Il
sole spuntava all’orizzonte, mentre sulla banchina della stazione
attendevamo l’arrivo del treno che ci portasse sino a Torino, meta delle
nostre vacanze pasquali.
Il
viaggio tutto sommato non è stato pesante, e le tre ore sono comunque volate
tra chiacchiere e sonnellini.
Arrivati alla stazione centrale ci dirigemmo verso il nostro albergo, scelto
appositamente in quanto era collocato accanto alla stazione. Una volta
registrato il nostro arrivo, lasciamo i bagagli in camera e attrezzati di
tutto quello che occorre per visitare una città: macchina fotografica,
cinepresa e guida, ci incamminiamo lungo la via principale del centro dello
shopping: VIA ROMA. Per tutta la via si susseguono negozi di ogni genere,
l’ideale per chi deve svuotare il portafoglio appesantito, anche in una
giornata di pioggia non ci sarebbe alcun problema per i potenziale
acquirente, dato che tutti i palazzi su via Roma hanno i portici. La
strada ad un certo punto sfocia in piazza S. Carlo, dove nel centro si
staglia la statua del re Carlo Alberto a cavallo con la spada sguainata
verso il cielo in simbolo di attacco verso l’invasore.
Continuiamo la nostra passeggiata esplorativa ed arriviamo in piazza
castello, ove il palazzo reale spicca sullo sfondo con la sua mole e la sua
eleganza, mentre ai lati della piazza si trovano il Palazzo Madama e
un’altra serie di palazzi porticati. Ci avviciniamo al Palazzo Madama per
vedere gli orari delle visite al Museo, che ha riaperto dopo ben 11 anni di
lavori di restauro. Entrando il visitatore si sofferma all’ingresso, dove
una passerella conduce verso le rovine romane riemerse durante gli scavi di
ristrutturazione dell’edificio. Mentre ci si incammina alla scoperta delle
origini della costruzione, un videoproiettore riproduce alcuni cenni storici
relativi alle modifiche avvenute nei secoli alla struttura. In questa
sezione risplende una porta d’orata, preceduta da pilastri reggenti volte ad
arco, la quale fungeva da accesso all’interno del palazzo per gli invitati
che vi giungevano in carrozza o a cavallo. Ritornando all’ingresso si
salgono le scale marmoree dello scalone che si snoda in due rampate adornate
da un elegante tappeto blu, mentre a far da scenario sono gli stucchi e la quadristica, il tutto illuminato da giochi di luce provenienti dai grandi
finestroni rivolti verso piazza Castello. Dalla volta a botte scendono tre
candelabri in stile moderno, i quali sorreggono potenti faretti.
Iniziamo dunque la visita al museo e subito veniamo rapiti dalle opere
custodite all’interno, le quali ci riportano indietro nel tempo, quando
ancora quelle stanze risuonavano delle voci della servitù. Esposti si
trovano bauli impreziositi da ori, vetrate colorate, mentre ad ornare le
stanze sono i caminetti sormontati dagli stemmi delle varie casate che vi
sono succedute al potere. I sarcofagi all’interno di alcuni ambienti
rivelano la laboriosità che si celava dietro ai riti funerari dell’alta
società. Durante il percorso nella sezione dedicata al Lapidario, si giunge
alla porta Fibellona, o meglio quello che ne resta, dato che se n’è salvata
solo una parte incastonata nell’intonaco. Questa porta risale al XIII sec.
Il percorso si snoda all’interno dei sotterranei sino ad arrivare ad una
sala contenente una serie di colonne nere come la pece, le quali riproducono
un antico tempio, ove al centro spiccano i frammenti di un mosaico. Usciamo
da una torre laterale, attraversiamo il giardino e giungiamo nella torre
dove è stato installato un ascensore a vetri, il quale smista i visitatori
fra i vari piani del palazzo, sino a salire in vetta sulla torre del
belvedere. Arrivati in cima alla torre siamo accolti da uno stormo di
colombi, impazienti di essere ingozzati di ogni sorta di cibo, che il
visitatore concede loro come scarto. Ci sporgiamo lungo il parapetto merlato
per meglio vedere il panorama dall’alto, e il campo visivo cambia divenendo
infinito. Scendiamo al secondo piano e troviamo la sezione dedicata alle
ceramiche, i preziosi oggetti sono racchiuse in teche di vetro. La visita
continua lungo le stanze nobili, dove troviamo solo stucchi ed affreschi.
Usciti da palazzo Madama, scendiamo le scale facendo finta si essere nobili
signori di una dinastia in estinzione.
