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Il Vittoriano

Il nazionalismo degli inizio dell’800 , ancora legato alla rivoluzione francese, era una rivendicazione: culturale, religiosa, linguistica ma anche di una prospettiva fratellanza di collaborazione. Dopo i moti e la prima guerra dell’indipendenza, il bilancio fallimentare per l’Italia fu ridimensionato dalla concessione, da parte di Carlo Alberto nel marzo del 1848, dello Statuto Albertino. Questa carta costituzionale, che durò fino al 1946, vedeva il re titolare effettivo del potere esecutivo e partecipe con il parlamento, quest’ultimo diviso in camera dei Deputati (elettiva) e Senato ( di nomina regia), esso aveva il potere legislativo. Vittorio Emanuele II governò l’Italia dal 1861 al 1878, pose la sua monarchia come forza del processo di unificazione. Come prima cosa rispettò lo statuto del suo predecessore, il quale all'inizio guardò con sospetto la politica di Cavour, ma successivamente alla guerra di Crimea e soprattutto dopo il congresso di Parigi (1856) lo appoggiò appieno. A seguito della spedizione dei mille, vi furono annessioni al regno di Sardegna che si trasformò in regno d’Italia e Vittorio Emanuele, nel marzo del 1861trasferì la capitale a Roma. Il 9 gennaio 1878 il re morì e l’immagine che si divulgò fu quella di un eroe che aveva partecipato al riscatto nazionale. La salma fu esposta al Quirinale e il feretro trasportato al Pantheon , il quale per l’occasione fu decorato con la scritta  “ a Vittorio Emanuele padre della Patria”. Il 10 febbraio 1878 si ebbe l’idea di far sorgere un monumento nella capitale in onore a Vittorio Emanuele II. Il 16 marzo 1878 venne promulgata la legge per lo stanziamento di 8 milioni di lire di contributo statale e parte con sottoscrizione popolare. Venne così bandito nel 1880 un concorso a carattere mondiale. I partecipanti inviarono i progetti, che furono ben 315, rappresentanti 13 paesi. Nel 1882 venne bandito un secondo concorso; il programma prescriveva come doveva essere il monumento, il quale doveva erigersi sull’altura del Campidoglio in asse con via del Corso, comprendere la statua equestre del re, un fondo architettonico di almeno 30 metri di lunghezza e 29 d’altezza. La commissione reale votò all’unanimità il progetto di Giuseppe Sacconi. Per la costruzione del monumento furono demoliti interi quartieri medioevali e rinascimentali, fra cui la casa di Michelangelo, il convento dell’Ara Coeli ecc… il 22 marzo 1885 ci fu la posa della prima pietra. Il progetto si ispirava a un grande spazio, come poteva esserlo un foro aperto ai cittadini, in una sorta di piazza sopraelevata. Una seconda questione nacque sulla statua equestre del re, in quanto la commissione bandì un altro concorso per la creazione della statua, con disappunto di Sacconi. Per quest’opera fu chiamato Enrico Chiaradia e 5 anni dopo la statua era perfettamente fusa, levigata e in occasione della visita di Vittorio Emanuele III, venne imbandita una tavolata all’interno del ventre equino. Dopo la morte di Sacconi il progettò fu continuato dagli architetti: Gaetano Koch, Pio piacentini e Manfredo Manfredi.

Il sacrificio di milioni di italiani nelle guerre verrà rappresentato da uno di loro, il milite ignoto caduto anch’egli in guerra, il quale verrà tumulato il 4 Novembre 1921 sotto l’altare della patria, nella cripta a lui dedicata, l’Italia intera si fermò per rendergli omaggio. Questo simboleggia la fusione fra il soldato e il popolo che formano la Nazione Armata.

Con l’avvento del fascismo, il monumento finiva per annullarsi, in quanto il regime se ne impossessò ai fini bellici e militari, ove far trasparire la potenza armata e le sue relative virtù. Con la fine del fascismo e con la nascita della repubblica, il popolo Italiano riscoprì l’altare della patria, dove si celebrano tutt'oggi le 3 manifestazioni più importanti: 25 Aprile giorno della liberazione, 2 giugno festa della repubblica, 4 novembre giornata delle forze armate.

Il monumento si apre con una scalinata larga 41m avente 243 gradini, ai lati di questa si ergono due gruppi scultorei in bronzo dorato: a destra l’azione e a sinistra il pensiero. Sui lati esterni del monumento troviamo due grandi fontane, che rappresentano i due mari più importanti: l’Adriatico (simboleggiato dal leone di S. Marco) e il Tirreno (simboleggiato dalla Lupa). Ai alti della scala si trovano due leoni alati su due prore rostrate, le vittorie alate di bronzo dorato. Sul primo ripiano troviamo al tomba del milite ignoto e nella nicchia centrale la dea Roma. Nel fregio convergono maestosi altorilievi raffiguranti il corteo del Trionfo del lavoro (il genio alato del lavoro) e dell’amor patrio 8ter figure femminili). Sul terrapieno del primo terrazzo sono collocati i gruppi scultorei: a destra quelli della  Forza e della Concordia, mentre a sinistra quello del Sacrificio e del Diritto. Sovrasta tutto, su un’alta base la statua equestre di Vittorio Emanuele II. Questa è alta 12 metri ed stata realizzata con la fusione di 50 tonnellate di bronzo. Alla base del complesso scultoreo sono rappresentate 14 città italiane: Urbino, Ferrara, Genova, Milano, Bologna, Ravenna, Pisa, Amalfi, Napoli, Firenze, Torino, Venezia, Palermo e Mantova.

Al di sopra dei portali troviamo le raffigurazioni della Politica, Filosofia, Guerra e Rivoluzione, a significare gli strumenti del pensiero e dell’azione per la libertà della patria.

Segue il portico lungo 72 metri, con 16 colonne alte 15 metri. La decorazione della trabeazione presenta la personificazione della regioni d’Italia, ogni statua venne affidata ad uno scultore della regione stessa.

Sue iscrizioni sui propilei recitano l’una “patriae unitati” (all’unità della patria) e l’altra “ civium liberati” ( alla libertà dei cittadini). All’interno del portico vi sono delle decorazioni che rappresentano: la fede, la forza, il lavoro e la sapienza. Al di sotto del portico otto altari ricordano le città liberate durante il primo conflitto mondiale.

L’attico è ornato da un fregio di aquile alternate a scudi e sotto i pronai dei propilei stanno i Geni scolpiti. Poste sulla sommità dei due tempietti laterali sorgono due quadrighe rappresentanti a destra l’Unità e a sinistra la Libertà, con queste due quadrighe il monumento sale a 81 metri.