COMUNE DI MILANO

La città di Milano è capoluogo della regione Lombardia, nonché della provincia omonima, posta al centro della pianura Padana fra il fiume Po e le Alpi. La sua posizione strategia la pone al centro delle vie di comunicazione verso il resto d’Europa in direzione della Svizzera e l'Austria.

Milano oltre ad essere la sede della borsa in Piazza Affari, è anche capitale della moda, fulcro del settore terziario avanzato (marketing, pubblicità, ricerca e sviluppo) della grande industria, difatti ospita le sedi delle più importanti imprese italiane e multinazionali, ma è anche il centro principale italiano della carta stampata e delle telecomunicazioni. Uno dei maggiori poli tecnologici si trova nel quartiere Bicocca, ove si sono instaurati diversi laboratori di ricerca, oltre all'Università. Milano è anche il centro della cultura in Italia, grazie anche alle sue 6 università. La città si spoglia lentamente dei panni operai per vestire quelli della piccola imprenditoria legata ai campi merceologici, del credito bancario, assicurativo e della grande distribuzione.

La demografia ha subito un arresto, rispetto alle immigrazioni degli anni ’70-’80 provenienti dal sud Italia, dovuto soprattutto a un maggiore dislocamento verso la cintura della città, sicuramente per cercare riparo dal caos della città, ma anche a causa dei prezzi troppo elevati degli affitti e delle case, oltre al costo del carovita. Tuttavia la città è divenuta un polo attrattivo per gli extracomunitari, che trovano nella stazione centrale il loro maggiore luogo di incontro, rendendo quest'area non molto sicura e per tale ragione molte pattuglie delle forze dell'ordine sono costrette a sorvegliare maggiormente questo quartiere della città. Attualmente si contano circa  1,4 milioni di abitanti residenti nella città di Milano e 1,8 milioni nel territorio della provincia, divenendo la seconda città italiana per numero di popolazione.

















 
 
 
 
