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Prato della Valle di Padova

Prato della Valle
 
Prato della Valle
Prato della Valle

In epoca romana questo slargo era denominato “Campo di Marte”, tale nomina deriva dalle riunioni militari che qui vi si svolgevano. Su questa piazza si affacciavano il teatro romano, il circo cittadino e il tempio di Concordia. Nel corso del V sec. d.C. una serie di alluvioni fecero spostare il letto del fiume del Brenta, e l’alveo fu occupato dal Bracchiglione, e questa zona divenne un’area paludosa. Sul finire del X sec. su volere del vescovo fu eretto un monastero, al fine di bonificare quest’area . nel XII sec. quest’area fu utilizzata per spettacoli e giochi, corse di cavalli. Nel ‘400 fu edificato sulla piazza il palazzo Angeli, residenza del cardinale Bessarione, la quale si distingue per i suoi portici su tre arcate. Sempre nello stesso secolo fu eretto il palazzo del banchiere Strozzi, esiliato dalla città di Firenze, in stile rinascimentale. Tuttavia durante i secoli continuarono le esondazioni, che allagarono l’area del Prato. Nel 1767 la proprietà del Prato passò dal monastero al pubblica amministrazione, che dovette cercare di risistemare tutto l’assetto dell’area posta a continui allagamenti. Successivamente si arrivò all’attuale sistemazione della piazza denominata Prato della Valle, grazie al provveditore di Padova Andrea Memmo, il quale ricoprì tale incarico nella seconda metà del ‘700, il quale volle rilanciare il commercio e soprattutto la situazione sanitaria della città. I lavori iniziarono nel 1775

La piazza misura più di 88.000 metri quadri, tali dimensioni la pongono nella classifica delle piazze più grandi al mondo, e attualmente è anche la più grande d’Italia. Al centro della piazza fu realizzata il fulcro dell’opera: l’isola ellittica denominata anche Isola Memmia, la quale fu attorniata dalle acque e da una doppia fila di statue per un numero di 78 elementi (40 nella sezione interna e 38 in quella esterna), raffiguranti le autorità della città nonché i personaggi di rilevante importanza sia per la vita cittadina di Padova che di quella legata all’Università. Nel progetto originario le statue doveva essere 8 in più, ma durante l’epoca Napoleonica, queste otto opere furono eliminate in quanto raffiguravano le personalità dei Dogi di Venezia.

Il bacino centrale non era solo ideato per fini rappresentativi, ma effettivamente aveva un compito essenziale, quello di raccolta e scolo delle acque piovane, impedendone il ristagno nell’area. Fino agli inizi dell’800 sull’isola Memmia non furono piantati alberi, il primo fu un Tiglio che prese il nome di “della Libertà”, successivamente con l’arrivo degli Austriaci nell’area furono piantati 100 esemplari di platani, che raggiunsero altezze spropositate circa 35 metri che ostruirono la visuale dell’intera piazza. Tuttavia nel 1990 i platani furono abbattuti quasi tutti all’infuori di un unico esemplare, a causa di un fungo che li stava uccidendo. Le piante abbattute furono sostituite con l’acero riccio, fu deciso per questa tipologia di albero in quanto la loro altezza adulta non supera di molto i 20 metri.