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Campanile di Giotto

 

 

 

 

 

 


Il campanile è un delle tante gemme della città, Giotto lo concepì più come un monumento della città. La sua progettazione avvenne nel 1334 quando i lavori della costruzione del Duomo rallentarono, e fu chiamato come capomastro Giotto, egli realizzerà solo la prima parte del basamento, dalla quale si accede all'ingresso della struttura, in quanto nel 1337 morirà. Successivamente i lavori continuarono   a rilento, in quanto la realizzazione dell'esterno e della sua decorazione, composta con i marmi rossi di Siena i marmi bianchi di Carrara e i marmi verdi di Prato, avvenivano mano a mano che la struttura si ergeva. In oltre le decorazioni comprendevano cicli pittorici composti da formelle ottagonali, create dalla mano del Pisano su disegni in prevalenza di Giotto. A prendere le mani del cantiere sarà lo stesso Pisano, nel 1348 affiancato da Francesco Talenti. I lavori si fermeranno fino al 1350 a seguito della pesta nera, per poi essere ripresi subito dopo e sarò il talenti a termine i lavori nel 1359. Il campanile ha una pianta quadrata, rafforzata ai lati da dei contrafforti, che seguono in lunghezza la struttura. Le decorazioni dell'opera comprendevano due serie di formelle (rappresentati la creazione dell'uomo e allegorie del Lavoro, Corpi Celesti, Virtù, Arti Liberali e Sacramenti) al primo piano e di 16 statue al secondo opera del Donatello e di Nanni di Banco (rappresentati si re, patriarchi e profeti), le quali sono state tutte sostituite con delle copie, tutte conservate nel Museo dell'Opera del Duomo. Fra i vari pezzi conservati in questo luogo si trovano anche le statue realizzate dal Donatello, fra le quali anche l'Abacuc. I tre piani al termine della costruzione furono realizzati dal Talenti, questi ultimi hanno ampie finestre verticali con doppia bifora, per poi diventare ad una sola bifora nel quinto piano, terminante in fine con una terrazza che gira lungo il perimetro del campanile.