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Un primo villaggio fu fondato dai Celti Insubri nel VI sec. a.C. , e solo successivamente nel 222 a.C. queste terre furono conquistate dai romani. Successivamente Aureliano, vista la posizione geografica della città ai confini dei territori romani, a stretto contatto con il nemico barbaro, decise di proclamarla capoluogo di Aemilia et Liguria, la quale prese poi il nome di Mediolanum. Con la fine dell’impero romano e con la scissione di quest’ultimo, Mediolanum divenne la capitale dell’impero d’Occidente nel 286 d.C. , ma nel 402 d.C. dovette lasciare lo scettro a Ravenna. Nel 313 d.C. La città divenne il centro più importante della cristianità europea occidentale, grazie anche alla nomina nel 374 d.C. del vescovo Ambrogio. 
Nel 569 d.C. la città cadde nelle mani dei Longobardi e nel 774 d.C. in quelle francesi di Carlo Magno.
Nel XI sec. il comune di Milano iniziò la sua espansione territoriale, la quale conquistò Lodi, Como e Crema. La città fu la principale antagonista di Federico Barbarossa, il quale nel 1162 distrusse la città. Nonostante la sconfitta il comune si risollevò, mettendosi a capo della lega anti imperiale, costringendo il Barbarossa alla sconfitta nel 1176 a Legnano. Questo contribuì a sancire la pace di Costanza nel 1183, che decretò l’attribuzione dei pieni poteri ai comuni.
Sul finire del ’200 si ha la fine del comune e l’inizio della signoria dei Visconti, aperta con la nomina di Ottone ad Arcivescovo di Milano. Il suo successore Matteo si preoccupò di sancire leggi per decretare la caduta effettiva del comune. A lui succedette Azzone che conquistò nuovi territori, fu lui che continuò la trasformazione del palazzo comunale in reggia, al quale fece annettere anche la chiesa intitolata a S. Gottardo e il campanile annesso (1336). Galeazzo II cercò di riottenere i territori persi a causa del marchese di Monferrato. Alla sua Morte succedette Gian Galeazzo che nel 1368 iniziò la costruzione di S. Maria Maggiore, la costruzione però crollò nel 1353, per poi essere riedificata come oggi la conosciamo con il nome di Duomo di Milano, oppure come la chiamano oggi i Milanesi: "La Fabbrica di Milan" (questo nomignolo deriva dal fatto che dall’anno della sua costruzione, sino ad arrivare ai giorni nostri, questo luogo sacro è sempre un cantiere aperto, per via dei restauri e di altre attività volte alla manutenzione della struttura). La famiglia Visconti ottenne il titolo ducale nel 1395, ma alla morte di Filippo Maria Visconti, salirono al potere gli Sforza.
Francesco Sforza fu il promotore del restauro del castello di Porta Giovia, divenuto poi castello Sforzesco. Egli puntò sul rilancio economico dell’agricoltura e delle manifatture; fra i diversi edifici che fece realizzare si deve ricordare anche l’Ospedale Maggiore, ove i malati potevano recarsi, anche quelli più poveri. A Francesco susseguì il figlio Galeazzo Maria, ma la sua crudeltà lo condannarono a morte, fu infatti assassinato nel 1468. Lo rimpiazzò il figlio di 8 anni: Gian Galeazzo, il quale fu assistito, nella reggenza del potere, dalla duchessa Bona di Savoia e il cancelliere Ciccio Simonetta. Ma questa situazione durò sino al 1429 anno in cui lo zio Ludovico il Moro, con un colpo di mano, tolse di mezzo i due sostenitori del fanciullo ponendosi lui stesso al potere, assieme alla moglie Beatrice d’Este. La coppia fece crescere la città in prosperità, trasformandola in un centro culturale nel quale confluivano molti artisti chiamati a corte, tra i quali ci fu anche Leonardo da Vinci e il Bramente. Alla morte di Beatrice, oltre alla perdita degli affetti, Ludovico conobbe anche il tracollo politico a causa dei francesi, che sotto il comando di Luigi II, si impossessarono del ducato. Nel 1535 Milano passò sotto il governo spagnolo, che non si preoccupò di avviare riforme a favore della città, anche l’arte mutò, divenendo più austera, questa corrente artistica si rifletté anche sugli edifici, tuttavia si compirono lavori per l’allargamento delle mura della città a protezione dei nuovi sobborghi, creando di conseguenza nuove porte di accesso e nuove vie di comunicazione verso Roma e Venezia. Nel 1630 scoppiò un’altra volta la peste, che decimò gli abitanti. Dopo circa 200 anni di governo Borbone, la città nel 1706 passò sotto il controllo di un’altra casata importante: gli Asburgo, di cui allora la reggente era l’imperatrice Maria Teresa, la quale attuò politiche illuministiche per ammodernare la città e con l’opera dell’architetto Giuseppe Piermarini realizzò la costruzione del Teatro "La Scala" e ristrutturò il Palazzo Reale. L’imperatrice nel 1776 abolì la tortura e nel 1784 Giuseppe II abolì la pena di morte. Si cercò di dare vita all’università di Milano, ma si dovette rinunciare per dare nuova vita alle Scuole Palatine, dove nel 1769 vi insegnò economia politica Cesare Beccaria. Sono sempre in questi anni che Milano vede sorgere l’industrializzazione della città e con essa nacque la classe operaia. Questi furono anche gli anni in cui la carta stampata iniziò a circolare con maggiore fervore, grazie alla fondazione della Gazzetta di Milano, il Corriere Milanese e la Gazzetta Enciclopedica. Giuseppe II abolì in oltre il tribunale dell’inquisizione e i tribunali ecclesiastici, abolì le autonomie nobili Lombarde e istituì la scuola elementare di Stato. Alla morte di Giuseppe succedette Leopoldo che dovette affrontare la propaganda delle idee rivoluzionarie provenienti dalla Francia.
Nel 1796 penetrano in città le truppe di Napoleone respingendo le forze Austriache. Sotto i francesi la città fu ridisegnata seguendo il modello degli sfondamenti, che delinearono il nuovo centro storico, aprendo nuove entrate che ancora oggi inglobano gran parte del traffico. Furono emanate leggi a favore degli operai e la città divenne il luogo di incontro di molti artisti, fra cui Foscolo, Gioia e Monti, ma a tutte queste novità ci fu anche un rovescio della medaglia, dovuta alla prepotenza dei francesi,
Milano divenne in seguito la capitale della Repubblica Cisalpina. Tuttavia gli Austriaci tornarono e rimasero al potere sino al 1848, anno in cui sull’onda del pensiero Mazziniano, il 18 Marzo la popolazione cercò l’indipendenza rivoltandosi contro l’invasore, questi giorni furono ribattezzati come le 5 giornate di Milano. Il 21 Marzo il nuovo governo provvisorio avvia i contatti con Carlo Alberto, annettendosi nel 1861 al Regno d’Italia governato da Vittorio Emanuele II.
La città nel 1899 si rifece il "look" e le mura furono abbattute, risparmiando solo: Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Nuova e Porta Venezia.
Nel 1914-18 scoppiò la I guerra Mondiale e successivamente nel 1919 ci fu la famosa riunione in piazza S. Sepolcro che fu l'iniziazione di Benito Mussolini, che fondò il partito fascista. Il 2 Agosto 1922 ci fu l’occupazione di Palazzo Marino da parte dei Fascisti, da questo momento Milano fu sotto il regime, che dettò le leggi su ogni cosa, a partire dalla vita sociale ed economica del singolo cittadino, sino ad arrivare alle costruzioni architettoniche grigie e austere e dai centri urbani caratterizzati da piazze ampie presso i luoghi storici. Con l’inizio dell’industrializzazione si decise di chiudere i Navigli, i quali sino agli anni ’20 cingevano la città arrivando quasi a ridosso del Duomo. Queste opere permisero di costruire nuovi quartieri e una di queste nuove zone prese il nome di Via d’Acqua. Nel 1943 la città fu bombardata dagli alleati e i carrarmati tedeschi entrarono in città. La popolazione terrorizzata avviò quindi un fronte di resistenza: il Comitato di Liberazione Nazionale. Milano sarà liberata dell'invasore solo il 25 Aprile 1945.

