Villaggio di Nusfjord

Villaggio di A

Muro delle Lofoten

Paesaggio delle Lofoten


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Città di Gravdal - Isole Lofoten

 

Arrivati a Gravdal, posizionata all’interno di una insenatura dell’isola di Vestvagoya, attraccammo in rada, in quanto il piccolo porto non poteva accogliere la nostra mastodontica nave.  La nostra escursione partì per le 09.30, ci radunarono tutti al teatro dove ci diedero il numero del nostro bus e attendemmo che il nostro numero fosse chiamato per la partenza. Scendere dalla nave è stato veramente unico, in quanto l’equipaggio fece calare in mare dal ponte 3 tre le lance, le quali rimasero in servizio per tutta la giornata fino alle ore 17.00  a disposizione non solo di chi aveva prenotato le escursioni, ma anche per chi voleva scendere liberamente.  Salimmo in fila indiana all’interno di questo uovo galleggiante e una volta occupati tutti i posti a sedere, il marinaio, addetto alla navigazione della lancia, iniziò le manovre per distaccarsi dalla piccola banchina pneumatica della nave, impostando la direzione del piccolo molo dell’isola.

Il nostro giro turistico prevedeva un tour panoramico delle Isole Lofoten, pagato 129 euro a testa, arrivati però a terra rimanemmo di stucco, in quanto ad attendere i turisti, oltre ai pullman prenotati dal tour office, c’erano anche alcune vetture che facevano un servizio di rent car, le quali si facevano pagare 100 euro per tutta la giornata, alcune avevano anche la guida compresa nel prezzo. Questa fu una vera mazzata, in quanto noi avevamo sborsato in due 258 euro, se ci fossimo informati meglio prima ne avremmo risparmiate più della metà, ovvio la guida avrebbe parlato in inglese, ma poco importa, i luoghi e i paesaggi parlavano da soli.

Saliti sul nostro mezzo, ci avventurammo alla scoperta di queste isole, sulle quali vivevano circa 30.000 persone sparse fra tutto l’arcipelago, costituito da cinque  isole maggiori e altre più piccole, per la maggior parte sono comunicanti fra loro grazie a ponti o a tunnel sotterranei, scavati al disotto del fondale marino. Tuttavia anche se solitario, questo luogo ha reso ricche molte persone,  in quanto il mare di questa area è molto pescoso, e la maggior parte del pescato è esportato verso l’Italia, il prodotto maggiormente richiesto è lo stoccafisso.  Il primo stop fu sull’isola di Flakstadoya alla volta del Nusfjord, un piccolo villaggio di pescatori ben conservato, il quale fu decretato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, e per entrare bisognava pagare un biglietto di circa 5 euro.  Il piccolo villaggio scendeva lentamente verso il piccolo porticciolo adagiato su dei tronchi d’albero, come fossero delle palafitte, tutte le case fra di loro erano comunicanti con una passerella di legno che seguiva la curva dell’insenatura rocciosa. Sulla punta propensa verso il mare aperto avevano trovato riparo i gabbiani in attesa del rientro dei pescatori dalla pesca, per vedere se riuscivano a sgraffignare qualcosa dalle loro barche. Continuammo il nostro percorso in pullman, dal finestrino potemmo ammirare il paesaggio circostante che mutava colori e sembianze, pur mantenendo il medesimo sfondo montuoso, si alternavano  spiagge bianche, prati verdi, piccoli corsi d’acqua ed insenature. Arrivammo al secondo stop: il “Muro” delle Lofoten.  Questo nome fu dato alla catena montuosa granitica, in quanto si imponevano come uno sbarramento a ridosso dal Mare Artico e facilmente riconoscibile dal mare, un punto di riferimento per tutti i marinai.

Per le 12.00 arrivammo al villaggio di A (si legge O) nell’isola di Monskenesoya che era anche l’ultimo villaggio sulla strada principale E10, il quale fu fondato sul nulla da una persona in cerca di fortuna, la quale per attrarre nuovi abitanti aveva costruito una panetteria, così che molti pescatori avevano deciso di venire a vivere in questo luogo.  Qui era presente anche un piccolo porticciolo, il quale in epoche passare era sfruttato per portare al riparo dalle mareggiate le piccole imbarcazioni a remi, le quali avevano una chiglia poco profonda, ma con la costruzione di nuove imbarcazioni di maggiori dimensioni, il porticciolo non fu più utilizzato, in quanto per arrivarci bisognava passare una stretta insenatura fra le rocce. Oggi qui è presente il museo dello stoccafisso, oltre alla prima industria che produceva olio di fegato di merluzzo.  Visitammo i due piccoli ambienti e scattammo alcune foto, per poi dirigerci tutti al ristorante, sempre all’interno del villaggio, costruito su pali a ridosso del mare.

Ripartimmo alla volta del rientro in nave, ma prima ci fermammo nuovamente in un altro punto panoramico, una spiaggia bianca che ricorda quella di Copa Cabana, sulla quali acque si riflettevano i monti circostanti.

Ritornammo sulla nave per le 17.30, sempre con l’ausilio delle lance, e ci riposammo fino all’ora di cena.

Alle 18.00 la nave salpò in direzione di Thondheim, dove arrivammo per le ore  10.00 del mattino successivo.

 

 

 
 

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