Sono stati ritrovati
graffiti dell’era Paleolitica nella grotta dell’Addura in provincia di
Palermo, che fanno capire come già a quel tempo esistessero in questa
regione delle comunità. Resti di utensili in terra cotta relativi all'età
del Bronzo sono stati invece scoperti nelle isole Eolie, molto
probabilmente dovuti a dei contatti con le popolazioni dell'area
geografica dell'Egeo. Prima che la Sicilia fosse sotto il dominio Greco,
il suo territorio era suddiviso in quattro parti, appartenenti a diversi
reciproche popolazioni: sicani, siculi, elimi e i fenici. In oltre la
colonizzazione della Sicilia fu dovuta anche soprattutto per la sua
posizione geografica, fulcro fondamentale per le rotte commerciali in
tutto il Mediterraneo. I primi furono i Calcidesi che fondarono Naxos
(attuale Nasso), mentre Siracusa fu fondata dai Corinzi nel VIII sec. a.C.,
e in successione tutte le altre città: Zancle (Messina), Catania e a
partire dal VII sec. Akragas (Agrigento) e Selinunte. In seguito
arrivarono i Cartaginesi, i quali fondarono Panormo (Palermo). I greci si
impossessarono della Sicilia attorno al VII sec. a.C. a seguito
dell'aumento demografico della popolazione in Magna Grecia e dal bisogno
di nuove terre. La colonia inizialmente era sotto il controllo di un
governo oligarchico, e l'economia era pressoché impostata sull'agricoltura
e dagli interscambi con le popolazioni del mediterraneo: porpora (Fenici),
bronzi (Etruschi) e ceramiche (Greci), successivamente la colonia
siciliana fu autorizzate a coniare anche moneta. Con il passare del tempo
nacquero movimento e lotte interne alla Sicilia, per cercare di renderla
indipendente, questo periodo vide al potere un susseguirsi di tiranni,
alcuni portarono solo violenza, altri resero magnifiche le città
siciliane. Importanti furono due personaggi, che si alternarono in momenti
successivi nel corso della storia: Ducezio nel V sec. e Euno nel II sec.
a.C., essi si proclamarono re di Sicilia, ma esprimevano effettivamente il
loro potere come tiranni. Il potere della popolazione siciliana era
divenuto tale da preoccupare la Grecia, la quale mandò una imponente
flotta per riportare l'ordine e la supremazia sull'isola, ma furono
sconfitti da Ducezio, il quale riuscì a contrastare l'armata greca. Nel
409 i Cartaginesi, approfittando di questo scostamento della Grecia,
conquistarono da prima Selinunte e poi Agrigento qualche tempo dopo. In
risposta a questa ulteriore invasione, rispose il tiranno Dionigi il
Vecchio, che tuttavia non fu molto incisivo, a causa delle guerre
espansionistiche che aveva ancora in sospeso in molti fronti, soprattutto
verso l'Adriatico. Si dovette aspettare la figura di Timoleonte per
ristabilire il controllo dell'isola e la sconfitta del nemico Cartaginese.
Tuttavia i Cartaginesi, restarono nell'ombra per qualche tempo, in attesa
di nuovi scostamenti del potere centrale, per poi tornare alla ribalta.
Il momento fu propizio allo scontro con la grande potenza emergente:Roma.
Il territorio siciliano tuttavia fu il campo di battaglia fra le due
fazioni rivali, che si contendevano il territorio, dando inizio nel 270
a.C. alla prima guerra Punica. I Romani erano affiancati da Messina,
mentre i Cartaginesi da Siracusa, le due fazioni si scontrarono su vari
campi: Milazzo, Palermo e Trapani, e la vincitrice fu sempre la fazione
romana, la quale conquistò l’isola, che divenne la prima provincia
dell'impero. Nel 218 scoppiò la seconda guerra Punica, durante la quale si
susseguirono una serie di ribellioni da parte dei siciliani verso i
romani, una forte resistenza si ebbe nella città di Siracusa, la quale
utilizzava contro le truppe romane le macchine da guerra ideate da
Archimede, ma non furono sufficienti per impedire al console Marcello di
impossessarsi della città. Questo evento sarà molto negativo per l'intera
Sicilia, in quanto fu trasformata in area tributaria e la cittadinanza di
Agrigento venduta come schiava. Anche in ambito economico ci furono delle
ripercussioni negative, infatti le grandi confische territoriali,
portarono alla nascita dei latifondi, con la conseguente diminuzione della
popolazione. In tutta l'isola scoppiarono molte rivolte da parte della
popolazione resa schiava, tanto che nel 138 a.C. si verificò un movimento
molto pericoloso, che aveva inglobato il seme della riscossione isolana e
patriottica della Sicilia. Solo nel 212 d.C. I siciliani riuscirono ad
ottenere dall'imperatore Caracalla la cittadinanza romana. Questo fu anche
il secolo in cui si espanse sull'isola il cristianesimo, a seguito del
passaggio dell'apostolo Paolo, a questi si susseguirono una serie di
martirizzati, che finirono solamente con l'editto di Costantino nel 313
d.C., ove si riconobbe il libero culto della religione cristiana.
