COMUNE DI REGGIO EMLIA

Il territorio della provincia di Reggio Emilia si divide per 3/5 in collinare-montuoso e la restante parte pianeggiante. La città è importante per il ruolo che ebbe nella nascita del tricolore, infatti esso fu cucito qui ed è ancora esposto nella sala del tricolore nel palazzo del Comune di Reggio. La provincia di Reggio Emilia è composta da 45 comuni. La città è fra quelle con un'alta percentuale di prosperità e vivibilità, grazie anche ai servizi efficienti.
La provincia è solcata dal fiume Crostolo che passa attraverso la città di Reggio Emilia, mentre il fiume Enza determina il confine con la provincia di Parma e il Secchia con quello della provincia di Modena, a quest'ultimo si aggiunge l'affluente Tresinaro. I rilievi dell'Appennino superano di poco i 2100 metri: Monte Cusna (2120 m.), Monte Alto (1904 m.), Monte la Nuda (1894 m.), Monte Sillano (1874 m.), Cima bel Fiore (1810 m.), Monte Ventasso (1727 m.), mentre fra le zone di alpeggio Alpe di Succiso (2017 m.), una fra le più alte di tutto l'Appennino.
Le terre della provincia di Reggio Emilia hanno da sempre un vincolo molto forte con la regnante Matilde di Canossa, la quale nel XII sec. era la sovrana di un vasto territorio che si estendeva dalla Pianura Padana fino alle regioni dell'Emilia Romagna e Toscana. La regione Emilia Romagna ha pertanto reso omaggio alla sovrana intitolando ad essa la strada di pellegrinaggio che  partendo da Montecchio Emilia tocca i comuni di Bibbiano, Quattro Castella, San Polo d'Enza, Canossa, Ciano d'Enza, salendo verso Cerredolo dei Coppi, Bergogno, Carpineti, proseguendo per Casina sino a Toano, per poi oltrepassare la provincia Reggiana e sconfinare in quella del Modenese.
Inoltre, per celebrare quel tempo ricco di fasti e glorie, in tutta la provincia si susseguono diverse celebrazioni in costume, come quella più conosciuta che si svolge l'ultima Domenica di Maggio presso la Corte nel comune di Quattro Castella, a ricordare la nomina di Matilde di Canossa a Vicaria Imperiale, mentre la prima Domenica di Settembre avviene la Rievocazione Storica Canossana a Ciano d'Enza.
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I territori reggiani erano già abitati nell’età del Bronzo, questo lo si identifica dai relativi reperti archeologici ritrovati durante gli scavi a 500 metri dalle antiche mura cittadine: Terramare. Furono ritrovati in questi luoghi vasi, spille, telai e altri oggetti. Sul territorio di Reggio Emilia trovarono luogo anche le abitazioni degli Etruschi, a testimonianza di questi insediamenti nei pressi di Casale di Rivalta fu trovata una fornace. Purtroppo questo popolo pacifico dedito ai commerci, fu scalzato dalla popolazione dei Galli, provenienti dai territori Liguri.
La città di Reggio Emilia fu fondata in Epoca Romanica, a seguito della vittoria contro i Liguri nel 175 a.C. Da principio sorsero soprattutto delle stazioni di posta, per il cambio dei cavalli, ma successivamente alla costruzione della Via Emilia, che metteva in comunicazione l’asse delle città presenti fra Piacenza e Rimini, l’insediamento prese il nome del costruttore di tale opera urbana: Emilio Lepido da qui Lepidum Regium. I terreni che cingevano la città furono bonificati per permettere la loro coltivazione. La città crebbe a tal punto da essere un grosso centro economico, posizionata fra le città di Modena e Parma. A seguito delle invasioni barbariche la città cadde in rovina, con la conseguenza che molti abitanti fuggirono. Reggio passò in mano a diversi potenti, da prima fu soggiogata da Odoacre, nel 489 dai Goti ed infine nel 569 fu il re dei Longobardi Alboino a detenerne il potere, eleggendola a rango di ducato. Nel 773 i franchi, guidati da Carlo Magno, si impossessarono dei territori reggiani e nel 781 si insidiò la diocesi vescovile. Nel Xsec. fu concesso al vescovo di edificare un castrum nel centro della città, fortificato da mura e protetto da un fossato, in seguito denominato: cittadella vescovile, la quale comprendeva al suo interno il Duomo, il palazzo Vescovile e la chiesa di S. Prospero. Successivamente gli insediamenti presero piedi e si dilungarono lungo la riva sinistra del torrente Crostolo. Nel XI sec. si formò il contado del Marchese Tedaldo di Canossa, il quale raggruppò sotto il suo dominio i territori di Reggio, Parma, Modena, Mantova e Ferrara, queste terre furono in seguito governate dalla popolare Matilde di Canossa.
