COMUNE DI FINALE EMILIA

CASTELLO DI FINALE EMILIA

Queste terre furono acquistate dagli Estensi nel ‘300, ponendo una striscia di confine fra il ducato di Modena e il fiume Po, oltre il quale si annidavano i nemici. Qui vi si costruì una fortezza, opera di Bartolomeo Ploti da Novara, che iniziò i lavori nei primi del ‘400, il progetto prevedeva una base quadrangolare con quattro torri angolari, con mura spesse più di un metro sormontate da un camminatoio di ronda. I lavori però furono talmente onerosi che gli Estensi dovettero aumentare le tasse facendo scoppiare una rivolta popolare. Nel XV sec. il borgo si trasformò divenendo centro per floridi commerci come quello della lana e del cuoio, l'importanza della città crebbe a tal punto che al castello di Finale vi soggiornò anche Papa Eugenio IV, durante uno dei sui viaggi. Una prima modifica alla struttura del castello la si avrà nel 1540, con i lavori del castello Estense si iniziarono anche nuove opere, come il Palazzo delle Saline e l’ospedale degli infermi. Durante il corso del ‘700 il castello fu abbandonato divenendo infine un carcere. Nel 1864 divenne di proprietà del comune, e proprio sul finire dell’800 il corso del Panaro fu deviato con un opera mastodontica, questo fece si che le acque del fiume non bagnassero più il castello, che si vide quindi attorniato solo da terra. Durante la seconda guerra mondiale nel castello trovarono rifugio delle famiglie sfollate, questo naturalmente fece accellerare il deterioramento della struttura.
Negli anni ’80 fu presentato un progetto di rivalutazione della struttura, con la ristrutturazione del castello e la creazione al suo interno di una biblioteca, un Museo Civico e di alcune sale mostre, ma anche qui ci furono problemi per la realizzazione.
Fra le varie leggende che animano i corridoi del castello, ce nè una che vuole che all'interno delle mura esista un corridoio che possa mettere in comunicazione il palazzo con la residenza di Obizio III d’Este a Obici, un'altra diceria era la presenza nelle prigioni del Diavolo, il quale si manifestava durante la notte per i corridoio del carcere, il quale trascinava dietro di se pesanti catene, seguito da lamenti raccapriccianti.
Nel ‘300 a Finale fu costruita la torre detta dei Modenesi, la quale aveva funzioni militari e di fortificazione, successivamente mutarono le esigenze difensive e militari,  tanto che la torre divenne il simbolo della cittadina e vi fu installato un orologio recuperato da un'altra torre precedentemente distrutta, questo le valse il nome di “Torre dell’orologio”, a questo fu aggiunta una lanterna nella quale fu collocata una campana che risuonava per allertare la popolazione della piena del Panaro oppure in caso di incendi. Purtroppo la torre cadde in disgrazia e fu venduta alla comunità di Finale nel 1756. Nella II guerra mondiale la torre fu danneggiata da una bomba che colpì la lanterna, distruggendo la campana fusa nel ‘700. I restauri furono avviati nel ’49 che si protrassero sino al 1981.
Purtroppo la città dovette subire un altro grande disastro, un evento naturale al quale nessun uomo può imporsi, se non per limitare i danni. Il Terremoto che il 20 maggio 2012 scosse tutta l'Emilia fece sgretolare edifici e palazzi che avevano resistito anche alle bombe della II guerra mondiale, ma che purtroppo non poterono fare nulla contro la furia devastante della natura. I danni furono ingenti, il masti del castello crollò al suolo come carta pesta e la torre dei Modenesi fu rasa al suolo per metà, il simbolo e l'immagine del quadrante dell'orologio crepato a metà campeggiò su tutti i quotidiani e su molte trasmissioni televisive per molto tempo. Queste ferite sono coltellate alla nostra storia, la quale ha perso persempre un pezzo del suo racconto.
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