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I Fiordi Norvegesi

Città di Hellesylt - Geiranger

 
   

Il giorno successivo arrivammo a Hellesylt alle ore 08.00 dove ci fermammo in rada per far scendere coloro che dovevano iniziare la loro escursione lungo tutto il crinale che li avrebbe condotti o alle cascate per proseguire nel Nordfjord, oppure per coloro che amavano l’avventura vera l’arrampicata fra i monti di Flo.

Noi continuammo la navigazione sino ad arrivare a Geiranger, percorrendo il fiordo potemmo ammirare la cascata delle sette sorelle, la cascata del principe, e se si aguzzava la vista fra le rocce, si potevano identificare diverse immagini di troll mutati in pietra, questo in quanto la conformazione rocciosa si era plasmata fino a prendere la conformazione di visi umani, intenti a sorvegliare il passaggio delle imbarcazioni e degli stranieri. La bellezza di queste insenature era veramente inaspettata, tutta la Norvegia offre spettacoli mai immaginati, tutti velati da storie magiche e fatate.

Attraccammo per le ore 10.00 in rada in quello che era il porto cittadino. Prendemmo  il numero del nostro pullman presso il teatro, anche questa volta con i nostri amici del tavolo, e ci recammo presso l’uscita  dove ci attendevano le lance. Arrivati a terra salimmo sul nostro pullman, meno confortevoli di quelli precedenti, ma non ci lamentammo, in quanto la guida ci disse che questi mezzi pubblici portavano, durante l’inverno, i bambini a scuola, e che non si erano mai rotti in tutti questi anni di attività…quindi incrociammo le dita che proprio in quella giornata non succedesse il disastro.

Partimmo alla volta del nostro tour percorrendo una stradina di elevata pendenza, che ci fece salire di quota in modo molto vertiginoso, incontrammo la chiesa locale a forma ottagonale con accanto il cimitero, e mentre salivamo la guida ci dava informazioni sulla popolazione locale, la quale non è molto numerosa, soprattutto in quanto in inverno le strade diventano impraticabili, e di conseguenza i cittadini per spostarsi devono ricorrere a peripezie. A Geiranger il medico viene solo una volta alla settimana, e quindi se la situazione è critica, solo in questi casi ci si può rivolgere alla struttura sanitaria di un ospedale, altrimenti non si viene nemmeno accolti alla reception.  Il paesaggio circostante era sempre caratterizzato da una vegetazione verdeggiante arricchita da corsi d’acqua e cascate, più l’altezza aumentava e più la vegetazione si faceva più rada, lasciando spazio alle rocce nude. Lo spettacolo più sorprendente per i nostri occhi fu vedere i ghiacciai tinti di blu, questa caratteristica era dovuta alla presenza di una elevata concentrazione di ossigeno all’interno del ghiacciaio, mentre durante l’inverno assumono una colorazione rossastra, dovuta a un pigmento rilasciato da un muschio che cresce sotto di essi, questo in passato fece nascere diverse leggende macabre. Arrivammo in fine sulla vetta del Dalsnidda che si elevava per 1500 metri, dalla sua possente altezza potemmo ammirare tutta la vallata circostante, sino a vedere ad occhio nudo l’inizio del fiordo e della nostra Costa Luminosa. Lo scenario era idilliaco, le vette innevate, i ghiacciai blu, il lago sottostante di Djupvatn. Ci fermammo per un breve snack presso un rifugio nel sottostante lago Djupvat  nella località di Djupvasshytta, dove assaggiammo le loro frittelle dolci accompagnate da thè o caffè.  Scattammo numerose foto, anche al nostro pulminista mattacchione. Nel tragitto per ridiscendere la montagna ci fermammo al “trono della regina”, altro non era che uno spunzone di roccia sul quale fu collocato un sedile in roccia dal quale poteva ammirare la vallata circostante in modo comodo.  Sempre da questa roccia sporgendosi un po’ si poteva ammirare la cascata che dalla montagna esplodeva in un vapore acqueo violento, che discendeva verso la città di Geiranger.

Penso di non aver mai visto tanta natura in una sola vacanza, un insieme di immagini vive di colori e piene di armonia, dove l’uomo non ha potuto compiere devastazioni e dove il rispetto reciproco fra natura e uomo non è mai stato violato.

La giornata finale non si poteva non concludere con il cocktail di arrivederci con il comandante presso il teatro Phoenix al quale si unirono i saluti di tutto lo staff di Crociera. Ebbe sì i giorni di vacanza volgevano al termine e questo ci rendeva tutti un po’ più tristi, ma cercammo di non affossarci, perché ancora ci restava un giorno di navigazione e….non è che del giorno successivo mi ricordo molto..vi state chiedendo perché…ebbene…

Salpammo da Geiranger alle ore 18.00 per iniziare tutta la traversata che dalla Norvegia ci avrebbe riportato nuovamente al porto di Amsterdam, durante il corso della mattinata la navigazione sembrava buona, quindi ci svegliammo tardi e non facemmo in tempo a finire la colazione che già il pranzo era giunto….ma finito di pranzare il moto ondoso della nave iniziò a farsi più accentuato tanto che dovetti ritirarmi in cabina dalle 14.00 del pomeriggio fino alla sera inoltrata. Non riuscii nemmeno a fare le valige, in quanto ogni piegamento corrispondeva  ad una sensazione di nausea constante. Fu il mio compagno di viaggio a farsi forza e a fare due valigie….roba micca da poco. Tuttavia lui ebbe la forza di andare a cena insieme agli altri ragazzi, non so come fecero a cenare, io avevo lo stomaco sotto sopra… Tuttavia non potevo non andare a salutare i ragazzi, dato che il giorno dopo non sapevamo nemmeno se ci saremmo rivisti, in quanto i turni di sbarco erano diversi per ognuno di noi, in quanto ciascuno aveva orari di imbarco in aeroporto diversi l’uno dall’altro. Mi feci forza e scesi al ristorante, e sorpresa….c’era ad aspettarmi la torta di compleanno per i mie 27 anni!!!!

Ritornati in cabina mettemmo le valige fuori dalla cabina con la targhettina di riconoscimento che ci avevano lasciato i camerieri, in quanto alle 2.00 del mattina sarebbero passati a ritirare i bagagli per farli sbarcare direttamente in porto, mentre noi scesi con solo il nostro bagaglio a mano.

Una volta scesi in porto salutammo definitivamente la nostra bellissima nave e ci dirigemmo verso lo scarico delle valige, una distesa immensa di bagagli!!!! Dovemmo fare in fretta a trovare il nostro in quanto fuori ci stava attendendo il pullman per la trasferta verso l’aeroporto. Arrivati a destinazione andammo subito al checkin e attendemmo il momento di salire sul primo dei due aerei per tornare verso Milano…nel frattempo ripercorremmo con la mente tutti i momenti che avevamo trascorso, le risate con i nostri nuovi amici, con i quali ci eravamo scambiati gli indirizzi per rimanere in contatto, una volta  tornati alla vita quotidiana , al paesaggio incontaminato, e ai momenti di divertimento…  del resto le cose belle finiscono in fretta ma restano nel cuore.

 
 

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