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Palazzo del Capitano |
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La costruzione medioevale risale al 1260, la quale fu edificata per ospitare il capitano del popolo. Il primo a varcare la soglia della nuova costruzione fu Bazaleri di Bologna, del quale ancora oggi è conservato lo stessa con sette gigli dorati su campo azzurro. Qui nella storia recente fu insidiato l’Ente del turismo, mentre ai giorni d’oggi è divenuto l’Albergo Posta. Nel ‘300, quando la città era sotto il controllo della chiesa, questo edificio fu il palcoscenico di molte morti fra i governatori pontifici. L’ultimo assassinio fu quello di Arnaldo Vacca, che segnò la fine del predominio della chiesa. Con esso venne meno anche la funzione del Capitano del popolo e quindi dal 1328 non fu più rinominato nessuno. Durante i secoli l’edificio è stato più volte restaurato e ritoccato. Nel ‘500 la costruzione fu ceduta a privati ove vi collocarono l’Ospizio del Cappello Rosso. Il palazzo tuttavia incominciava ad avere nuovamente bisogno di un restauro, ma nulla si fece sino agli inizi del ‘900, quando l’intonaco era ormai caduto e il palazzo sembra solo un insieme di pietre. Quando l’opera di recupero iniziò, dall’intonaco che veniva eliminato, affiorarono molti dipinti i quali furono rifatti dal pittore Anselmo Govi e dai suoi collaboratori Enzo Giovanardi e Nello Mazzelli. Alla conclusione dell’opra estremamente costosa, il palazzo fu riportato al suo vecchio splendore. All’esterno sono ancora collocati vari stemmi di capitani e comunità oltre a quello del benefattore che finanziò l’opera: Piergiacinto Terrachini. All’interno, nella sala dei Difensori, è presente un affresco del ‘200, raffigurante due uccelli nell’intendo di abbeverarsi, in oltre sono presenti scudi araldici e frammenti di diversi affreschi come quello di una Annunciazione e di una Madonna in trono. |
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