I Vostri Itinerari...

DIARIO DI BORDO

Isola di Malta

Sesto Giorno - Isola di Gozo

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 

Sesto giorno, la giornata di sabato iniziò con un tempo uggioso, ma l’isola di Malta, grazie alla posizione magica dell’isola, dove i venti la accarezzano in continuazione, ecco che il cielo poco dopo iniziò ad aprirsi, lasciando che i raggi del sole potessero tornare a scaldare l’isola. Destinazione di questa giornata fu l’isola di Gozo, la seconda per grandezza dopo Malta, con capitale Vittoria, posta quasi al centro dell’isola stessa.  Arrivai come di consueto all’info-point di Sliema e chiesi quale corsa dovevo prendere per poter arrivare al porto e prendere il traghetto per Gozo. Detto fatto, bus n.645 avente la piazzola di fronte al gabbiotto dell’info-point. Questa volta la corsa costò 1.16 euro; passammo per St. Julians, arrivando a Qawra, costeggiando St. Paul’s Bay, per arrivare infine a Marfa dove la corsa finì, in quanto era capo linea. Lungo tutto il viaggio si alternarono paesaggi verdeggianti a tratti di costa e calette dove erano ormeggiate piccole barche, mentre sui promontori si potevano osservare chiese, castelli e torri di osservazione, i centri abitati facevano capolino qua e là con una concentrazione spaventosa di abitazioni, tutte incentrate sui crinali delle colline. Arrivati alla zona del traghetto mi sentii come se dovessi prendere la direzione per Shutter Island, tutto attorno alla zona marittima era presente il filo spinato, come se entrassimo in un’area militarizzata. Arrivati alla biglietterie pagai il biglietto elettronico pari a 4,65€, tale ticket valeva anche per il ritorno, mi incamminai lungo il corridoio spoglio e grigio che portava alla banchina, e in fila indiana come tante pecorelle ci avviammo verso il traghetto. Entrammo direttamente dalla parte in cui venivano imbarcate le auto, nella stiva c’era un odore di gas di scarico tali da non poterci restare se non più di qualche secondo. Mi gettai all’interno del corridoio laterale premendo il pulsante verde che apriva le porte taglia fuoco e seguendo la scala arrivai al primo piano dove si trovavano due bar, un self service, un giornalaio e negozio di souvenir.
Il vento imperterrito iniziò a soffiare sul breve tratto di mare che divideva le due isole, mentre il traghetto iniziava la fase di preparazione per salpare dalla banchina e dirigersi verso Gozo. Il grande boccaporto sulla prua si chiuse lentamente lasciando intravedere i rilievi della terra di Malta, che piano piano diventavano sempre più lontani, mentre Gozo divenne sempre più prominente. Il tragitto attraverso il piccolo stretto fra le due isole fu breve, ma intenso, in quanto il vento gelido che soffiava impediva di fare foto e filmati, Oltrepassammo le due isole che si trovano nel canale: Comino e Cominotto, dove è presente solo una torre di avvistamento, e niente d’altro, mentre d’estate si riempie di barche, che ormeggiano lungo tutta la scogliera in cerca di pace e relax, in quelle acque dal colore smeraldo e cobalto. Attraccati a Gozo ci fecero scendere non dal boccaporto da dove eravamo saliti, ma direttamente dalla sezione del primo livello, per proseguire successivamente all’interno del porto dell’isola, sorvegliati a vista da una decina di telecamere. Una volta usciti dall’aera interessata, le prime persone che ci si pararono davanti furono taxi e i bus per i tour a pagamento, mentre sulla banchina alla destra del porto erano in sosta i bus pubblici,  non si riconoscevano a colpo d’occhio in quanto non hanno i colori gialli dei mezzi pubblici di Malta, ma rossi e marroni, quindi fateci attenzione alla scritta “public transport”.
Decisi di non prendere alcun bus, e di iniziare la visita dell’isola a piedi, praticando un po’ di Walking, ma senza racchette ovviamente. Iniziai quindi la perlustrazione del porto, il quale era sorvegliato dalle alture circostanti, dove si trovavano Church of Our Lady of Lourdes e Forte Chambray, la salita iniziò subito ripida lungo la via Triq ix Xatt, la quale successivamente si immetteva su un grande slargo a sinistra: Triq Lourdes in direzione della capitale Vittoria.  