Il portale dedicato al Viaggiatore
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Il giorno successivo sbarcammo a Flam, qui avevamo acquistato un pacchetto direttamente al Tour Office, per visitare il fiordo di Aurlandsfjord, il quale nel suo punto più stretto era largo appena 200 metri, successivamente tale insenatura si congiunge con il corso del fiume Noeroy. Da questo punto iniziò la nostra arrampicata, salendo un dislivello di 800 metri che ci condusse, attraverso una stradina, fino all’hotel Stalheim dal quale si godeva il paesaggio di tutta la vallata sottostante, i fianchi scoscesi delle montagne, l’acqua trasparente e spumeggiante del fiumi, mentre l’aria incontaminata arricchiva i nostri polmoni. L’albergo Stalheim durante la seconda guerra mondiale fu utilizzato dai nazisti come quartier generale in quanto da qui potevano avere il controllo sugli spostamenti dei nemici, a ricordo di quel periodo storico era presente il buncher nazista, dal quale attraverso una feritoia potevano sparare senza poter essere colpiti dall’avversario. In questo hotel soggiornarono diverse celebrità, non solo i reali, ma anche personaggi del governo e star. Riprendemmo il viaggio con il pullman e arrivammo alla cascata di Tvindefossen, la quale si dice che ridoni sette anni di giovinezza a chi beva un bicchiere dalle sue acque, di conseguenza tutti i membri del pullman si affrettarono a correre verso la cascata, la quale scendeva dolcemente dal dalla roccia saltellando da un masso all’altro, diramandosi in diversi corsi d’acqua prima di incanalarsi lungo il torrente sottostante. Dopo aver riempito diverse bottiglie e scattato una dozzina di foto, risalimmo tutti sul bus alla volta del centro turistico Voss, situata a 660 metri sul livello del mare, ove si trovava il lago di Vangs. A completare il quadro cittadino erano il Museo Voss Folkemuseum, la struttura comprendeva al suo interno ben 16 edifici e una fattoria, tutti ben conservati, in onore della tradizione popolare locale. Nel centro cittadino, adiacente alla via dei negozi e alla strada principale, si trovava la chiesa Voss Kirke del 1270 edificata in stile gotico, per la costruzione fu utilizzata la materia prima più economica di questo paese: il legno. A Voss ci fermammo per fare un pranzo tipico, che comprendeva soprattutto pietanze a base di pesce, oltre a qualche portata di carne. La ristorazione in Norvegia non prevede il servizio al tavolo, in quanto la maggior parte dei ristoratori utilizza molto il buffet. Il pranzo non lo gustammo in armonia, in quanto la gente si accalcava vorace attorno al buffet, sembrava di stare all’interno di un formicaio, dove tutti si azzannavano per accaparrarsi il pezzo migliore, in effetti all’interno del locale eravamo veramente tanti, e questo complicava in maniera esponenziale sia i movimenti, che il surriscaldamento degli animi, in quanto il disagio era notevole. Ci alzammo da tavola dirigendoci sul retro del ristorante, che si affacciava sul lago, dove il sole si rispecchiava, i suoi raggi scaldavano a tal punto da doversi svestire il più possibile…ovvio senza dare scandalo. L’appuntamento del ritrovo con le nostre guide era fissato per le ore 14.00 alla stazione ferroviaria, a cinque minuti da dove eravamo, di conseguenza incominciammo ad avviarci, guardando qua e là i prezzi esposti nelle vetrine, ma tutto quello che vedevamo, soprattutto le bevande, era estremamente costoso. Arrivati alla stazione di Voss aspettammo con pazienza l’arrivo del treno per le 14.30, sotto un sole cocente, il caldo era così intenso che non sembrava nemmeno di essere in un paese scandinavo, ma di trovarsi in qualche meta balneare del Mediterraneo!!! Il treno arrivò puntuale e salimmo nelle carrozze messe a disposizione unicamente per Costa Luminosa, ovvero quasi tutto il treno visto che su 14 carrozze 12 erano esclusivamente a nostra disposizione, ovviamente con quello che avevamo pagato a testa per questa escursione mi sembrava il minimo: 121,00 € Il treno correva lungo una splendida vegetazione, la quale