori delle città. Per il santuario non fu vita facile, in quanto i nemici della religione cercarono di avviare le pratiche per la demolizione del santuario, che sino a pochi anni addietro era stato un contenitore di cadaveri. Così l'arciprete si adoperò legalmente al fine di poter far annettere il santuario alla parrocchia, così come il cimitero adiacente, e dopo varie peripezie riuscì ad ottenere a suo favore la sentenza del tribunale. Ma i guai per il comune di Fiorano erano appena iniziati, in quanto per decreto del re d'Italia nel 21 febbraio 1804 fu deciso che il dipartimento del Panaro fosse distrutto e che il comune di Fiorano fosse annesso a quello di Sassuolo, e così restò per circa 50 anni. Agli inizi del 1814 le truppe di vari schieramenti: Inglesi, Austriaci, Francesi, Croati, Ungari, si ritrovano nel territorio Modenese e Reggiano, e il loro numero fu così elevato che la popolazione dovette subire continue requisizioni, per poter sfamare questi squadroni. Con la morte di Ercole III d'Este la dinastia della casata cessa di esistere e al trono sale l'arciduca Francesco d'Austria nel 1814. Così iniziò un periodo di pace. Nel 1817 furono ripresi i lavori di restauro del santuario. Nella notte del 3 Febbraio 1831 i rivoluzionari guidati da Ciro Menotti si mossero al fine di prevalere sul potere regnante, ma l'anticipazione della sera dal 5 al 3 Febbraio fu fatale per i rivoltosi, i quali non videro arrivare in loro soccorso il grosso dei componenti stanziato fuori dalle mura della città. Questo fu fatale per i valorosi che avevano intrapreso la strada della rivoluzione, perché l'esercito di Francesco IV non impiegò molto per arrestarli. Successivamente sull'onda della rivoluzione i Fioranesi spinti da Giuseppe Piva da Sassuolo arrivarono in Sassuolo impadronendosi delle armi e delle munizioni con la forza, sovrastando l'esercito del dragone imperiale ivi stanziato. Questo provocò nel duca Francesco IV una tale inquietudine da recarsi in Mantova per cercare riparo sotto l'ala protettrice imperiale. Il 9 febbraio 1831 fu firmato in Modena la decadenza del potere ducale, nominando un governo provvisorio. Tuttavia il profumo della libertà era ancora lontano, in quanto il duca Francesco IV riprese il potere il 9 marzo 1831, e i promotori della rivolta scapparono per aver salva la vita. Il 21 febbraio 1846 morì Francesco IV, questo fermentò i moti rivoluzionari, che tanto aspettavano il momento opportuno per traboccare in Modena. Il successore al potere fu Francesco V il quale a questa voglia riforme rispose con la forza, e successivamente il 21 marzo fuggì e lo stesso giorno fu proclamato un governo provvisorio presieduto da Giuseppe Malmusi, ma anche questa volta il nuovo governo ebbe vita breve perché il duca Francesco V ritornò il 10 agosto e riprese il potere. Nel 1855 un male devastante si stava impadronendo delle campagne modenesi: il colera., allora i fedeli fioranesi invocarono ancora una volta l'aiuto della Madonna, che li ascoltò e in Fiorano fu registrato un solo decesso per tifo. Nel 1859 il duca Francesco V lasciò Modena e non vi fece più ritorno, e i colori italici sventolavano per la città. In quell'anno per editto emesso dal dittatore Farini il comune di Sassuolo fu smembrato, si vennero quindi a ricreare i comuni di Fiorano e Maranello. Furono eletti anche i nuovi sindaci: a Fiorano fu posto Messori dottor Giacinto, a Sassuolo Baggi dottor Camillo e Maranello Manni dottor Ercole. Lo stemma della città di Fiorano "FLOS FRVFI" (fiore utile, fiore necessario) fu risistemato sulla casa del comune oltre a essere usato come simbolo e sigillo per i documenti.
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