La terra Toscana è sempre
uno spettacolo, anche il viaggio in autostrada lo sarebbe, se invece di
dover continuamente essere concentratati a non finire dentro un camion, in
una delle duecento curve che si snodano lungo il percorso, per non parlare
dei continui lavori in corso, un cantiere perenne....il paesaggio alla fine
se lo gode solamente chi ci accompagna, anche se solitamente il guidatore si
ritrova all'interno di un'autovettura senza nessuno con cui dialogare,
perché capita spesso e volentieri, che chi non guidi dopo un'oretta di
chiacchiere, automaticamente si spegne e va in letargo...Questa volta il
viaggio è stato suddiviso in due tappe, in quanto ognuno di noi viaggiava
separatamente, io scendevo verso Arezzo con l'auto, mentre il mio compagno
di avventure risaliva la dorsale appenninica con il treno che collega Roma
alla stazione centrale di Arezzo.
Anche gli orari di partenza furono
diversi, ed arrivai con venti minuti in anticipo, e meno male visto che
dovevo anche cercare un parcheggio vicino alla stazione, che fortunatamente
trovai dopo qualche giro di perlustrazione. Le strade larghe fanno defluire
bene il traffico, tanto che alle 15.20 si girava bene in città, anche se non
la conoscevo per nulla, e stavo cercando di ambientarmi, per non finire
incappato in qualche ZTL.
Una volta recuperato anche
il secondo membro dell'equipaggio ci fermammo in un classico MC Donald's,
tanto per stuzzicare un po' la fame, dato che entrambe non avevamo toccato
cibo per pranzo...una volta sbaffato tutto quello che c'era nel menu, ci
avviammo verso l'albergo per posare le valige e decidere
cosa fare prima che il pomeriggio fosse finito del tutto... pensavamo che
l’albergo fosse appena fuori la cittadina di Arezzo, e invece era a ben 12km
di distanza, in mezzo alla campagna...tutto
sommato non ci potemmo lamentare, in fondo eravamo alloggiati in mezzo al
verde delle colline toscane, con i filari delle viti che scendevano lungo i
fianchi dei promontori verdeggianti.
Fatto il check-in ci
dirigemmo alla volta di Castiglion Fiorentino, dove era iniziata la sagra
paesana del cinghiale.
Diciamo subito che i
parcheggi non sono il forte di questa provincia, pochi e molto spesso a
pagamento, bisogna quindi armarsi di pazienza, altrimenti prendete il porta
monete e svuotatelo nel parcometro.
La cittadina di Castiglion
Fiorentino, arroccata sulla collina, è molto caratteristica, già non appena
si entra da una delle due porte, ci si accorge che la città sembra non
essere mai cambiata nei secoli, la strada principale conduce sino a piazza
del Municipio dove si trovano le Logge Vasariane, le quali concedono lo
sguardo verso il panorama collinare.
Della rocca oltre alle mura
difensive, resta anche la torre del Cassero, che svetta fiera e solitaria
sulla sommità del colle erboso.
Girando per le vie
cittadine, ci si accorge subito quanto sia impossibile per gli abitanti
potersi muovere al suo interno, con le autovetture, in quanto molte vie
sono talmente strette da impedire l'accesso a vetture che non fossero in
stile SMART.
Il tempo volò veloce e
l'orologio scoccò le ore 18.30, decidemmo di tornare verso l'albergo per
decidere cosa fare per cena, se rimanere nelle vicinanze o cercare un locale
in città.
Il turista non si può di
certo lamentare dell'accoglienza di questa provincia, è pressoché sempre e
costantemente animata, per non parlare del centro di Arezzo invasa
costantemente da giovani in qualsiasi momento della giornata. Un altro aspetto positivo di
Arezzo sono i parcheggi, che dopo le ore 20.00 si trasformano come per magia
in sona libere, e anche le aree adibite a ticket diventano free.
Lasciammo la macchina e ci
dirigemmo verso corso Italia e incominciammo a guardandoci in giro in cerca
di un locale che ci stuzzicasse l'appetito, lo trovammo in una osteria che
preparava pasta fatta in casa...Scegliemmo un antipasto di bruschette,
tipico, mentre di primo tagliatelle con i funghi porcini e gnocchetti in
cestino di grana. Alla fine della prima pietanza eravamo già pieni, e
c’era posto solo per una fetta di torta al cioccolato per due, il dolce non
deve mai mancare quando si esce fuori a cena. La serata alla ore 22.00 si
poteva considerare conclusa.
La mattina seguente ci
svegliammo di buon ora per poter fare colazione, e decidere se affrontare o
meno le due ore di macchina per andare a Civita una frazione del comune di
Bagnoregio.