Decidiamo di visitare il Palazzo Reale, ci incamminiamo verso l’ingresso del
cancello custodito da due guardie a cavallo, continuiamo il nostro cammino
lungo il selciato e valichiamo l’enorme ingresso composto da due possenti
battenti lignei, prenotiamo alla biglietteria l’orario di visita migliore
ancora disponibile: le 15.00 del pomeriggio.
Visto l’orario un po’ tardo, ci rimane tempo per visitare altri luoghi della
città. Controlliamo sulla mappa, presa al centro informazioni, quali luoghi
sono più vicini a noi: IL MUSEO EGIZIO, noto in tutto il mondo, dato che è
secondo solo al museo del Cairo, per qualità e quantità di reperti custoditi
al suo interno. L’ingresso del palazzo dei musei sembra quello di un tempio
Egizio, con il soffitto sorretto da colonne adorne da piante di palma.
Facciamo il biglietto e oltre alla visita nel museo decidiamo anche di
integrare la visita alla galleria Sabauda, posta all’ultimo piano. Iniziamo
il nostro viaggio nel passato, sino alle origini della storia dell’uomo.
Nelle teche di vetro si trovano mummie , cocci di vasellame, lance e quanto
altro. Entriamo finalmente nelle sale dei reperti egizi, nella quale sono
collocate statue (degli dei, nonché di sfingi), addirittura parti di tombe
scolpite nella pietra viva, che dall’Egitto sono state portate sino a qui.
Il percorso continua con la mostra di ornamenti e corredi funerari che
accompagnavano il defunto nell’aldilà, sarcofagi con le sembianze umane del
defunto. Giungiamo in fine alla sezione dei papiri e delle mummie, che
chiudono alla visita. Saliamo quindi al piano superiore e ci dirigiamo verso
la galleria Sabauda per terminare il nostro escursus. È quasi ora di pranzo
quando usciamo dal Palazzo dei Musei, svoltiamo alla nostra sinistra e ci
dirigiamo verso palazzo Carignano (Museo Nazionale del rinascimento), che si
trova adiacente a quello del Museo egizio, per meglio ammirare la sua
struttura. Entriamo nel cortile interno e notiamo subito una curiosità data
dalle decorazioni esterne che racchiudono le finestre e i portali di
accesso, che da un primo sguardo sembrano stelle di mattoni. Usciamo
dall’accesso opposto alla nostra entrata e ci ritroviamo di fronte alla biblioteca nazionale. È
finalmente giunta l’ora di ritornare verso il Palazzo Reale. Entriamo
salendo il salone d’onore che conduce verso le stanze e gli appartamenti
privati del re. Gli arredi sono ben conservate, come anche la tappezzeria e
gli oggetti che una volta ne ornavano gli interni, come la famosa collezione
di vasi cinesi. Affascinante è anche la sala da ballo, ove il piccolo
soppalco dell’orchestra è sorretto da sottili colonne. I camini sono sempre
al centro dell’attenzione del visitatore, grazie alle loro dimensioni,
grandi o modeste a seconda dell’ampiezza dell’ambiente da riscaldare, i
quali sono sempre ornati con eleganza e gusto.
Usciti da Palazzo Reale ed estasiati da tanta bellezza, seguiamo il
perimetro esterno dell’edificio per giungere sino al Duomo di Torino, ove
all’interno è custodita una raffigurazione della Sacra Sindone, mentre
l’originale è conservata all’interno dell’altare di Antonio Bertola, alle
spalle del Duomo, la cui cupola si può intravedere da piazza Castello, in
quanto è adiacente al Palazzo Reale. Accanto alla chiesa si staglia verso il
cielo il campanile, che sembra quasi fare da vigile, sorvegliando l’ingresso
del luogo sacro.
Proseguiamo la passeggiata lungo la via che porta a Porta Palatina, che in epoca romana era uno degli accessi alla città. Mentre ci avviciniamo per
poterla fotografare meglio, notiamo alla nostra destra gli scavi che hanno
riportato alla luce edifici romani.
È
già trascorso quasi metà pomeriggio e le gambe sembrano muoversi da sole
lungo le vie della città dell’occulto per eccellenza. All’improvviso davanti
a noi si staglia uno dei tanti parchi che cigono la città, unici polmoni
verdi per gli abitanti intossicati dal traffico cittadino, qui è collocato
un monumento ai carabinieri. Ora mai il sole giunge al tramonto, e cerchiamo
di raggiungere l’albergo con le ultime energie.
