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Prima dei Romani, Verona fu già abitata nel Neolitico, questo lo si è dedotto dai ritrovamenti di frecce e utensili sulle colline limitrofe. Il primo centro cittadino sorse ai piedi del colle S. Pietro, là dove sorgeva una stazione di sosta del V e IV sec. e fu abitata dai Reti, Etruschi e Galli Cenomani. I romani si impossessarono della città nel I sec. a.C. e strinsero un’alleanza con le popolazioni locali, le quali combatterono al fianco dei romani contro i Galli. All'inizio la città era governata sotto forma di un Municipium romano, la quale si sviluppava lungo l'asse dell'antica via Postumia. Una volta divenuta “città romana”, furono realizzati due ponti in pietra per attraversare il fiume. Nel 89 a.C. quattro veronesi divennero senatori a Roma, segno di una notevole importanza nella struttura Cisalpina. Questo portò nel 49 a.C. la concessione di “città romana”. Sulla zona sinistra dell’Adige fu impiantato il primo insediamento, dove fu deciso di costruire un tempio e un teatro. Divenne un centro economico fiorente, grazie alla pianura fertile e alle cave di marmo, questo portò alla crescita della città, tale benessere portò a un aumento demografico, che caratterizzò un espansione della città fuori le mura. Di questa epoca sono l’Arena e l’arco di Gavi. Nel 265 d.C. la prosperità della città non fu estesa a tutti i cittadini, difatti i contadini erano sottoposti a grave tasse, che spesso li costringeva ad abbandonare i campi. Ma la situazione si stava aggravando a causa dei futuri scontri che susseguirono contro i barbari, i quali si facevano sempre più minacciosi. Successivamente arrivarono le invasioni barbariche, che videro un’alternanza di poteri, nel 403 furono i Visigoti a impossessarsi della città e nel 452 fu la volta di Attila. Il potere passò nelle mani dell’ariano Odoacre, il quale fece regnare la pace, grazie anche ai suoi sistemi che non opprimevano la popolazione e le minoranze cattoliche, tuttavia sottrasse ai latifondisti gran parte della loro terra per darle ai suoi soldati. I tempi della pace stavano per terminare a causa dell’avanzamento degli Ostrogoti comandati da Zenone, il quale attaccò Verona, uccidendo Odoacre che in tanto si era cercato di barricarsi all’interno della città. Teodorico re degli Ostrogoti fece rifiorire la città costruendo nuovi palazzi e strutture, ma soprattutto rinforzò le mura difensive. Teodorico costruì il suo palazzo sul colle di S. Pietro, egli mantenne le leggi romane, bonificò le paludi e costruì nuove vie di comunicazione, e fu anche buono con i vinti e i cattolici.
Nel VI sec. la città fu sotto il controllo dei Goti, comandati da Teodorico. La città era il centro militare più importante, tanto che le mura furono ricostruite. Attorno al VI sec. d.C. i Bizantini riuscirono a conquistare gran parte del territorio italiano, a questa nuova forza Verona e Brescia si opposero, ma furono espugnate nel 555.
Nel 568 scese in Italia, dalle terre del mare del nord, Alboino re dei Longobardi, il quale conquistò subito il Friuli e poi Verona, ove vi insediò il suo quartier generale, dal quale governava i suoi territori. Questo popolo incivile e privo di rispetto per le persone, compì ingiustizie tanto da macchiarsi le mani di sangue innocente. Nel VIII i longobardi si convertirono al cattolicesimo, questo fece aumentare le costruzioni di chiese e monasteri, uno di questi fu il monastero di S. Maria in Organo, grazie soprattutto alle donazioni di Liutprando nel 735. Le leggi emanate dall’invasore furono molto severe ma eque, la pena capitale era solo riservata a chi compiva delitti gravi. Furono vietati i ricongiungimenti famigliari, questo per meglio integrare la popolazione locale con i barbari stessi. Nel 774 il regno longobardo crolla per mano di Carlo Magno, il quale conquistò velocemente Verona, che non pose resistenza, che favoreggiò l’entrata del nemico nel cuore della capitale longobarda, considerata come una fortezza inespugnabile. Questo fu possibile grazie soprattutto al veronese Anselmo Vetturi, uomo politico e condottiero, il quale convinse la popolazione ad arrendersi. Egli fu anche duca del Friuli e fondatore dell’abbazia di Nonantola a Modena. All’imperatore Carlo Magno succedette il figlio Pipino, che abbellì la città di Verona, ricostruì la basilica di S. Zeno ove vi fece trasferire la salma del santo. I successori di Carlo Magno non riuscirono a gestire un impero tanto vasto e frammentato da diverse realtà culturali e regionali. Nel X sec. la città fu eletta come luogo di soggiorno dagli imperatori tedeschi. Nel XI sec. i comuni incominciarono a formarsi, mentre Verona tale conquista la otterrà molti anni dopo, a causa della presenza di Alberto di Sambonifacio.
