Organizzare un week end o un lungo ponte a Vicenza è stato abbastanza
facile, non per le facili informazioni reperibili ora mai ovunque in
internet, ma soprattutto per la possibilità di visitare tutto in poco tempo,
naturalmente questo dipendente solo da che passo avete e quanto avete voglia
di camminare. Arrivati all’uscita dall’autostrada in un attimo si è in
centro, parcheggi liberi sono fuori dalla città quindi anche in questo caso
abbiate con voi il solito porta monete da utilizzare per riempire il
parcometro, fuori dal centro bisogna sborsare 1 euro l’ora, nella cerchia
del centro 1,50 l’or, a voi la scelta, noi abbiamo optato per quella più
economica e con tre euro abbiamo coperto la fascia oraria dalle 11.00 alle
14.00.
Pronti per lo start iniziare? Ci incamminammo lungo Contrada San Pietro, ove
si affaccia l’omonima chiese con attiguo oratorio del ‘400. Arrivammo in
piazza XX settembre e oltrepassammo il ponte sul fiume Bacchiglione,
giungendo al Palazzo del Territorio e all’info point, il quale è collocato
esattamente accanto al Teatro Olimpico, dove recuperammo qualche cartina e
qualche veloce itinerario. Proseguimmo lungo Corso Palladio sul quale si
affaccia Casa Cogollo, Palazzo Da Schio, Palazzo Civena Trissino, Palazzo
Trissino Baston, Palazzo Pojana, Palazzo Valmarana Braga Rosa, sino ad
arrivare a Piazza del Castello dove si trovano Palazzo Thiene Bonin Longare,
il Palazzo Porto Breganze e il Torrione di Porta Castello.
Il tragitto del Corso non lo percorriamo per la sua lunghezza ma decidiamo
di tagliare lungo contrada San Barnaba, che ci conduce in Piazza Biade dove
si trova la Basilica Palladiana e la Chiesa di San Vincenzo, percorrendola
si giunge alla Loggia del Capitano che si affaccia su piazza della Signoria,
mentre sull’adiacente piazza delle Erbe si trova Casa Pigafetta.
Seguiamo le indicazioni sparse per la città, in stile “caccia al tesoro” e
giungemmo in piazza del Duomo, dove oltre all’omonimo tempio si trova il
cripto portico romano e il Museo Diocesano. Il Duomo purtroppo non ha avuto
alcuna difesa contro le intemperie e la facciata sembra sbriciolarsi sotto
il sole, l’interno è severo, mentre solo le cappelle laterali sembrano
richiamare un attimo di distrazione, sotto l’altare maggiore si scendono una
serie di gradini e ci si trova nella cripta sorretta da colonne, mentre
attorno alla sala sono collocati dei sarcofagi.
Continuammo il nostro tragitto sino a sbucare in piazza del Castello per
poi ridiscendere nuovamente lungo Corso Palladio. Durante il nostro giro
turistico tenemmo da conto i papabili ristoranti e piccole botteghe e ci
decidemmo all’ultimo per il self service proprio sotto il Torrione di Porta
Castello, spendendo per un primo e un contorno come andare da MC Donald’s.
Tenendo sempre d’occhio l’orologio facemmo un giro nei giardini Salvi
adiacenti al Torrione di Porta Castello, dove si trova la Loggia Valmarana,
la quale si affaccia su di un piccolo canale verdastro occupato da anatre in
cerca di tranquillità.
La camminata del ritorno all’auto ci attendeva e mentre ritornammo sui
nostri passi lungo Corso Palladio pensammo a quale villa raggiungere per
prima, ma siccome al pomeriggio sono chiuse tutte fino alle ore 15.00,
decidemmo di andare prima al Santuario di Monte Berico, dal quale si gode
una panoramica sulla città di Vicenza oltre che dei monti all’orizzonte.
