Il caldo torrido delle serate di città non fa altro che aumentare la voglia
di prendere le valige e trasferirsi al Polo nord. Non c’è rimedio alla
calura estiva che affligge le grandi metropoli durante il periodo estivo, e
per di più ad aumentare la sensazione di calore si ci mette anche l’umidità,
che ci rende ancora maggiormente insofferenti. Passare quindi almeno il fine
settimana in un luogo fresco e asciutto mi sembra d’obbligo, almeno per
risanare un attimo lo stato comatoso del fisico. Mi metto quindi a
scartabellare tra mille depliant, ma senza decidere con fermezza la metà,
ogni luogo mi sembra inappropriato, sempre troppo caldo, o magari una
voragine diretta verso l’inferno, non solo per le condizioni climatiche, ma
anche per via del tragitto da dover percorrere, perché certo non ho
dimenticato che come me anche altre migliaia di turisti si mettono in
viaggio, guarda caso proprio nel week end, e di rimanere in codo in
autostrada sotto il sol leone non ne avevo molta voglia.
Una telefonata arriva quindi a spronarmi a partire, un amico in ferie in
montagna, in un residence, mi chiede se ho voglia di cambiare aria.
Che fortuna , ecco quindi l’occasione per scappare dalla mia tana ormai
trasformata in un forno. Mi organizzo come sempre con il resto del gruppo, e
partiamo tutti insieme, alla volta della tanto ossessionante meta: Madonna
di Campiglio.
Le previsioni meteo erano positive a partire dal pomeriggio, di fatti la
mattinata fu accompagnata da grossi nuvoloni, che per lo meno non ci fecero
sentire il caldo torrido tanto sofferto, e ci accompagnarono per quasi tutto
il tragitto dell’autostrada del Brennero. Arrivati all’altezza di Verona
ecco il primo esodo, una colonna di auto che si dilungava per tutto il
tratto autostradale, ci impiegammo due ore ad arrivare all’altezza di
Trento, un inferno creato dai cantieri di rifacimento della struttura
stradale.. .Colgo l’occasione per ringraziare Autostrade del Brennero per
non aver rimosso nemmeno un cantiere, e averci quindi costretto ad un
supplizio indescrivibile. Il Viaggio devastante fu comunque accompagnato da
molteplici scenari paesaggistici, come i rilievi montuosi innevati e le
rocche appollaiate su di spuntoni di rocce a controllare il passaggio dei
viaggiatori.
Finalmente giunti all’uscita di San Michele all’Adige, incominciammo la
nostra arrancata verso le Montagne del Trentino. I tornanti si susseguivano
uno dopo l’altro, e mano a mano che l’altitudine prendeva quota il paesaggio
cambiava, mutava, la strada veniva sempre di più inghiottita nel verde degli
alberi di conifere. Allungando lo sguardo oltre le pendici montuose si
scorgevano specchi d’acqua smeraldini, finalmente la temperatura esterna
scendeva, fino a toccare livelli che pensavamo che in questo mese di Luglio
non avremmo mai potuto risentire, se non nel prossimo inverno.
Giunti a Campo Carlo Magno raggiungemmo il residence del nostro amico, il
quale ci attendeva in uno spiazzo della strada, tutto bardato per coprirsi
dal freddo, nel frattempo ci eravamo buttati addosso i maglioncini di cotone
e le felpe, i 15 gradi erano un elettro shock da brividi…
Pranzammo con un bel piatto di pasta fumante al sugo e basilico, prima di
recarci al campo base: Madonna di Campiglio, dove avevano trovato alloggio
in bed and Breakfast i due della nostra combriccola. Passeggiammo lungo il
centro cittadino caratterizzato dalla presenza di un laghetto, alimentato
dalle acque dei ghiacciai, che si tuffavano in esso non prima di aver fatto
molteplici salti fra sassi e piccole cascatelle. Il respiro era pieno di
aria fresca e frizzantina, che riempiva i nostri polmoni umidi e secchi.
Arrivammo di fronte alla Casa del Cioccolato, entrammo per annusare e
scuriosare i prodotti che qui erano creati…due dei nostri acquistarono
qualche cioccolata, mentre noi li guardammo sborsare 13 euro per poco più di
un etto di cioccolatini, del costo di 7 euro l’etto…praticamente come
mangiare una fiorentina, visto che al chilo passavano a 70 euro !! Ma
nemmeno i cioccolatini più buoni del supermercato costano tanto…Ma Siamo
Fuori di Zucca????!!!!
Dopo questo infarto al portafoglio, continuammo il nostro giro turistico, ci
accorgemmo che la cittadina è quasi assente di abitazioni ad uso privato, in
quanto ogni singola costruzione era utilizzata come hotel , B&B o residence,
si faceva quasi difficoltà a comprendere quali fossero gli edifici ad uso
abitativo. L’architettura del luogo rispettava gli standard canonici di
quelle terre, con tetti spioventi e tocchi originali per le decorazioni
esterne.
