I Vostri Itinerari...

DIARIO DI BORDO

Viaggio a Trieste
(dal 20 al 22 Agosto 2007)

 
   

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Solitamente quando si pensa a città come quella di Trieste, ci si sofferma un attimo a pensare: _ Mi piacerebbe andarci, ma è troppo lontana _
In effetti il viaggio non è dei migliori, soprattutto se si decide di prendere il treno, ci sono un po’ di coincidenze ferroviarie da far combaciare, quindi a questo punto meglio prendere la macchina.

Il viaggio  in autostrada è scorrevole, finché non si incontrano code alla barriera di Venezia, ma solitamente partendo in un giorno infrasettimanale non si dovrebbero avere particolari disagi.  Dal finestrino dell'auto si possono ammirare i differenti paesaggi che si alternano, dalla verdeggiante campagna sino ad arrivare  alle prime colline.  Il tratto ultimo che dall'uscita dell'autostrada conduce verso la città è pieno di curve, in quanto ci si trova sul promontorio dei monti che sovrastano il mare, lungo il percorso stradale bisogna prestare attenzione ai cartelli, in quanto lo spazio limitato non ha permesso la realizzazione di strade più ampie,perciò è un attimo prendere la rampa sbagliata e ritrovarsi in direzione della dogana verso la Slovenia. La discesa verso la città di Trieste è emozionante, si ammira tutta la città, sue costruzioni, il porto, i palazzi, che si riflette sulle acque increspate dell’Adriatico, tutte queste caratteristiche la fanno somigliare a Genova.

Una volta giunti a destinazione parcheggiammo l’auto nel parcheggio all'interno dell'albergo, a pagamento, in quanto i posteggi liberi erano pochi, e nemmeno fra quelli a pagamento c’era uno spazio libero.

Iniziammo la nostra passeggiata esplorativa della città, ci incamminammo lungo la strada che conduceva al molo, costeggiata da alti palazzi che correvano lungo le due sponde. Il paesaggio sul porto era molto emozionante, soprattutto perché alle h. 19.00 iniziavano ad accendersi le luci blu nella piazza principale: “piazza dell’Unità”, rischiarando le facciate dei palazzi signorili, creando una spettacolare scenografia.

Stava diventando tardi per cenare, ci infilammo nella prima pizzeria che trovammo lungo la via che costeggia il lungo mare, appena in tempo, in quanto il locale era strapieno sia all’interno che all'aperto, e qualche minuto dopo di noi arrivarono un gruppo di persone, che di primo acchito mi davano l'impressione di essere  altezzose e con la puzza sotto al naso. Mangiammo solo una pizza, niente di tipico, e per digerire ci  avventurammo lungo i negozi chiusi, sparsi lungo le stradine del centro, dei quali ammirammo le vetrine che esponevano i prezzi scontati, in quanto il periodo di fine Agosto preannunciava la fine delle ferie estive per aprirsi alla stagione autunnale.

Il giorno dopo decidemmo di tornare sulla sommità del promontorio dominata dalla Basilica di S.Giusto.

alla quasi si appoggia un massiccio campanile a pianta quadra, sul quale salimmo pagando 1 euro , la scalinata ci condusse alla cella campanaria, dalla quale potemmo ammirare in piena luce le rovine della Basilica romanica e le montagne che immergevano i loro fianchi nel Golfo di Trieste, la vegetazione rigogliosa si amalgama perfettamente con gli insediamenti urbani, quasi li volesse mimetizzare. Dopo aver scattato una sequenza infinita di foto a noi e a tutto quello che ci circondava, scendemmo la torre campanaria ed entrammo nella basilica, la quale custodiva al suo interno meravigliosi ornamenti sacri, di cui sono testimoni le absidi, arricchite da mosaici.  Continuammo il nostro percorso, scendendo lungo la strada che costeggia il cimitero lapidario e continua in mezzo alle abitazioni dirigendosi verso la chiesa di S. Maria Maggiore, ove l'interno era rischiarato dalla luce del giorno, la quale si incanalava verso l'unica navata centrale, grazie ai finestroni  collocati lungo tutte le pareti.