Questa volta per la cena decidiamo per un ristorantino adiacente alla
stazione, dato che non avevamo voglia di cercare nulla in particolare, ma
solo un posto dove sedersi e riempirci lo stomaco. Come al solito non
riusciamo dal trattenerci, e mangiamo sempre più del solito, di conseguenza
per non andare a dormire con la sensazione di vomito improvviso da
ingozzamento, ci costringiamo a fare due passi per digerire. La città anche
di sera è animata, e a illuminare le piazze e i viali ci pensano i lampioni,
i quali creano un’atmosfera soffusa, mentre le vie principali sembrano
corridoi di una discoteca, con le strade colorate dalla luce sparata dai
neon delle insegne e dai faretti delle vetrine. Piazza S. Carlo acquista
un’altra veste di notte, con le due chiese Gemelle (S. Cristina e S. Carlo)
a fare da sfondo, quasi ad invitare i visitatori a seguire un percorso
immaginario che si conclude ai battenti delle due cappelle. Arriviamo sino a
piazza castello e scendiamo lungo la strada che porta al Duomo. L’orologio
rintocca la mezza notte, ci guardiamo e stupiti per l’orario facciamo dietro
front e ritornare in albergo. Di buon ora ci alziamo per scendere in sala
colazioni e trangugiare ogni leccornia: cornetti, torte, biscotti ecc...con
l’appetito saziato sino al giorno successivo ci prepariamo per la prossima
avventura, alla scoperta della Mole Antonelliana. All’interno di questa
gigantesca struttura fu impiantato il museo del Cinema. L’altezza
dell’edificio la rende visibile anche da lontano, grazie anche all’enorme
cupola terminante in una cuspide.. Arrivati finalmente all’ingresso
attendiamo come sempre il nostro turno per poter fare i biglietti. Il
percorso storico inizia con le origini del cinema e dalle sue radici, a
partire dalla lanterna magica, sino ad arrivare alle moderne tecniche di
ripresa. Tutto è improntato per stupire il visitatore, a partire dalle
scenografie presenti nella grande sala della cupola, da dove l’ascensore
schizza verso il cielo. Durane la visita ci si può rilassare sdraiandosi su
delle comode poltrone rosse reclinate quasi in posizione orizzontale, per
permettere al visitatore di poter vedere meglio alcuni spezzoni di film
celebri proiettati lungo le pareti della cupola. Tutto appare strano e
fantasioso, a tal punto da rendere reale ciò che non lo è, come nei set
cinematografici ricostruiti nei minimi dettagli.
Usciti dal museo del cinema, ci incamminiamo sino ad arrivare al fiume Po,
seguiti sembra dai raggi caldi del sole. Arriviamo sino alle pendici del Monte dei Cappuccini, per poi dirigerci verso il Parco del Valentino dove
poterci riposare un attimo all’ombra di qualche albero. Dopo tanto attendere
giungiamo al castello del Valentino, oggi sede universitari di Architettura.
Finiamo quindi la giornata cercando di ritornare sui nostri passi, verso il
punto di partenza di ogni nostra scelta.
Il
sole sorge nuovamente dalle ombre della notte, e rischiara l’orizzonte, alla
domenica la città sonnecchia ancora e tarda a svegliarsi. Partiamo quindi
alla volta della Reggia di Venaria Reale con la nostra super car, che
avevamo lasciato in posteggio in una via non lontano dal nostro alloggio. La
Reggia di Venaria fu da ispirazione per la creazione del Palazzo di
Versailles ideato dal re Sole, infatti appena arrivati notiamo il tabellone
che riporta il progetto della reggia così come a quel tempo lo vedevano gli
occhi del sovrano, con una corte immensa seguita da ettari di giardini
terminanti con il bosco della selvaggina. Attualmente la reggia è ancora in
restauro, e le impalcature fanno apparire l’imponente complesso come un
animale in gabbia. La struttura è tuttavia ben conservata, anche se
l’ingresso principale con la torre dell’orologio è stato in gran parte
distrutta. Il complesso prima dei lavori era in completo abbandono, oltre
che in cattivo stato di conservazione interno, a causa dell’utilizzo dello
stabile sino ad inizi del ‘900 come caserma. Attualmente i lavori sono a
buon punto, anche se gran parte degli affreschi e tutti gli arredi ora mai
sono andati perduti, oltre al palazzo è in previsione la ristrutturazione
della peschiera, e l’innesto dei giardini come si presentavano al tempo. La
struttura ingloberà in oltre una scuola di restauro, un albergo e zone di
ristorazione, tutto per far rivivere questo luogo magico.