Siccome avevamo prenotato la cena in baita verso le ore 21.00, riuscimmo a
programmare anche una breve escursione verso le cascate Nardis nella Val
Genova. Ci arrivammo scendendo il crinale che conduceva a Pinzolo, per poi
incanalarci verso la vallata imboccando una stradina che iniziava a Carisolo,
che si inoltrava all’interno della foresta, la quale ci aprì il suo cuore
pulsante, accogliendoci all’interno delle suo immenso polmone verde, solcato
dalle acque spumeggianti che discendevano lungo il fianco della montagna
dopo un salto nel vuoto di alcune decine di metri, in quella che era la
Cascata di Nardis. Scattammo diverse foto a quell’immensa fonte di energia
della natura, grande forza viva di imparagonabile bellezza scenica.
Oltrepassammo il ponticello e ci fermammo nel bar costruito di fronte alla
cascata, per riposare e continuare a godere dello stupendo panorama, prima
di ritornare alla macchina per andarci a preparare per la cena…
Il Ristorante Baita si trovava sopra il residence dove eravamo alloggiati,
ma naturalmente faceva troppo freddo per poterci andare a piedi, il
termometro era sceso sino a toccare la linea dei 6°C, troppo freddo!!!!!!!
Ok che si voleva un po’ di refrigerio, ma non di certo si stava cercando la
cella frigorifera!!!
Arrivati al luogo della cena, fummo fatti accomodare al piano superiore,
dove il clima era veramente gioioso, e soprattutto richiamava le notti
invernali, tutti vestiti con maglioni e pantaloni lunghi, mentre nel camino
ardeva la legna per riscaldare il locale.
Ordinammo subito il piatto tipo Tirolese: i canederli , per poi passare a un
misto di grigliata cotta direttamente al momento da noi stessi, con
l’utilizzo di piastre roventi collocate all’interno di un vassoio di legno.
Mangiammo a sazietà bocconcini di carne bianca, rossa,fegatini, tutto
condito con verdure grigliate e formaggio fuso!!! Totale della cena,
comprendendo le bevande: 30 euro a testa.
La cena era stata veramente abbondante, da far venire il mal di pancia, ma
in fin dei conti dovevamo mettere su un po’ di peso lipidico per poter
formare uno strado isolante dal gelo che stava imperversava fuori dal
locale, dato che la temperatura esterna non ci pensava minimamente a voler
tornare su livelli meno temerari: 3 °C. Arrivare alla macchina fu uno
shock da paura… Accompagnammo i nostri compagni di viaggio a Madonna di
Campiglio, ma non restammo in zona per farci una passeggiata, come di solito
accade dopo una ricca cena, uno perché era impossibile mettere il naso fuori
dall’abitacolo, e secondo la cittadina era praticamente spenta, non c’era
un’anima in giro… Arrivati al residence ci rimboccammo le coperte con
piumoni e due strati di lenzuola pesanti, in quanto il riscaldamento
centralizzato in questo periodo dell’anno era spento, quindi non c’era altro
per potersi riparare dal freddo pungente di quella notte.
Il mattino seguente il sole ci salutò alla buon ora attraverso le imposte
socchiuse, facendo filtrare qualche barlume di raggi caldi e tiepidi. L’aria
era ancora pungente, ma il sole riscaldava come stare in un forno a legna.
Ci sbrigammo a fare colazione per poter assaporare la giornata, prima del
mesto ritorno ai 30° della città . Ci incontrammo con gli altri per
arrancare sul crinale della montagna, utilizzando l’ovovia che partiva da
Campo Carlo Magno e saliva sino al crinale del Passo Grostè a 2444 m, costo
della tratta 15 euro (andata e ritorno), c’era anche la possibilità di fare
solo la prima tratta al costo di 11 euro, per visitare il Lago Spinale, ma
il gruppo aveva fretta di raggiungere la neve. I più allenati e avventurosi
affrontavano la montagna direttamente a piedi o in mountain bike, mentre noi
seduti nella nostra cabina, salivamo senza alcuna fatica.
Raggiungemmo la vetta da dove si poteva godere di un panorama mozzafiato,
sia che si guardasse verso Madonna di Campiglio, sia che si guardasse in
direzione del confine Italo – Austriaco. La neve ancora perdurava a
quell’altitudine, e le foto si sprecavano a cercare di immortalare quella
vista inconsueta in piena estate..
Dopo le diverse foto di gruppo ci fermammo a riposare per qualche istante
prima di riprendere il cammino nella baita proprio accanto alla stazione
dell’ovovia. Ci lasciammo andare alla tintarella, sempre dando un occhio
all’orario, in quanto il servizio della funivia si interrompeva per la pausa
pranzo dalle 12. 30 per poi tornare in funzione verso le 14.30 , e diciamo
che per quell’ora dovevamo almeno essere pronti per la partenza.
Ora mai il tempo del ritorno era scoccato e non ci restava altro che
ridiscendere la montagna, comodamente seduti nella cabina sospesa, e tornare
a valle, ammirando nel frattempo gli ultimi scorci di panorama.
Lungo la strada del ritorno, ci fermammo in due punti per ammirare
l’altitudine dei ponti che sovrastavano il canalone dove era incassato il
corso d’acqua smeraldino, roba da far venire le vertigini, oltre che farti
mancare la terra da sotto i piedi.
Arrivati in vallata e immessi sull’autostrada , ecco che la temperatura
felina incomincia ad aggredirci…non era possibile 30 °!!!! Ma cos’era una
punizione divina??? E pensare che qualche ora prima facevamo le foto con la
palla di neve in mano!!! |