La camminata proseguì sino ad arrivare al molo, dove potemmo ammirare i palazzi Lloyd Triestino, il palazzo del governo e il Municipio, che si ergevano possenti su piazza Unità d'Italia.  Immortalammo anche il punto in cui il cacciatorpediniere fece sbarcare gli alleati sul molo Audace, durante la seconda guerra mondiale, e a riconoscenza di tale momento storico fu collocato un monumento ove è raffigurato un soldato con una bandiera in mano e due giovani ragazze.  Il percorso ci condusse sino alla chiesa Ortodossa S. Nicolò dei Greci, dove all'interno  si celava un ambiente di piccole dimensioni, ma che trasmetteva un profondo senso di calore e di intima accoglimento, tutto l'ambiente era  traboccante di ornamenti dorati, e pannelli lignei dipinti. Lo step successivo fu il Gran Canal che mette in comunicazione il mare con la sezione del piccolo porticciolo per le barche di piccole dimensioni, che qui sono lasciate ormeggiate in attesa della bassa marea; il canale, sul quale si specchia palazzo Gopcevich, si dilunga sino ad arrivare ai piedi della chiesa di S. Antonio Nuovo Taumaturgo la quale presenta interni spogli, mentre a pochi metri si erge nascosta fra le abitazioni la chiesa di S. Spiridione, dove gli interni sono riccamente decorati con stucchi dorati, mentre il soffitto blu cobalto è adornato da stelle dorate.

Ci avventurammo fra i palazzi e le strade, ora ampie ora strette,,  sino ad arrivare al tempio ebraico, che naturalmente era possibile visitare solamente a determinati orari e con la guida.

Erano quasi le h. 12.00, ma siccome l'appetito non giungeva, proseguimmo l'esplorazione di della città di Trieste, sino a giungere per sbaglio davanti l’Anfiteatro Romano, il quale all’epoca degli antichi romani doveva era lambito dalle acque del Mare.

Decidemmo che la mattinata era stata proficua, di conseguenza tornammo verso l’albergo, prendendo una scorciatoia, risalendo lungo una scalinata che ci condusse sino al monumento intitolato ai caduti della grande guerra, dove ai lati della scalinata si trovavano tante pietre di medie dimensioni, sulle quali erano stati scolpiti i nomi dei caduti in guerra. 

Il giorno seguente decidemmo di proseguire lungo la costa e raggiungere il castello di Miramare. La acque del golfo lambiscono la costa a strapiombo sul mare, eccezion fatta per alcuni tratti dove sono rimasti alcune strisce di ghiaia, mentre altre sono state strappate alle acque con dei lastroni in pietra, sui quali sono state ricavate zone per gli piaggianti e per la tintarella.

Parcheggiammo l’auto a ridosso  del parco del castello e ci incamminammo verso l’ingresso, un portale di pietra bianca incastonato fra la collina e la scogliera, oltre si ergeva l’edificio costruito appositamente con il conte Massimiliano d'Asburgo e la sua consorte Carlotta del Belgio.  Tutt’attorno si diramava il giardino fiorito di ogni sorta di colore, rendendo l’atmosfera perfetta per uno dei racconti classici di dame e cavalieri, davanti all’ingresso principale fu ricavata una fontana, nella quale si rispecchiava la struttura. Sivitammo le stanze del castello, partendo dallo scalone d’ingresso che ci portò verso le stanze al primo piano, ove si trovava la biblioteca, e altre sale di intrattenimento sino arrivare al grande salone del trono, per poi ridiscendere lungo le stanze al pian terreno, ove tutto era realizzato per assomigliare alle cabine all’ammiraglia del conte, in modo che anche quando non era in mare, potesse avere la sensazione si solcare ugualmente i mari. Proseguimmo il percorso naturale lungo il parco, il quale si immerge all’interno della flora, il giardino era composto da un insieme di percorsi alternativi, i quali conducevano rispettivamente al Castelletto, al laghetto dei cinghi e un edificio utilizzato come Kaffehouse.

La vista dall’alto del promontorio dominava tutta la scogliera, ove a fare da contorno era la calma quiete del mare. Tutto muta in silenzio e la tranquillità sommerse le nostre menti. Forse era proprio questo sentimento che il conte Massimiliano provava quando passeggiava per questi giardini all'italiana con la dolce consorte.

La fine del nostro viaggio è quindi giunto, non resta che tornare a casa con le immagini e le foto scattate, per non dimenticare questi bellissimi luoghi dove la mente trova riposo, e lo sguardo un attimo di quiete. Tutto sommato la città non è difficile da vivere, anche se c'è molto traffico per via del poco spazio, è come una seconda Genova, forse in versione un po' più grande.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

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