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STORIA CITTA' DI REGGIO EMILIA

 


I territori reggiani erano già abitati nell’età del Bronzo, questo lo si identifica dai relativi reperti archeologici ritrovati durante degli scavi a 500 metri dalle antiche mura cittadine: Terramare. Furono ritrovati in questi luoghi vasi, spille, telai e altri oggetti.  Sul territorio di Reggio Emilia trovarono luogo anche le abitazioni degli Etruschi, a testimonianza di questi insediamenti nei pressi di Casale di Rivalta fu trovata una fornace. Purtroppo questo popolo pacifico dedito ai commerci, fu scalzato dalla popolazione dei Galli Boi, provenienti dai territori Liguri.
La città fu fondata effettivamente in Epoca Romanica, a seguito della vittoria contro i Liguri Friniates nel 175 a.C. , su un’altura accanto al fiume Crostolo.  Da principio sorsero soprattutto delle stazioni di posta, per il cambio dei cavalli, ma successivamente alla  costruzione della Via Emilia, che metteva in comunicazione l’asse delle città presenti fra Piacenza e Rimini, l’insediamento prese il nome del costruttore di tale opera urbana: Emilio Lepido da qui Lepidum Regium. I terreni che cingevano la città furono bonificati per permettere la loro coltivazione. La città crebbe a tal punto da essere un grosso centro economico, posizionata fra le città di Modena e Parma, tale fu la sua importanza da divenire il centro dell’apparato amministrativo della giustizia di tutta la provincia.  A seguito delle invasioni barbariche la città cadde in rovina, con la conseguenza che molti abitanti fuggirono. Reggio passò in mano a diversi potenti, da prima su soggiogata da Odoacre, nel 489 dai Goti ed infine nel 569 fu il re dei Longobardi Alboino a detenerne il potere, eleggendola a rango di ducato.  Nel 773 i franchi, guidati da Carlo Magno, si impossessarono dei territori reggiani, e nel 781 vi fece insidiare la diocesi vescovile. Nel 900 fu concesso al vescovo di edificare un castrum nel centro della città fortificato da mura e protetto da un fossato, in seguito denominato: cittadella vescovile, la quale comprendeva al suo interno il Duomo, il palazzo Vescovile e la chiesa di S. Prospero.  Successivamente gli insediamenti presero piedi e si dilungarono lungo la riva sinistra del torrente Crostolo. Nel XI sec. si formò il contado del Marchese Tedaldo di Canossa, il quale raggruppò sotto il suo dominio i territori di Reggio, Parma, Modena, Mantova e Ferrara, queste terre saranno in seguito governate dalla popolare Matilde di Canossa.
Nel XII sec. furono alzate poderose mura difensive, a seguito della sua trasformazione in Comune nel 1167 ed all’annessione alla Lega Lombarda contro Federico Barbarossa. La struttura territoriale della città cambiò quindi aspetto, in quanto attorno alle mura si svilupparono centri di attività economica suddivisa per fasce. In quella più esterna erano collocati i campi e gli allevamenti di bestiame, la fascia intermedia composta da grandi aziende agricole che fornivano oltre ai prodotti caseari, farine (grazie alla presenza di molti mulini) e anche legna. In fine si collocava subito nell’interland della città il distretto urbano.
Tuttavia i conflitti e lotte erano all’ordine del giorno,  sia con altre città rivali come Parma e Modena, e le lotte interne fra le famiglie dei Sessi e dei Fogliani (guelfi e ghibellini). La guerra con la città di Modena esplose nel 1200 per colpa di questi ultimi, in quanto invasero i territori Reggiani (Casalgrande) per potersi appropriare completamente del corso del fiume secchia, che a quel tempo era una fonte primaria sia per la sussistenza degli abitanti,  che per quella economica. Tuttavia furono i modenesi ad avere la peggio, e dovettero ripiegare sino ai territori di Formigine. Successivamente a questo episodio fu eretta una roccaforte a Rubiera in contrapposizione di quella eretta a Marzaglia dai modenesi. Qualche anno più tardi scoppiò la guerra contro Mantova, in quanto Reggio aveva preso d’assedio il castello di Suzzara. In risposta i Mantovani, supportati dai cremonesi e ferraresi, cercarono di respingere il nemico, a sua volta aiutato dalle fazioni di Imola, Bologna e Faenza, con questa formazione i reggiani riuscirono a contenere le ondate nemiche, facendole ripiegare. Tuttavia i tempi di gloria non furono molto lunghi in quanto Mantova preparò l’offensiva da portare contro Reggio, riuscendo ad uccidere il loro capitano Jacopo della Palude. Solo nel 1225 si riuscì a raggiungere un accordo fra le due fazioni in lotta continua fra loro, nel quale fu decisa la spartizione delle terre: Gonzaga a Mantova e Bondendo d’Arduino a Reggio.
