Racconti di Viaggio attraversando Firenze |
|
Leopoldo d'Asburgo Lorena |
|
|
Leopoldo d’Asburgo Lorena scrisse una lettera al figlio, nella quale raccontava di come poter governare il popolo toscano e descriveva quindi le virtù e i punti di debolezza della stessa popolazione. Inizia il suo racconto dicendo che il popolo della Toscana è diviso in due fronti: quello basso, docile e di buona volontà, e in controparte una macchia scura sul bianco in quanto di questa fanno parte i violenti e i truffatori. Il popolo è in parte ingegnoso e industrioso, mentre la nobiltà è oziosa e ignorante, la quale si accaparra il diritto di trattar male i ceti sottostanti e di non pagare i manufatti acquistati. Tuttavia quando Leopoldo parla della nobiltà la reputa anche corrotta a tal punto che quest’ultima cerca di eliminare il suo rivale attraverso corrispondenze fasulle, addirittura cerca agganci con soggetti fuori dai confini della penisola. Di conseguenza il Granduca lancia un avvertimento al figlio, ossia quello di guardarsi le spalle da queste persone in quanto sono tendenziosi e interpretano a loro modo le parole dette. Il ceto medio, composto da dottori e procuratori, è il più colto. Questi soggetti sono in oltre ottimi impiegati da poter assumere per le cariche pubbliche. Da parte loro sono nemici della nobiltà e di tutto quello che non è del loro paese, tuttavia anche qui risiede un nucleo maligno ma è piccola cosa e limitato, ma questa forza negativa non si rivolge mai contro il governo, ma solo verso la nobiltà. La classe degli avvocati è quella della quale bisogna scegliere i giudici, soprattutto quelli che hanno compiuto io loro studi presso le università di Roma. I procuratori sono una classe dalla quale bisogna guardarsene, dato che sono bravi nel creare situazioni a loro favore e a tal fine prolungano anche le cause, e il governo deve quindi cercare di moderarli. |
|
Goethe 1740 |
|
|
L’autore fa una descrizione sulla città e di come si presenta ai suoi occhi e ai forestieri. Visita il palazzo del Granduca, dove ammira lo sfarzoso mobilio, la tappezzeria, gli ornamenti e le opere d’arte dei più celebri artisti. Si reca in oltre al giardino dei Boboli nel quale è stata creata una strada appositamente per le carrozze, vaga all’interno di questa distesa verde, ammirando gli animali allevati in cattività, le statue ornamentali e le grandiose fontane. Uscito dalla reggia si reca alla Galleria Ducale, alla chiesa di S. Croce e visita le tombe in essa racchiuse. Il suo tour sembra quasi magico mentre racconta le sue giornate e sembra proprio di vedere con i suoi occhi in quel medesimo istante che lui stesso li posa sul paesaggio. |
|
François de Sale |
|
|
Anche lui parla da forestiero, e racconta della città e delle attrazioni che questa offre alla gente come: il teatro, la commedia e l’opera buffa. Si lascia andare in considerazioni sui protagonisti della scena teatrale e di coloro che assistono a queste opere, traendo conclusioni pessime su entrambe i fronti in quanto le opere non sono di qualità e gli spettatori non sono intenzionati a gustarsi l’opera stessa, ma più che altro ai fatti loro. Elogia il controllo della città, in quanto Firenze è ben sorvegliata dalle forze dell’ordine, tuttavia non è ben illuminata e il lastricato della pavimentazione non ha una costante manutenzione, questo crea inconvenienti a chi cammina per le strade in quanto si trova a dover schivare grosse buche poste lungo il cammino. |
|
Alexandre Dumas 1840 |
|
|
Questa volta è l’occhio del giornalista che visita la città e lo fa nel mese di Giugno, proprio nel periodo in cui cade il patrono della città, ed è anche il mese dove i fiorentini oziano di più, visto che tra feste e mezze feste, i negozi e i servizi funzionano solo per mezza giornata. Il problema che risalta subito all’occhio del giornalista è che alla città , manca il settore industriale. A questo problema il granduca aveva cercato di tamponare utilizzando addirittura il proprio denaro e vari patrocini per alimentare la voglia dei fiorentini a voler investire nell’industria, ma al suo richiamo risposero solo gli stranieri, i quali furono anche premiati con i titoli di principi e duchi per le opere positive apportate al settore e al paese. Le poche botteghe che si trovano in città sono per la maggior parte francesi, e di conseguenza sui banchi si trovano merci provenienti per la maggior parte da Parigi. Il giornalista trae quindi una conclusione, enunciando che nella città si sono formati tre classi sociali: l’aristocrazia, gli stranieri e il popolo. Facendo due conti in tasca, ci si è accorti che a trainare tutta l’economia della città sono gli stranieri, che per tutto l’anno invadono le vie della città, rimpinguando le tasche dei fiorentini. Alexandre descrive come il ceto della nobiltà e il popolo trascorrano il loro tempo, il primo durante le giornate afose da maggio a Settembre cerca riparo nella frescura delle campagne, mentre il popolo passa il suo tempo fra chiesa, processioni, caffè ed ozio |
|
Hippolyte Taine 1864 |
|
|
Il filosofo arrivato a Firenze descrive la città come un insieme di bellezza e gaiezza. Trascorre il suo tempo in piacevoli passeggiate, che lo portano ad ammirare lo stile rinascimentale degli edifici, i quali con questa nuova architettura si erano squassati di dosso quella gotica, lasciandone solo qualche vaga traccia. |
|
Bruno Barilli |
|
|
Descrive la città come una selva dantesca costruita in verticale, una città dove tutto è catalogato e selezionato, pur non nascondendo la sua grazia, la quale rende Firenze così una unica. Descrive i fiorentini come gente d’arte e cultura, dalle menti acute. |
|