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La cittadina si trova in provincia di Bergamo, attualmente si respira un'aria di tranquillità, ma fra l'800 e i primi anni del '900 qui era insidiato il villaggio operaio Crespi (1878), il fondatore fu Cristoforo Benigno Crespi il quale volle garantire agli operai della sua azienda un alloggio dignitoso, per condurre una vita sociale e famigliare degna di tale appellativo. L'impianto fu realizzato studiando i modelli inglesi, sorsero quindi una serie di case semplici di forma cubica, ma l'opera fu di ampio raggio in quanto vennero costruite: una chiesa, una scuola e bagni pubblici. Agli inizi del '900 vennero successivamente realizzati altri impianti per gli impiegati e i quadri seguendo il gusto liberty. Il complesso si ampliò sino alla costruzione del castello della proprietà Crespi e la centrale idroelettrica per l'approvvigionamento di energia alla fabbrica tessile, in totale l'azienda aveva alle sue dipendenze più di 3.000 lavoratori. Furono in oltre costruiti un ospedale, luoghi per il tempo libero, scuole e impianti sportivi. Il lavoro del padre fu continuato dal figlio il senatore Silvio Crespi, che ampliò il sogno del padre agli inizi degli anni '20. Questa nuova cultura si era sviluppata per permettere una vita dignitosa alla famiglia operaia, in modo che potesse crearsi un rapporto diverso con il datore di lavoro, e avere quindi un maggior risultato in ambito di produzione e lavoratività, anche se visto da un'altra ottica la chiave di lettura della realizzazione del complesso poteva essere vista come un controllo capillare della vita dell'operaio da parte del padrone, che si assicurava che il lavoratore avesse tutta la sussistenza possibile all'interno della cinta muraria costruita per lui, come un recinto dal quale non poter uscire, senza che il padrone lo sapesse.
Questo villaggio fu iscritto nel 1995 nei registri dell'Unesco per la sua unicità e per il suo valore storico intrinseco, nell'insieme questo villaggio fu l'unico a sorgere in Italia.
Purtroppo a seguito della grande crisi che colpì l'economia negli anni '20-'30, mise in difficoltà finanziarie la famiglia Crespi che non riuscì ad onorare i prestiti ottenuti per la riorganizzazione industriale e urbanistica del villaggio, dovette quindi vendere la proprietà, segnando quindi la fine di un'era che sembrava poter portare a ottimi risultati non solo in capo economico, ma anche in ambito socio- lavorativo.
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