Nel 1659 iniziarono i lavori della reggia
di Venaria sotto il controllo del Castellamonte, per volere del conte Carlo Emanuele II che aveva individuato
in questi boschi, nelle vicinanze di Castelvecchio, il luogo ideale per praticare la caccia proprio come si
addiceva a un re. Oltre alla realizzazione dei vari corpi di fabbrica, si
procedette alla costruzione di
un muro di contenimento sotto il quale erano posti i giardini pensili e le
fontane che traevano l'acqua dalla peschiera. Nel cortile d'onore fu
costruita la fontana del Cervo, ma che ora non c'è più, così come la fontana
dell'Ercole posta nei "Giardini a Teatro" collocati dietro alla reggia. Nei
giardini era stato costruito un canale navigabile: l'"'Allea", alla fine di
questo canale si giungeva a un laghetto nel quale era posto al centro il
tempio della dea delle cacce: Diana. L'icona della dea la troviamo un po'
ovunque nella reggia, difatti il nucleo centrale del complesso è il salone
di Diana. Tutta la reggia è improntata su di un unico tema: La Caccia, che
era lo svago prediletto dai signori, in quanto durante questi momenti non si
pensava solo a stanare la preda, ma si parlava, si conversava, si prendevano
accordi e alleanze, in fine quando si arrivava al momento culminante della
battuta di caccia, i signori stavano solamente a guardare in quanto
l'animale veniva prima ferito dai cani, solo inseguito alla morte per
dissanguamento, se l'esemplare era un cervo maschio di bella stazza veniva
ucciso dal signore o da un suo ospite con un colpo di spada. Oltre alla
reggia è presente anche un borgo che inizia con un'esedra e si snoda su di
un asse di 2 km, terminante in una piazza quadrovale, ai lati della quale
dovevano sorgere due chiese, ma ne fu realizzata solo una quella dedicata a
Santa Maria mentre quella si S. Eusebio non fu mai terminata e fu usata sin
da subito come ricovero, e successivamente come ospedale. Al centro della
piazza sono poste due colonne sulle quali sono poste due statue: l'Angelo
Annunziante Gabriele e la Vergine dell'Annunciazione, queste due figure
danno il nome alla piazza: Piazza dell'Annunziata. Il progetto di questo
grande complesso architettonico piacque molto all'allora re di Francia
Luigi XIV (re Sole), che prese spunto per la costruzione della reggia
Versailles.
Il complesso fu costruito in quattro
tempi diversi, successivamente all'opera di Castellamonti, nel 1693 a
seguito della decisione da parte del duca Amedeo II figlio di Carlo Emanuele
II di sciogliere l'alleanza con il re di Francia, il quale decise di
fargliela pagare, inviando le sue truppe nei territori Sabaudi, le quali
arrecarono danni e saccheggi in tutta la regione e nemmeno il palazzo ne fu
indenne, infatti furono arrecati gravi danni alla grandiosa
opera, questo portò alla
realizzazione di un nuovo complesso di lavori che iniziarono nel 1699 e
terminarono nel 1713 sotto le direttive del Garove, che progetto due
padiglioni alla francese e al centro delle due torri, del precedente
progetto, costruì una galleria. Nel 1714 fu lo Juvarra a prendere in
mano le redini del cantiere costruendo al chiesa di S. Uberto con cupola a
lanternino, anche se questo particolare è molto scherzoso dato che la cupola
a lanternino non è stata fabbricata, ma comunque all'interno della chiesa si
può mirare, alzando lo sguardo, la cupola a lanternino. Filippo Juvarra
collocò a sud est le zone di servizio per la caccia, sopraelevò la galleria
di Diana e vi aprì grandi finestre ai lati, mentre quelle precedenti, poste
in alto verso il soffitto, furono racchiuse in una cornice creando un gioco
di luci che inizia non appena il sole sorgere, sino a quando la stessa
fonte di luce non si spegne al calare delle tenebre. Dopo la morte
dello Juvarra subentrò l'Alfieri che proseguì i lavori, si agganciò al
torrione e costruendo la torre "Bel Vedere", oltre alla successiva
realizzazione di due maniche per le scuderie. Fra il 1754 e il 1755 fu
costruita la galleria che collega la chiesa con la Citroniera, mentre nel
1757 fu costruita la rimessa per le carrozze. I lavori terminarono nel 1798,
anno in cui Napoleone irruppe in Italia.
Ma questa reggia racchiude anche un
grande amore, quello fra Vittorio Emanuele e la bella Rosa Vercellana.
Questo amore era nascosto, in quanto il re era già sposato, e quindi i loro
incontri amorosi avvenivano presso il borgo della Mandria (fu chiamato così
in quanto in tempi precedenti alla realizzazione del borgo qui vi erano gli
allevamenti di cavalli purosangue) collocato oltre i giardini della reggia.
A seguito della morte della moglie, il re prenderà in sposa Vercellana e la
farà contessa.
Dopo anni di abbandono e al superamento delle razzie e atti di
distruzione avvenute durante la guerra agli inizi del '900, i restauri stanno portando alla luce
lo splendore della residenza, questo cantiere è identificato come uno fra i
più grandi in tutta Europa. Sono stati restaurati marmi, stucchi, infissi
solai, finestre; oltre alla realizzazione di una rete fognaria e di
riscaldamento a terra. La reggia è a tutt'oggi visitabile tramite un
percorso guidato effettuato da un gruppo di volontari. Sono state destinate
le scuderie a sede del Centro Conservazioni e Restauro, oltre a una
scuola professionale di restauro, collegate fra loro dalla cavallerizza sede
nella quale sono stati impiantati i laboratori. Anche il parco è stato
rivalutato, cercando di ricreare i boschetti e prati che ruotavano attorno
all'Allea, divenendo così un centro ricreativo e di manifestazioni floreali,
spettacoli e musica. Il restauro del Borgo del castello della Mandria sarà
ideato per farvi sorgere un albergo, un centro per esposizioni temporanee,
una biblioteca, una sala per conferenze, ristoranti, un mercato ed in fine
un museo. La cascina Rubbianetta collocata a Ovest del Borgo castello oggi è
sede del Centro del cavallo, dove si svolgono attività didattiche, teoriche
e pratiche, dove si potrà anche assistere a manifestazioni equine, con
annessa una foresteria che può ospitare 30 persone.
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