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Roma Antica |
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Il nome di Roma, deriva probabilmente da Ruma (petto, poppa) in senso di corpo fluente o da Rumon (antico nome del Tevere), entrambe i nomi, derivano dalla radice sru = scorrere, per cui Roma vorrebbe dire città Fluviale.
Le aspre montagne della Sabina cingono Roma, questo fece sì che gli etruschi avessero contatti con Roma, in quanto i loro commerci si espandevano fino alla Campania attorno al Golfo di Napoli. In genere quando una potenza politica ha bisogno di passare da un punto geografico determinato, cerca di mettersi in condizioni per poter passare senza chiedere il permesso. Roma si trovò quindi influenzata dagli etruschi. Questa civiltà era molto espansa commercialmente, anche grazie allo sfruttamento delle miniere di rame sulla costa toscana, in più avevano intrapreso commerci con l’Oriente mediterraneo: Cipro, la Fenicia, l’Egitto e la Grecia. Il commercio riguardava soprattutto oggetti di lusso come braccialetti, ceramiche. In Campania sorgevano città di origine greca che si espandevano in tutto il sud Italia, e queste due culture, greca ed etrusca, hanno determinato la formazione della cultura artistica di Roma. Nel 474 a.C. l’Etruria perde il suo potere commerciale e diventa un semplice agglomerato di centri dediti alle colture. Il commercio via mare diviene dominio dei Greci e dei Cartaginesi, anche nel settore minerario l’Etruria viene scalzata, in quanto vengono scoperti giacimenti minerari in Spagna, ben più ricchi di quelli Toscani. Roma è stata una città, e non una nazione, etrusco-latina. La Roma più antica era composta da tre tribù, e man mano che il territorio si ingrandiva aumentavano anch’esse. Queste erano aggruppamenti famigliari. Il territorio attorno al Tevere era pressoché adibito a pascolo di pecore o buoi, in quanto la conformazione del terreno, composto da pietre di tufo vulcanico o di calcare alluvionale coperti da pochi centimetri di terra. L’aristocrazia di quel tempo era formata dai pastori, i quali, a differenza dei contadini, non sudavano e non vangavano la terra, e non sono legati al podere. Un territorio che però non si presta a sfamare una popolazione di grande numero, porta Roma a cercare una soluzione che possa confluire verso di essa una fonte di guadagno e che permetta di conseguenza di poter sfamare la popolazione. La soluzione proviene dal commercio, nasce quindi la figura del mercante. Roma nel IV sec. diventa la città dei Tarquini, ma successivamente alla loro cacciata avvenne la creazione della Repubblica. Nel 335 a.C. nasce la prima moneta romana, con l’effige di una prora di nave, in bronzo. Successivamente a questi avvenimenti, Roma cerca di espandersi, al fine di poter avere una maggiore influenza commerciale. La prima città a cadere sarà quella etrusca Veio, all’inizio del IV sec. Nel 304 a.C. Roma si presenta già come potenza determinante nella penisola. Nel 308 iniziano ad innalzarsi le mura nella città costruite con pietre di tufo e precedute da un fossato, in quanto le difese naturali che offrivano gli scoscesi colli, con le alture collegate fra loro e con vallate paludose, non più sufficienti per proteggersi da scorrerie o attacchi di nemici come i Galli. Con l’avvento del III sec iniziano le battaglie per l’espansione dei territori: 272 la vittoria sulla città di Taranto, la presa di Reggio nel 270 e la lega Siracusana in occasione della prima guerra contro la potenza di cartagine 264-241 a.C. Successivamente le battaglie continuarono: ci fu la vittoria del console Flaminio nel 194 contro il Filippo V di Macedonia. Tutte queste vittorie furono positive per quanto riguarda anche l’aspetto culturale in quanto i Romani solo ora iniziarono a comprendere la magnificenza di opere come statue e dipinti. La guerra contro Antioco III , culminata con la presa Di magnesia sul monte Sipylos, che terminò con la conquista dell’Asia Minore ellenizzata, riversò su Roma tutte le opere create in questi territori. Nel 146 Scipione Emiliano conquista definitivamente Cartagine e Lucio Mummio conquista tutta la Grecia continentale e la stessa Atene, con la presa di Corinto. In questo tempo affluiscono in Roma centinaia di opere originali greche, pitture e lavori di toreutica come preda di guerra. Questo portò anche alla creazione di falsi e copie che verranno smerciate e spacciate come opere autentiche ai collezionisti che imperversavano e scalpitavano per ottenere i pezzi migliori. La società romana era strutturata in un modo patriarcale, con una base rurale e dedita al risparmio e alla semplicità. I templi erano come in Etruria, di legno, costruiti sopra un alto basamento in pietra, mentre le case di pietra e tufo, avevano un’intelaiatura in legno. Le varie stoviglie non erano adorne di decorazioni e le argenterie da tavola erano ancora cosa insolita. La società partita da questi orizzonti di vita, fu modellata in una sola generazione: infatti a Roma iniziarono a concentrarsi i capitali di tutto il Mediterraneo, i denari andarono pressoché nelle casse dello Stato, ma in parte rimasero anche in mano ai privati.