Tuttavia nel XII sec. si assistono anche ad eventi positivi, come la fondazione della Zecca di Reggio su concessione imperiale. Le continue lotte interno portarono la città all’annessione con il ducato di Ferrara, governato degli Estensi, i quali non ebbero vita facile. Al passaggio del potere da Obizzio al figlio Azzo, i reggiani si rivoltarono contro il potere, dichiarandosi libero comune, questo fu possibile grazie all’appoggio di Gilberto da Correggio signore di Parma. La città fu guidata all’inizio da un gruppo di aristocratici, mentre in seguito fu istituita una repubblica governata da 800 popolani. Nel 1326 la città fu occupata da Beltrando del Poggetto in nome di papa Giovanni XXII. Reggio fu in sequenza di diversi signori sino ad arrivare a Luigi Gonzaga, che si decretò principe di Reggio. In agguato nell’ombra si estendeva l’ombra dei Visconti i quali volevano allargare i loro confini, decidendo di occupare la città nel 1356 i quali furono respinti e accerchiati. Tuttavia i Gonzaga decisero di vendere la città allo stesso invasore per 5000 ducati d’oro. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti Ottobono Terzi, signore di Parma, si impossessò della città di Reggio, ma fu inseguito assassinato a Rubiera da Michele Sforza, capitano di ventura assoldato da Nicolò III d’Este, che divenne il signore della città. Reggio tuttavia mantenne un largo potere sia in termine politico, emanando proprie leggi, sia in quello economico, coniando una propria moneta.
Nel XV sec. si insidiarono nella città di Reggio alcune comunità ebraiche, che praticavano il mestiere del prestito, che non era consentito ai cattolici. Con il passare dei secoli il loro numero crebbe, a tal punto che nella seconda metà del ‘600 furono costretti ad abitare nel Ghetto, costituito nelle attuali via Mazzini e Monzermone, voluto dalla sposa di Alfonso I d’Este, la duchessa Laura Martinozzi, oltre a costringere la popolazione ebraica a distinguersi dagli altri cittadini grazie a un segno arancione da applicare al proprio copricapo.

Nel 1474 nasceva Ludovico Ariosto, figlio di Nicolò e Daria Malaguzzi, alla quale apparteneva la villa del Muriziano presso il fiume Rodano, alla quale era annesso un mulino, che lo stesso poeta citò: “Il mio bel Maurizian sempre vagheggio”.

Nel 1551 il duca Alfonso I d’Este, per ragioni militari, decise la famosa “tagliata”, abbattendo, per un lungo raggio d’azioni fuori dalle mura cittadine, case, luoghi religiosi e fabbriche. Ad Alfonso susseguì Ercole II, figlio di Lucrezia Borgia, il quale fece fortificare le mura della città. Nel ‘600 Reggio fu devastata dalla peste, la quale mieteste più di 6.000 vittime, questo accadde anche a causa della malnutrizione della popolazione, che in quel secolo stava vivendo una situazione di crisi economica  e di stagnazione del commercio, e su una popolazione di circa 14.000 persone, 2.000 erano impossibilitati nel reperire cibo, se non da fonti caritatevoli. Tuttavia la peste terminò i suoi neri effetti solo il 20 gennaio del 1632.