Nel XII sec. furono alzate poderose mura difensive, a seguito della sua trasformazione in Comune nel 1167 ed all’annessione alla Lega Lombarda contro Federico Barbarossa. La struttura territoriale della città cambiò quindi aspetto, in quanto attorno alle mura si svilupparono centri di attività economica.
Tuttavia la città era continuamente colpita dai conflitti con le altre città rivali come Parma e Modena e le lotte interne fra le famiglie dei Sessi e dei Fogliani (guelfi e ghibellini). La guerra con la città di Modena esplose nel 1200 per colpa di questi ultimi, in quanto invasero i territori Reggiani (Casalgrande) per potersi appropriare del corso del fiume secchia, che a quel tempo era una fonte primaria sia per la sussistenza degli abitanti, che per quella economica. Tuttavia furono i modenesi ad avere la peggio e dovettero ripiegare sino ai territori di Formigine. Successivamente a questo episodio fu eretta una roccaforte a Rubiera in contrapposizione di quella eretta a Marzaglia dai modenesi. Qualche anno più tardi scoppiò la guerra contro Mantova, in quanto Reggio aveva preso d’assedio il castello di Suzzara. In risposta i Mantovani, supportati dai cremonesi e ferraresi, cercarono di respingere il nemico, a sua volta aiutato dalle fazioni di Imola, Bologna e Faenza, con questa formazione i reggiani riuscirono a contenere le ondate nemiche, facendole ripiegare. Tuttavia i tempi di gloria non furono molto lunghi, in quanto Mantova preparò l’offensiva da portare contro Reggio, riuscendo ad uccidere il loro capitano Jacopo della Palude. Solo nel 1225 si riuscì a raggiungere un accordo fra le due fazioni in lotta continua fra loro, nel quale fu decisa la spartizione delle terre: Gonzaga a Mantova e Bondendo d’Arduino a Reggio.
Tuttavia nel XII sec. si assistono anche ad eventi positivi, come la fondazione della Zecca di Reggio su concessione imperiale. Le continue lotte interne portarono la città all’annessione con il ducato di Ferrara, governato degli Estensi. Al passaggio del potere da Obizzio al figlio Azzo d'Este, i reggiani si rivoltarono contro il potere, dichiarandosi libero comune, questo fu possibile grazie all’appoggio di Gilberto da Correggio signore di Parma. La città fu guidata all’inizio da un gruppo di aristocratici, mentre in seguito fu istituita una repubblica governata da 800 popolani. Nel 1326 la città fu occupata da Beltrando del Poggetto in nome di Papa Giovanni XXII. In agguato nell’ombra si estendeva la mano dei Visconti signori di Milano, i quali volevano allargare i loro confini, decidendo di occupare la città nel 1356 i quali furono respinti. Tuttavia i Gonzaga decisero di vendere la città allo stesso invasore per 5000 ducati d’oro. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti,il signore di Parma si impossessò della città di Reggio, ma fu inseguito assassinato a Rubiera da Michele Sforza, capitano di ventura assoldato da Nicolò III d’Este, che divenne il signore della città. Reggio tuttavia mantenne un largo potere sia in termine politico, emanando proprie leggi, sia in quello economico, coniando una propria moneta.
Nel XV sec. si insidiarono nella città di Reggio alcune comunità ebraiche, che praticavano il mestiere del prestito, che non era consentito ai cattolici. Con il passare dei secoli il loro numero crebbe, a tal punto che nella seconda metà del ‘600 furono costretti ad abitare nel Ghetto, costituito nelle attuali via Mazzini e Monzermone, voluto dalla sposa di Alfonso I d’Este, la duchessa Laura Martinozzi, oltre a costringere la popolazione ebraica a distinguersi dagli altri cittadini grazie a un segno arancione da applicare al proprio copricapo.
Nel 1474 nasceva Ludovico Ariosto, figlio di Nicolò e Daria Malaguzzi, alla quale apparteneva la villa del Muriziano presso il fiume Rodano, alla quale era annesso un mulino, che lo stesso poeta citò: “Il mio bel Maurizian sempre vagheggio”.
Nel 1551 il duca Alfonso I d’Este, per ragioni militari, decise la famosa “tagliata”, abbattendo, per un lungo raggio d’azioni fuori dalle mura cittadine, case, luoghi religiosi e fabbriche. Ad Alfonso susseguì Ercole II, figlio di Lucrezia Borgia, il quale fece fortificare le mura della città. Nel ‘600 Reggio fu devastata dalla peste, la quale procurò più di 6.000 vittime, questo accadde anche a causa della malnutrizione della popolazione, che in quel secolo stava vivendo una situazione di crisi economica e di stagnazione del commercioi. Tuttavia la peste terminò i suoi neri effetti solo il 20 gennaio del 1632.