All’inizio del I sec. Roma amplia i suoi confini verso nord contro i Galli insidiando nel 189 alcune colonie latine fra cui vi era Colonia (Bologna) che prima di essere Gallica era nata come Etrusca Felsina. Successivamente le conquiste toccano nel 183 Mutina (Modena) e Parma e 181 Aquileia. Le colonie di Pisa 180 e 177 di Luni fissano i confini contro i Liguri. La guerra nel 190-191 contro il re Antioco III rende Roma padrona dell’Asia Minore sino ai monti Tauri.
L’egemonia dell’Italia sui popoli dell’impero si era andata riducendo di secolo in secolo, con l’attuazione delle esenzioni fiscali, dell’autonomia giudiziaria, dei privilegi militari, con l’estensione della cittadinanza romana pressoché a tutti i liberi dell’impero.
-LE ORIGINI- I popoli principali con i quali Roma entrò in contatto furono gli Etruschi questi ultimi lasciarono quindi influenze su costume, religione e ordinamento politico. Il Lazio era una zona fertile grazie alle ceneri vulcaniche, quindi l’agricoltura e l’allevamento erano da sempre un sostentamento primario, la coltivazione riguardava fichi, frumento, miglio, avena, vite, ulivo; mentre l’allevamento riguardava il montone, cavallo, bue e il maiale. I latini agli inizi si trasferirono sulle colline Albane, ove costituirono delle confederazioni di villaggi. Le colline che scendevano verso il Tevere vennero popolate più tardi. Il primo colle ad essere popolato fu il Palatino dove il primo villaggio sorse nel X sec. a.C. Roma si sviluppò in quattro momenti diversi. Il nucleo più antico fu la Roma quadrata, venne poi la Roma dei sette colli, il terzo momento è dato dalla Roma dei quattro distretti (VII sec a.C.) essi erano il Palatino, Esquilino, il Suburano e il Collino (quest’ultimo comprendeva Viminale e Quirinale). Nel quarto periodo entra a far parte di Roma anche il Campidoglio, nel periodo di Servio Tullio.
- La Monarchia - La tradizione parla di sette re: Romolo (discendente di Enea), Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Il re che rivela maggiore carattere storico è Servio Tullio che taluni inquadrano come un avventuriero etrusco, ma lo è anche Tarquinio Prisco. La Roma all’età dei re presentava le caratteristiche di una monarchia militare, l’organo supremo era l’assemblea delle tribù, divise per curie; quest’ultima eleggeva il re, dichiarava guerra o proclamava la pace. Ogni curia aveva diritto a un voto, e la decisione era presa in base alla maggioranza delle curie. Con una graduatoria di importanza, dopo la curia veniva il senato o consiglio degli anziani. Di questo organo facevano parte solo i componenti appartenenti alle famiglie patrizie. Il re non era una figura assoluta ma più che altro un capo tribù eletto a vita e con poteri assai limitati, fungeva da capo militare e aveva anche cariche di carattere religioso.
