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Duomo di Orvieto

 
 

Il Duomo di Orvieto si affaccia sulla omonima piazza. Questa cattedrale fu iniziata nel 1290 e la conclusione dei cantieri avverrà solo 4 secoli più tardi, per essere intitolata a Santa Maria Assunta in cielo.

I progetti durante la costruzione furono rivisti, tanto che al portale furono aggiunti sei archi rampanti, ma anche il resto della facciata subì dei cambiamenti, come l’imponente tricuspidale. Imponenti sono in oltre i quattro pilastri a fascio, terminanti in guglie ed ornati con bassorilievi realizzati nella prima metà del ‘300, ove furono rappresentate storie del nuovo e vecchio testamento, scene bibliche ed evangeliche. Nella parte superiore della facciata si trova il rosone a doppio giro di colonnine e archetti. Le porte bronzee centrali presentano anche esse dei bassorilievi ad opera di Emilio greco, le quali raffigurano le opere di misericordia. Nella lunetta superiore del portale principale è collocata una madonna in marmo e bronzo con bambino del 1325. Al centro del rosone è posto il volto di cristo, mentre ai lati sono raffigurati i dottori della chiesa e ben 52 teste a rilievo del XIV sec. e sempre ai lati si trovano le statue dei profeti, sovrastate da quelle raffiguranti gli apostoli. Ad arricchire in modo sontuoso la facciata sono i mosaici, intonati alla vita della vergine. Ai lati della costruzione si alternano blocchi bianchi e neri, sul lato destro si apre la Porta di Postierla, appartenuta quasi certamente alla chiesa di S. maria de Episcopatu, sulla quale fu deciso di edificare il Duomo.

L’interno è a tre navate, divise da 10 colonne e 2 pilastri, culminanti in sontuosi capitelli. La luce che filtra attraverso le lastre di alabastro, dona all’interno una luce mistica, il pavimento in calcare rosso dona alle navate una lunghezza maggiore di quella reale, ossia  degli 88,33 metri. Nella navata di destra si trovano l’acquasantiera, ad opera di Antonio Federighi nel 1485, e 5 cappelle con affreschi del XIV – XV sec. dal braccio destro di accede alla cappella di S. Brizio, affrescata dal Beato Angelico attorno alla fine della prima metà del ‘400 e in parte anche da Luca Signorelli, il quale concepì lo spazio come un ambiente sferico dove tutti i punti sono sul medesimo piano. Le due tipologie di tecniche si notano subito, dato che una è più impostata alla ricerca del particolare, mentre l’altra è più un’arte sintetica. Il tema che entrambe gli artisti sviluppano è quello del Giudizio Universale. L'artista Signorelli sviluppò la sua opera attorno ai temi dell'Anticristo, del finimondo, della Resurrezione, dell'inferno sino ad arrivare al Paradiso. Di grande suggestione sono le immagini che il visitatore inquadra e scruta, nella prima campata sono raffigurati: angeli, apostoli, martiri e progeti. Nell'arco posizionato all'ingresso fu dipinto il "Finimondo", mentre continuando la lettura degli affreschi, si giunge alla resurrezione della carne, con gli scheletri che tornano a ricomporre le loro sembianze di uomini vivi. Nella sezione successiva ci si trova negli inferi dove i dannati sono continuamente feriti dai loro carnefici diavoli. La svolta la si ha con le immagini dell'ascensione degli eletti verso il paradiso, attorniati da angeli festanti.

Nel presbiterio è presente il crocefisso ligneo, mentre tutt’attorno lo circonda il coro intagliato da Giovanni Ammannati di Siena, nel braccio sinistro si trova la cappella del Corporale ove è collocata il reliquiario del sacro lino di Bolsena, opera di alta oreficeria. Gli affreschi alle pareti sono di Ugolini di Prete Ilario.