Al termine del conflitto la città si trovò rasa al suolo, ma questo non la mise in ginocchio, tanto che fu ricostruita con molta rapidità. Con la ricostruzione ritornano le idee moderne e presero piede le costruzioni di quartieri residenziali, che si inglobano assieme alle aree verdi.

Con l’avvento delle immigrazioni interne, la città di Milano vede nascere nella sua periferia i quartieri dormitorio, i quali non avevano servizi e si reggevano in condizioni precarie. In oltre aumentarono altri problemi legati ai servizi e alla congestione del traffico, da cui ne derivò il problema dell’inquinamento. Per ovviare ai problemi della modernizzazione si cercò di trasferire il complesso industriale fuori dalla città creando la regione-città. Negli anni avvenire furono costruiti la Torre Velasca (1958), il Pirellone (1959) e a San Donato il complesso Metanopoli. L’industria e il settore dei servizi riuscirono a ridistribuire la ricchezza, creando una nuova fascia sociale intermedia, aggiungendo una scala sociale più apia rispetto alla classe ricca e quella povera. La città fu organizzata anche dal punto di vista della mobilità del territorio, riuscendo a coprire vaste zone attraverso la rete ferroviaria, pilastro del trasporto umano e merci, a questa si aggiunsero tram, bus e la metropolitana. Negli anni ’80 la città cambia il suo modo di fare impresa, sviluppando nuovi settori legati all’elettronica, ai servizi, ma anche culturali e sociali. Milano tuttavia non ha tralasciato l’ambiente, infatti ha cercato di salvaguardare i parchi, i polmoni d'ossigeno per la città, per contrastare le emissioni di CO2. Il boom edilizio ha portato alla costruzione delle abitazioni seguendo un asse di cerchi concentrici, che dal centro della città si espandono verso le periferie, inglobando nel tempo anche i piccoli comuni limitrofi.