Il dominio su Reggio da parte degli Estensi si interruppe nel 1702 a causa delle invasioni dei francesi, spagnole e tedesche, questi ultimi furono anche i più brutali, in quanto nel 1734 le truppe tedesche invasero Reggio, uccidendo e mutilando chiunque gli capitasse a tiro, la strage terminò con l’arrivo dei francesi, ma anche loro tennero la città sotto assedio rendendo la vita degli abitanti drammatica, sotto ogni aspetto umano . Con il trattato di Aquisgrana del 1748 fu ridato il ducato ai d’Este sotto il dominio di Ercole III, il quale promosse diverse opere pubbliche e limitando l’influenza del clero, nonché la soppressione di molti enti religiosi, dando quindi respiro alle finanze pubbliche, molti dei quali vennero adibiti a uffici pubblici, caserme, carceri; mentre altri vennero inglobati all’interno di altri corpi di fabbrica. In oltre anche le opere di carità furono tolte alla chiesa per essere gestite direttamente dallo Stato.
Con l’invasione da parte di Bonaparte nel 1796 Ercole III dovette scappare e negoziare un pesante armistizio. Le truppe francesi furono accolte con entusiasmo dalla popolazione, che vedevano in loro un seme di libertà. Furono cacciate le truppe ducali e proclamata la Repubblica Reggiana. Successivamente il 9 gennaio del 1797 fu proclamata la Repubblica Cispadana, dall’unione della città di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara. Queste si identificarono in un’unica bandiera, il primo tricolore: verde, bianco e rosso, suddivisi in bande orizzontali.
Con l’esilio di Napoleone e il trattato di Vienna del 1815, il ducato di Reggio fu restituito a Francesco IV, il quale soppresse la libertà di stampa, diede l’istruzione in mano ai gesuiti e localizzò a Rubiera il tribunale statario, il quale aveva il compito di giudicare il reato di carboneria. Durante il governo di Francesco V fu edificato il teatro Municipale nel 1846. Con lo scoppio dei moti di Milano, Francesco V fuggì in Austria. Reggio istituì un governo provvisorio assieme a Modena e con il plebiscito del 10 marzo del 1860 fu proclamata l’annessione al Regno d’Italia. Nel 1899 fu eletto il primo sindaco del comune di Reggio: Alberto Borciani.
Nei primi decenni del ‘900 la città iniziò il suo risveglio economico, in questo lasso di tempo si evidenziarono le zone di apertura economica: il centro fu identificato per le funzioni commerciali e direzionali, in periferia i nuovi centri residenziali, al nord le manifatture collegate con le ferrovie. La maggiore industria del tempo furono le Officine Meccaniche Reggiane, questa industria fu molto importante per la costruzione del vicino aeroporto. I primi anni del XX sec. furono anche segnati dall’espandersi delle idee socialiste, uno degli esponenti di spicco di queste teorie era Camillo Prampolini. Successivamente con l’avvento del fascismo, i socialisti furono scalzati anche a causa degli assassini politici che vennero progettati nei confronti di questi ultimi. Durante la II guerra Mondiale si vennero a creare sul territorio bande militari partigiane, fra queste quella dei fratelli Cervi, la quale pagò più di tutte il prezzo per la libertà, in quanto furono tutti quanti trucidati. A questo evento si susseguirono anche rappresaglie da parte dei nazisti verso la popolazione. In questa ondata di morte e distruzione c’è da ricordare anche la deportazione di un centinaio di reggiani morti nei campi di concentramento.
Tuttavia anche il dopo guerra fu difficile per la città, la quale dovette passare attraverso un periodo non stabile sia dal punto di vista sociale – lavorativo, che dal punto di vista politico. Di fatti durante una manifestazione sindacale a Reggio del 7 luglio 1960, cinque iscritti al PCI furono uccisi dalle forze dell’ordine, questa passerà alla storia come la Strage di Reggio Emilia. Un vortice di eventi porta Reggio al centro del ciclone scaturito dalla nascita delle Brigate Rosse. Ma gli anni ‘70 sono anche caratterizzati dal boom economico, difatti si assiste a una migrazione interna al paese, che dal sud porta al nord molti cittadini italiani, in cerca di un lavoro e di una vita migliore.