terminò non appena entrammo nel tunnel Gravhalsen il quale si tuffava nelle viscere della terra, per risputarci e fermarci alla stazione di Myrdal, la quale si trovava sull’asse ferroviario che collegava Bergen ed Oslo. Qui attendemmo il nuovo treno che ci avrebbe riportato al porto, scendendo lungo i fianchi delle ripide montagne in un susseguirsi di tunnel e terrazze panoramiche. Il treno si fermò per una decina di minuti su di una piattaforma di fronte la cascata di Kjosfossen, dove all’improvviso si udì una musica incantata e dalla cascata si materializzò una figura femminile vestita con una tunica blu cobalto, con lunghi capelli biondi, la quale si mise a danzare, ovviamente era tutto uno spettacolo per noi turisti, in quanto tutta la vicenda era legata ad una leggenda locale: “si diceva che qui vivesse una fata, che con il suo canto ammaliava i passanti, i quali una volta stregati la seguivano fino all’interno delle viscere della montagna, da dove non avrebbero mai più fatto ritorno”. Il treno continuò la sua corsa lungo il versante montuoso, sino a scendere vertiginosamente sino a giungere alla stazione di arrivo proprio al porto di Flam, da dove eravamo partiti al mattino con i pullman, davanti alla nostra meravigliosa nave da crociera. Alle 17.00 salpammo l'ancora e ripercorremmo il fiordo a ritroso, diretti verso Honningsvag da dove sbarcammo alla volta di Capo Nord. Per arrivare alla destinazione prefissata ci impiegammo un giorno e mezzo di navigazione, durante la quale lo staff della nave ebbe il suo da fare per tenere a bada i suoi 2400 passeggeri, con intrattenimenti vari, ma anche le lavastoviglie andavano incessantemente, in quanto la gente era costantemente ai buffet, trascorrevano le loro ore ad assaporare cibi, frutta, caffè, cocktail, tutto armonizzato da piano bar e musica. Non potendo tuffarmi nella piscina all’aperto, per ovvie condizioni meteo poco preposte ad un tuffo, non perché piovesse, ma per via della temperatura da brivido a causa della brezza marina che spirava gelida e frizzante, anche se le vasche idromassaggio erano riscaldate a 38 gradi, il brutto era quando si doveva uscire da quel tempore e in 5 secondi ci si doveva asciugare per non morire congelati. Di conseguenza gli intrepidi si contavano sulla punta delle dita di una mano. La piscina principale al ponte 9 invece era inaccessibile, in quanto tutti erano giustamente in questa zona della nave a sguazzare o a prendere il sole, non restava che fare un giro in palestra e correre sul tapiroulan facendo finta di solcare le onde con la propria suola delle scarpe, in quanto la vetrata dava direttamente sulla prua dando l’impressione di essere sospesi sul mare. Il pomeriggio trascorse velocemente mentre mi allenavo, tanto che lentamente la gente iniziava a tornare nelle proprie cabine, così mi potei rilassare in sauna godendomi la navigazione, in quanto un lato era costituito da una vetrata, che consentiva di ammirare il panorama comodamente seduto al caldo, come se ci si trovasse ai tropici. Prima di cena facemmo un salto al casinò della nave, ma naturalmente io con la fortuna monetaria non vado molto in sintonia, di fati giocai 5 euro, che puntualmente lasciai tutti nel cassettino della macchinetta della slotmachine. Pazienza, comunque ne era valsa la pena provare, “chi non gioca non vince”, come recita una frase detta in TV, in questo breve frangente di tempo ho potuto osservare la gente che girava per questo ambiente, le macchine elettroniche mangia soldi con le loro luci e i loro rumorini, i banchi verdi dei croupier e dei signori del blackjack …una visione poco felice, soprattutto per chi ci lasciava una buona parte di portafoglio sul banco. Le 21.15 scoccarono ed entrammo nel ristorante Taurus assieme ai nostri amici, conosciuti il primo giorno di navigazione, con loro passammo gran parte delle nostre giornate future, dato che fra noi c’era stata da subito sintonia, erano persone simpatiche, semplici , con una forte carica positiva. |
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