Fu fondata nel 379 d.C. da sant'Ambrogio nel luogo di sepoltura dei Martiri Gervasio e Protasio. La basilica fu a più riprese modificata, mantenendo immutato lo stile  romanico. Nel XI e XII sec. fu modificata ottenendo l'aspetto attuale. L’ingresso della chiesa è preceduto da un atrio a quadriportico a pianta rettangolare, sorretto da pilastri e archi poggiati su capitelli. La facciata della chiesa è a capanna con due loggiati sovrapposti, mentre ai lati si trovano due campanili, quello denominato Maggiore è del XII sec., mentre l'altro è del IX sec.

L’interno è composto da tre navate, terminanti con altrettante absidi e suddivise in 4 campate. Nella navata di sinistra nel 4° pilastro fu collocato un serpente in bronzo in stile bizantino del X sec. Al centro del presbiterio 4 colonne sorreggono il ciborio composta da un baldacchino a stucchi policromi in stile lombardo del X sec., il quale sovrasta l’altare formato da lamine in oro e argento sulle quali sono raffigurante momenti della vita di Cristo e S. Ambrogio. Nella navata centrale si trovano il pulpito ed il sarcofago di Stilicone. Sotto l'altare si trova la cripta dove sono custoditi i corpo dei santi: Ambrogio, Gervasio e Protasio, collocati all'interno di una teca di vetro, avvolti dalle vesti impreziosite da ricami dorati. Sotto il portico della canonica è collocato l’ingresso al tesoro di S. Ambrogio.

La Basilica di san Lorenzo Maggiore fu costruita a cavallo fra il IV e V sec., davanti alla quale è collocato il colonnato composto da sedici colonne scanalate del II e III sec. La basilica conserva la sua struttura paleocristiana con pianta circolare. Guardando verso la cupola si vedono quattro esedre che la sorreggono, mentre la loggia del matroneo è sorretta da colonne e pilastri. Alle pareti sono presenti molti affreschi di varie epoche a partire dal XII sec. al XVII sec. ; dietro la barocca urna con le reliquie di S. Aquilino si accede ai sotterraneo, dove sono ancora visibili le antiche fondamenta della struttura originaria.

Mappa Basilica S.Lorenzo

La basilica di Sant'Eustorcio fu fondata nel ‘300 dal vescovo Eustorgio (9°vescovo di Milano) in stile romanico. Qui furono conservate le reliquie dei re Magi ma furono trafugate dal Barbarossa, il quali le portò a Colonia nel 1164 e furono restituite alla chiesa solo agli ini del XX sec. Dell’antica struttura è rimasto solo il campanile il quale conserva l'orologio più antico di Milano, oltre alle cappelle sul fianco destro del ‘400. L’interno è composto da tre navate, le quali confluiscono in una profonda abside. Gli affreschi risalgono al ‘300-‘400,  mentre il crocifisso ligneo è del XII sec. Nel transetto destro si trova la cappella dei Magi, nella quale spicca il sarcofago romanico e un dossale marmoreo incompiuto. Da un portale si passa alla cappella Porticali, realizzata in stile rinascimentale, composta da due vani a pianta quadra, sormontati da una cupola, i cui affreschi sono da attribuirsi a Vincenzo Foppa. Dall’altare si accede alla cappella Portinari, un edificio separato dalla struttura principale, nella quale si può riscontrare la bellezza del rinascimento fiorentino. Nel 1491 la chiesa fu il luogo d'incontro fra il corteo nuziale di Beatrice d'Este e Ludovico il Moro, suo sposo.

Le colonne di San Lorenzo sono 16 e risalgono al II sec. d.C., furono collocate dinanzi alla basilica di S. Lorenzo nel IV sec. per realizzare un quadriportico.

