STORIA
Questa area geografica della penisola italiana era già abitata nella preistoria, questo lo si dimostrò con i ritrovamenti nel 1971 di accampamenti di cacciatori datati nel Mesolitico 5000 a.C., la stessa datazione è stata fatta anche per la celebre mummia Otzi. Da qui passarono i Celti, i Cimbri ed infine i Romani, i quali colonizzarono il territorio, e denominarono la popolazione locale “Reti”, ma le truppe romane continuarono il loro viaggio sino alla conquista delle rive del Danubio. Il Cristianesimo ebbe i suoi primi influssi solo nel 400 d.C, secolo in cui si vide in oltre la caduta dell’impero romano, a causa delle invasioni barbariche : Ostrogoti guidati da Teodorico, i Lombardi nel 553 d.C. , per finire alla fine nelle mani di Carlo Magno che nel 774 sconfisse i Longobardi. Le guerre non ebbero mai fine, tanto che nel 952 d.C. l’imperatore Ottone I di Sassonia espanse i suoi confini sin oltre le alpi giungendo anche a Bolzano.
Nel Medioevo gli abitanti di questa zona montana si erano stabiliti sulle pendici del Virgola, successivamente questi luoghi furono conquistati dai Romani. Nel XI sec. furono eretti i primi edifici cristiani, per volere del vescovo di Trento: Ulrico II. La città ebbe una rapida espansione, tanto che nel XIII sec. divenne la porta fra nord e sud dell'Europa per i commerci. Nel XIII sec. la contea cadde sotto il controllo dei conti di Tirolo, per poi passare agli Asburgo nel 1665, i quali ne detennero il potere sino al 1918, anno in cui la regione fu annessa al Regno d'Italia. Sotto il dominio austriaco la città conobbe un grande potenziamento economico, sopratutto grazie all’editto promulgato da Claudia de' Medici, che concesse a Bolzano molto privilegi mercantili. Con l'avvento del fascismo la regione del Tirolo fu sottoposta a una forte pressione di italianizzazione, tanto sa sopprimere con la forza ogni forma di ribellione da parte delle minoranze etniche di lingua tedesca. Furono abolite le scuole che insegnavano il tedesco e anche i nomi vennero codificati in lingua italiana, in un disperato tentativo di nazionalizzare una regione che fino a qualche anno prima era appartenuta agli austriaci. Dopo la fine della grande guerra, l'Italia riuscì a trattenere sotto il suo dominio il territorio del Tirolo, trattato che venne ratificato a Londra il 10 ottobre 1920 , anche se gli abitanti speravano in una annessione all'Austria. Soltanto un anno prima re Vittorio Emanuele II aveva dichiarato il rispetto per le autonomie e per le tradizioni, ma tali affermazioni rimasero solo sulla carta, difatti frange del partito fascista, spinte da Ettore Tolomei, cercarono di cancellare ogni traccia della cultura Tirolese, utilizzando anche la forza. Fu vietato l’insegnamento della lingua tedesca, fu censurata la stampa, anche i cognomi dovettero essere italianizzati. Tuttavia la popolazione di lingua tedesca continuò a tramandare i propri insegnamenti e tradizioni nell’illegalità. Nel 1943 i Nazisti occuparono il Tirolo, e in questa sezione storica si ebbe un rovescio della medaglia, ove gli abitanti di lingua tedesca vedevano rivolgere contro l’italiano oppressore le stesse sopraffazioni che solo poco tempo prima erano state rivolte verso di loro. Si scatenò una vera e propria caccia a l’uomo, dove la preda erano i soldati italiani, tanto che a Bolzano nacque un campo di transito, da dove poi partivano i treni verso i campi di sterminio.
Alla fine del conflitto l’Italia riuscì a trattenere il territorio del Tirolo, che anche in questo caso avrebbe voluto l’annessione all’Austria, si stabilì quindi un accordo fra De Gasperi e il ministro Gruber, per la realizzazione di una carta per l’autonomia dell’Alto Adige. Tale formulazione si concretizzò con lo statuto speciale del 1948, con il quale si concedevano poteri legislativi, amministrativi e finanziari, in oltre fu sancito il bilinguismo nelle cariche pubbliche, negli istituti e nella toponomastica. Tuttavia gli abitanti non accolsero con entusiasmo tale trattato, e nel 1957 si opposero alla costruzione dei circa 5.000 alloggi progettati per ospitare gli italiani immigrati che qui si sarebbero dovuti trasferire in cerca di una vita migliore. Fu in questi anni che si venne a creare il “Comitato di liberazione del Sudtirolo” (BAS). Molti abitanti di lingua tedesca si unirono ai combattenti per la libertà, i quali altro non erano che un'espressione della frangia estrema. Durante gli anni 60'-70' furono molte le rappresaglie verso i militi italiani, soprattutto con l'uso delle armi, come ad esempio le mine e le bombe a mano.
Nel 1972 l’Alto Adige riuscì ad ottenere un nuovo ampliamento della sua autonomia: ad esempio la regione dispone del 90% delle tasse pagate in provincia, in oltre sono disposti per ogni abitante circa 9.000 euro (2.000 solo per la Lombardia) che moltiplicato per circa 480 mila abitanti porta il bilancio dell’Alto Adige a + 5 miliardi di euro.
Tuttavia solo con gli anni '80 la situazione tornò a ristabilizzarsi, anche se ancora oggi le frange estreme sono a rimuginare in angolo oscuro, in attesa di tempi a loro favorevoli. Negli ultimi anni del XX sec. si sta visualizzando una situazione negativa per gli abitanti di lingua italiana, i quali sono divenuti una minoranza, anche a causa dell’apertura delle frontiere che hanno consentito il ricongiungimento della popolazione tirolese emigrata, tanto che il potere politico si insinuò nelle mani della SVP, la quale tratta espressamente gli interessi dei connazionali di lingua tedesca, in oltre sono state approvate nello statuto norme che ostacolano la possibilità, da parte dei connazionali italiani, di potersi trasferire in questa fertile regione.