Il castello di Racconigi si trova nella provincia di
Cuneo, lungo la direttrice che porta a Torino. Fu costruito nel XII sec. dai
marchesi Saluzzo, e successivamente la proprietà passò ai Savoia, attraverso
il ramo dei Carignano.
L'edificio,
abitato dai Savoia sino allo scoppio del secondo conflitto mondiale,
mantiene vivo lo stile Barocco, al suo interno sono ancora conservati molti
pezzi dell'arredamento originari, oltre naturalmente alle decorazioni,
stucchi, statue, lampadari, pavimenti e quadri. Il complesso è quindi una
fotografia dei primi del XX sec., che ci fa conoscere le abitudini dei
reali, grazie alla moltitudine di oggetti che sono presenti ancora in queste
stanze, importante è anche la cucina, la quale è stata lasciata in perfetto
ordine così come oggi la si può visitare.
Al castello è annesso anche un
parco del XVII sec. ideato su progetti del francese Andrè Le Notre (colui
che realizzò i giardini di Versailles), che comprende anche una serra e un
lago, oltre a un tempietto dorico di Palagio Palagi sulle rive del lago, la
dacia russa in onore di Nicola II di Russia in visita alla corte d'Italia e
la fagianaia.
La dimora è stata
identificata dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità.
Il palazzo fu costruito in età medioevale,
la sua struttura originaria era una casaforte munita di torri. Nel XIII
Manfredo II SAluzzo decise di riedificare il castello con una pianta
quadrata e un cortile interno, protetto da torri angolari e da un fossato.
Nel
XIV sec., attraverso i rami della dinastia, la famiglia dei Savoia ne venne
in possesso, dapprima con il ramo degli Acaja e in seguito con quelli di
Racconigi, queste famiglie mantennero la struttura del castello come dimora
difensiva sino al XVII sec. Con l'estinzione della casata dei Racconigi,
Carlo Emanuele I di Savoia decise di dare la dimora al figlio Tommaso, il
quale era in parentato con i Carignano. Fu il figlio di quest'ultimo,
Emanuele Filiberto detto il "muto", ad attuare la prima trasformazione della
dimora, affidando all'architetto modenese Guarino Guarini, il quale realizzò
la facciata prospiciente al parco, il salone centrale e l'edificazione dell'
imponente torrione al centro dell'edificio, sul preesistente giardino,
culminante con un tetto a pagoda.
Si dovette attendere sino alla metà del ''700 per avviare i
lavori di completamente del versante meridionale, decisi da Ludovico Luigi
Vittorio, il quale ingaggiò Giovan Battista Borra, che eseguì i suoi
interventi secondo lo stile neoclassico, tale intervento lo si nota in tutta
la sua magnificenza nella facciata rivolta ai cancelli d'ingresso, al quale
si accede mediante una scalinata, sormontata da un pronao con timpano
triangolare, sorretto da colonne ioniche. In stile neoclassico furono in
oltre rivisti gran parte degli arredamenti delle sale, un esempio sono la sala di Ercole e la sala di Diana.
Gli interventi durante il XIX sec. si devono a Carlo Alberto principe di
Carignano, il quale iscrisse nel 1832 tale villa estiva nel registro delle
"Reali Villeggiature". Egli diede incarico ad Ernesto Melano di ricavare al
primo piano nuovi alloggi per gli ospiti, mentre gli arredi e le decorazioni
furono affidate al bolognese Palagio Palagi, in quanto l'intera dimora
doveva divenire un ambiente adatto ad ospitare la corte reale. I lavori
furono ultimati nel 1842.
Alla morte di Carlo Alberto le visite dei reali
furono meno abitudinarie, tanto da essere messa in secondo piano. Si dovette
aspettare i primi del '900, con l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele
III e la consorte Elena del Montenegro, per riaprire i portali d'ingresso
della sontuosa dimora, nella quale furono installati gli impianti idraulici
ed elettrici, fu insidiato un laboratorio fotografico, facendo quindi
rinascere l'intera struttura.
Fu in queste stanze che nacque l'ultimo re
d'Italia Umberto II nel 1904, il quale come dono di nozze ricevette in dono
il palazzo nel 1930, il quale qui insidiò la sua collezione di quadri
composta da oltre 3.000 pezzi.
Nel 1909 fu ospitato in queste stanze lo Zar
di Russia Nicola II e nel 1918 i genitori della regina Elena.
Purtroppo con lo scoppio del primo conflitto mondiale non fu più possibile
soggiornare al palazzo di Racconigi, l'ultimo episodio si ricorda per le
nozze del 1925 fra Filippo d'Assia e Mafalda di Savoia, quest'ultima morirà
nel campo di concentramento a Buchenwald.
Nel 1980 lo Stato divenne
proprietario sia della dimora, che del parco, e promosse una campagna per la
restaurazione dell'intero complesso, per essere aperto al pubblico nel 1987.