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Marianne Fredriksson è nata in Svezia nel 1927. Lavorò come giornalista per numerose tesate. Si dedicò alla narrativa,  e nel 98 l’uscita del suo romanzo “le figlie di Hanna” ebbe successo in patria e non solo, ma anche in Europa, tanto da guadagnare i vertici delle classifiche fra i best-seller più venduti.


Simon

Alla fine degli anni ’20 essere ebreo è difficile, a tal punto da essere sputato in faccia senza nemmeno saperne il motivo. Il piccolo Simon non sa quali sono le sue origini, e nemmeno pensa che i suoi attuali genitori, Karin ed Erik lo hanno adottato ancora in fasce, dato che la madre, una contadina che ha avuto una relazione con un violinista ebreo, non lo voleva con se. Il ragazzino cresce e gli aspetti fiso somatici si accentuano, e a causa di questa diversità è vittima di angherie da parte dei suoi coetanei. L’unico amico, Isak, che riesce a trovare è un ragazzo, figlio di un ricco libraio ebreo. I due ragazzi crescono, e gli ostacoli di tutti i giorni sono vissuti e risolti in modi diversi. Simon conoscerà anche il sentimento dell’amore e della sessualità. Tutto il romanzo è improntato seguendo i rigidi fili storici del tempo.


 

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