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L’area del Comasco era abitata a partire dal Paleolitico da popolazioni nomadi, solo con l’avvento dell’età della pietra si insidiarono popolazioni sedentarie. Con l’età del ferro si hanno i ritrovamenti di sepolture di corpi inceneriti, queste celebrazioni arrivarono oltralpe a seguito dei rapporti fra le popolazioni Indoeuropee provenienti dalle zone dell’est. Successivamente i territori furono presi dalle popolazioni Celtiche. Nel III sec. a.C. Como diventa uno dei principali centri economici a trattare ed esportare prodotti oltralpe alle popolazioni del nord, soprattutto beni di produzione artigianale. La popolazione Gallica entrò successivamente anche in contatto con quella Etrusca, in quanto quest'ultima cercava uno sbocco dei propri commerci che dal Mediterraneo potessero espandersi sino all’Europa.
Nel 196 a.C. Como fu conquistata dai Romani, i quali insidiarono su queste sponde la loro quarta flotta. Non si procedette ad una romanizzazione diretta, tramite l'insediamento di un corpo militare assieme ai coloni, mi si preferì stringere un patto di alleanza con le popolazioni locali. Tuttavia questa assenza militare diede la città in pasto alle incursioni di invasori stranieri, che nel 89 a.C. vide come protagonisti i Reti, che devastarono la città di Como. Roma decise di accordare agli abitanti della Pianura Padana il diritto latino, così da poter avere un controllo sull'area, che di poterla difendere. Successivamente nel 77 a.C. si stanziarono nelle immediate vicinanze della città di Como circa 3000 coloni, che iniziarono la bonifica del territorio e la urbanizzazione dello stesso.
Nel 59 a.C. Cesare varò la Lex Vatinia che pose le basi per la fondazione di una colonia romana inviando coloni greci, che portarono con loro le conoscenze per la coltivazione della vite e dell'ulivo. La città di Como fu in oltre dotata di una cinta muraria per difendersi dai nemici. Nel decennio successivo Como acquisì i privilegi comunali, acquisendo anche la possibilità di eleggere un proprio rappresentate. L'economia florida rese necessaria la costruzione di un Foro, di un porto e templi. Como in età Augustea fu proclamata capitale della XI Regio Transpadana, grazie alla sua posizione divenuta strategica sia dal punto di vista dei commerci, sia per quanto riguardava il controllo militare del territorio Alpino.
La città nel I sec. d.C. fu dotata di una biblioteca e di un centro termale, voluti da Plinio il Vecchio e il Giovane. In oltre Plinio qui costruì le sue ville, e successivamente altri romani decisero di costruirsi una dimora sul lago per li periodi di villeggiatura. Con il passare dei secoli la bellezza del lago non ha mai smesso di incantare, tanto che nel '600 furono edificate nuove ville con annessi giardini e parchi, fino al '800 quando oltre alla nobiltà, a Como arrivò anche la ricca borghesia.
Con la caduta dell’impero romano anche Como dovette subire le invasioni barbariche, da prima con i Goti e successivamente con i Longobardi, questi ultimi annullarono l'aristocrazia latifondista, ampliando le superfici coltivabili. Ai Longobardi si susseguirono i Franchi, che elessero Como a capoluogo di contea, la quale era difesa da una serie di castelli che controllavano le vie di comunicazione e di accesso alla città.
Successivamente Como divenne un libero comune, fu in questo periodo che la classe emergente, quella dei mercanti, iniziò la sua scalata al potere e alla ricchezza, mentre in continua stagnazione si trovava la classe contadina, la quale soffriva della disparità sociale creatasi fra la città e la campagna. Gli ingenti scambi commerciali con il nord Europa spinsero Milano a dichiarare guerra a Como, per la supremazia e il controllo del commercio. Il conflitto vero e proprio iniziò a seguito della sconfitta dell'imperatore Enrico IV contro il papato, questo causò anche la scissione la stessa chiesa Comasca, una fazione appoggiava l'imperatore, mentre l'altra il pontefice.