Parcheggiamo l’auto nello spiazzare antistante il Santuario e andammo a
gironzolare qua e l’ha in cerca della foto perfetta, il sole non era
caldissimo e il venticello fresco non appesantiva le gambe, reduci ora mai
da tre ore di camminata, tuttavia la levata del mattino incominciava a farsi
sentire e decidemmo di prendere la strada per l’albergo, collocato a qualche
chilometro fuori città, ma prima decidemmo di visitare le due ville lungo la
strada: Villa Valmarana “ai Nani” e la splendida Villa Capra Valmarana detta
anche “La Rotonda”, capolavoro del Palladio, nonché patrimonio dell’UNESCO.
Scendemmo il colle del Santuario e ci dirigiamo verso l’Arco delle Scalette
e continuiamo a seguire il crinale della montagna sino a giungere alle
pendici di Villa Valmarana ai Nani, arrancammo sulla ripida salita e
arrivammo allo spiazzale, punto di arrivo finale in quanto la strada
terminava in un piccolo spiazzale contro il muro della villa, decidemmo di
riposare all’ombra di una pianta attendendo che arrivassero le 15.00,
l’ombra e al fresco ci accompagnarono in un piacevole riposo pomeridiano ,
con un contorno di cinguettii . All’ora “X” ci dirigemmo verso l’ultima e
imperdibile Villa della Rotonda, scendemmo lungo la via e dopo qualche
rientranza ecco spuntare il cartello che indicava la Villa Palladiana,
arrivati ci accorgemmo subito che potevamo lasciare la macchina nel piazzale
di Villa Valmarana ai Nani, in quanto attraverso il sentiero ciclabile e
pedonale si giungeva esattamente di fronte ai cancelli di Villa Capra. Ad
ogni modo cercammo di accostare al meglio l’auto al ciglio della strada,
pagammo il biglietto di solo ingresso ai giardini di 5 euro e ci godemmo lo
spettacolo dell’architettura Palladiana che si ergeva in tutto il suo
splendore simmetrico davanti ai nostri occhi, l’unica nota negativa fu che i
giardini non erano esattamente ciò che ci aspettavamo, erano solo poche
aiuole attorno alla Villa e del resto tutto prato verde, curato e tagliato,
ma nulla di paragonabile perfezione.
L’albergo dove alloggiammo in questo week end era collocato ad Altavilla
Vicentina a 5 minuti di macchina da Vicenza utilizzando l’autostrada. Dopo
un ristoro di qualche ora alle 18.00 decidemmo di recarci da prima a Lonigo
visto che la guida ne parlava come un importante centro di fondazione
romana, dove fu eretto anche il Duomo, villa Giovanelli e villa Pisani.
Giunti in paese parcheggiamo la macchina accanto al Duomo, ora mai chiuso,
mentre sul lato della piazza attigua, si ergeva palazzo Pisani che da sotto
i suoi portici ci condusse alla zona pedonale, molto colorita, con le
piccole abitazioni una accanto all’altra che con negozietti e piccoli bar –
gelaterie, le quali costituiscono la passeggiata sino alla salita del colle
per Villa Pisani, ma ci accorgiamo da subito che non trovammo un locale
aperto, tutti stavano chiudendo, e di conseguenza sarebbe stato inutile
continuare la salita a piedi per 2 chilometri se alla nostra discesa non
avessimo trovato più alcun locale aperto per ristorarci, di conseguenza
mestamente ritornammo alla macchina e decidemmo di tornare in dietro alla
volta di Vicenza, dove in serata sarebbe iniziato il festival canoro in
concomitanza con il festival Biblico che coinvolgeva tutta la provincia.
Giunti in città tornammo nuovamente al vecchio parcheggio del mattino,
sperando di trovarne uno svuoto, ma naturalmente tutti i park erano presi
d’assalto dalla ressa di automobili, anche se erano solo le ore 20.00, ma
non demordemmo, ma dopo l’ennesimo giro di isolato non ci restò che entrare
in un parcheggio a pagamento vicino a piazza San Pietro, dove bisognava
pagare 0,50 centesimi l’ora dopo le 19.00 di sera.