Alla formazione della Repubblica è legata a una violenta lotta di classi, che durò per due secoli. Le cause principali delle sommosse furono tre: 1) eguaglianza di diritti politici richiesta dai plebei, 2) legislazione sui debiti, 3) diritto di godere delle terre demaniali o pubbliche. Alla fine degli scontri, i plebei riuscirono a strappare a loro favore alcune leggi: 1) leggi Valerie-Orazie che stabilivano la obbligatorietà delle decisioni prese dai plebei nei comizi (assemblee) , il diritto d’appello dei condannati a pene gravi,e ribadivano l’immunità dei tribuni della plebe. 2) La legge Canuleia con la quale permetteva i matrimoni fra plebei e patrizi. 3)le leggi Petelia-papiria con la quale era concesso l’iscrizione alla tribù che si preferiva. Quindi lo scenario sembrava sanarsi, anche quello relativo ai possedimenti agricoli, questo grazie alle nuove conquiste dei territori che permettevano nuove terre da coltivare.. Nel periodo delle grandi conquiste, Roma si basava sulla schiavitù per lo sviluppo della sua economia. Decadde la piccola proprietà terriera a favore dei maggiori possedimenti, questo portò alla formazione di larghi strati di povertà ai quali appunto si aggiunsero i contadini che ora non possedevano più alcun fazzoletto di terra, tutto questo a scapito del ceto medio che si arricchì sempre più (i cavalieri –equites) e si formò un partito democratico in opposizione a quello aristocratico o del senato. Le conquiste fecero convergere a Roma i grandi tesori razziati, questo aumentò il tenore di vita della classe dirigente romana, la quale si abbondò al lusso sfrenato. A questa situazione si aggiunse una negatività maggiore, quella del grano proveniente dalla Sicilia e dall’Africa, che furono la rovina per le proprietà agricole italiane, l’aumento del capitale italiano, non era veritiero alla condizione e sviluppo economico dell’Italia. Le province vennero sfruttate attraverso la base degli appalti. Stilando un quadro economico Roma non era affatto in attivo, ma bensì in negativo in quanto maggiori erano le importazioni, rispetto alla produzione interna e l’esportazioni. Questa situazione generò malumori nella popolazione che sfociarono in rivolte. I cavalieri da componenti militari si trasformarono in una vera e propria classe sociale, divenendo commercianti, finanzieri, appaltatori ben distinti dalla classe senatoria. Quindi le classi sociali nel II sec vedevano gli agrari (classe senatoria) e i mercanti (equites), questi ultimi avevano il potere economico ma non quello politico, e per questo cercano di porre opposizione alla classe dirigente. I cavalieri cercarono per i loro scopi di sfruttare la povertà che si era dilagata in tutti gli strati dei contadini, piccoli commerciali e artigiani. Tutto questo movimento portò alla caduta della Repubblica e alla formazione dell’Impero, a questo si aggiunsero: 1) i contrasti fra i padroni e gli schiavi che erano pressoché stranieri provenienti dai campi di battaglia, 2)un altro contrasto era quello fra cittadini romani e provinciali, in quanto questi ultimi avevano meno diritti ma gli stessi doveri. Questo periodo si può dividere in cinque momenti: 1) il primo momento di crisi fra il 140-120 (rivolta degli schiavi in Sicilia, Asia Minore –movimento dei gracchi-), 2) il secondo è alla fine del II sec. con nuove rivolti (invasioni barbarie nei territori a settentrione e rivoluzioni a Roma), 3)si svolge fra 90-80 (rivolta sociale, fra aristocratici e democratici in Oriente), 4) il quarto momento segue la dittatura di Silla. La terza guerra mitridatica fu guidata in parte da Lucullo e poi da Pompeo, che una volta tornato in patria vittorioso, formò assieme a Cesare e Crasso il I triumvirato.