La guerra con Milano durò un decennio dal 1117 sino al 1127. Como ricevette l'appoggio dell'imperatore, mentre Milano mise in campo un'enorme battaglione, riuscendo ad ottenere la prima vittoria a Pontegana nel 1124, per poi conquistare la città nell’agosto del 1127 quando, a seguito dell’assedio, le truppe milanesi penetrano nella città distruggendo le mura e mettendo a ferro e fuoco la città. Successivamente Como si alleò con Federico Barbarossa, il quale aiutò la città a rinascere dalle ceneri, ricostruendone le mura e il castello, e una volta ripristinate le difese fu pronta per ospitare lo stesso imperatore Barbarossa nel 1159. Questa situazione scatenò la furia di Milano, che alleata assieme alla Lega Lombarda, diedero battaglia all'imperatore e alle terre a lui fedeli. Ma questa non fu l'unico fronte contro il quale dovette combattere la città di Como, in quanto al suo interno si manifestavano malumori e le fazioni opposte (guelfi e ghibellini) si scontravano fra loro. Questo clima non impedì tuttavia ai mercati di continuare la loro corsa verso la ricchezza, infatti molti si dedicarono alla tessitura e alla filatura. Con la Pace di Costanza del 1183 si sancì l'autonomia dei Comuni dal potere imperiale , oltre alla definitiva pace fra le città di Milano e Como.
Nel XIV sec. la città di Como divenne importante anche per la produzione di tele, filati , vetro, ferro e del sapone. L'export era guidato principalmente dalla filatura della seta, di cui un tempo era la Cina a detenerne il segreto della lavorazione, ma due frati ne trafugarono il seme del baco da seta, per condurlo in Occidente.
Nel XV sec. Francesco Sforza realizzò una serie di canalizzazione per la progettazione del Naviglio della Martesana, nel quale si convogliavano le acque del Lago Maggiore e del Lago di Como. Sempre in questo secolo ci fu un'ondata di carestia e di peste nera, che ridusse notevolmente la popolazione. La crisi portò con se il calo dei prezzi dei prodotti agricoli, che portò all'abbandono delle campagne. L'unico ceto che riuscì a reggere a questa situazione economica negativa, fu la borghesia, la quale cercava di far sentire anche la sua influenza in ambito politico. La struttura feudale stava radicalmente cedendo, lasciando il posto a un nuovo concetto di proprietà, infatti non si parlò più di servitù, ma di affitto o mezzadria delle terre. Il '400 fu anche il secolo della nascita del tribunale dell'inquisizione, che portò alla morte molte persone sia per scopi politici, che per accuse di stregoneria.
Nei secoli successivi la città fu teatro di diversi scontri e scorrerie, fra queste nel 1525 Don Pietro Arias con al suo seguito un esercito di spagnoli entrò in città e distrusse il castello Baradello. Questo fu un periodo nero per la città, dominato sotto il segno della corona spagnola dal 1535 al 1713, dove lo stato centrale non faceva altro che opprimere l'economia locale , in quanto gli imprenditori del tempo non riuscirono a fronteggiare le ingenti tasse imposte dal governo centrale Spagnolo e il protezionismo, non fece altro che inabissare l'economia.
Non si fece molto per migliorare la situazione, in quanto la nobiltà perseverava nella sontuosità e non mancava di far vedere la propria ricchezza con la realizzazione di sontuosi palazzi, anche perché quest'ultima insieme al clero, erano gli unici ceti che non sottostavano al pagamento delle tasse spagnole.
Nel XVII Como cercò di rispondere alla grave situazione di stagnazione economica, furono intraprese delle vere e proprie rivoluzioni in campo industriale, infatti furono realizzate le prime filande idrauliche per la seta, per chi aveva creduto in questi investimenti, fu ricompensato con un ritorno economico ingente, fu il caso delle famiglie: Canaris e Artaria. Questo settore divenne estremamente redditizio, tanto che alcuni imprenditori decisero di mettere mano al portafoglio per saldare i debiti contratti dal comune, o per l'opera del Duomo.