Iniziammo la nostra ricerca di un locale, e ci ricordammo di aver notato una
pizzeria con giardino durante il nostro giro diurno, ma non ricordammo
esattamente dove fosse, perciò percorremmo Corso Palladio per ben due volte,
alla fine ci venne in mente che il locale si trovava all’inizio del Corso, e
finalmente vedemmo il cartello sotto i portici. Mangiammo bene, e troppo,
diciamo che la pizza era molto condita, quindi non riuscii, almeno io, a
concedermi un gelato, visto che la città è sovraccarica di bar e gelateria,
mentre di locali dediti espressivamente alla ristorazione come ristoranti,
pizzerie e locande, si contavano sulla punta delle dita.. facemmo un giro in
piazza Biade dove era montato il palco scenico per la serata dell’evento, ed
ascoltammo alcuni brani in mezzo alla folla. La serata volgeva al termine e
alle 23.00 tornammo verso la nostra stanza di albergo, già assonnati e
stanchi.
Il giorno dopo fummo beffati dal tempo, in quanto durante la notte si era
abbassata drasticamente la temperatura e il cielo si era velato di nubi cupe
e cariche di pioggia.. le tappe del giorno prevedevano un bel giro fra i
monti sino ad Asiago, ma purtroppo sarebbe stato inutile arrancare sulle
alture con un tempo da lupi come questo, quindi cambiammo l’itinerario
all’ultimo, senza molti problemi, visto che di cose da visitare nelle
vicinanze ce ne sono..ci dirigemmo alla volta di Thiene, il piccolo centro è
molto accogliente, pieno di vetrine, e dominato dal castello e dalla torre
civica, divenuta torre campanaria per il vicino Duomo. Ci fermammo a bere un
caffè nel bar accanto al municipio davanti al quale si trovava un parchetto
ben curato con fontana, che conduceva verso la zona pedonale... riprendemmo
il cammino alla volta di Bassano del Grappa, sperando che il tempo reggesse
e non venisse a piovere a dirotto. Arrivati nella cittadina cercammo
parcheggio attorno a piazzale Cadorna, ma purtroppo i parcheggi con il disco
orario furono i primi ad essere esauriti, quindi non restava che quelli a
pagamento nella antistante piazzetta. Una volta pagato il solito
parchimetro ci incamminammo alla volta del centro, molto pittoresco e
contornato dai portici. Arrivati in piazza Libertà ci accorgemmo di quale
ottima scelta avessimo fatto nel fermarci in questo luogo collocato sulla
riva del Brenta. Durante tutta la nostra trasferta ci accorgemmo che i
tedeschi apprezzano molto questa provincia e di conseguenza anche i locali
seguono la tradizione del turista, e trovarne uno che offrisse anche piatti
tipici fu un po’ come giocare a mosca cieca. Arrivati in piazza Garibaldi
continuammo il tragitto lungo la direttrice che porta sino al Duomo per poi
ridiscendere per arrivare a ponte Vecchio dal quale ci accorgemmo della
maestosità della natura, anche se il tempo ci fu avverso, da una parte
all’altra della riva del Brenta le case si affacciavano a specchiarsi nelle
sue acque. Ripercorremmo il tratto di Via Gamba e ci fermammo sul
promontorio a mangiare in un ristorante, traboccante di gente, era molto
accogliente e caldo, fu molto insolito e simpatico pranzare in questo
locale, in quanto non mangiammo sui tavoli normali, ma sulle botti del vino,
in quanto non c’era posto, e pranzare in modo alternativo non ci dispiacque
affatto, il quadretto fu completato con piatti veramente squisiti, e
finalmente potemmo assaggiare il baccalà alla vicentina. Finito il nostro
pranzo ci accorgemmo che le nuvole ci avevano bleffato, e avevano iniziato a
riversare a terra la loro acqua. Purtroppo per noi non fu facile finire il
giro turistico a Bassano del Grappa senza ombrello, e dovemmo tornare
mestamente all’auto, cercando di non bagnarci completamente.