Finita la guerra Mitridatica Roma si trova a tirare le somme e a stilare un bilancio totalmente in negativo, bisognava assolutamente acquisire altri territori, e la prima preda era stata individuata nell’Egitto, ma invece di fare la guerra Tolomeo XIII andò direttamente a Roma a chiedere aiuto contro i rivoltosi nel suo regno pagando i romani per il loro intervento, ma per poter assolvere ai suoi impegni dovette chiedere un prestito a un’associazione bancaria che chiese tassi enormi, questa poi finì sotto protezione romana. In tanto il Triumvirato si divise le aree dell’impero, a Cesare andò le Gallie, a Pompeo la Spagna e a Crasso la Siria, mentre a Roma restavano a contendersi la testa del governo i partiti democratici guidati da Cesare e i conservatori guidati da Pompeo. Ma lo scontro fra i due fu rimandato in quanto Cesare dovette partire per una spedizione contro le Gallie che minacciavano di formare un’alleanza. Cesare si trovò in uno scenario dove le classi sociali erano totalmente sfasate e le popolazioni più evoluti erano anche quelle che si contendevano l’egemonia: Arveni e gli Edui. Cesare quindi decise di allearsi con gli Edui, e riuscì a ottenere d’essere proclamato loro protettore contro i Germani. Nel 50, dopo massacri orribili, Cesare si trovò padrone della situazione. Dall’altra parte, in Siria, Crasso ebbe meno fortuna contro i Parti per poter occupare le vie di accesso ai commerci dell’Asia centrale e orientale. Tutto si fermò con la sconfitta nel 53 che pose barriere ai romani per i commerci asiatici. Cesare conclusa la campagna in Gallia, sconfitto Pompeo, ottenne grandi consensi dalle regioni orientali a seguito del matrimonio con Cleopatra, che lo pose sul trono d’Egitto come eletto dagli Dei e si preparò quindi alla conquista di Roma. Purtroppo il suo sogno fu interrotto dalla mano del figlio Bruto, che lo pugnalò. Si instaurò un’oligarchia senatoriale ma non durò molto, dato che tre figure si affacciarono al potere: Ottaviano, Antonio e Lepido, dando vita al II triumvirato. Antonio unitosi a Cleopatra si stabilì in Egitto e da lì si mosse per ricostituire un impero federativo d’Oriente sulle orme di Alessandro. Nel 34 in Egitto, dopo che la sua economia venne trasformata e risanata da Cleopatra, controllava la Siria del sud e la Fenicia, l’Armenia, la Siria del nord, la Cirecaia e al Media. Questa espansione non fu tollerata da Ottaviano, che una volta limato Lepido, sconfisse nel 31 una flotta di Antonio e divenne l’unico signore di Roma. Egli venne considerato il primo Imperatore Romano. Augusto non fu come cesare, ma fu ugualmente intelligente e seppe sfruttare l’eredità cesariana, governò per 40 anni senza avere alcuna opposizione. Il periodo successivo ad Augusto, sarà detto del terrore, i 4 imperatori della gens Iulia: Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone, ricorsero alla violenza sistematica contro l’opposizione senatoriale ed aristocratica, ma meno verso quella democratica. Durante questo periodo i romani conquistarono nuove terre come la Britannia. Al tempo di Nerone nel 68 ci fu un’insurrezione degli Ebrei che fu domata da Vespasiano nel 68, ma successivamente l’opposizione del senato riuscì a fare cadere Nerone il quale poi si uccise. Nerone cadde a causa non solo dei sui eccessi, ma anche perché non era riuscito ad accattivarsi l’esercito, sul quale la dinastia imperiale si regge, nello stesso tempo le province avevano ottenuto più poteri e attraverso la tessitura di fila politiche, riuscirono ad ottenere potere sul governo di Roma. Successivamente iniziarono le lotte per il potere, anche perché non esistevano ancora leggi sicure per identificare la successione. I successori al potere furono: Vespasiano, Tito e Domiziano. Il figlio di vespasiano, Tito, nel 70 espugnò Gerusalemme e la distrusse, egli riuscì a imporre una politica economica adeguata e instaurò leggi a favore della persona che raffigura l’imperatore, mediante la “lex de impero Vespasiani” , la quale rimetteva all’imperatore ogni gesto per permettergli di operare per il bene dello Stato. Sia Vespasiano