Il clima della Sicilia è
prettamente mediterraneo, con inverni miti (11 a 13°C) ed estati calde
(25°C), con una differenza però con l’area meridionale, la quale è molto
influenzata dalle correnti calde africane, che durante l’estate spirano
verso il continente rendendo il periodo estivo torrido (30°C a 40°C). In
oltre sempre nel periodo estivo si denota una differenza fra coste e entro
terra, nelle zone interne l’estate risulta secca e ventilata, mentre lungo
le coste si ha una maggiore percezione di umidità, anche se non afose. Le
piogge, che cadono solamente fra ottobre e marzo, sono più frequenti lungo
le zone Tirreniche, e fra le città con maggiore concentrazione di pioggia
troviamo Catania. Questa mancanza idrica durante tutto il corso dell’anno,
porta al verificarsi di siccità durante il periodo estivo. Per risolvere il
problema dell’approvvigionamento idrico, si sono costruiti ben 23 bacini
artificiali, diversi impianti dissalatori, ma purtroppo anche se le
tubazioni servono quasi tutta l’isola, non sono sufficienti queste misure
per poter consentire a tutti siciliani di poter avere acqua in tutto il
corso dell’anno. Durante il periodo invernale è difficile che la neve cada
sulle coste, mentre è abbondante sui rilievi , fra le città imbiancante
troviamo: Ragusa, Caltanissetta ed Enna.
Ferdinando IV durante la
sua reggenza abolì la funzione del parlamento e il tribunale
dell'inquisizione, e per ultimo la zecca dell’isola. Questo sistema poco
equilibrato portò molti nobili a comprare il titolo nobiliare, e dai loro
feudi nelle campagne si trasferirono nelle città, lasciandoli governare ai “gabellotti”,
i quali opprimevano la popolazione contadina, la quale si sottometteva a
loro in cambio di protezione dai briganti e soprattutto per riuscire a
sfamarsi. Questo si pensa fu anche il seme della nascita dell'attuale
“Mafia”. Con l’avvento dell'impero Napoleonico il regnante Ferdinando fu
spodestato, per poi ritornare al trono solo grazie al generale Nelson nel
1806. Con il congresso di Vienna del 1815 fu dato ai Borboni il regno delle
due Sicilie, decretando quindi l'incorporazione della Sicilia al regno di
Napoli. Questo fece scoppiare una nuova rivolta nel 1820, che vide partire
subito una repressione violenta verso la città di Palermo. I siciliani nel
1848 cacciarono i Borboni offrendo la corona a Carlo Felice di Savoia Duca
di Genova, il quale la rifiutò, tornò quindi alla carica Ferdinando I di
Borbone, il quale riconquistò l'isola a suon di artiglieria pesante.
Nel 1860 una nuova
insurrezione scoppiò a Palermo, guidata da Francesco Riso, la quale fu
repressa velocemente dalle truppe borboniche, ma fu comunque positivo il
risultato finale, in quanto Garibaldi notò la volontà della Sicilia di voler
far parte del Regno di Vittorio Emanuele II. L'11 Maggio dello stesso anno
il generale con i suoi uomini sbarcò a Marsala, il 27 giugno giunse a
Palermo e il 20 Luglio tutta la Sicilia fu liberata. Con il plebiscito del
21 ottobre, nato anche dalla volontà della nobiltà di entrar a far parte del
regno dei Savoia, l'isola fu sotto il controllo di Garibaldi, il quale face
nascere una breve dittatura in nome e per conto dello sovrano Vittorio
Emanuele II. Tuttavia il passaggio dal regno feudale alla società borghese
fu un trauma per la stessa popolazione, in quanto perse di colpo alcuni
privilegi, a questo si dovettero sommare le forti tasse e la leva
obbligatoria. In oltre la differenza fra l'industriato nord Italia e la
Sicilia latifondista, incominciava a farsi sentire, sino a realizzare un
baratro, causato anche dalla difficoltà delle comunicazioni. Questo mal
contento scoppiò nel 1866 nella rivolta di Palermo, che per 7 giorni fu
tenuta sotto assedio dai rivoltosi, che comprendevano tutti gli schieramenti
politici. A riportare la situazione sotto controllo ci pensò il generale
Cadorna. La situazione negativa per l’isola continuò anche negli anni
avvenire, in quanto nel 1887 si ruppero i rapporti commerciali con la
Francia, questo costituì un grave problema per l’agricoltura locale, in
oltre tutta la classe operaia era in subbuglio contro quella borghese, a
partire dalle cave di zolfo, dove si chiedeva maggiore salario e più posti
di lavoro. Questa insoddisfazione portò alla nascita della propaganda
socialista nel 1890 e dei Fasci. Tale evento fu fronteggiato dal governo
Crispi attuando alcune restrizioni: fu abolita la libertà di stampa e
proclamato lo stato di assedio, mentre i Fasci furono sciolti e gli aderenti
a tale movimento furono processati dal tribunale militare. L'anno successivo
nel 1893, si verificò una nuova insurrezione, che si concluse a
Caltavulturno dove si verificò un episodio infelice, undici contadini furono
uccisi a fucilate. Con il governo Giolitti la situazione economica non
migliorò, soprattutto a causa del protezionismo industriale, e durante la
prima guerra mondiale il baratro era ormai vicino, in quanto i contadini
invasero le terre stremati dalla fame. Con il fascismo la terra siciliana
non fu mai del tutto considerata, in quanto il piano di Mussolini relativo
alle bonifiche delle aree interne non fu mai portato a termine, così come
anche i collegamenti delle linee ferroviarie. La seconda guerra mondiale fu
un ulteriore manna per la popolazione, tanto da urlare a gran voce
l’autonomia della Sicilia dall’Italia, portando alla nascita del Movimento
per l'indipendenza della Sicilia. Tuttavia nel 1946 fu accolta in parte
questa esigenza della popolazione siciliana, attraverso la promulgazione
dell’autonomia amministrativa della regione, con l'articolo 116 della
Costituzione Italiana. Tale autonomia era governata attraverso un parlamento
autonomo, composto da 90 deputati e nel 1947 fu eletto il primo parlamento
siciliano.
Nel 1950 si tentò di
ridare slancio all'economia della Sicilia, attraverso la riforma agraria,
che vide l'esproprio delle terre ai latifondisti, per assegnarle in piccoli
lotti alla popolazione contadina, sempre nello stesso anno si istituì la
Cassa del Mezzogiorno, per fornire aiuti al decollo dell'economia del sud
Italia. Tutte queste operazioni furono però contrastate dalla Mafia, che
voleva detenere il controllo della Sicilia, a partire dall'economia per
arrivare sino al governo siciliano, per agire indisturbata. Gli anni '90
furono fondamentali per la rinascita dell'isola, in quanto iniziarono i
primi arresti dei grandi boss di “Cosa Nostra”, portando respiro alla
popolazione e alla stessa economia locale. I primi a beneficiare di questa
bonifica criminale furono da subito i centri storici delle grandi città, che
riuscirono nell’intento di far ingranare l'economia turistica, che ad oggi
proviene da tutto il mondo.