Importanti furono le figure che vissero a Reggio Emilia, come Ludovico Ariosto (nato nel 1474) e Mattia Maria Boiardo conte di Scandiano.

Reggio Emilia si colloca fra le città con il più elevato reddito pro-capite della penisola, alla quale fanno seguito un elevato livello dei servizi, nonché una buona operosità da parte dei cittadini. L'economica della provincia si basa sui prodotti agricoli e zootecnici, accanto a questa base ci collocano le varie aziende che si occupano della trasformazione del prodotto come le industrie casearie (prodotto tipico il Parmigiano Reggiano) e salumifici, sino alla filiera commerciale. Si coltivano principalmente cereali, ortaggi e frutta.
Un altro settore importante è quello della ingegneria robotica, che piazza Reggio ai vertici dell'export in questo campo. Naturalmente sul territorio sono anche presenti aziende del comparto metalmeccanico, ceramico- chimico e farmaceutico.

Stazione Medio-Padana di Reggio Emilia

La basilica fu edificata nel XVI sec., mentre la facciata fu concluso solo nella seconda metà del ‘700, alla quale furono aggiunte undici statue raffiguranti i dottori della chiesa e i santi della città. Una differenza che si nota a colpo d’occhio è quella relativa alla gamma di colori fra il rosso cotto della chiesa e quello della pietra usata per la costruzione dell’adiacente campanile ottagonale in stile romanico, edificato con i fondi dalla famiglia Pacchioni. Posti a custodia del sagrato, furono collocati tre coppie di leoni, realizzati in stile rinascimentale. All’interno del tempio si possono ammirare i cicli di affreschi relativi al Giudizio Universale, opera di Camillo Procaccini, oltre al coro ligneo intagliato e le opere di artisti del territorio collocate nelle cappelle laterali.

Il tempio cinquecentesco fu opera di Francesco Pacchioni, all'interno del qualle fu collocata l’immagine della Madonna che anni prima aveva compiuto il miracolo di ridare l’uso della parola a un ragazzo diciassettenne muto. La facciata del tempio è suddivisa in due ordini, adornati da lesene e serliane, tre portali immettono verso l’interno, la pianta dell'edificio è raelizzata a croce greca suddiviso in tre navate, queste ultime convergono verso una profonda abside. Gli affreschi sono incorniciati da stucchi durati, le raffigurazioni rappresentano l’esaltazione delle virtù di Maria e dei personaggi del Vecchio Testamento. Sul fondo della chiesa è presente il coro ligneo del XVII realizzato dai fratelli Talami, è presente in oltre un organo risalente alla fine del ‘700. Nella sagrestia è collocata la tela rappresentante “La fuga in Egitto” di Girolamo Massarini e la tela della Madonna della Ghiara, opera del modenese Francesco Vellani. Nel santuario sono custodite anche delle reliquie, che trovano la loro collocazione negli armadi intagliati della sala dei paramenti. Adiacente alla chiesa si innalza la torre campanaria e il chiostro, in quest’ultimo è presente il museo della Ghiara, ove sono custoditi oggetti preziosi fra cuispille, calici e gioielli.

La Chiesa di S. Agostino fu edificata nell’VIII sec. ad unica navata. La struttura subì diverse trasformazioni nei secoli, da quella in stile lombardo- gotico, ad una successiva dove si edificò l’abside e il campanile conico nella seconda metà del ‘400, oltre al rifacimento della facciata in stile barocco. All’interno sono custodite opere di grande pregio, come S. Apollinare del Guercino e il martirio di S. Andrea di Jean Boulanger.

Il particolare più vistoso della chiesa di san Francesco è collocato sulla facciata, ove si trova un mosaico ove è raffigurato S. Francesco mentre riceve le stimmate del 1942.

La chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo risale al XVI sec., adiacente al tempio si trova anche il monastero, all'interno del quale furono costruiti due pregevoli chiostri, uno piccolo e l’altro grande, il primo si presente con il porticato a colonne binate, il secondo anch’esso porticato a colonne e pilastri, con le finestre dell’ordine superiore separate da nicchie, ove all’interno furono collocate delle statue in cotto. L’interno della chiesa è composto da un’unica navata con decorazioni in stile barocco, la quale è sormontata dalla cupola a lanternino.

La chiesa di Santo Stefano fu edificata attorno all’XI sec., la quale fu di proprietà della congregazione dei Templari. L’interno è in stile romanico, si segnala in oltre una curiosità, la rappresentazione di Cristo Benedicente e di un angelo, collocata su di un pilastro nel presbiterio.

La struttura romanica del Duomo di Reggio Emilia risale al IX sec., la quale nei secoli successivi è stata modificata. La facciata a capanna è adornata da archetti pensili, mentre al disopra di essa sovrasta una torre, ove all’interno dell’unica nicchia ricavata al suo interno, è posta la quattrocentesca statua della Madonna con bambino realizzata in rame sbalzato dorato. Il rivestimento esterno in marmo fu collocato durante il rinascimento, mentre ad adornare il timpano sono le statue di Adamo ed Eva, opera dell’artista Prospero Sogari, conosciuto anche come “il Clemente”. Un tempo accanto al tempio sorgeva un campanile, crollato però nel 1228 a seguito di un terremoto. All’interno si trovano diverse opere di rilievo culturale e artistico come: il monumento dedicato al filosofo Valerio Malaguzzi, zio dell’Ariosto, il Mausoleo del vescovo Bonfrancesco Arlotti, la tela collocata nel transetto sinistro raffigurante la cacciata dal tempio del XVII sec., importanti sono anche i due cori lignei rinascimentali, uno collocato nell’abside maggiore e l’altro nella cripta. Attraverso una scala si giunge in un luogo sotterraneo, dove è possibile ammirare un mosaico del III sec. d.C. , decorato con simboli geometrici e zoomorfi.

Accanto al Duomo di Reggio Emilia, si trova il Battistero, un'aula all'interno del quale è presente una vasca battesimale ottagonale ricavata da un blocco di marmo bianco e adornata con bassorilievi raffiguranti i santi.

Il palazzo dei Canonici è collocato alla destra del Duomo, al suo interno ospita l’archivio capitolare dove furono collocati i dipinti del XIII sec. che affrescavano la facciata del tempio.

L'arco trionfale o del Follo, si trova nell'intersezione fra la via Emilia S.Pietro e via del Follo , il quale rappresenta un ingresso su quest'ultima via secondaria, divenendo una intersezione fra le abitazioni; la costruzione fu edificata sul finire del XVIII sec. per celebrare le vittorio Napoleoniche. L'arco fu realizzato da Domenico Marchelli come omaggio alla visita di Napoleone a Reggio.

Il Mauriziano era la casa dei ricordi di Ludovico Ariosto, di proprietà della famiglia della madre. La costruzione fu edificata fra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 al di fuori delle mura cittadine, all'edificio si accede oltrepassando un arco in mattoni di cotto del XVI sec. che conduce al casolare seguendo un lungo viottolo alberato; il complesso era agli inizi una moltitudine di ambienti, costruiti in modo da formare una corte, la quale comprendeva la casa padronale, un mulino, una chiesa e la così detta bottega della “ferraria”. Nell’ala di levante si trovano i cicli di affreschi di Orazio Malaguzzi, il quale fece anche realizzare l’arco sulla via Emilia.
Nel XVIII sec. furono intrapresi dei restauri e affrescate a tempera le pareti del complesso centrale,  furono anche realizzati gli affreschi del salone centrale e della seconda sala. Nel salone d’ingresso si trovano due grandi opere a parete, oltre a quattro sovra-porta, raffiguranti momenti di vita della famiglia Malaguzzi. Nella stanza successiva si trovano ulteriori affreschi raffiguranti sempre la famiglia, incorniciati da stucchi. Nell’ala di levante si trova il camerino dei Poeti, nominata così per le raffigurazioni di poeti, fra queste ricordiamo la scena raccontata dal Boccaccio relativa alla figura di Griselda. Sempre in questa area della casa si trova il Camerino dell’Ariosto, il quale è affrescato con vedute di castelli, scene di caccia, storie d'amore e diversi paesaggi. Infine da ricordare anche il Camerino degli Orazi e Curiazi ove si trovano gli affreschi inneggianti al ritrovamento della donna amata, il combattimento tra Orazi e Curazi con relative seconde scene (da qui il nome della stanza), tutto sovrastato dalla figura di Mercurio, posta al centro del soffitto.