che Tito concessero largamente la cittadinanza romana, specialmente alle province come Spagna e Gallia. L’imperatore quindi non si sosteneva solo grazie all’esercito, ma ora anche su di una maggiore categoria di proprietari di possedimenti terrieri e schiavi di tutto il Mediterraneo. Nel 79 si ha l’eruzione del Vesuvio e la distruzione di Pompei ed Ercolano, questo mise in crisi il mercato agrario, si cercò di ovviare al disastro, ma con scarso successo. In politica estera Tito continuò sulle orme del padre, con azioni di espansioni territoriali. Tito fu però assassinato da un gruppo di congiurati che pose al potere Marco Coccei Nerva, i successivi furono: Traiano, Adriano, Antonio Pio, Marco Aurelio, Commodo. Successivamente a questa stirpe fu il caos, i pretoriani eleggevano un imperatore dopo l’altro solo in base ad aumenti di paghe. Quasi contemporaneamente si ebbero tre imperatori: Albino in Britannia, Pescennio Nigro in Siria, Lucio Settimo Severo in Illiria e Pannonia. Successivamente l’economia di Roma, basata sulla schiavitù, nel III sec entrò in crisi, in quanto lo schiavo era tenuto sotto una coltre di odio, e veniva fatto lavorare estenuando le sue forze sotto punizioni corporali. I liberi dal canto loro non volevano abbassarsi a compiere i lavori che erano occupati dagli schiavi e questo non consentì di ottenere ammodernamento delle tecniche di produzione. Nel I sec d.C. alcuni proprietari terrieri cercarono di risollevare l’economia dando in concessioni piccoli terreni agli schivi, col diritto di goderne del raccolto ottenuto. Successivamente iniziarono azioni di liberazione degli schiavi, in quanto ci si accorse che il lavoro degli uomini liberi era più redditizio. I piccoli coloni e i servi liberati non potettero effettivamente godere della loro semi indipendenza, in quanto le tasse, che pesavano sul possesso anche di un semplice appezzamento di terra, erano elevate a tal punto che i piccoli proprietari dovettero vendere il loro podere, così come gli artigiani e i commercianti. L’odio nella popolazione: liberi, non liberi e schiavi era condiviso in ugual modo verso la classe dirigente. Nel frattempo le movimentazione delle tribù barbare erano in aumento, costituendo un problema serio. In fatti esse cominciarono a penetrare all’interno dell’Impero, che poi cadrà a seguito del movimento proletario esterno ad esso (i barbari) e quello interno (schiavi, coloni, cristiani ecc…). Alla successione di Alessandro Severo, salì Massimino, che condusse una campagna contro i Germanici, e per riuscire a racimolare i fondi necessari confiscò beni alla classe dei più ricchi, utilizzando anche sistemi terroristici. Il malcontento provocò sommosse, fra cui una in Africa. Il senato, mentre l’imperatore era in Pannonia, aveva aumentato ed accentrato il potere a tal punto che cercò quindi di consolidarlo eleggendo due imperatori favorevoli: Pupieno e Baldino. Massimino si apprestò a muoversi in fretta verso la capitale con a suo seguiti alleati germanici, ma non riuscì a portare a termine la sua opera perché alcune legioni si ribellarono e lui fu ucciso, mentre Pupilo e Baldino furono linciati dai pretoriani, al loro posto salì un fantoccio guidato appunto dai pretoriani, Gordiano III e da qui partirono gli anni del caos e dell’oscurità, susseguendosi altre personalità al potere, ma tutte furono uccise una dopo l’altra. Quando al potere ci fu Gallieno, le sommesse per tutto l’Impero erano numerose, fino addirittura trovare le Gallie come stato indipendente guidato da Postumo, la Britannia e la Spagna diedero il loro appoggio riconoscendola come stato. Alla sua morte vi successe Aureliano, e con lui la figura del senato scomparve, a favore quindi di un’unica figura quella dell’imperatore che ingloba in sé il potere, e per accentuare ancora di più la propria posizione, fece combaciare la posizione occupata come se fosse stata eletta dall’alto (dagli dei) così l’imperatore acquisiva anche la funzione di sacerdote. Aureliano insignì un nuovo culto, quello del sole, che aveva la sua festa nel 25 Dicembre, che sarà poi preso