Verona divenne libero comune nel 1136 governato da consoli, dapprima tre e poi sei, scelti fra i mercanti egli artigiani, nonché dalle famiglie potenti. Nel 1151 il sistema consolare fu abolito e sostituito da un governo centrale retto da un rettore e nel 1169 da un podestà. Nel 1154 Federico Barbarossa, imperatore della casata di Svevia, scese in Italia per sistemare gli screzi che i comuni, suoi nemici, gli avevano mosso contro. L’imperatore in Verona trovò un alleato contro Milano e si accampò sul suo territorio, arruolando anche soldati fra la popolazione. Ma la tolleranza verso il Barbarossa non resse tanto a lungo e la popolazione gli si rivoltò contro, formando nel 1164 la lega Veronese, alla quale aderirono Vicenza, Padova e Treviso. Nel 1166 Federico Barbarossa ridiscese nella penisola italica per marciare su Roma ed evitare così che si proclamassero patti fra i comuni e il Papa Alessandro III , ma la peste lo accolse a Roma e lo costrinse a fuggire con l’esercito decimato. In tanto la Lega Veronese si fuse con quella Lombarda, per fermare nel 1174 la nuova scesa dell’imperatore che marciava su Milano. Dopo uno scontro diretto fu schiacciante la vittoria dei comuni a Legnano nel 1176, e solo con la pace di Costanza nel 1183 si riconosceva ai comuni la piena autonomia e libertà.
Nel XIII sec. la popolazione diede nelle mani degli Scaligeri tutte le cariche politiche, in cambio di protezione, questa signoria sedò le rivolte interne e strinse accordi con la vicina Mantova; per meglio rimarcare il loro potere, fecero edificare il castelvecchio e una nuova cintura muraria. L’espansione economica diede vita a due piazze: quella delle Erbe e dei Signori, la prima simbolo economico, la seconda del potere politico. Nel XIV sec. Cangrande riuscì, con l’aiuto dell’imperatore Enrico VII , a estendere i propri domini su Vicenza, Belluno, Mantova, Treviso e Padova. Egli rafforzò le cinte murarie della città, costruendo torri di vedetta, mentre edificò nella provincia una serie di castelli, i quali furono concepiti per scopi difensivi. Cangrende non volle solo dare sicurezza al regno, ma anche prosperità economica, tanto che si impegnò per stringere alleanze commerciali grazie anche alla nuova prospettiva industriale del settore laniero, realizzare vie e ponti, ma anche fontane e palazzi. Anche la cultura ebbe il suo salto di qualità, infatti il signore chiamò nel regno gli insegnanti migliori, tra i quali spicca la figura di Dante, che qui fu accolto dopo il suo esilio. Alla morte di Cangrande, succedettero i figli di Alboino, i quali portarono lo stato al disgregamento. Contro di loro si unirono compatti i signori di Venezia, Firenze, Milano, Mantova ed Este. Mastino II per evitare la rovina dovette stringere patti unilaterali con i singoli signori, riuscendo quindi a tenere sotto il suo dominio la città di Verona e a riavere vivo il fratello catturato dai nemici. Alla sua morte prese il potere Cangrande II , il quale fece erigere il castello Scaligero, impose gravose tasse inimicandosi la popolazione oltre che il fratello Cansignorio, colui che lo ucciderà nel 1359. Quest’ultimo divenuto signore di Verona, cercò di mantenere la prosperità che la città si era guadagnata, rinnovando i trattati commerciali con Venezia ed in oltre abbellì città, e fra le tante costruzioni edili fece costruire il palazzo del Capitano per farne la sua residenza. Nel 1381 i Visconti, signori di Milano, invasero Verona con l’aiuto di Venezia, questo causò il crollo del dominio Scaligero. Il regime Visconteo fu rigido, tanto da far scoppiare ribellioni. Con la morte di Gian Galeazzo nel 1402 venne a estinguersi la dinastia ereditaria, così nel 1404 Venezia si alleò con Mantova per cercare di ampliare i suoi domini sulla terra ferma, dando battaglia a Verona che si consegnò il 24 Giugno 1405. Il governo Veneziano fu giusto, non aumentò le tasse e lasciò gli uffici pubblici ai cittadini anche se erano sempre tenuti sotto un ferreo monitoraggio, mentre le cariche più alte furono scelte direttamente da Venezia, per avere un maggiore controllo. Tuttavia Verona non poté ottenere un risanamento economico, in quanto le esportazioni erano state vietate. Nel complesso nella città si visse un lungo periodo di pace, con l’unico neo della stagnazione economica. Nel 1439 