Il recupero delle Infrastrutture

 
Pubblicazione del 18 Maggio 2009
 

Le piste ciclabili italiane  sono  le meno presenti di tutta Europa, in effetti la rete ciclabile di tutto il territorio nazionale italiano (poco più di 7.000 chilometri)  non può assolutamente competere con quelle dei paesi membri della UE (Germania più di 35.000 chilometri), dato che all’estero si investe molto di più nel velocipede, dato che questo mezzo di locomozione è a emissioni ZERO di CO2. Se si fa un raffronto fra le città italiane si scopre che quelle che hanno una maggiore percorrenza di piste ciclabili sul proprio territorio sono Torino e Modena, mentre se si mette in rapporto anche il numero di abitanti svetta in cima alla classifica la città di Sondrio. In Europa invece si incorona come capitale del velocipede la città di Vienna con i suoi 500 km di pista ciclabile.

Molto interessanti sono oggi i progetti che nascono per il recupero delle vecchie infrastrutture urbane ormai non più utilizzate,  perché dismesse a causa della loro inefficienza o perché la tratta non soddisfa più alcun fabbisogno economico del luogo.  Il recupero si basa prettamente sull’integrazione con l’ambiente circostanze, naturalmente questi primi esperimenti sono nati oltre le nostre Alpi, citiamo come esempio la Svizzera , la quale per il recupero delle tratte dell’Albula e del Bernina ha ottenuto il riconoscimento “Patrimonio dell’Umanità” da parte dell’Unesco, tale scelta è stata data dalla motivazione  di utilizzo della tecnologia a fine di integrare e gestire il paesaggio montano.

Il nostro paese si calcola abbia più di 5.000 chilometri di infrastrutture dismesse, in questo insieme sono compresi ponti, strade, tratte ferroviarie e stazioni che potrebbero essere recuperate a fini turistici, per poter dare una possibilità di riscatto a quelle infrastrutture che un tempo avevano invaso quei luoghi incontaminati, e poter tornare ad essere utili  integrandosi completamente con il paesaggio, attraverso percorsi naturalistici e commutando le stazioni in luoghi di ristoro immersi nel verde.

I buoni risultati ad ogni modo ci sono anche in Italia, citiamo ad esempio la pista ciclabile che si sta realizzando in Liguria, la quale collegherà il Levante, partendo dal recupero della tratta ferroviaria San Lorenzo al Mare e giungendo fino a San Remo. Anche la provincia di Lodi può essere fiera dei sui attuali 38 chilometri, ai quali prossimamente se ne aggiungeranno degli altri 25 chilometri.

Importante è stato il recupero di un primo tratto dei navigli a Milano, i quali per l’expo 2015 saranno potenziati, attualmente la tratta aperta è quella che si collega da Milano a Gaggiano.

Interessante è come le varie amministrazioni locali si stiano ingegnando per riuscire a recuperare quel che l’uomo ha tolto a “madre Natura”, un esempio è quello che proviene dalle Alpi con la vecchia tratta ferroviaria Dobbianco – Cortina – Calalzo, la quale è stata commutata in pista sciistica durante il periodo invernale e in ciclabile nel periodo estivo.

Alcune linee ferroviarie, che da anni non svolgo più il loro lavoro, sono state recuperate e trasformate per poter seguire un percorso naturalistico, al fine di trasportare i turisti nelle visite itineranti, è il caso del trenino della Valle d’Orcia che collega Siena con Grosseto.

I locali un tempo adibiti a stazione ferroviaria, oggi possono essere commutati in ambienti espositivi, e su modello della Galleria d’Orse a Parigi (una vecchia stazione dei treni trasformata in museo espositivo), anche a Firenze presso la vecchia stazione Leopolda, si è realizzato il progetto di trasformazione della stessa in ambiente sia come gallerie espositive che per le sfilate di moda.

L’impulso di recuperare queste aree non viene solo dalle amministrazioni comunali, infatti anche la sfera privata si muove al fine di riportare alla luce ruderi abbandonati e polverosi, è il caso del complesso della stazione ferroviaria di Corsico nei pressi di Milano, che dal 1999 accoglie l’associazione culturale Gheroartè.

   
           

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