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Abbazzia di Casamari

È situata in provincia di Frosinone, nel comune di Veroli, essa si erige sulle fondamenta di un santuario romano, di cui ancora restano le basi delle colonne. L’abbazia è formata da una chiesa gotica a tre navate, abbellita con mosaici, e da un meraviglioso chiostro quadrangolare, mentre la facciata presenta un grandioso portico. Fu costruita nel 1203, il nome di Calamari deriva dal latino e significa:“casa di Mario”. La porta che conduce all’interno dell’abbazia è formata da un doppio arco, dietro l’altare troviamo il coro costruito nel 1940. L’aula capitolare è formata da nove campate, e da quattro pilastri.

L’abbazia all’inizio della sua nascita ebbe uno sviluppo storico piuttosto turbolento, all’inizio si scelse questo luogo, in quanto alcuni ecclesiastici sentirono il bisogno di un posto dove riunirsi in un cenobio, successivamente l’abbazia  fu colpita da una crisi economia e religiosa, la prima dovuta al fatto del commercio, questa causa di crisi fu anche per il continuo succedersi degli abati, mentre il secondo punto fu a causa della riforma gregoriana.  Fra il 1140 e il 1152 la costruzione fu passata dai benedettini ai cistercensi, in quanto i benedettini erano divenuti indisciplinati e corrotti, e non si prendevano cura nemmeno delle normali manutenzioni del luogo sacro. Tra il XII e il XIII iniziò la costruzione del nuovo monastero. Il 1799 i soldati francesi, di ritorno da Napoli, si fermarono nell’abbazia di Casamari, e dopo aver ucciso qualche religioso, la depredarono. Successivamente Pio IX cercò di riportare in luce l’abbazia e nel 1874 fu dichiarata monumento nazionale.

Nel 1898 su fondato il monastero, per assicurare una cultura teologica ai giovani monaci.

L’abbazia di Casamari era, come gli altri monasteri, ispirata alla cura del malato e del bisognoso, i quali erano accolti nella foresteria adiacente agli alloggi dell’abate, e se il malato non poteva recarsi da loro, erano i monaci che uscivano, ma non potevano allontanarsi molto dal monastero e non potevano pernottare fuori dalle loro mura. Indispensabile per combattere le malattie erano le erbe, le quali erano conservate in un erbario. Le erbe una volta seccate venivano racchiuse in un armadio massiccio (armarium pigmentariorum) in mondo che non facesse traspirare all’interno troppa aria e soprattutto che non facesse passare i raggi del sole, questo per mantenere inalterate le proprietà delle erbe. Successivamente oltre alla preparazione di infusi e preparazioni mediche, i monaci si specializzarono anche nella preparazione dei liquori, un impulso maggiore avvenne fra il 700 e l’800,

L’abbazia di Casamari custodisce al suo interno un museo disposta in due sale duecentesche e una pinacoteca posizionata nelle quattro sale successive.