Il dominio su Reggio da parte degli Estensi si interruppe solo nel 1702 a causa delle invasioni dei francesi, spagnole e tedesche, Questi ultimi furono anche i più bruti, in quanto nel 1734 le truppe tedesche invasero Reggio, uccidendo e mutilando chiunque gli capitasse a tiro, la strage terminò con l’arrivo dei francesi, ma anche loro tennero la città sotto assedio rendendo la vita degli abitanti drammatica, sotto ogni aspetto umano . Con il trattato di Aquisgrana del 1748 fu ridato il ducato ai d’Este sotto  il dominio di Ercole III il quale promosse diverse opere pubbliche e limitando l’influenza del clero, nonché la soppressione di molti enti religiosi, dando quindi respiro alle finanze pubbliche, molti dei quali vennero adibiti a uffici pubblici, caserme, carceri; mentre altri vennero inglobati all’interno di altri corpi di fabbrica. In oltre anche la carità fu tolta alla chiesa per essere gestita direttamente dallo Stato.
Con l’invasione da parte di Bonaparte nel 1796 Ercole III dovette scappare, e negoziare un pesante armistizio. Le truppe francesi furono accolte con entusiasmo dalla popolazione, che vedevano in loro un seme di libertà. Furono cacciate le truppe ducali e proclamata la Repubblica Reggiana. Successivamente il 9 gennaio del 1797 fu proclamata la Repubblica Cispadana, dall’unione della città di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara. Queste si identificarono in un’unica bandiera, il primo tricolore: verde, bianco e rosso, suddivisi in bande orizzontali.
Con l’esilio di Napoleone, il trattato di Vienna del 1815 il ducato di Reggio fu restituito a Francesco IV, il quale soppresse la libertà di stampa, diede l’istruzione in mano ai gesuiti e localizzò a Rubiera il tribunale statario, il quale aveva il compito di giudicare il reato di carboneria.  Durante il governo di Francesco V fu edificato il teatro Municipale nel 1846. Con lo scoppio dei moti di Milano, Francesco V fuggì in Austria. Reggio istituì un governo provvisorio assieme a Modena, e con il plebiscito del 10 marzo del 1860 fu sanzionata l’annessione al Regno d’Italia. Nel 1899 fu eletto il primo sindaco del comune di Reggio Alberto Borciani.
Nei primi decenni del ‘900 la città inizia il suo risveglio economico, in questo lasso di tempo si evidenziarono le zone di apertura economica: il centro fu identificato per le funzioni commerciali e direzionali, in periferia i nuovi centri residenziali, al nord le manifatture collegate con le ferrovie. La maggiore industria del tempo furono le Officine Meccaniche Reggiane, questa industria fu molto importante per la costruzione del vicino aeroporto. Questi primi anni furono anche segnati dall’espandersi delle idee socialiste, uno degli esponenti di spicco di queste teorie era Camillo Prampoli. Successivamente con l’avvento del fascismo, i socialisti furono scalzati anche a causa degli assassini politici che vennero progettati nei confronti di questi ultimi. Con l’avvento della seconda guerra mondiale mise in piena luce il fallimento militare del fascismo, in quanto la città iniziò  con il razionare le provviste di prima necessità. Si vennero a creare sul territorio bande militari partigiane, una delle più in vista quella comandata dai fratelli Cervi, la quale pagò più di tutte il prezzo per la libertà, in  quanto furono tutti quanti trucidati. A questo evento si susseguirono anche rappresaglie da parte dei nazisti verso la popolazione. In questa ondata di morte e distruzione c’è da ricordare anche la deportazione di un centinaio di reggiani morti nei campi di concentramento.
Tuttavia anche il dopo guerra fu difficile per la città, la quale dovette passare attraverso un periodo non stabile sia dal punto di vista sociale – lavorativo, che dal punto di vista politico. Di fatti durante una manifestazione sindacale a Reggio del 7 luglio 1960, cinque iscritti al PCI furono uccisi dalle forze dell’ordine, questa passerà alla storia come la Strage di Reggio Emilia. Un vortice di eventi porta Reggio al centro del ciclone scaturito dalla nascita delle Brigate Rosse. Ma gli anni ‘70 sono anche caratterizzati dal boom economico, difatti si assiste a una migrazione interna al paese, che dal sud porta al nord molti cittadini italiani, in cerca di un lavoro e di una vita migliore, questi sono soprattutto impiegati nel settore edile. Il decennio successivo per la città è una riconferma della stabilità economica, ma con essa si presentano anche i problemi dovuti a un aumento della popolazione, quindi all’inquinamento, alla congestione stradale, e a una meglio distribuzione del territorio.