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LA MAFIA SICILIANA
 

 

 

LA MAFIA SICILIANA ANCHE DETTA “COSA NOSTRA”

Questo fenomeno lo si fa risalire agli inizi dell’800 (alcuni storici preferiscono retrodatarla al XVI sec. e compararla insieme con le altre congregazioni criminali che in quel periodo iniziavano a farsi strada), quando i signori siciliani (quasi feudatari) per controllare le loro terre assoldavano gente violenta, i quali a loro volta si circondavano di malviventi per portare a termine i compiti assegnati, nei confronti dei poveri contadini.  Con questa gerarchia si vennero a coniare i termini di “capi e piccioti”, che ancora oggi sono utilizzati.

Successivamente tale fenomeno si mescolò da prima con i fasci siciliani, che furono repressi grazie al pugno di ferro di Cesare Mori inviato dal regime Fascista, per poi venirsi nuovamente a riformare con la nascita del brigantaggio e sostenuta dagli americani durante il periodo della liberazione e il periodo successivamente dopo, in quanto per il controllo del territorio fecero eleggere sindaci esponenti di primo piano dell’ambiente mafioso come Calogero Vizzini.

Negli anni ’50 la Mafia fece un salto di qualità, cercando di infiltrasi nella politica, che porterà negli anni ’80 alla strage di Capaci, Via d’Amelio ecc...il filo che legava e lega tuttora la mafia alla politica, è dovuto essenzialmente al controllo degli appalti pubblici sul territorio della regione, oltre a tutto ciò che può essere di facile lucro. Molte anche le scelte politiche a favore di soggetti o aziende appartenenti alla mafia, quest’ultime nate per riciclare il denaro proveniente da atti e azioni illecite ed illegali. Per tale ragione si decise di creare delle leggi specifiche anti Mafia, per cercare di fermare il fenomeno della collusione, il quale non solo si manifesta attraverso personaggi che si muovo come burattini per compiacere il boss o per un proprio tornaconto economico, ma all’interno di questa ragnatela finiscono anche persone che per omertà o per paura tacciono i fatti alla giustizia, per evitare ritorsioni o addirittura la morte.

Per cercare di fermare “Cosa Nostra” lo Stato si fa sentire attraverso grandi personaggi come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che aprirono la strada ai maxiprocessi nei confronti dei grandi capi, e per questa loro impresa furono barbaramente uccisi nel 1992. Negli anni successivi ci furono clamorosi arresti: Totò Rina, Brusca e Bagarella, tutti componenti importanti della “mala vita”, per arrivare sino a pochi anni dai giorni nostri, con la cattura di Bernardo Provenzano nel 2006 e di Salvatore Lo Piccolo nel 2007. Questi arresti hanno tuttavia scombussolato l’assetto del potere mafioso, tanto che per il potere e il controllo del territorio sono nuovamente scoppiate faide interne fra i clan mafiosi.