la città fu presa dai Visconti poi cacciati da Francesco Sforza. Il lustro e il potere di Venezia suscitarono ben presto il risentimento di molti sovrani d’Italia ed Europa, tanto che questi si unicorno nella Lega di Cambrai per portare un attacco compatto contro la Serenissima (1508). Nel 1509 Verona fu contesa da due fazioni: francesi e l’imperatore tedesco Massimiliano, il popolo decise ad unanimità di cedere la città a quest’ultimo. Il potere imperiale durò sino al 1516, ma questi furono anni bui, dove la violenza la faceva da padrona, dato che a comandare erano i soldati, i quali soddisfacevano ogni loro piacere e voglia. Nel 1516 la Serenissima tornò in possesso di Verona sotto un pagamento di 200.000 ducati, questo fu un grande momento di gioia per gli abitanti. La città fu nuovamente rafforzata e fortificata, e all’interno delle mura furono incrementate le guarnigioni per avere meglio un capillare controllo. Nel 1630 la pestilenza fece nuovamente capolino in Italia, portata dalle truppe tedesche, questa mieté vittime sino al 1631. Nel 1700 nacquero numerose accademie, mentre nell’Arena si allestivano giostre e tornei. Furono prosciugate numerose paludi per destinarle all’agricoltura e allevamento dei bachi da seta. Nel 1796 i francesi, con il pretesto di inseguire i nemici austriaci, invasero le campagne veronesi. Con l’inganno si impadronirono poi della città, dato che i cittadini avevano creduto che Napoleone gli avrebbe rispettati e non avrebbe loro nuociuto o sottratto averi e possedimenti. Invece si sbagliarono, in quanto Napoleone fece razzie di opere d’arte, gioielli e ogni cosa fosse stata possibile trasportare via dalla città. I soldati occuparono ogni angolo della città, dai castelli alle case della popolazione, trasformarono le chiese in ospedali e pretesero che la popolazione li mantenesse. I veronesi stremati da questa condizione rasente l’esasperazione economica e psicologica, si rivoltarono contro l’invasore il 17 Aprile 1797, costringendo l’esercito francese a barricarsi e a rispondere all’accerchiamento con le cannonate. Furono 7 giorni di lotta, chiamate poi sui libri di storia come le pasque Veronesi. Tuttavia la popolazione, mai appoggiata dal governo e dai magistrati, e non comandata da un unico capo, dovette arrendersi. Questo diede il pretesto a Bonaparte per attaccare direttamente Venezia, accusandola di aver aizzato contro di lui la popolazione. Con il trattato di Campoformio nel 1797 gli austriaci tornarono a comandare su Verona.
Nel 1801 la città fu divisa in due parti, i ponti furono sbarrati e rinforzati, in quanto su una riva comandavano i tedeschi utilizzando il loro codice rigido militare, estendendo l’obbligo di leva anche ai giovani veronesi e facendo rispettare con la forza la religione cattolica. Sull’altra sponda invece governavano i francesi con i criteri di uguaglianza, senza ceti sociali, in piena libertà, dove tutti erano rispettati e liberi di aprire una propria attività commerciale. In oltre i francesi istituirono l’illuminazione notturna obbligatoria spesata dal municipio. Nel 1814 la città tornò compatta sotto gli austriaci a causa della caduta di Napoleone. Furono aperte nuove strade e inaugurata la prima ferrovia. Nel 1822 Verona fu palcoscenico del congresso contro gli ideali liberali e di sentimenti nazionali, a questo evento parteciparono i sovrani di: Austria, Prussia, Russia, Inghilterra, Regno di Sardegna - Toscana, Modena, Napoli e Parma.
Il 16 Ottobre 1866 le truppe italiane furono accolte dalla popolazione con un plebiscito, unendosi al Regno d’Italia. Da questo momento Verona rifiorì, divenendo un centro industriale, furono costruiti i muraglioni di contenimento per l’Adige e ricostruite le fognature.
Agli inizi del ‘900 la città mutò ancora, i mulini sull’argine del fiume scomparvero, per lasciare spazio alle abitazioni.
Nella seconda guerra mondiale la città fu duramente compita e i ponti fatti saltare durante la ritirata dei nazisti. Dopo questo nero periodo la città si riprese, le fabbriche si riattivarono e furono costruiti due aeroporti, una stazione frigorifera d’importanza internazionale e accanto a tanto sviluppo non poteva non fare cornice il ritorno al passato e alla stagione Lirica presso l’Arena.
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