Entriamo con la guida attraverso quella che un tempo era la corte d’onore, e
varchiamo l’ingresso entrando in un enorme salone con soffitti altissimi ed
ancora affrescati, mentre gli arazzi che un tempo decoravano le pareti sono
ora mai scomparsi da tempo, come anche gli affreschi che occupavano la parte
bassa della parete, questo a causa sia dei militari, che della popolazione
che trafugò la reggia con l’invasione delle truppe napoleoniche. Passiamo
una serie di stanze vuote, ove si vedono solo i graffiti dei militari, a
indicare i giorni del calendario e le loro frasi rivolte ai cari lontani.
Giungiamo quindi all’ingresso della galleria di Diana, opera dello Juvarra,
che risplende ancora oggi come un gioiello alla luce del sole, questo grazie
a un gioco di luci create sia dai finestroni, che dalle finestre poste in
alto incorniciate da stucchi, che le fanno sembrare degli oblò. Il pavimento
è ancora quello originale, con la particolarità delle piastrelle a
scacchiera, le quali si intrecciano fra di loro in gioco di bianco e nero.
Tutta la galleria è adorna di stucchi, che guarniscono anche la volta a
botte. Usciti dal salone delle feste, percorriamo il cortile esterno, che
porta alla rimessa delle carrozze e alla citroniera, per concludere il giro
presso la cappella di S. Uberto, la quale presenta un particolare nascosto,
del quale ci si rende conto solo uscendo all’esterno, ossia gli affreschi
della cupola sono così ben studiati da far sembrare ai pellegrini che
termini con un lanternino, quando in realtà dall’esterno si nota che la
cupola non presenta nulla sopra la sua mezza sfera. La chiesa è a pianta
circolare, e l’altare maggiore, posto davanti l’ingresso, è attorniato da
angeli marmorei sfigurati agli arti, questa orrida visione è lasciata
appositamente dai restauratori per ricordare la violenza e l’inciviltà degli
uomini. Dopo
aver divorato uno spuntino veloce ripartiamo subito sulle tracce della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Non ci impieghiamo molto ad arrivare,
quindi cerchiamo un parcheggio, ma mentre guardavamo ai lati della strada ci
ritroviamo a girare attorno alla Palazzina utilizzata dall’amministrazione
comunale come fosse una enorme rotonda per il traffico stradale.
Parcheggiamo in uno spazio adiacente l’ingresso e ci incamminiamo lungo il
viale che porta all’enorme cancello. In quel momento una giovane sposa con
tutti gli invitati al seguito erano intenti a farsi immortalare in quel
magnifico luogo, celebre anche per una nota fiction italiana. Sulla cupola
del corpo centrale spicca la statua del cervo, simbolo della caccia e quindi
della stessa palazzina, ma quello esposto non è l’originale, in quanto
questo ultimo fu sostituito dall’attuale per paura che il tempo e le
intemperie lo avrebbero potuto rovinare, quindi fu posto al sicuro
all’interno della biglietteria. Per accedere al complesso si deve
attraversare uno dei bracci del corpo di fabbrica (quello destro) che
immette nel parco e successivamente alla corte d’onore che si vede
esternamente attraverso il cancello. Iniziamo l’itinerario. Gli affreschi
alle pareti delle camere che attraversiamo sono ben conservati; continuiamo
a camminare sino ad arrivare al salone da ballo circolare posto nel corpo
centrale della palazzina. L’ambiente è diviso in due sezioni sovrapposte, la
prima a piano terra per gli ospiti illustri , la seconda nel piano superiore
ove una balconata permetteva agli ospiti di rango inferiore di poter
assistere alle feste. Ad illuminare l’ambiente era un grande candelabro di
cristallo, posto al centro della sala, mentre come decorazione erano appesi
alle pareti i trofei di caccia illuminati da candele. Da questa zona si
poteva accedere alle stanze private del sovrano ed alla sua camera da letto.