Ultima meta del giorno fu Padova a un’oretta di macchina da Bassano del
Grappa.. arrivammo in città per le ore 16.00 ma ci volle abbastanza tempo
per trovare il centro, soprattutto per evitare ogni sorta di ZTL e divieti
vari. I parcheggi erano tutti pieni , perciò dopo tanto girare non ci restò
che parcheggiare in piazza dell’Insurrezione a pagamento per la modica cifra
di 1,5 euro l’ora, in quanto era domenica, mentre nei giorni feriali la
cifra sale a 2,50 euro l’ora..le grandi città diventano sempre di più poco
abbordabili da questo punto di vista, il portafoglio alla fine della
giornata potrebbe rivelarsi veramente sgonfio!
Potremmo dire che Padova si sviluppa in due aree turistiche, la prima è
sicuramente quella monumentale del centro, l’altra è quella allocata verso
sud dove si trovano le due basiliche dei Santi Antonio e Giustina e Prato
della Valle, dove la maggior parte della gente si riversa per ritrovarsi e
per passeggiare.
Subito non riuscimmo a identificare la nostra locazione sulla cartina,
nemmeno il GPRS ci voleva aiutare visto il brutto tempo, iniziammo quindi a
vagare alla cieca per trovare un punto di riferimento e finalmente eccoci in
piazza Cavour e da lì seguimmo via Roma, che ci condusse in piazza delle
Erbe dove si collocano il Municipio e il palazzo della Regione, dall’altro
lato si trovano invece piazza della Frutta e piazza dei Signori, da
quest’ultima scendemmo lungo una via di comunicazione per arrivare in piazza
del Duomo, tutte le vie sembrano quasi toccarsi da una parte all’altra per
poi allargarsi in grandi spazi aperti a ridosso delle piazze. Il duomo non
fu molto fascinoso esternamente, causa della facciata lasciata incompiuta,
mentre l’interno lascia a desiderare a causa dell’intonaco bianco che
ricopre per una buona parte le pareti del tempio. Adiacenti al tempio si
trovano da un lato il palazzo vescovile e il battistero, quest’ultimo è a
pagamento, e ricompensa il cammino per arrivare fino qui. Optammo a questo
punto della giornata di recarci verso l’altra zona di Padova, prima che il
tempo potesse nuovamente riservarci delle brutte sorprese e con l’automobile
percorremmo Via Umberto I e Corso Vittorio Emanuele II , ed incominciammo a
pensare dove lasciare l’auto, questa volta non a pagamento, e finalmente
trovammo uno spazio in un vicolo laterale. Ci affrettammo nel girare Prato
della Valle, un isolotto in mezzo alla città, circondato da statue, dove le
acque circolano cercando un distacco fisico dalla terra ferma. Adiacenti al
Prato si trova la Basilica di Santa Giustina. Naturalmente scegliemmo
proprio il momento di massa affluenza per visitare una città come Padova,
infatti da un lato del Prato c’erano le manifestazioni agonistiche del CONI
dall’altra parte c’erano i baracconi con tutte le giostre e la gente
affluiva da ogni parte. Ci indirizzammo verso Via Belludi alla volta della
Basilica di Sant’Antonio – l’Oratorio di San Giorgio e l’Orto Botanico.
Non potevamo far altro che esibire il guanto bianco e tornammo in albergo
per lo sfinimento..All’arrivo in hotel ci informammo alla reception se c’era
un multisala, e ci indicarono quello a Vicenza est, nel centro commerciale
Le Piramidi, un complesso commerciale enorme, da una parte della strada il
multisala e dall’altra centri commerciali negozi di ogni tipo, praticamente
tutto di quello si necessita a portare di strada. Decidemmo il film della
serata, con proiezione alle 22.00 e cenammo in un locale, facente parte di
“una catena”made Napoli, dove mangiammo molto bene, in quanto la pasta era
fatta al bronzo e al dente, e le bruschette si mangiavano da sole! |