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STORIA COMUNE DI SANREMO

 


Il territorio di San Remo fu abitato a partire dal Paleolitico, come dimostrano alcuni reperti rinvenuti, si dovette comunque aspettare l'età Romana per vedere nascere significativamente in centro cittadino e la sua successiva espansione. Tuttavia questa terra ben protetta dal mare e baciata dal clima, piacque molto anche ai pirati Saraceni che attratti dai ricchi bottini, attaccavano la popolazione, costringendola a rifugiarsi nell'entro terra. Una volta eliminata la minaccia di nuovi attacchi, la popolazione poté nuovamente tornare a ripopolare la cittadina, nel luogo che oggi si identifica come “La Pigna”, il centro storico di San Remo, la quale fu difesa da imponenti mura. La città ebbe diversi signori: la diocesi di Imperia, i conti di Ventimiglia, per essere nuovamente di proprietà della diocesi di Genova, sino al XIII sec. quando fu venduta ai nobili Oberto Doria e Giorgio de Mari. Il secolo successivo San Remo divenne un possedimento della Repubblica di Genova, ma nel 1367 la cittadina fu decretata libero Comune.

La città di San Remo ebbe grande risalto soprattutto per i commerci via mare, in quanto le strade dell'epoca erano al quanto pericolose, non solo per via dei briganti ma anche per le diverse condizioni in cui versavano le stesse vie di comunicazione, era quindi molto più veloce e sicuro spostarsi in barca, questo fece sì che la cittadina ammodernasse il porto, in quanto le imbarcazioni si moltiplicarono in poco tempo. Nel '500 ripresero le incursioni e i saccheggi da parte dei pirati Saraceni.

Nel '700 San Remo entrò in contrasto con Genova, tanto che nel 1753 scoppiò una rivolta che Genova represse con la forza, fu in questa circostanza che fu edificato il forte si Santa Tecla, tale costruzione fu utilizzata sino alla fine del XX sec. come carcere.

Nel 1794 la città fu invasa dalle truppe francesi di Napoleone, che ne detenne il controllo fino a quando non furono restaurati i vecchi poteri, e la regione fu annessa al regno di Sardegna. Iniziò il periodo fiorente per il turismo, fu nei primi anni dell’800 che la zarina russa Maria Aleksandrovna trovò nella riviera Ligure un luogo dove trascorrere un periodo di riposo, lontano dalle terre fredde di Russia. Qui si trovò così bene da donare una cospicua somma di denaro per acquistare una partita di palme per adornare la la strada a ponente che costeggiava la costa. La città di San Remo ne fu molto riconoscente, tanto da dedicare all'imperatrice russa il nome del nuovo Corso ultimato nel 1904: Corso Imperatrice.

Sempre nel '800 fu costruita la ferrovia che da San Remo portava a Ventimiglia, lungo la fascia costiera proprio nel quartiere del Casinò. Tuttavia la tratta iniziò a essere poco fruttiera, e si decise di ampliarla, spostandola a monte interrandola e portando a due i binari di intersezione. L'area e la struttura della vecchia stazione sono state bonificate e impiegate per usi diversi, l'area prospiciente lo stabile della stazione è stato adibito a parcheggio, mentre il percorso dei binari è divenuto in parte la sezione della pista ciclabile.

Sul finire dello stesso secolo anche la principessa d’Austria trascorse qui diversi periodo di vacanza. Con l’avvento della seconda guerra mondiale il turismo iniziò a decadere fino alla recessione. Solo successivamente con la ripresa economica post bellica la riviera ligure tornò nuovamente a rivivere il suo momento d’oro, soprattutto grazie alla nuova forma di turismo, quello di massa, con gli anni ’60-’70 anche il ceto sociale medio ed operaio poterono permettersi di poter portare la famiglia in vacanza e godere del clima ligure. Sempre di questa sezione temporale sono la costruzione di molteplici palazzi che distrussero parte delle colline Sanremese, senza pensare alle conseguenze che sarebbero sorte con gli anni a venire.

Fu realizzato anche un nuovo porto: “Porto Sole”, per aumentare maggiormente la domanda di approdi di imbarcazioni, facendo sì che la cittadina iniziò a popolarsi sempre di più, durante tutto il corso dell’anno. Insieme a questo progetto il comune tentò anche di rivalorizzare le aree che fino a quel momento erano state sfruttate e quelle invece in situazione di decadenza.