Alla fine la decisione fu
presa; proseguimmo lungo l'autostrada in direzione di Orvieto, dove uscimmo
alla volta delle colline umbro – laziali. Il tragitto si snodava fra le
curve a gomito, tornanti stile formula uno, e pazzi scatenati che scendevano
come se fossero in un Gran Premio. Arrivati a Bagnoregio, lasciammo la
macchina nel primo parcheggio disponibile prima di arrivare alla zona del
“bel vedere” da dove dipartiva il sentiero, dal quale ammirammo il panorama
fiabesco, dove a troneggiare era Civita arroccata sulla vette di un crostone
di roccia alla quale ci si accede solamente mediante un ponticciolo, che
collegava le due colline. Camminai con le mani attorno
alla facciata, in modo da concentrare lo sguardo solo avanti e non ai lati,
per cercare di assopire la sensazione del vuoto sottostante. Il percorso sembrava non
terminare mai, la cuspide rocciosa sulla quale la città era stata creata si
ergeva alta nel mezzo della vallata, e fu un sollievo essere arrivato sin
quel promontorio, mentre da dietro un piccolo trattorino, stava arrancando a
velocità moderata con relativo rimorchio sul quale erano caricati grossi
vasi in ceramica e sacchi di ogni tipo, solo il mezzo meccanico prendeva
tutta la larghezza del ponte. Fu
impressionante vedere come la gente del posto si muova con estrema
semplicità in strade tanto piccole e scoscese senza nemmeno battere ciglio
per l'altitudine. Qui ovviamente le auto non ci sono, sarebbe come vederle
in giro per Venezia!!
Il nome esteso del paese è
Civita la città che Muore, forse si è voluto rimarcare la questione che gli
abitanti residenti sono solamente 8, quindi tutto il villaggio è pressoché
disabitato durante la stagione non turistica. Attraversando le viuzze
arrivammo al giardino delle grotte, indicato da una anziana signora seduta
al sole del caldo meriggio. Le grotte erano cavità scavate nella roccia
viva, dove un tempo si praticavano i mestieri, come la ferratura del cavallo
o l'affilamento dei coltelli, tutto a strapiombo sulla scarpata, roba da far
venire le palpitazioni al cuore!!!
Scendemmo nuovamente lungo
il ponte sospeso, questa volta con maggior fermezza e con pochi indugi
camminai a passo svelto, cercando di non pensare ne cosa c'era sotto di me e
neppure ai lati. Tornammo alla macchina e ci avviammo verso Bolsena
attorniata dall'omonimo lago.
Arrivati a Bolsena scendemmo
lungo la collina e arrivammo sulla strada che costeggia il lago, come già
detto parcheggi liberi zero, ma grandi ed enormi parking a pagamento
ovunque, quindi fuori il porta monete e via di euro (costo orario 1 euro).
Il lago era uno specchio
d'acqua, increspato solo dal passare delle barche a vela o dai traghetti che
collegano da terra le altre due isolette presenti all'interno del lago. Siccome la tintarella era
d'obbligo, ci fermammo in un forno a comprare il necessario per il pranzo,
per poterci fermare lungo la banchina sul lungo lago ad assaporare i caldi
raggi del sole (portatevi una crema protettiva, il sole non scherza, brucia
anche a Maggio!).
Risalimmo il crinale con la
vettura, visto che la pendenza era troppa per le nostre gambe stanche, ed
arrivammo alla pieve del castello con annessa la chiesa, sormontata da uno
splendido rosone. Il panorama sulla città era veramente unico, e il silenzio
padroneggiava lungo tutte le stradine (forse dovuto al fatto che erano le
due del pomeriggio?), solo il cinguettio degli uccellini e qualche gatto
arruffato spezzavano quell’incanto.
Prossima e ultima tappa del
giorno fu Montefiascone, a circa 12 chilometri da Bolsena. La cittadina è anch’essa
sviluppata lungo le pendici collina, mentre sulla sommità si erge la rocca
dei papi. Parcheggiammo in uno dei
parking che costeggiano il pendio e iniziammo la nostra scalata. Incontrammo
subito la cattedrale di Santa Maria, anche
questo borgo è un insieme di stradine che si sviluppano senza alcun senso
geometrico, e per lo più seguono l’andamento ondulatorio delle abitazioni.
Arrivati alla rocca dei papi ci accorgemmo che potevamo evitare tutta quella
fatica proseguendo in macchina, dato che c’erano i parcheggi (chissà da
quale strada si arrivava?)!! Bhe tutto sommato la fatica fu ricompensata dal
panorama che dominava su tutta la vallata, dal lago di Bolsena all’estremità
dello specchio d’acqua, sino alla catena montuosa.
Scoccarono le ore 16.00 del
pomeriggio, fu l’ora di ritornare verso Arezzo, anche perché il viaggio da
ripercorrere era di due ore e siccome volevamo visitare la città in piena
luce, ci affrettammo, sempre rispettando i limiti, in quanto gli autovelox
sono ovunque.
Una volta usciti
dall’autostrada, ci recammo verso il parcheggio gratuito in via Giuseppe
Pietri, lungo le mura cittadine che conducono alla porta Stufi, ove sono
state installate una serie di scale mobili, che consentono la salita sino a
piazza della Cattedrale, sulla quale si affaccia anche il Palazzo vescovile.
Proseguimmo il nostro pellegrinaggio lungo le vie per raggiungere piazza
Grande, non ancora ultimata dai lavori, i quali dovevano essere terminati
nel dicembre 2008, e invece ancora in maggio 2009 stavano cercando di
ultimarli!
Ammirammo le logge del
Vasari e la Pieve di Santa Maria, proseguendo successivamente lungo Corso
Italia, per raggiungere il palazzo Comunale. Continuammo la discesa sino ad
arrivare al Teatro Romano, dove si può accedere liberamente, previa
autorizzazione della biglietteria, l’ingresso è gratuito . Non potendo
chiedere altro alle nostre gambe, risalimmo il pendio per tornare verso le
scale mobili, naturalmente nella camminata del ritorno ammirammo meglio le
moltitudini di vetrine sparse lungo tutte le strade, mentre la marea di
gente si muoveva in ogni direzione. |