Le origini della città sono da attribuire ai romani, come appunto dimostrano i resti ritrovati. La città fu poi sottomessa dai Longobardi nel VII sec. per poi essere devastata dai Saraceni. Nei secoli passò di mano ai Normanni, Svevi, Angioini. Quando le terre passarono sotto gli spagnoli, Carlo V decise di porre degli sbarramenti a difesa della città contro i corsari, mediante l'innalzamento di alte mura. Durante la seconda guerra mondiale non furono causati danni diretti alla città, scampando quindi alla devastazione.
La città
di Lecce fu
chiamata l’Atene delle Puglie, per via del suo patrimonio architettonico
è anche detta la Firenze del Sud. Fra le tante opere sul suo territorio troviamo un anfiteatro romano, chiese e palazzi del ‘500-‘600 in stile barocco, il
quale si serve di fregi, putti e statue per adornare le costruzioni e gli
edifici sacri. L'insieme di questo operato si mescola alle campagne con i
campi coltivati a viti (dalle quali si ricava un vino corposo) e ulivi,
che rendono il paesaggio unico. La città di Lecce nacque fra il V e IV sec a.C., la quale fu subito cinta da mura. Di epoca romana è invece
l'anfiteatro, arricchito da elementi scultorei, in oltre è ancora presente
l'area del foro ove sono ancora visibili tracce di mosaico. Con la caduta
dell'impero romano, Lecce passò ai Bizantini e nel XI sec. ai Normanni, i
quali fecero ricostruire la cattedrale ed edificarono i due monasteri
di S. Giovanni Evangelista (1130) e quello di S. Nicolò e Cataldo (1180).
La città assunse le caratteristiche di capoluogo solo con Carlo V, il
quale qui si fece anche costruire un castello (1539), dando inizio al
processo di trasformazione della città in un sontuoso scenario barocco.
Tutta questa positività si diffuse anche nella popolazione tanto che si
scatenò un aumento demografico. Sono di questo periodo il palazzo Vernazza,
Giustiniani, Giaconia e le chiese intitolate a S. Maria degli Angeli,
S. Marco e S. Sebastiano. Nella città vissero molti artisti fra i quali Gianserio Strella, il quale lavorò spesso con Acaja e il Riccardo, egli
interpretava molto l'arte di Michelangelo e Raffaello. Fu anche chiamato
per affrescare il palazzo Adorno, S. Spirito
(ove dipinse la Pentecoste) e S. Maria degli Angeli (raffigurò la Madonna con Bambino). In quest'epoca,
dove la fede si espanse a macchia d'olio sul territorio, furono i vescovi
che condussero le modifiche alle cattedrali, tanto che la fede entrò a
far parte della vita quotidiana del singolo in un rapporto morboso, tanto
che i pittori locali: Serafino Elmo e Oronzo Tiso, elaborarono grandi tele
per affrescare i cori e le controfacciate dei templi con temi che
richiamassero il rapporto fra chiesa e fedele. solo nell'800 si pose un
freno all'edilizia religiosa, grazie a un editto di Napoleone che
sopprimeva ogni ordine eclesiastico. Tuttavia la città si ampliò, si
abbatterono le mura e si crearono nuovi quartieri in stile neoclassico e
neogotico.