Il palazzo rimase di proprietà della famiglia Malaguzzi sino al 1864 anno in cui la città di Reggio ne divenne proprietaria, attraverso la sua compravendita.

La costruzione medioevale del Palazzo del Capitano risale al 1260, la quale fu edificata per ospitare il capitano del popolo. Il primo a varcare la soglia della nuova costruzione fu Bazaleri di Bologna, del quale ancora oggi è conservato lo stemma con sette gigli dorati su campo azzurro. Qui nella storia recente fu insidiato l’Ente del turismo, mentre ai giorni d’oggi è divenuto l’Albergo Posta. Nel ‘300, quando la città era sotto il controllo della chiesa, questo edificio fu il palcoscenico di molte morti fra i governatori pontifici. L’ultimo assassinio fu quello di Arnaldo Vacca, che segnò la fine del predominio della chiesa. Con esso venne meno anche la funzione del Capitano del popolo e quindi dal 1328 non fu più rinominato nessuno. Durante i secoli l’edificio è stato più volte restaurato e ritoccato. Nel ‘500 la costruzione fu ceduta a privati ove vi collocarono l’Ospizio del Cappello Rosso. Il palazzo tuttavia incominciava ad avere nuovamente bisogno di un restauro, ma nulla si fece sino agli inizi del ‘900, quando l’intonaco era ormai caduto e il palazzo sembra solo un insieme di pietre. Quando l’opera di recupero iniziò, dall’intonaco che veniva eliminato, affiorarono molti dipinti i quali furono restaurati dal pittore Anselmo Govi e dai suoi collaboratori. Alla conclusione dell’opra estremamente costosa, il palazzo fu riportato al suo vecchio splendore. All’esterno sono ancora collocati vari stemmi di capitani e comunità, oltre a quello del benefattore che finanziò l’opera: Piergiacinto Terrachini. All’interno, nella sala dei Difensori è presente un affresco del ‘200, raffigurante due uccelli nell’intendo di abbeverarsi, in oltre sono presenti scudi araldici e frammenti di diversi affreschi come quello di una Annunciazione e di una Madonna in trono.
All’esterno invece, nelle lunette che danno su Via Emilia, sono presenti altri due affreschi del ‘200 raffiguranti l’Aratura e la Mietitura.

Il palazzo del Comune fu costruito nel XV sec. al quale nel 1434 vennero aggiunte le carceri nuove. L’edificio fu suddiviso in due parti, la prima comprendeva la Loggia degli anziani, l’attuale portico composto da tre arcate sorrette da pilastri binati, ed un secondo corpo suddiviso a sua volta in tre vani, corrispondenti alle campate stesse del portico. Nel vano centrale fu collocata la scalinata che conduce al piano superiore, ove c’erano gli uffici pubblici e la sala del Tricolore, realizzata dall'ingegnere Bolognini nel 1774, l'effige del Tricolore fu collocato qui nel 1797 dai delegati di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara, come simbolo della Repubblica Cispadana. Un tempo questa sala era riservata all’archivio ducale di Reggio, voluto da Francesco III d’Este, successivamente quando l’archivio fu trasferito, l’ambiente ormai vuoto fu utilizzato da subito come legnaia ed in fine come sala delle riunioni del Consiglio Comune.
Nel 1480 il comune decise di costruire la torre dell’archivio, nota anche come torre del “Bordello”, successivamente qui fu trasferita anche la torre campanaria, un tempo collocata nella torre dell’orologio.