La costruzione del Duomo di Milano è rivestita di marmo, ma purtroppo questo non è un materiale consono ai rivestimenti da esterno, infatti questa tipologia di marmo a contatto con gli agenti atmosferici e lo smog si deteriora molto in fretta ed è per questa ragione che il Duomo è continuamente in ristrutturazione per cercare di prevenire l’irreparabile. Il marmo che riveste la costruzione proviene dalle cave di Candaglia site nel comune di Mergozzo nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Val d'Ossola, circa 100 km di distanza, da questo luogo i brocchi di marmo furono trasportati lungo le acque del Lago Maggiore su barconi, per poi risalire il Ticino e in fine i Navigli. Il Duomo è il tempio principale della diocesi Ambrosiana, realizzato con una struttura di contrafforti neogotici sormontati da guglie, mentre le porte in bronzo furono terminate fra il 1894-1965, così come la facciata è di epoca moderna, in quanto fu ultimata nel 1813.


I portali sono sovrastati da cinque finestroni a timpano, che fanno intuire la disposizione interna delle 5 navate. Il Duomo fu adornato da più di 3400 statue, senza contare i giganteschi doccioni e gli altorilievi, alcune di queste opere sono oggi sostituite da delle copie, mentre le originali sono custodite all’interno del museo del Duomo per preservane la loro integrità.

La costruzione del tempio fu iniziata sotto Gian Galeazzo nel 1386, ma con il passare del tempo, si mescolarono al progetto iniziale diversi stili, sino alla fine dell’800. Grazie all’ascensore collocato esternamente al Duomo si può salire ai terrazzi, da dove è possibile avere una vista sulla città di Milano a 360 gradi, oltre che sulla catena delle Alpi. La guglia più alta misura 108,50 m, sulla quale fu posata la Madonna in lamina di rame, questa scultura è anche l’immagine che spesso è accostata alla città di Milano, alla quale molti fedeli si rivolgono in preghiera. Tutte le altre guglie risalgono al XIX sec, fatta eccezione per quella situata in prossimità dell’ascensore (‘400-‘500).

Per l’interno dell’edificio fu utilizzato il marmo bianco - rosato con venature grigie. Gli interni subirono un’influenza tardo cinquecentesca, come ad esempio: il coro, gli altari, il presbiterio, le cappelle del transetto e la decorazione della pavimentazione, il cui autore fu Pellegrino Tabaldi. L’abside centrale presenta tre enormi finestroni gotici risalenti al 400, nei quali sono rappresentate alcune scene della vita di Cristo. Le navate sono sorrette da 52 colonne, di cui la sezione centrale risulta essere il doppio rispetto le altre 4 laterali. Nella prima campata della navata di destra è custodito il sarcofago dell’arcivescovo Ariberto d’Intimiano, sovrastato da una vetrata decorata con immagini di S. Giovanni. In questa navata è presente anche il monumento funebre a Gian Giacomo Medici. Il presbiterio è incorniciato da 2 organi maestosi e una coppia di pulpiti, da questa area si accede alla cripta a pianta circolare, qui si trova la cappella intitolata a San Carlo dove è custodita anche la salma del santo, collocata all'interno di una teca di cristallo di rocca, mentre nei locali attigui è riposto il tesoro del Duomo.

Nella seconda campata si trova la statua di Martino V e il monumento del cardinale Marino Caracciolo, governatore di Milano. Nella terza campata di sinistra è collocato il monumento agli arcivescovi: Giovanni, Guido Antonio e Giovanni Antonio. All’interno del Duomo di Milano fu collocata una meridiana realizzata nel 1786 dagli astronomi dell’osservatorio di Brera.

Discendendo al livello sotterraneo per mezzo di una scala posta sotto al sagrato, si percorre una profondità di 4 metri, giungendo in un ambiente scoperto dagli scavi archeologici che hanno portato alla luce elementi architettonici paleocristiani. Una curiosità nascosta nel sottosuolo è il sottopassaggio sotterraneo che mette in comunicazione il Duomo con il palazzo dell’arcivescovado, edificato a lato del tempio.

