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DIARIO DI BORDO

Week End a Bolzano: Tires al Catinaccio
 

 
   

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L’estate, il caldo, l’afa, tutto questo è la città durante il periodo estivo. Vivere in queste giungle metropolitane diventa impossibile se non si ha la fortuna di abitare ai margini del territorio, in un’area fresca e ventilata, o di avere un condizionatore.

Quando si apre la finestra la calura estiva inonda la stanza, e subito una tenaglia si stringe attorno alla gola.

È in questi momenti che desideri vivere in un luogo diverso, lontano , ma soprattutto fresco.

Ecco quindi la decisione più veloce mai presa.

In un lampo chiamo un amico che si trova in vacanza in Sudtirol precisamente a Tires al Catinaccio, e gli domandai se nella struttura in cui alloggiava c’era una stanza libera, la risposta da subito fu negativa, ma mi fece attendere solo pochi minuti, in quanto contattò un altro albergo che aveva disposizione una camera doppia a 40 euro a persona colazione inclusa.

Perfetto, accettai subito e preparai la borsa per i viaggi brevi, in quanto avrei fatto solo un week end. Tutto pronto per la partenza, prenoto online i biglietti del treno con direzione Bolzano e mi avvio verso la stazione dei treni. Il viaggio fu un po’ lungo, a causa anche di un ritardo sulla linea, ma almeno potei dormire tutto il tragitto, senza dovermi arrabbiare con automobilisti o camionisti assonnati o imprudenti.

Arrivato a Bolzano, mi accorsi della netta differenza con le altre stazioni Italiane, soprattutto per l’ordine e la pulizia, per non parlare della polizia municipale, la quale era in servizio fuori dalla stazione dei treni, per dirigere il traffico, ma soprattutto per consentire ai pedoni di attraversare la strada in tutta sicurezza. I ciclisti si muovevano con disinvoltura fra le auto, oltre ad entrare con le loro bike in spalla direttamente in stazione, per salire sul treno e dirigersi verso qualche percorso naturalistico.

Arrivati in albergo con l’auto del mio amico, facemmo il check-in , lasciammo le valige in camera, arredata con gusto: TV LCD e finestre con vista sulle Alpi. Non perdemmo tempo e ci dirigemmo verso la Val Ciamin, per la nostra camminata tra fresco e natura per arrivare al Parco Naturale dello Scillar-Catinaccio, ma prima, visto che era l’ora di pranzo, ci fermammo al rifugio accanto al parcheggio e recuperammo un po’ di energie con una torta di grano saraceno farcita di marmellata di frutti di bosco spolverata di zucchero a velo.

Pieni di energie iniziammo la risalita della montagna. L’aria era fresca e la brezza asciugava in fretta la pelle, continuammo la scalata lungo il sentiero che si inerpicava sul crinale, in mezzo alla vegetazione, per poi passare accanto al dirupo, fino a raggiungere la carraia utilizzata dai ranger a cavallo o in jeep.

Il percorso sterrato si interrompeva davanti ad una sbarra e proseguiva accanto al letto del fiume, dove l’acqua scorreva zampillando rumorosamente in tutta la sua purezza trasparente. Lungo il sentiero trovammo una fonte pittoresca, composta da una serie di rami nodosi dai quali scendeva l’acqua, un’opera interessante creata della mano dell’uomo. L’acqua era ghiacciata, bevemmo molto lentamente, al fine di evitare shock all’apparato digerente, non era il caso di avere problemi di WC.

Tra spruzzi e lanci d’acqua, continuammo la risalita, superando un ponticello di legno e arrivare ad un’altra fonte che sgorgava direttamente dalle cavità della roccia, grazie ad un tubo di legno, che faceva affiorare l’acqua in superficie.

Ad un tratto il letto del fiume si seccò, l'acqua era scomparsa in uno strano fenomeno carsico. Arrivammo in una vallata verdeggiante, dove liberi al pascolo c'erano una mandria di cavalli. A fare da sfondo a questo luogo incantato erano le vette rocciose della Alpi, custodi di questa natura immutata e rigogliosa.

Ad un tratto, mentre continuavamo a scattare foto, una goccia d'acqua cadde sulle nostre teste e un'altra, e ancora un'altra... il tempo era cambiato in un soffio di vento, tanto da far iniziare a piovere, il nubifragio sarebbe iniziato da lì a poco.