Con la caduta dell'impero
romano, l'isola fu in seguito conquistata dai barbari e dai bizantini nel
535 d.C., questi ultimi la dominarono per circa tre secoli, con una certa
indipendenza da Costantinopoli, al quale tuttavia andavano inviate le forti
tasse richieste alla popolazione, per mantenere l'enorme complesso
burocratico dell'impero. Il capoluogo non ebbe mai una città stabile, fu da
prima Palermo, a seguire: Rometta, Siracusa e Taormina. Allo sgretolamento
dell'impero Bizantino nel 500 d.C. gli arabi iniziarono la loro conquista
dell'isola con lo sbarco a Mazara del Vallo da dove poi si propagarono a
macchia d'olio su tutto il territorio. I Mussulmani detennero il potere fino
al X sec. dividendo il territorio in tre province con capitale Palermo: Val
Demone, Val di Mazara e Val di Noto, essi tuttavia garantito alla
popolazione il libero culto della propria religione. A causa delle continue
dispute interne sul territorio e dello scoppio di diverse guerre civili,
riportarono i Bizantini nel 1040 a cercare di riprendere il controllo della
Sicilia, ma tale operazione non andò a buon fine a causa dei Normanni , i
quali nel 1060 con Ruggero I, iniziarono il percorso di unificazione
dell'isola al regno del mezzogiorno continentale. Fu tolto il potere ai
feudatari e contemporaneamente ridotto quello dei Vescovi. Con l'arrivo al
soglio del potere di Guglielmo il Malo, chiamato in tal modo per la
malvagità con cui reprimeva tutte le rivolte popolari, Il popolo fu
stremato, con più precisione quello di Bari, che si rivolse a Federico
Barbarossa e all'imperatore bizantino Manuele I Comneno. Le truppe bizantine
sbarcarono in Puglia e conquistarono Brindisi e Trani. Il successore di
Guglielmo I fu Guglielmo il Buono, che riappacificò il regno, riuscendo a
stringere una maggiore alleanza con l'impero grazie al matrimonio fra la sua
discendente Costanza d'Altavilla con il figlio dell'imperatore Enrico, la
celebrazione delle nozze si svolse a Milano. Con la morte di Guglielmo II
salì al potere Enrico IV, ma che fu rifiutato dai cortigiani, i quali
elessero a reggente il normanno Tancredi, ma non durò molto, in quanto
Enrico riprese nel 1194 il trono. Il figlio di Enrico IV, Federico II, fu un
uomo di grande cultura il quale istituì la scuola di poesia siciliana e
l'università di Napoli. Sotto la sua guida il regno fu governato da una
efficiente burocrazia, tanto da non dover mai scendere a compromessi con la
Chiesa, entrando in conflitto con il Papa Gregorio IX che lo scomunicò.
Tuttavia Federico II partecipò alla VI crociata, riuscendo con la diplomazia
ad ottenere la resa di Gerusalemme. A Federico succedete il figlio Manfredi,
che continuò a governare seguendo le orme del padre. Il Papa Urbano IV
scatenò una guerra muovendogli contro la Francia governata da Carlo d'Angiò,
il quale riuscì a sconfiggere Manfredi, incoronandosi re di Sicilia nel
1266. Con l'avvento degli Angioini la situazione per la Sicilia iniziò a
farsi opprimente, soprattutto a causa delle ingenti tasse che la popolazione
doveva sostenere, e alla svalutazione che la moneta subì, a questo si
aggiunse lo spostamento della corte da Palermo a Napoli. Questa situazione
di degrado causò molte insurrezioni, tutte represse con violenza, che
portarono allo sterminio di molte cittadine, e molti nobili furono spogliati
dei loro possedimenti. Nel 1282 il malcontento era scoppiato nei famosi
Vespri Siciliani, riuscendo a cacciare da Palermo i soldati Francesi, per
proclamare re di Sicilia Pietro III d'Aragona. Con la pace fra Angioini e
Aragonesi nel 1302 a Caltabellotta, si sentenziò il passaggio a quest'ultimi
del controllo della Sicilia. La casata Aragonese emanò leggi a favore della
popolazione, per difenderla dal potere feudale e fiscale, per culminare
verso la formazione del primo Parlamento in Europa, al quale partecipavano i
nobili, membri del clero e una rappresentazione delle città non feudali.
Tutto questo era stato costruito per non permettere ai nobili feudatari di
poter prendere il sopravvento sul potere regio, ma questo fu però inutile in
quanto essi riuscirono ad avere un controllo autonomo, che portarono in fine
a una decadenza di tutta la Sicilia. Nel '500 arrivò il dominio spagnolo,
che si manifestò sul territorio in tutta la sua durezza, ad esso fu
affiancato il tribunale dell'inquisizione. La decadenza stava colpendo la
Sicilia, anche a causa dello spostamento dei commerci dal Mediterraneo verso
le nuove rotte commerciali Atlantiche, a seguito della scoperta delle
Americhe. Il XVII sec. fu un susseguirsi di eventi catastrofici per la
popolazione siciliana a causa della pestilenza che colpì la città di Palermo
nel 1624 e la successiva eruzione dell'Etna nel 1669, a questi eventi si
aggiunse il terremoto del 1693. Il malcontento della popolazione contadina
verso i baroni era tale da far scoppiare molte rivolte, che portarono il
potere a oscillare nelle mani di diversi sovrani: sabaudi, austriaci e
borboni. Nel 1718 la Sicilia andò nelle mani dell’imperatore Austriaco, così
come era stato sancito dalla pace di Utrecht nel 1713, a seguito della
guerra scoppiata con il regno di Spagna. Tuttavia il potere austriaco non
durò a lungo, a causa della guerra polacca, che costrinse l'impero austriaco
a ritirarsi da prima da Napoli nel 1734 e a seguito dell'intervento di Carlo
di Borbone anche dalla Sicilia.