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Cascate delle Marmore

 

Le cascate delle Marmore, così come le vediamo oggi, sono il frutto di continui mutamenti del corso delle acque per mano dell'uomo. Già nel 271 a.C. il console Manlio Curio decise di bonificare le aree attorno al letto del fiume Velino,che durante i suoi straripamenti rendeva questi luoghi paludosi. A tale scopo fece costruire un canale di scolo delle acque che le trasportava sino al ciglione di Marmore, ove ancora oggi si gettano. Tuttavia tale opera non fu sufficiente per drenare le piene del fiume. Solo nel 1400 fu costruito un nuova canale: "Reatino", che tuttavia fu un'opera di poca utilità. Nel secolo successivo fu incaricato Sangallo di operare a fine ti realizzare un'opera degna del papa Paolo III. Il canale fu ultimato nel 1546 e fu chiamato "Paolino". Anche quest'opera non era in grado di evitare le inondazioni del fiume.  Sul finire del XVI sec. papa Clemente VIII incaricò Giovanni Fontana di Meli di riabilitare il primo canale di epoca romana. Egli quindi ripulì il canale dai depositi calcari del fiume, lo rese più profondo e al tempo stesso ne aumentò la pendenza. L'opera fu ultimata nel 1601. Quest'ultima opera "Canale Clementino" riuscì a evitare le inondazioni del fiume Velino. Tuttavia la furia delle acque in piena, nel momento in cui andavano ad unirsi al fiume Nera, creavano l'allagamento della Valnerina, solo sul finire del '700 si trovò la soluzione, grazie a Andrea Vici, che studiò un taglio diagonale  nella caduta del secondo balzo per meglio defluire le acque.

Oggi le cascate sono aperte al pubblico, seguendo un sentiero tracciato e segnalato, qui in oltre crescono molte specie di piante spontanee come la Lingua Cervina.

L'ARTE
Le cascate delle Marmore nel '600 diventano importanti sia per i pittori che per i poeti, in quanto si andava insinuando in questo tempo la definizione di "Orrida Bellezza", concetto che la natura riesce a esprimere in ogni particolare. Divenne già in quest'epoca luogo di fermata obbligatoria per tutti i viaggiatori, i quali descrivevano tale meraviglia in tutta Europa. Ad essa si rifanno alcuni versi del poeta George Bayron "nel pellegrinaggio del giovane Araldo".