La vegetazione era estremamente rigogliosa anche su questa isola, dove comunque le strade assomigliavano a quelle di Malta per la trascuratezza dell’asfalto, ma per quanto riguardava il verde pubblico era insuperabile. Lungo la camminata i paesaggi si modificarono, cambiando colori e sfumature, mentre dai promontori da lontano si poteva sempre ammirare il Mediterraneo, che accarezzava quella terra a tratti selvaggia, altri dolce e fertile. Anche qui i centri abitati si alternavano a grandi concentrazioni di abitazioni lungo la via principale, per poi diradarsi fino a scomparire e lasciare lo spazio ai prati aperti. La strada incrociava i centri abitati di St. Cecilia’s Tower , Rotunda e Xewkija, in quest’ultima location era presente Church of St. John the Baptist, la cui mole e la sua gigantesca cupola ( più grande di St. Paul’s Cathedral of London) erano un punto focale per il viaggiatore in cerca della direzione corretta verso Vittoria.
Dopo circa più di un’ora e mezza ero arrivato a destinazione. Mano a mano che mi avvicinavo alla capitale Vittoria i centri abitati iniziavano ad aumentare di intensità, fino a quando non arrivai alle porte di Vittoria, dove il traffico mi colpì come un pugno al naso, a causa dei gas di scarico e della confusione degli incroci stradali. Le abitazioni tornarono a farsi fitte una appiccicata alle altre, fino ad arrivare a Pjiazza Indipendenza dalla quale sale la strada Telgha Tal-Belt, la quale conduce alla cittadella ( chiamata: Il- Kastell).
La cittadella era contornata da alti bastioni che la proteggevano dagli attacchi nemici, l’ingresso era permesso attraversando un grande arco, il quale si apriva su piazza d’armi, sulla quale si affacciava la seicentesca Misrah il- Katidral ( cattedrale di Santa Maria) la quale era sopraelevata rispetto al lastricato della pavimentazione, accessibile mediante una scalinata, la facciata color ocra del tempio si presentava semplice solcata da lesene e suddivisa in due sezioni da un marca piano, nella parte superiore spiccava la statua candida della Madonna posta all’interno di una nicchia adornata da una conchiglia. In un passaggio alla destra della piazza si accedeva alle viuzze laterali che conducevano al Museo di Archeologia e alle scale che conducevano alla prima sezione dei bastioni. Lo sguardo da questa postazione spaziava lungo tutta l’isola, sulle città circostanti e sulle cupole delle chiese, mentre tutto attorno la natura sembra voler riprendersi con forza il suolo che nei secoli gli fu rubato dalla mano vorace dell’uomo, iniziando dalla stessa cittadella, dove lungo la zona del probabile fossato gli arbusti e le erbacce crescevano incontrastate, così come i ciuffi di erba fra le pietre dei bastioni. Continuai la mia perlustrazione della Cittadella, passando accanto alla chiesa e proseguendo per Triq Zenqa che conduceva ai bastioni opposti a quelli d’entrata, riuscendo così ad avere il controllo del territorio a 360 gradi dell’isola di Gozo, potendo percepire anche le ode del mare infrangersi su di essa. La nota negativa era che quest’area storica della città era molto trascurata in quanto al centro della cittadella l’erbaccia cresceva molto rigogliosa, e gli edifici di coloro che un tempo abitavano questo luogo, vertevano in uno stato di completo abbandono, una scena adatta per un film di fantasmi. Il tragitto della visuale andava dalla grotta di Calypso, arrivando fino alla baia del porto dove attraccavano i traghetti, mentre i rilievi collinari facevano da corona alla pianura di Vittoria con i loro colori scuri al vertice, mentre lungo i crinali si addolcivano passando a tonalità tenui di verdi e smeraldi, sino a giungere alla base con tinte pastello. Lungo i bastioni erano ancora collocati i vecchi cannoni, posti in avamposto, pronti per la battaglia. Percorsi in senso inverso i bastioni arrivando direttamente sopra l’ingresso principale alla Cittadella, discesi le scale passando accanto all’edificio che un tempo ospitava le Vecchie Prigioni, per uscire e dirigermi sulla strada del ritorno.
