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STORIA CITTA' DI ASTI

 


Il primo insediamento di questi luoghi risale all’epoca del Neolitico, lungo la sponda sinistra del fiume Tanaro. Nel 200 a.C. i Romani si impossessano del territorio, fondando un Municipium nominandolo Hasta, la città fu costruita lungo un importante asse strategico, sia militare che economico, questa posizione rese la città molto florida anche per il commercio. I resti in città del periodo romano sono pochi, fra questi si ricorda: l’anfiteatro romano, parte di una Domus edificata nell’attuale Via Varrone, la base della torre di San Secondo e i due capitelli ritrovati e conservati nella cattedrale di Santa Maria Assunta. Con l’arrivo dei Longobardi, e la successiva suddivisione del territorio conquistato in ducati, la città di Asti passò sotto il controllo di quello di Nescia, il quale si estendeva fino all’attuale Liguria comprendendo nei suoi confini anche Savona e Albenga. Il territorio fu governato da Gunualdo fratello della regina Teodolinda. Alla morte del duca, i figli furono in continua lotta fra loro, tanto che lo zio Grimoaldo, duca di Benevento, approfittò della situazione per uccidere il primogenito e mettere in fuga l’altro fratello, per poter così diventare signore del Ducato di Nescia. Nel 774 Carlo Magno giunse ad Asti per far piegare la popolazione al suo volere, ad essa concesse in seguito la possibilità di svolgere due volte l’anno la fiera del paese, questa a tutt’oggi si svolge il primo mercoledì di Maggio. Alla morte del sovrano nell’815, decadde anche il Sacro Romano Impero, causando in oltre lo sfaldamento dello stesso in piccoli feudi.

Nel Medioevo la sua potenza crebbe a tal punto che nel XI sec. si vide scontrare come libero Comune contro il marchesato del Monferrato. Sono di questo periodo le molteplici costruzioni volte a fortificare il territorio a sua difesa: castelli, caseforti, torri, ma di questo periodo sono anche le costruzione religiose come: la cripta di Sant’Anastasio, la cattedrale, la collegiata di San Secondo, queste infatti sorsero grazie alla forte espansione che qui ebbe il cristianesimo, infatti Asti è attraversata dalla via Francigena. Tuttavia la città era comunque governata da una figura interna, il Vescovo, che era identificato dalla popolazione, come una figura da rispettare, perché incarnava il Salvatore. Questa figura di conseguenza fu molto importante per gli Imperatori, che tramavano e tessevano le fila politiche, utilizzando i vescovi come loro marionette, concedendo loro in cambio benefici e possedimenti. Nel XI sec. fu il vescovo Oddone III a diventare conte di Asti, mentre sul finire del XII sec. fu eletto Bonifacio I che trasferì parte dei poteri civili allo stesso comune di Asti, questo costò caro al vescovo che fu costretto ad abbandonare la città su pressione del papato, che lo confinò presso la Certosa di Valmanera.

