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La tenuta fu ceduta a Emanuele Filiberto nel 1563, ma fu Vittorio Amedeo II che commissionò la palazzina a Filippo Juvarra, i lavori iniziarono nel 1729. La costruzione si ampliò sempre più grazie ai successori: Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III, l'opera fu completata sul finire del XVIII sec. Successivamente alla partenza del messinese i lavori furono continuati da altri architetti fra cui il Brunotto, Bo e l'Alfieri, quest'ultimo nel 1940 fece instaurare due nuove scuderie. Passato il periodo napoleonico nel 1832 le proprietà ritornarono alla casata sabauda, ma nel 1919 vennero cedute allo Stato Italiano che a sua volta nel 1925 cedette, compreso il parco, all'ordine Mauriziano. La pianta della costruzione è a forma di croce di S. Andrea, e il suo fulcro nasce dal salone da ballo di forma ellittica sormontato dalla cupola sulla quale è posto un cervo in bronzo. Questa enorme sala presenta una balconata sulla quale i membri della borghesia potevano partecipare alle danze senza mischiarsi con la nobiltà, era come se partecipassero a uno spettacolo teatrale. Dai bracci collegati al salone si diramano i corpi di fabbrica costruiti per ospitare le stanze private del re e della regina, nonché le stanze dei figli del sovrano e degli ospiti alle battute di caccia. L'edificio si affaccia su di un giardino variopinto adorno di aiuole di diverse forme geometriche, avvolte in un diametro ottagonale in quanto segue l'andamento della palazzina stessa. Gli interni sono in stile rococò tra cui mobili pregiati di splendida manifattura intagliati da grandi artisti del settore come: Bonzanico, Piffetti e Prinotto, ma anche tappezzerie in seta, specchiere intagliate, camini di marmo, boiseries dipinte. Il complesso comprende una superficie di circa 31000 metri quadrati, suddiviso in diversi corpi di fabbrica tra di loro comunicanti (comprendono 137 camere e 17 gallerie), senza contare gli edifici dislocati ad di fuori della costruzione per una superficie complessiva di 14000 metri quadri, in oltre la grandiosa residenza di caccia comprende un parco vastissimo alle sue spalle. Le decorazioni pittoriche sono ancora vive alle pareti delle stanze, dando una testimonianza di grandi artisti veneti come Giuseppe e Domenico Valeriani e Gaetano Perego. Questo luogo era l'ideale per le feste di corte, ma non solo difatti qui si celebrò nel 1773 il matrimonio fra Maria Teresa di Savoia e Filippo conte d'Artois (futuro re di Francia Carlo X). Una curiosità è data dal Cervo posto sulla cupola centrale dell'edificio, questa statua bronzea fu sostituita con una copia, ponendo originale nell'ingresso della biglietteria. L'Unesco ha poi iscritto tale opera come patrimonio dell'umanità. Una curiosità di questa splendida palazzina è che nell'800 uno strano animale prese il possesso dei giardini: un elefante indiano. questo era un regalato a Carlo Felice che chiamò l'animale con il nome Fritz, il quale visse in questo luogo per qualche anno, successivamente impazzì e per evitare che distruggesse tutto quello che gli si parava davanti, fu deciso di abbatterlo. L'enorme animale fu poi regalato al museo di zoologia che ancora oggi lo espone al pubblico. Nel 1991 il parco divenne: Parco Naturale di Stupinigi composto da 1700 ettari. Nel 2004 la Palazzina conobbe anche lei i ladri, furono rubati alcuni pezzi esposti nel museo poi ritrovati nel novembre 2005 in un campo a Villastellone. Dal 1919 la Palazzina di caccia è la sede del Museo dell'Arte e dell'ammobiliamento, in oltre in queste stanze affrescate di colori sfumati si espongono mostre temporanee. . All'edificio ci si arriva percorrendo la strada alberata principale che mette in comunicazione il paese con la città di Torino. I locali che si possono visitare durante tour guidato sono:
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