dai cristiani come la nascita del loro profeta. Ciò che rimaneva del senato tentò di ribellarsi e con una congiura assassinarono Aureliano, ma il suo successore Probo continuò la sua scia, fino a quando il potere non passò nelle mani di Diocleziano, il quale prima cercò di riappacificare gli animi, concedendo ampie amnistie, e poi represse tutti i focolari di insurrezione e instaurò definitivamente il governo centrato sulla dittatura militare- sacrale del dominatus. Egli compì una serie di riforme: amministrative (le province furono raggruppate in 12 diocesi, e l’amministrazione fu rigidamente organizzata), militarmente ( l’esercito fu destinato a truppe di frontiera e di parte per l’ordine interno), fiscale, monetario, economico- commerciale (editto sui prezzi, tariffe delle retribuzioni), egli continuò a perseguitare i cristiani. Il suo successore Costantino, al contrario, vedendo il successo e la popolarità del cristianesimo, assorbì questa fede come quella ufficiale. Egli trasferì la capitale a Bisanzio riuscendo nuovamente a riunire l’impero. Alla sua morte (337) però iniziarono le lotte, ma l’impero non reggeva più ora mai, e la crisi economica- finanziaria era sempre più un baratro, nel IV sec gli stipendi dei funzionari venivano pagati in natura. Molti fuggivano presso i barbari, l’economia del latifondisti non fruttava più, le rivolte dei soldati si fecero sempre più fitte, e a questo quadro catastrofico si aggiunsero le invasioni barbariche. L’impero si trovò spaccato in due, l’impero d’Oriente e quello d’Occidente. Roma fu saccheggiata nel 410 e questo ebbe un significato morale deprimente. Roma fu poi presa dal re dei Vandali nel 455. L’impero romano d’Occidente di fatto non esistette più, chi comandava erano i generali barbari che tenevano sul trono dei fantocci, fino a quando il barbaro Odoacre nel 476 decise di mettere fine alla commedia e inviò a Zenone imperatore dell’imperatore di Oriente chiedendogli di affidargli l’incarico e di governare l’Italia, come patrizio romano. E da questo momento l’impero ebbe fine. I moti degli schivi, che insorsero contro i loro padroni, furono quasi tutti sedati, tranne quelli che si ebbero in Sicilia, dove furono gli schiavi ad avere la meglio sull’esercito romano (136-132), guidati da Euno, il quale impadronitisi dei territori siculi se ne proclamò re e coniò una sua moneta. Solo nel 132 il console Publio Ruplio, se pur con difficoltà, riuscì ad avere la meglio e a sconfiggere Euno. Questa rivolta però segno l’inizio di altre sommosse in tutto l’impero. Una seconda rivolta si ebbe in Sicilia nel 104, anche a Roma la situazione non fu delle più tranquille in quanto il prezzo del grano fece insorgere nuovi tumulti. La guerra sociale che scoppiò durò fino all’88. Purtroppo il periodo non era dei migliori per l’impero, infatti i territori dell’Asia Minore facevano gola e Mitridate VI Eupatore ingaggiò guerra, essa si può ricostruire in 3 momenti storici: in una prima fase riuscì a penetrare nei territori e a farsi passare come liberatore. Molte migliaia di romani furono torturati e uccisi dal re, liberò gli schiavi e deliberò annullati i debiti per il 50%, esentò i territori conquistati dalle tasse per 5 anni. La prima guerra fu condotta da Silla, il quale impose a Mitridate condizioni assai miti, in quanto Silla voleva concludere in fretta la pace per tornare a Roma, dove i partigiani di Mario avevano preso il potere, instaurando nell’87 un periodo di terrore, ma il governo di Silla, dopo che riuscì a riottenere il potere sull’Italia, fu altrettanto terrificante, in quanto si susseguirono uccisioni. La sua funzione storica fu fondamentale per gettare le basi, che serviranno poi a Cesare, per la formazione dell’impero con la forza militare permanente, distruggendo così la Repubblica, indebolendo il Senato. Nel 74 inizia in tanto la seconda guerra ingaggiata da Mitridate e poi costretto nuovamente alla pace. Nel 72 le sommosse degli schiavi a Roma furono represse e Pompeiano e Crasso furono i padroni della situazione.
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