Il Museo del Duomo

Il museo è organizzato per proiettare il turista in un percorso a ritroso nel tempo, per capire cosa esattamente sia La Fabbrica del Duomo. Il museo fu inaugurato nell’ala sinistra di Palazzo Reale nel 1953. Qui sono collocate sculture, oggetti, frammenti di vetrate, modelli, disegni, arredi e suppellettili.

Guglie del Duomo

La chiesa di San Nazzaro Maggiore sorge accanto alla Ca’ Granda, la quale fu fondata dal vescovo Ambrogio. All’inizio la costruzione presentava una piana a croce, ma successivamente fu ricostruita nel XI sec. e rimaneggiata nel 1571 da Carlo Borromeo. Qui è conservato, nella cappella Trivulzio, il sarcofago di Gian Giacomo. Da questa cappella si prosegue verso la navata unica della basilica, la quale presenta una profonda abside. All’interno del tempio sono ancora presenti preziosi arredi.

Mappa San Nazzaro
 

La chiesa di San Fedele fu voluta dal cardinale Borromeo, il quale la fece edificare dove sorgeva un tempo la chiesa intitolata a S. Maria in Solariolo. L'edificio fu concesso ai Gesuiti i quali intrapresero una serie di modifiche architettoniche affidandosi a Pellegrino Tibaldi. I lavori iniziarono nella seconda metà del '500 e furono ultimati nel 1579; per celebrare tale evento furono portati da Verona le reliquie dei santi Fedele e Carpoforo. Tra le varie bellezze del tempio si vuole ricordare il mobilio che arreda i locali della chiesa.


Questa chiesa si trova incorporata nella parte posteriore del Palazzo Reale, assieme al tempio fu anche costruito il campanile. La costruzione fu edificata per volere di Azzone Visconti e fu qui che fu assassinato il suo discendente Giovanni Maria Visconti.

La chiesa fu edificata attorno al XII sec., la quale un tempo si affacciata sui navigli. Gli stile si sono susseguiti nel tempo per rimodellare il progetto originario. Troviamo una facciata neogotica con statue del '300, un interno in stile barocco, mentre le cappelle e gli altari furono decorati fra il XVI e il XVIII sec. Nel transetto destro sono presenti alcuni affreschi del '300 oltre ad alcuni sarcofagi scolpiti del XIV sec. Nel transetto sinistro invece si accede al piccolo museo ove sono collocati i resti di affreschi medioevali e alcuni dipinti.

L'edificio cinquecentesco presenta all'interno il fascino dell'epoca rinascimentale, ed era il più importante convento femminile del tempo. L'interno è suddiviso in due parti, una dedicata al pubblico ed una per le funzioni religiose. Qui vi fu collocato l'organo con cassa dipinta (1554).

La chiesa di Santa Maria presso San Sisto è in stile rinascimentale, la quale fu fondata inizialmente nel 879, per poi essere ripresa e ampliata nel ‘400 dal Bramante, il quale ne curò anche gli interni, suddividendo lo spazio in tre navate, di cui quella centrale sormontata da una volta a botte, al termine delle quali si trova il finto presbiterio decorato in terra cotta, il quale fornisce una maggiore profondità.

Mappa S.Maria in S.Satiro

A sinistra del transetto si trova la cappella di Ansperto, parte primordiale della struttura, avente una pianta a croce greca, mentre dalla navata destra si accede al battistero costruito con una pianta ottagonale su due ordini, anch'esso costruito dal Bramante e decorato con ornamenti in terra cotta. Al tempio è annesso anche il campanile millenario, accanto al quale fu costruita la cappella di S. Satiro nel IX sec. in stile carolingio, essa si fonde con la chiesa di S. Maria con una decorazione a doppie lesene.

