Palazzo Reale |
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Quando Emanuele Filiberto trasferì la capitale da Chambèry a Torino, diede il via al cambiamento della città, con la costruzione di una fortificazione maggiore, e oltre a questo fece edificare al sua dimora. Dapprima si trasferì a Palazzo Vescovile nell'attuale duomo di S. Giovanni. Quando al trono salì Carlo Emanuele nel 1584 fu chiamato a corte l'architetto Vittozzi che realizzò la facciata, la cortine che si affaccia sulla piazza . Alla sua morte il progetto della costruzione passò al Castellamonte, il quale pennella di bianco la facciata e imposta il padiglione che conterrà la sindone. I soffitti sono intagliati in legni pregiati e bordati d'oro, le tele ornamentali erano collocate nelle stanze in modo tale da seguire un percorso iconografico basato sull'immagine del sovrano. In oltre furono realizzati gli arredi per le sale di parata del primo piano. I dipinti che si intersecano con gli stucchi dei soffitti, opera dei pittori Jan Miel, Charles Dauphin, mentre gli emblemi della sala della colazione e dell'Alcova sono dei fratelli Dufour. Nella stanza degli Svizzeri, dalla quale si accede al padiglione della Sindone, è collocato il ciclo di affreschi dediti alla dinastia dei Savoia Vittorio Amedeo II fece partire un progetto di rivalutazione del giardino che si affaccia sul Bastion Verde, e verso la fine del '600 si aggiungono dei bacini d'acqua e viali a raggiera. Attualmente nel giardino si trova solo un bacino nel quale è collocata la statua dei tritoni. Con l'avvento dello Juvarra furono realizzati a palazzo la Segreteria, gli Uffici, gli Archivi di Stato e il teatro Regio. In oltre sempre a palazzo realizza la scalinata doppia forbice (Scalone d'onore) nel torrione ovest e il gabinetto cinese. Quando lo Juvarra partì per la Spagna, il suo posto fu occupato dall'Alfieri, il quale rinnova la Galleria del Daniel impostandola come sala da ballo, posizionando di fronte alle finestre grandi specchiere. Con l'invasione napoleonica il palazzo verrà depredato da tutti i suoi averi. Quando i Savoia tornarono a governare il loro regno fu Alberto che fece partire un nuovo rinnovo del piano nobile del palazzo, facendo costruire la nuova sala da ballo ( la quale ha una capienza di 2000 persone) realizzata dal Palagi ispiratosi al classicismo e agli ambienti faraonici, nell'immensa sala sono presenti 20 colonne che sorreggono il soffitto, mentre una piccola balconata posta sul lato destro, sorretta da colonne più minute, era adibita per ospitare l'orchestra. Ad opera dello stesso autore saranno le stanze: dello studio del re, il gabinetto delle Medaglie e la Sala del Consiglio. Fra il 1835 e il 1838 fu realizzata la nuova cancellata in ferro battuto, e nel 1846 saranno collocate le statue dei Dioscuri agli estremi del cancello d'ingresso. Successivamente con l'unificazione d'Italia e di conseguenza con il trasferimento della capitale da Torino a Roma, il palazzo perderà la sua funzione di centro del potere, e fu adibito a museo aperto al pubblico. Nel 1997 purtroppo nel palazzo scoppiò un incendio nel Scalone d'Onore che causò successivamente gravi danni alla struttura, in quanto grandi pezzi di intonaco si staccarono e il legno bagnato durante le operazione di spegnimento del fuoco, che fungeva da cornice ornamentale ai dipinti e agli stucchi, si staccò dalle pareti assumendo una forma ondulata. Anche le tele subirono danni una volta bagnate e solo dopo i restauri lo Scalone poté tornare al suo splendore originale.
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