COMUNE DI SPILAMBERTO

ROCCA RANGONI

Il territorio del Comune di Spilamberto era già abitato nella preistoria, tale presenza è testimonianza dai ritrovamenti di necropoli. I primi documenti scritti risalgono al VIII sec. ; quanto i monaci di Nonantola fecero costruire un punto di ristoro per i pellegrini che dovevano proseguire verso la città di Roma attraverso gli Appennini. Successivamente il territorio passò in mano a feudatario Bonifacio, padre di colei che sarà la famosa Matilde di Canossa. Nel XIII sec. il Comune di Modena decise di edificare una rocca con una cinta muraria a sua difesa contro le armate bolognesi.
Sul finire del XIV sec. investito del potere sulla città Girolamo Tiraboschi, successivamente questa investitura fu affidata ai Rangoni da parte del Duca Borso d’Este. Nel ‘600 fu concesso dagli Estense alla famiglia Rangoni di costruire all’interno del feudo un filatoio di seta, che chiuderà definitivamente la produzione solamente agli inizi del XX sec. Il 25 novembre 2002 è stato inaugurato in Villa Fabriani il Museo del "Balsamico", L’aceto balsamico è prodotto solo ed esclusivamente all’interno di quelli che erano i confini del Ducato Estense. L’aceto Balsamico è ottenuto dalla acetificazione naturale del mosto cotto di uva. La sua densità e sciropposità è data dalla lenta fermentazione in piccole botti di legno.
Spilamberto fa parte dell'Unione Terre di Castelli assieme ai comuni: Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena,Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Vignola e Zocca.
I prodotti tipici di qusta terra sono differenti, si parte dal rubino di Vignola: Ciliegia e duroni ( una ciliegia dalle dimensioni più grandi e da un colore rosso scuro), l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (nel comune di Spilamberto nel 1967 nacque il Consorzio), il Parmigiano Reggiano, il Nocino, il Lambrusco, nonché le castagne e i marroni di Zocca, e l’amaretto di Spilamberto ( dolce tipico della tradizione).
In oltre questo territorio ha dato vita ha una serie di percorsi naturalistici sia pedonali , che ciclabili, come nel caso del Parco dei Sassi di Roccamalatina. Fra le tante attrazioni si ricordano alcuni appuntamenti come la Fiera di San Giovanni Battista il 24 Giugno, dove si svolge il Palio del Santo e si premia la migliore produzione di Aceto Balsamico. Il primo week-end di Ottobre si svolge “Vetrina Motori e Balsamici Sapori”.
Per gli amanti dell’aceto Balsamico è stato inaugurato nel 2000 il Museo dell’Aceto Balsamico presso il Palazzo Fabriani, dove nel sotto tetto è custodita l’acetaia del Consorzio. La ricetta di questa Ambrosia Nera è tramandata nei millenni, già era conosciuta in epoca romana. Il processo di invecchiamento inizia con la cottura del mosto di uva e dal successivo passaggio di invecchiamento all’interno delle botti, da qui il travaso da botte in botte, questo processo dura almeno 12 anni e solamente dopo il 25 esimo anno potrà ottenere la denominazione di “extravecchio”.
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La chiesa risale al ‘600, fu edificata a ricordo del miracolo della Madonna del Carmine. All’interno sono custoditi dipinti che coprono un arco temporale dal ‘500 al ‘700, oltre a essere stata utilizzata anche come tomba di famiglia dai Rangoni signori di Spilamberto. La facciata si presenta semplice in laterizio solcata da due esedre e culminante in un timpano, un tempo antistante si trovava un portico, abbattuto agli inizi del ‘900, adiacente si innalza il campanile a pianta quadra.

la chiesa di San Giovanni fu edificata nel XIII sec. e presentava una pianta di dimensioni minori rispetto quelle attuali, in quanto fu ricostruita nel ‘700, inglobando all’interno i portici che la circondavano, mentre il campanile fu ultimato solamente sul finire del secolo successivo assieme alla facciata in stile barocco. All’interno si trovano opere realizzate anche da artisti locali, come la Battaglia di Lepanto, la Comunione degli Apostoli e l’Apocalisse. La facciata è solcata da esedre culminanti in capitelli e chiusa da un timpano, nella sezione superiore furono collocate accanto al finestrone due state di santi .

Questo cinquecentesco palazzo fu dove abitò la famiglia Rangoni, prima della costruzione della Rocca. Il palazzo si sviluppa su due livelli e si apre su di un portico prospicente la via principale del centro storico, il quale è composto da cinque fornici. Dopo il trasferimento dei Rangoni alla nuova dimora, il Palazzo del Bargello fu utilizzato per eventi e aste pubbliche.

Il palazzo in laterizio fu costruito nel ‘500 per divenire la residenza di Guido Rangoni. Nel ‘700 divenne la sede del Giudice, per essere adibita a sede comunale nell’800 e oggi essere un’abitazione civile. L’edificio si affaccia sulla piazza della Torre, presenta un porticato a lato della via principale, adornato da un cornicione a livello tra il primo e il secondo piano e archetti pensili al termine della facciata prospicenti il tetto.

Un primo fondamento della Rocca lo si ebbe nel ‘200, quando il Comune di Modena edificò una prima rocchetta per contrastare le armate nemiche dei Bolognesi. Con l’arrivo dei Rangoni l’edificio iniziò ad ampliarsi con torri quadrangolari. Nel ‘600 Guido Rangoni decide di adoperare una serie di modifiche, volte ad ampliare la Rocca stessa con la realizzazione di una galleria, dello scalone e del nuovo piano nobile.
La rocca è stata per ben 6 secoli di proprietà della famiglia Rangoni, la quale fu acquistata dal Comune di Spilamberto nel 2005, il quale ne ha avviato i lavori per il recupero. Oggi la corte interna è stata battezzata “Corte del Gusto”, in quanto adiacente si trova una cantina di degustazione dei prodotti tipici del territorio.
Dal 2007 parte dei locali della Rocca sono utilizzati dal museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto

Il castello di Spilamberto fu eretto nel 1210 sulla sponda sinistra del fiume Panaro, per contrastare le milizie bolognesi. In molti si avvicendarono il potere della città come i Pico della Mirandola e in fine gli estensi. Qui venne istituita una fiorente filanda del baco da seta, che portò la città ad essere conosciuta negli ambiti commerciali in tutta la regione. Il castello attuale non è veritiero, in quanto la costruzione medioevale fu bruciata in un incendio nel 1252.
Ciò che resta dell'antico castello e delle mura è solo il torrione. Nel ‘500 fu apportata una modifica alla torre, inserendo sui lati ad est e a ovest i quadranti dell’orologio. Nel ‘900 furono abbattute le mura esterne che ancora cingevano questa porzione di paese e fu costruito l’edificio adiacente al torrione con scalinata esterna, adornato a piano terre da due arcate chiuse da battenti in legno. La torre si presenta adornata da merlatura ed è il punto più alto della pianura, dalla quale poter spaziare con la vista da Modena sino a Bologna. Oggi il Torrione ospita la sede del “Nocino Modenese” e l’Antiquarium, è in oltre visitabile la cella di Messer Filippo.
Nella torre di Spilamberto fu scoperta, agli inizi del ‘900, quella che doveva essere la cella di Messer Filippo, il quale fu imprigionato in questo angusto posto per determinate trame di potere. Sono stati scritti libri e articoli in merito, in quanto sulle pareti della cella erano presenti scritte in versi e rime, che narravano le vicende delle corti italiane del ‘500. Messer Filippo fu giustiziato, ma la sua voce è ancora udibile nelle notti di piena estate.