Mi fermai per comperare solo uno snack, ma mentre mi aggiravo per la città andai quasi a sbattere nel cartello “ Bus Station”, non me lo feci ripetere due volte, mi fiondai verso l’area di parcheggio autobus, dove chiesi informazioni ad un tipo che sembrava avesse la faccia di uno intelligente, al quale chiesi quale bus dovevo prendere per tornare al Ferry, e lui di risposta mi indicò un bus appena partito, dopo due secondi emise due grida e il bus di fermò di soprassalto, dopo di ché mi incitò a salire di tutta fretta. Non mi fu consentito di pagare il biglietto. Mi misi quindi seduto ad ammirare il paesaggio. In 5 minuti eravamo già arrivati al porto, mentre per arrivare ci avevo impiegato più di un’ora…roba da non credere. Arrivammo direttamente all’ingresso del porto per prendere il traghetto, entrai all’interno della stazione marittima, iniziai a guardare dove poteva essere l’entrata, la quale era camuffata dietro a delle piante, inserii il biglietto magnetico, acquistato all’andata, nella fessura della macchinetta e la barra del cancelletto si aprì. Aspettai solo pochi minuti prima che l’omino addetto ai cancelli aprisse la porta verso il corridoio che portava al traghetto. Una volta salito sul traghetto mi appollaia su di una sedia nella zona bar e non mi mossi fino all’attracco a Malta. Arrivato sulla terra ferma e uscito dal comparto del porto, trovai nello spiazzale antistante l’entrata del porto alcuni bus, di conseguenza chiesi ai conducenti quale fosse quello diretto verso Slieme, e guarda caso la fortuna cosa mi va a toccare? Un conducente mezzo pazzo, che mi fece aspettare sotto il sole per più di 20 minuti (erano le ore 13.00 e il sole era nel suo pieno splendore giornaliero) perché doveva finire di parlare con un collega, seduti comodamente nel bus come fosse una sala da tè. Finalmente decise di prendere servizio e con un urlo  stile uomini della caverne, mi chiamò dicendo che stava per partire. Il tragitto di ritorno fu peggio che salire sulle montagne russe, le curve le facevamo quasi su due ruote, per non parlare delle precedenze, lì vince chi era più grosso, ovvero sempre il bus. Talmente gli ammortizzatori del bus erano sollecitati dalle buche e dalla velocità, che il paesaggio al di fuori del finestrino iniziava ad essere abbastanza confuso. Il conducente sembrava impazzito, riuscimmo ad evitare una toyota yaris per un pelo per non parlare di un’auto ferma in fase di parcheggio, che quasi speronavamo in pieno. Sembrava il giro della morte! Mi aggrappavo al sedile come se dovesse essere espulso da un momento all’altro dall’abitacolo del mezzo, il bello era che per metà tragitto ero da solo su quel trabicolo. Non appena iniziarono a salire i primi passeggeri, anche loro atterriti non osavano parlare, compresi i bambini, strano ma vero! Arrivati nei pressi di St. Julian il traffico si era fatto più caotico, e per nostra fortuna, in quanto il driver non ebbe la folle idea di speronare le auto ferme al semaforo e passarci sopra per continuare la folle corsa, tutto perché era in ritardo a causa della sua chiacchierata con il collega!! Scesi nelle vicinanze del centro commerciale The Point dove andai a prendere la cena, ovvero fette di arrosto d’anatra e crema di formaggio e due bei panini con i semi di sesamo. Mi ripresi dalla folle corsa, e mi preparai per la serata al cinema, con un amico Maltese, al multisala presente a St. Julian, la visione prefissata era quella delle ore 22.00 per Burlesque, ovviamente in inglese senza sottotitoli in nessuna lingua, in quanto i Maltesi conosco, per la maggior parte, la lingua inglese, così facendo si apprezza molto di più la recitazione degli attori. Il biglietto lo pagai 7 euro, siccome mancavano ancora una decina di minuti all’inizio dello spettacolo, gironzolammo per i locali illuminati a giorno dai led e dalle mille luci, entrando successivamente in un hotel a 5 stelle, sedendoci comodamente come se nulla fosse sui divanetti nella hall, non venne nessuno a chiederci chi eravamo, in Italia ci avrebbero fatto accomodare con poca gentilezza sul marciapiedi prospiciente l’entrata, invece a Malta si può entrare in un hotel di lusso e ordinare qualcosa al bar come se nulla fosse. L’ora era ormai giunta, tornammo verso l’Oden Cinema per prendere posto in sala, la quale si trovava nell’edificio opposto alla biglietteria, sì avete capito bene, dall’altra parte della strada, perché il cinema era un multisala ma suddivise in due edifici differenti. Tutto sommato Burlesque fu un film carino, che si guardava volentieri, oltre ad essere facile da capire anche in lingua originale. Prima di tornare in hotel, ci fermammo a prendere da bere e sgranocchiare qualcosa in uno dei pub che costellano l’intera zona dei divertimenti di St. Julian, per concludere in bellezza la serata.

 

 

 

 

 
 

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