Teatro Marcello |
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Nell’antica Roma tardarono ad affiorare gli edifici da adibire a teatri, in quanto l’aristocrazia senatoria decretava questi luoghi come un turbamento e un veicolo di corruzione per i costumi della gioventù. Per tanto fin verso la metà del I sec. a.c. gli attori che si esibivano sul palcoscenico, dovevano poi smontarlo subito. Un decreto del senato aveva impedito di assistere agli spettacoli seduti, perché era sconveniente alla virilità dei Romani. In un primo momento lo spettacolo romano nacque con chiari scopi di lucro, solo in un secondo momento fu lo stato che prese in mano la gestione, dando inizio a progetti di grande importanza, con edifici sfarzosi. Anche se il popolo romano era molto attratto dalla lotta nelle arene, il teatro ebbe comunque la sua parte di spettatori. Stando così le cose, Pompeo , che era oramai all’apice del suo potere e all’indomani delle guerre vittoriose in oriente, decise di costruire un teatro in pietra, affinché non potesse essere distrutto facilmente, oltre che per limitare ulteriori rischi, decise di farci costruire un tempio sulla sommità della cavea. Solo dopo qualche decennio furono inaugurati altri due teatri a Roma, quello di Balbo e quello di Marcello. I problemi comunque non mancarono, e soprattutto con l’avvento del Sacro Romano Impero, in quanto si dovette chiudere il teatro a seguito della lotta ingaggiata dalla chiesa, in quanto reputava questi edifici, come luoghi di lussuria e brutalità, paragonando il teatro a immagini del demonio. Il teatro Marcello fu cominciato da Cesare, facendo arretrare il tempio di Apollo Sosiano (di cui oggi restano solo tre colonne sormontate da un fregio), e inglobando i piccoli tempi come quello della Pietas e di Diana. Fu Augusto ad ultimarlo nell'11 a.C., il quale lo dedicò alla memoria del nipote Marcello. La cavea aveva un diametro di 130 m e una capienza di circa 15.000 posti, due grandi aule absidali e dietro un’enorme esedra al centro della quale erano stati costruiti due tempietti, l’altezza complessiva della costruzione è di 33 m. Ormai in disuso, furono trafugati alcuni blocchi di travertino per la restaurazione del ponte Cestio, l’intero edificio poggia su una platea di calcestruzzi e blocchi di travertino, spessa 6,35 m, sopra un terreno argilloso opportunamente costipato da pali di rovere. Della parte relativa alla cavea e del palco non è rimasto quasi nulla. Con il passare del tempo questo edificio fu trasformato in fortezza e nel '500 in un palazzo, che ancora ora in parte lo comprende. Fu liberato solo nel 1929 dai piccoli edifici che gli si erano addossati. |
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