Iniziammo a correre giù per il sentiero che avevamo scalato poco prima, saltavamo come grilli fra i sassi, cercavamo di fare più in fretta possibile, ma la pioggia iniziò ad aumentare di intensità. I vestiti si stavano inzuppando d'acqua come spugne, eravamo solo a metà percorso. Eravamo gli unici escursionisti senza un abbigliamento consono a questi momenti climatici, per di più dovevamo prestare la massima attenzione a dove mettevamo i piedi, per evitare di scivolare sui massi bagnati e schifare le lingue di fango che si erano formate. Eravamo quasi al termine della discesa, arrivati finalmente al primo rifugio dove avevamo mangiato la torta saracena, mentre dal cielo iniziarono a cadere secchiate d'acqua. Prendemmo qualche respiro d'aria, e con una spinta ci catapultammo in quell'oceano di pioggia. Oltrepassammo il ponte in velocità, arrancammo sulla salita che portava sulla strada principale e al parcheggio. Finalmente arrivammo all'auto, dove ci fiondammo, anche se ora mai non c'era molto da salvare...eravamo completamente bagnati.

Tornati in in albergo, ci risistemammo e attendemmo la fine della pioggia, nel frattempo decidemmo dove andare a cenare. Al mio amico venne in mente un posto carino sopra Bolzano a Longostagno a 1000 metri di altezza, dove c'erano pochi tavoli, e l'atmosfera era molto famigliare. Quindi chiamammo subito per prenotare il posto per le ore 20.30.

La pioggia era finalmente cessata, di conseguenza ci dirigemmo verso Bolzano, per fare un giro prima di andare a cena. Parcheggiamo nelle vicinanze del teatro comune e ci dirigemmo a piedi verso centro. Tutta Bolzano era un piccolo mercatino e i banchi erano carichi di prodotti ortofrutticoli e squisitezze locali. Qua e là c'erano una miriade di vetrine e di locali (pub- ristoranti). Decidemmo di entrare in una birreria, dove la birra era prodotta direttamente dagli stessi gestori. Il locale conservava ancora i suoi vecchi arredamenti in legno, uno stile confondibile che faceva riscaldare l'atmosfera, che nel frattempo si era di molto rinfrescata. Finite le chiacchiere e guardata l'ora, ci affrettammo ad uscire dal locale. Continuammo la passeggiata passando dalla parte opposta da dove eravamo giunti, e ci trovammo di fronte alla cioccolateria, all'interno il profumo del cioccolato era intenso e avvolgente, barrette, caramelle, praline, tortine e ogni sorta di golosità si trovavano oltre quella vetrina. Resistemmo a tale invito peccaminoso, e tornammo verso l'auto, per dirigerci verso il maso. Dalla strada principale per Renon, passammo Monte di Mezzo e poco dopo sulla sinistra si trovava una stradina, dove il passaggio era consentito a malapena a due auto di piccole dimensioni. Con titubanza arrivammo davanti al locale e parcheggiamo, mentre il cielo si era tinto di fuoco per il tramonto e all'orizzonte le nuvole velavano di verde scuro le vette delle delle Dolomiti. Entrammo e ci accolse all'ingresso il padrone di casa, il quale ci fece accomodare nella sala, composta da soli cinque tavoli. L'ambiente era in puro stile tirolese, dove la materia prima era il legno. Ci facemmo suggerire una cena tradizionale: canederli con entrecot di carne alla piastra, con un contorno di funghi porcini e un vassoio di patate saltate in padella, quest'ultimo più che una porzione era una piantagione di patate, tutto irrorato da vino rosso della casa.

Saziati di cotanto ben di dio, non potemmo rifiutare lo strudel di mele, che però dividemmo a metà, in quanto gli stomaci non avevano più uno spazio libero. Pagammo solamente 20 euro a testa, un buon prezzo. Verso il viaggio di ritorno ammirammo la città di Bolzano illuminata dalle luci soffuse, che risplendevano nella notte buia, come tante piccole lanterne. Il ritorno in albergo fu molto sofferto, a causa del sonno e della stanchezza che iniziarono a farsi sentire.

Il giorno successivo, dopo aver fatto colazione e aver pagato il conto all'albergatore di 40 euro a testa, ci fermammo nel forno del paese per portare a casa alcune prelibatezze culinari come: il pane ai semi di lino, strudel di mele e krafen.. Avrei voluto comperare tutto quello vedevo!! Il profumo era così inebriante che le papille gustative erano andate in tilt, anche se avevamo da poco fatto colazione, non potemmo resistere a un krafen alla crema, che gustammo davanti al paesaggio delle Alpi. Un bel modo per salutare questo luogo incantato.





 

 

 

 

 

 
 

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