Con la morte nel XVIII sec. di Carlo II, si aprì una contesa per la sua successione al comando del suo regno. I francesi si imposero sulle terre italiane, ma nel 1706 le cedettero all'impero asburgico, quest'ultimo ottenne il dominio su tutta la Lombardia nel 1736. Il governo asburgico fu maggiormente equo nell'imposizione delle tasse, che migliorò drasticamente la condizione di vita della popolazione, favorendo la ripresa economica. Con l’ascesa al trono di Maria Teresa e Giuseppe II la situazione economica della regione Lombardia iniziò a migliorare, soprattutto grazie all’annullamento di alcuni dazi, questo favorì gli investimenti e la nascita dell’industrializzazione, con tutti i pro e i contro che nacquero da questa fase economica – storica, infatti se da un lato l’economia incominciava ad ingranar, dall’altra c’era lo sfruttamento della manodopera pagata a basso prezzo, dove venivano sfruttati anche i bambini. Nel 1756 il governo decise di chiudere molti ordini e conventi, a seguito di un edito di laicizzazione dello stato, questo comportò anche la confisca di beni che vennero rivenduti.
Sul finire del ‘700 Napoleone Bonaparte si impadronì della Lombardia, incorporandola alla Repubblica Cisalpina proclamata nel 1797, alla quale furono annessi i territori Veneti. Il territorio venne controllato capillarmente, furono introdotti nuovi dazi al fine di bloccare i commerci verso i territori nordici, mentre per impinguare le casse comunali, furono nuovamente effettuati degli espropri. Con la caduta di Napoleone, gli Asburgo si riappropriarono dei loro territori, sui quali fu applicato un profondo controllo attraverso la militarizzazione e la presenza di polizia. Fu applicato nuovamente il protezionismo a favore delle terre dell’est dell’impero Austro ungarico, a queste nuove restrizioni seguirono nuove abolizioni di ordini religiosi.
Tuttavia il comparto economico industriale reggeva, grazie soprattutto alle nuove invenzioni, che portarono alla realizzazione di nuovi macchinari che fecero risparmiare sia in termini di energia che di lavoro, questo grazie all’utilizzo della macchina a vapore, che fu introdotta nel comparto tessile.
Questo fu anche il periodo delle grandi emigrazioni, non solo dalle campagne verso i centri cittadini, ma anche verso i nuovi continenti, in cerca di fortuna.
Seguì un periodo di insofferenza della popolazione Italia, dovuta alla continua oppressione che lo stato centrale utilizzava, alla quale si aggiunse anche la situazione economica precaria delle classi più deboli, prima fra tutte quella operaia. Questo portò l’annessione di tutto il territorio Lombardo al regno d’Italia, sotto il governo di Vittorio Emanuele II.
Con lo scoppio della prima guerra Mondiale, furono sia le imprese belliche che quelle tessili ad ottenere i massimi profitti, tuttavia fu in questo periodo che la produzione del baco da seta vide il suo lento declino, fino al 1929 quando gli allevamenti scomparvero.
Sempre per un maggior slancio all’economia furono potenziati i trasporti, tanto da realizzare la linea ferroviaria Milano – Monza – Como sul finire dell’800, mentre il trasporto su gomma fu ampliato grazie alla realizzazione dell’autostrada laghi Lainate – Como nel 1925.
Il periodo pre fascista, vide concentrarsi a Como una serie di scioperi e manifestazioni da parte degli operai, che furono repressi da parte degli imprenditori mediante l’utilizzo di squadristi. Il movimento fascista ebbe quindi la possibilità di infiltrarsi meglio in questo contesto sociale, tanto da radicarsi a Como nel 1920.
Nel 1927 a Como fu eretto il tempio Voltiano, in onore di Alessandro Volta, nel qaule furono esposti tutti gli oggetti e materiali dell’inventore.
Durante la seconda guerra mondiale la città di Como fu risparmiata dai bombardamenti, ma fu comunque in prima linea con diverse squadre di partigiani, per cacciare l’invasore dal territorio italiano.
Nel successivo dopo guerra si realizzarono opere per la miglioria del tessuto urbano, con lo smantellamento dell’area dello scalo merci ferroviario, realizzando un parco cittadino e la passeggiata di Villa Olmo.
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