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Le
piste ciclabili italiane sono le meno presenti di tutta Europa, in
effetti la rete ciclabile di tutto il territorio nazionale italiano
(poco più di 7.000 chilometri) non può assolutamente competere con
quelle dei paesi membri della UE (Germania più di 35.000 chilometri),
dato che all’estero si investe molto di più nel velocipede, dato che questo mezzo di locomozione è a emissioni ZERO di CO2.
Se si fa un raffronto fra le città italiane si scopre che quelle che
hanno una maggiore percorrenza di piste ciclabili sul proprio territorio
sono Torino e Modena, mentre se si mette in rapporto anche il numero di
abitanti svetta in cima alla classifica la città di Sondrio. In Europa
invece si incorona come capitale del velocipede la città di Vienna con i
suoi 500 km di pista ciclabile.
Molto interessanti sono oggi i progetti che nascono per il recupero
delle vecchie infrastrutture urbane ormai non più utilizzate, perché
dismesse a causa della loro inefficienza o perché la tratta non soddisfa
più alcun fabbisogno economico del luogo. Il recupero si basa
prettamente sull’integrazione con l’ambiente circostanze, naturalmente
questi primi esperimenti sono nati oltre le nostre Alpi, citiamo come
esempio la Svizzera , la quale per il recupero delle tratte dell’Albula
e del Bernina ha ottenuto il riconoscimento “Patrimonio dell’Umanità” da
parte dell’Unesco, tale scelta è stata data dalla motivazione di
utilizzo della tecnologia a fine di integrare e gestire il paesaggio
montano.
Il
nostro paese si calcola abbia più di 5.000 chilometri di infrastrutture
dismesse, in questo insieme sono compresi ponti, strade, tratte
ferroviarie e stazioni che potrebbero essere recuperate a fini
turistici, per poter dare una possibilità di riscatto a quelle
infrastrutture che un tempo avevano invaso quei luoghi incontaminati, e
poter tornare ad essere utili integrandosi completamente con il
paesaggio, attraverso percorsi naturalistici e commutando le stazioni in
luoghi di ristoro immersi nel verde.
I
buoni risultati ad ogni modo ci sono anche in Italia, citiamo ad esempio
la pista ciclabile che si sta realizzando in
Liguria, la quale
collegherà il Levante, partendo dal recupero della tratta ferroviaria
San Lorenzo al Mare e giungendo fino a San Remo. Anche la provincia di
Lodi può essere fiera dei sui attuali 38 chilometri, ai quali
prossimamente se ne aggiungeranno degli altri 25 chilometri.
Importante è stato il recupero di un primo tratto dei navigli a
Milano,
i quali per l’expo 2015 saranno potenziati, attualmente la tratta aperta
è quella che si collega da Milano a Gaggiano.
Interessante è come le varie amministrazioni locali si stiano ingegnando
per riuscire a recuperare quel che l’uomo ha tolto a “madre Natura”, un
esempio è quello che proviene dalle Alpi con la vecchia tratta
ferroviaria Dobbianco – Cortina – Calalzo, la quale è stata commutata in
pista sciistica durante il periodo invernale e in ciclabile nel periodo
estivo.
Alcune linee ferroviarie, che da anni non svolgo più il loro lavoro,
sono state recuperate e trasformate per poter seguire un percorso
naturalistico, al fine di trasportare i turisti nelle visite itineranti,
è il caso del trenino della Valle d’Orcia che collega Siena con
Grosseto.
I
locali un tempo adibiti a stazione ferroviaria, oggi possono essere
commutati in ambienti espositivi, e su modello della
Galleria d’Orse a Parigi (una
vecchia stazione dei treni trasformata in museo espositivo), anche a
Firenze presso la vecchia stazione Leopolda, si è realizzato il progetto
di trasformazione della stessa in ambiente sia come gallerie espositive
che per le sfilate di moda.
L’impulso di recuperare queste aree non viene solo dalle amministrazioni
comunali, infatti anche la sfera privata si muove al fine di riportare
alla luce ruderi abbandonati e polverosi, è il caso del complesso della
stazione ferroviaria di Corsico nei pressi di Milano, che dal 1999
accoglie l’associazione culturale Gheroartè.
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