La costruzione del XII sec. fu edificata sulle rovine del castello medioevale e fu la prima sede del Comune. Nel 1281 il palazzo fu collegato all’adiacente Palazzo del Capitano attraverso un corridoio sospeso. Tuttavia nel ‘500 avvenne il trasferimento nell’attuale sede comunale, utilizzando il palazzo come sede del carcere, affiancandovi la sala della giustizia e quella dei tormenti, in quest’ultima venivano torturati i criminali che si erano macchiati della colpa di omicidio. La torre che sovrasta il palazzo, oltre a fungere da orologio, svolgeva anche la funzione di annunciare le assemblee attraverso i rintocchi della campana. Nel ‘500 una parte del palazzo fu ceduta al Monte di Pietà. Successivamente a causa di un incendio nel 1740 la sala del Podestà andò perduta e di conseguenza anche questa ala del palazzo fu ceduta al Monte di Pietà.

Il palazzo Ruini presenta una facciata risalente al seicento con un portico a sei arcate.

Il palazzo San Giorgio fu edificato dai gesuiti e successivamente adibito a biblioteca, nella quale sono custodite più di 400.000 volumi fra opere antiche e codici miniati.

La torre dell'orologio fu costruita nel 1216, alla quale fu annesso l’orologio nel ‘400, ad opera di Giampaolo Raineri, noto per essere il costruttore dell’orologio dei Mori di Piazza S. Marco a Venezia. Successivamente a metà del ‘500 l’orologio fu sostituito, così come a inizi ‘800 quando la torre fu ceduta al Monte di Pietà.

Il teatro si colloca fra i più funzionali d’Europa, la struttura fu costruita nella seconda metà del ‘800 in stile neoclassico ad opera del modenese Cesare Costa; l’inaugurazione avvenne il 21 Aprile 1957. La facciata si compone da un lungo porticato in stile dorico edificato con 12 colonne e due pilastri di granito, con un ordine superiore e coronamento ad attico; mentre la facciata del piano superiore è suddivisa da 14 pilastri ionici fra i quali sono incastonate 13 finestre, sulla sommità della facciata furono collocate le statue allegoriche del Silenzio, Curiosità, Rimorso, Tragedia, Vizio, Gloria, Dramma, Virtù, Lavoro, Istruzione, Diletto, Favola, Estro, Scherzo, Danza, Pittura, Commedia, Suono, Pudore, Moderazione e Pittura. La pianta dell’edificio è rettangolare con due ali sporgenti.
L’accesso all’interno è consentito grazie a cinque porte decorate ad arco,  sopra le quali sono collocati quattro medaglioni in marmo bianco di Carrara raffiguranti: Menandro, Sofocle, Aristofane ed Euripide.

Sui ruderi della vecchia cittadella abbattuta nel 1848, fu costruito il parco del Popolo, ricoprendo una superficie di 7 ettari, qui fu collocato il sepolcro monumentale romano dei Concordi databile al I sec. d.C., rinvenuto durante degli scavi di bonifica agli inizi del XX sec. nelle campagne di Brescello, a concludere l'operato di arredo urbano sono le statue del Boiardo e dell’Ariosto e le Quattro Stagioni (provenienti dal palazzo Ducale).

In piazza Gioberti fu collocato nel 1843 un Obelisco in onore di Adelgonda di Baviera, sposa del duca Francesco V; sulla piazza si affacciano il palazzo Ducale, il convento dei servi di Maria edificato nel ‘300 e la chiesa intitolata alla Vergine della Ghiara. Percorrendo la piazza si incontra il palazzo Panciroli Trivelli del XV sec. ove nacque Guido Panciroli.

Su piazza del Monte si affaccia il palazzo Bussetti, opera del Bernini del 1657, sul lato opposto invece si colloca il palazzo del Capitano del Popolo coronato da una serie di merlature (attualmente è sede dell’Hotel Posta), adiacente si trova il palazzo del Monte della Pietà, che funge da collegamento fra piazza del Monte e piazza Prampolini. Fra le due piazze è posta la torre dell’orologio, il cui lato esposto su piazza del Monte si evidenzia per il portico a tre arcate. Oggi il palazzo del Monte è la sede della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia.

Piazza Prampolini concentra al suo interno le strutture fulcro della città, sia dal punto di vista politico che religioso, difatti su di essa si affacciano: Palazzo Vescovile, il battistero, il Duomo e il palazzo del Comune.

Piazza San Prospero era comunemente chiamata “piazza piccola” o “delle Erbe”, sulla quale si affacciano i palazzi neoclassici, le absidi del duomo e la Basilica di S. Prospero. Oggi la piazza è attorniata da locali e bar, che richiamano durante il periodo estivo turisti e gente del posto ove trascorrere qualche ora di refrigerio sotto le stelle.