Nel 1140 l’imperatore Corrado II diede al comune la possibilità di battere moneta, questo incrementò anche la presenza dei banchi artigiani presso altre fiere in tutta Europa. Tuttavia l’ascesa del comune fu vista in cattiva luce da molti feudatari e signori che avevano i propri possedimenti a ridosso del comune. Così facendo una delegazione partì alla volta dell’imperatore Barbarossa, per chiedergli un aiuto. Federico Barbarossa aveva come primo nemico i Comuni, tanto è che nel 1155 scese nella penisola e distrusse la città, ristabilendo nella figura del vescovo quella del potere centrale. Questo portò anche la città a battersi contro la Lega Lombarda, ma nella quale entrò in un secondo momento nel 1168, per cercare di spiazzare il marchesato del Monferrato. Per questo schieramento la città fu nuovamente distrutta. Tuttavia dopo 22 anni di conflitto si raggiunse la pace di Costanza nel 1183, nella quale si esprimevano i poteri dati al comune: la possibilità di eleggere propri magistrati, legiferare le leggi interne e fortificazione della città. La città tuttavia continuò a essere nelle mire dell'imperatore, tanto che Federico II di Svevia cercò di conquistare il territorio, ma la città chiese aiuto a Genova ed Alessandria, che assieme respinsero l'attacco nemico. Lo stesso accadde per la battaglia ingaggiata contro Tommaso II di Svevia, con la cattura di quest'ultimo da parte dei torinesi. Questo aprì lo scenario per l'ampliamento delle terre di Asti verso Moncalieri e Cavour. Con la morte dell'imperatore, la città di Asti cercò nuove alleanze, per non farsi trovare impreparata ai futuri attacchi che sarebbero potuti arrivare da Carlo I d'Angiò. Nel XIII sec. la città di Asti fu considerata all'ottavo posto per la sua ricchezza, sopratutto grazie ai diversi punti di cambio che vennero aperti in tutta Europa, ma tuttavia la città ebbe una brusca frenata a causa delle lotte interne intercorse fra le famiglie di opposte fazioni: guelfi e ghibellini. Queste continue lotte interne lacerarono il governo interno sino a quando nel 1379 il potere fu preso dai Visconti, cadde così il libero Comune di Asti, i territori della città passarono in mano al duca di Orèans durante le nozze con Valentina Visconti. Questo passaggio di poteri consentì alla città di poter nuovamente rinascere, una delle opere di questa amministrazione fu ampliamento del canale, importante soprattutto per le molte industrie manifatturiere presenti nella città. Purtroppo questo periodo d'oro non tardò a finire a causa della prigionia di Filippo Maria Visconti, insignito da Carlo d'Angiò del potere della città, il quale morì senza eredi e tutti i rami della famiglia cercarono di impadronirsi dei territori, tuttavia Carlo d'Orlèans nominò un nuovo reggente: Rinaldo di Dresnay, quest'ultimo dovette continuamente difendere i territori dai continui attacchi degli Sforza. Alla morte di Carlo, i possedimenti passarono sotto il dominio di re Luigi XI. In seguito alla morte del sovrano, al soglio del trono salì il figlio di Carlo d'Orlèans Luigi XII, il quale mosse guerra contro Ludovico il Moro, e per accerchiarlo, strinse accordi con Venezia e il papato. Il piano scattò infallibile, mentre Venezia teneva impegnato da un lato le truppe di Ludovico, dal lato opposto arrivarono le truppe francesi, a difesa quindi dei territori scoperti furono inviate poche truppe, sperando in un intervento dell'imperatore Massimiliano, che non arrivarono mai. Nel 1531 Carlo V donò la città alla cognata Beatrice del Portogallo moglie del duca Carlo III di Savoia. Il XVII sec. non fu un periodo pacifico, infatti molte furono le guerre che si frapposero fra i Savoia e il re di Spagna, che vide la città prima nelle mani di uno e poi in quelle dell'altro, sino a quando nel 1643 tornò ai Savoia.

A seguito dello scoppio della rivoluzione francese i nobili di Francia si rifugiarono a Torino, che costrinse i Savoia a difendersi per cinque anni dagli attacchi d'oltralpe , con un grande sforzo economico finanziato dalla popolazione, questo causò una sommossa Giacobina nel 1794, che vide l'allontanamento dell'Austria a sostegno del duca, tanto che si arrivò alla pace di Parigi del 1796, con la cessione di Nizza e della Savoia a favore dei Francesi. Alla morte di Vittorio Amedeo III gli succedette il figlio Carlo Emanuele IV, che a seguito dello svuotamento delle casse dello stato, chiese un impegno economico direttamente al clero, oltre ad incamerare direttamente i beni della chiesa e delle parrocchie.

Nel 1797 gli Astigiani erano stanchi delle continue lotte e degli esigui prelievi fiscali a sostegno di quest'ultime, e organizzarono una insurrezione contro il potere centrale, e il 24 luglio dello stesso anno fu proclamata la Repubblica di Asti, ma durò solo tre giorni. Nel '800 ci fu l'invasione Napoleonica, che creò non pochi squilibri tanto che la popolazione ora mai stremata e costretta a nuovi contributi non solo economici, si lasciò andare a serie di tumulti e alla formazione di bande di briganti. Con la sconfitta di Napoleone nel 1814 le potenze Europee ridiedero il trono ai Savoia.
Gli anni che seguirono furono estremamente negativi, anche a causa delle malattie contagiose come il tifo e il vaiolo che falciarono la popolazione. Tuttavia si intravedevano alcuni segnali per la ripresa economica della città di Asti, sopratutto grazie alla nascita di alcuni centri culturali come il teatro comunale e la fondazione della Cassa di Risparmio di Asti. La seconda metà dell'800 fu caratterizzato dal fenomeno dell'industrializzazione, che vide la crisi del settore primario legato all'agricoltura, e alla nascita del fenomeno delle migrazioni interne, che vedevano l'abbandono delle campagne, e l'aumento della popolazione nelle città.

Nella seconda metà degli anni sessanta fu ripristinato il Palio, che si disputa durante il mese di settembre. Questa ricorrenza risale al XIII sec. e si sviluppa in due momenti, il primo vede l'offerta di un drappo di stoffa rossa, fatta presso la collegiata di S. Secondo, dando inizio ai festeggiamenti, nonché alla sfilata storica composta da circa mille personaggi.