In questi ambienti sono ancora presenti gli arredi originali, mentre a fare
da cornice sono gli affreschi che si rincorrono per ogni stanza, sempre
ispirati alla mitologia con spunto verso la caccia. Usciti dalla loggia, il
nostro sguardo è ancora perso nell’illusione di poter tornare indietro nel
tempo e poter vivere in quelle meravigliose stanze. Riprendiamo il cammino e
torniamo verso Torino, direzione castello di Rivoli, oggi sede di un
importante museo di arte moderna. La struttura la si nota già dalle pendici
del promontorio; arrivati sulla sommità parcheggiamo nell’immenso spiazzale
che gira attorno alla struttura. Il carpo di fabbrica è suddiviso in due
sezioni, a causa della distruzione da parte dell’ala del castello dovuto ai
bombardamenti della seconda guerra mondiale. Tuttavia gran parte della
struttura non ha subito danni gravissimi, anche se gli interni furono
deturpati e saccheggiati, in quanto qui trovarono rifugio nel dopo guerra i
più emarginati e i senza tetto. Le ferite del castello sono state sigillate
con lastre di vetro, che danno alla scena un tocco di modernità, mentre
nello spazio fra le due componenti dello stabile sono ancora presenti le
colonne che sorreggevano gli archi di quello che una volta doveva essere il
soffitto. Decidiamo quindi di passeggiare lungo il castello per ammirare il
paesaggio sottostante il colle, prima di riprendere nuovamente il viaggio
alla volta della Basilica di Superga, anche essa situata su di un
promontorio, alla quale ci si può anche arrivare per mezzo di un trenino
simile a una seggiovia. La basilica con la sua maestosità domina il
paesaggio. All’interno della cripta sono conservate le tombe reali, mentre
alle spalle della costruzione, al disotto della basilica, è collocata la
tomba dei giocatori del Torino, morti in un incidente aereo, il quale
precipitò proprio su di questo colle, lo schianto fu tale da che non ci
furono sopravvissuti. L’ingresso alla basilica è consentito mediante una
scalinata che conduce sotto l’enorme timpano, sorretto da una serie di
colonne, varcata la soglia d’ingresso si entra nella basilica avente una
pianta circolare, posto sulla destra è collocato un ingresso ad una
scalinata che permette ai visitatori di poter accedere al terrazzo del piano
superiore, dal quale si domina il panorama sulla vallata, ove il fiume Po
passa sonnecchiando nel suo letto, e accarezza la città di Torino, che da
quell’altura sembrava essere divenuta silenziosa. La giornata ora mai era
giunta al termine e non ci restava che tornare indietro sui nostri passi. Al
portiere della hall dell’albergo chiediamo un ristorante ove poter mangiare
anche con gli occhi oltre che con le papille gustative, in quanto quella
sera volevamo strafare. In 10 minuti di cammino arriviamo davanti alla porta
del ristorante, in effetti i prezzi esposti erano un po’ cari, ma volevamo
ugualmente festeggiare l’ultima serata in questa meravigliosa città. La cena
è stata molto ben gustata così come il conto, ma ne valeva la pena, così
come lo era assaggiare il loro dolce: Tiramisù!!!
Alla
mattina siamo già pronti per tornare a casa, ma prima di riportare la
macchina al centro noleggio in aeroporto, decidiamo di visitare il borgo
medioevale, collocato nel parco del Valentino. Questa colossale opera fu
costruito per la fiera che si svolse a Torino nel 1884, per la
realizzazione del progetto furono presi come modelli i castelli della Valle
d’Aosta, con un dovuto e accurato studio storico compiuto dagli storici del
tempo. Se non avessi saputo che tale borgo era stato costruito nell’800,
avrei sicuramente detto che si trattava di un autentico borgo medioevale. A
questo luogo si accede attraverso un ponte levatoio e subito ci si trova
davanti una piccola fontana e alle case ove un tempo dovevano abitarci gli
abitanti, le quali tuttavia sono utilizzate come negozi di souvenir.
Seguiamo la strada di ciottoli e giungiamo davanti alla chiesa del borgo,
accanto alla quale era insidiata la biglietteria per poter accedere al
castello, che ovviamente non possiamo non visitare. Nel frattempo che arrivi
il nostro turno d’entrata, continuiamo a vagare all’interno del borgo,
andando a scrutare ogni angolo possibile. Giunto il nostro turno saliamo
con il resto del gruppo lungo la salita che porta all’ingresso del castello.
All’interno si trova il pozzo per la raccolta dell’acqua nel sottosuolo,
oltre a quella piovana, mentre tutto attorno si ammirano gli affreschi,
anche essi copiati da quelli originali presenti nelle residenze dei signori
della Valle d’Aosta. La guida ci conduce attraverso le stanze ricostruite:
la camera dei soldati, le cucine, la sala da pranzo, salendo invece si
trovano: la camera da letto del signore, e la sala del trono per le
udienze. Nei sotterrai del castello ci sono invece le prigioni. I mobili
che arredano l’intero edificio sono stati ricostruiti seguendo le
caratteristiche di alcuni disegni e di originali collocati in altri musei. È
giunto ora mai il tempo di tornare a casa, con uno zaino pieno di foto e
ricordi da sfogliare ogni volta che il ricordo si fermerà su Torino. |