Fu costruita nella seconda metà del ‘400 e rimodellata da Ludovico il Moro sul finire dello stesso secolo, lo stile gotico si riflette nella facciata a capanna del tempio, mentre il rinnovamento apportato dal Bramante lo si nota direttamente accedendo all'interno della chiesa attraverso il portale marmoreo con lunetta, affrescata dalla mano di Leonardo nella quale ha rappresentato "la Vergine fra Ludovico e Beatrice", ma purtroppo andò perduta. L'ambiente interno è composto da tre navate, ove ai due lati estremi si susseguono una doppia serie di cappelle quadrate.

Mappa Santa Maria delle Grazie

Le volte sono affrescate con raffigurazioni di santi domenicani. Nel presbiterio, avente pianta quadrata, è presente una volta a ombrello. Il coro ligneo posto su due ordini è adornato da intarsi cinquecenteschi. Dalla tribuna si passa al chiostro porticato, dal quale si accede alla sagrestia vecchia del 1499, restaurata nel 1982, arredata con mobili intarsiati e ornata da affreschi, tra i quali si può ammirare l'ultima cena dipinta dalla mano del grande maestro Leonardo, che è giunta sino ai nostri giorni, salvandosi dai bombardamenti del 1943 che distrussero il refettorio, tuttavia l'opera è in continuo restauro a causa dell'umidità che agendo sotto lo strato di gesso ne divorava e staccava i componenti.

Il tempio fu costruito dove un tempo fu eretto un muro con l'immagine della Madonna, a ricordare il luogo ove fu ucciso san Celso nel 1490. L'ingresso della chiesa è sormontato da un quadriportico. L'interno è suddiviso in tre navate sormontate dalla cupola. Gli interni sono adorni di pale d'altare e affreschi del '500

La chiesa è in stile rinascimentale costruita  con una pianta a croce greca e cupola ottagonale. Sulla destra del presbiterio si accede al Museo di S. Maria della Passione. Molto pregiati e sontuosi sono gli arredi e i dipinti, di questi ultimi si ricordano la pala della Deposizione di Bernardino Luini nel transetto destro e l'ultima cena di Gaudenzio Ferrari in quello sinistro.


Il palazzo dell'Accademia di Belle Arti prende il suo nome "Brera" dal termine in lingua tedesca "braida": "spazio vasto". L'edificio sorse sulle fondamenta di un antico convento, il quale divenne di proprietà dei Gesuiti nel 1572, i quali istituirono una scuola, quando nel 1772 fu soppressa la compagnia di Gesù il palazzo fu utilizzato come osservatorio astronomico, utilizzando anche l'annessa  biblioteca e l'orto botanico. Nel 1776 per volere di Maria Teresa d'Austria fu creata l'accademia di belle Arti, questo per incentivare un controllo sotterraneo delle opere che venivano immesse sul mercato dagli artigiani, influenzandone gli stili e il prodotto, così da avere una certa "sorveglianza" da parte del governo centrale Austriaco, cercando di evitare così lo sfociare di correnti insurrezionali.

La Pinacoteca di Brera

Si decise successivamente di instaurarci anche una pinacoteca al primo piano dove poter collocare le opere lombarde, venete e marchigiane. Per ampliare il museo ed avere maggior spazio espositivo, si decise di demolire la chiesa intitolata a S. Maria. Si accede alla pinacoteca mediante lo scalone che diparte dal cortile con due ordini di loggiati, qui è collocato il celebre dipinto del Mantegna "Cristo Morto". Il percorso espositivo continua con opere di Bellini, Tiziano, Bramante, Tiepido, Canaletto ed altri artisti.

Con il passare del tempo il museo crebbe divenendo un centro molto importante in tutta Europa. 

La biblioteca Braidese

La biblioteca Braidese appartiene allo Stato Italiano ed è la terza biblioteca Italiana per numero di volumi conservati al suo interno. Nel 1770 Maria Teresa, reputando che la Biblioteca Ambrosiana non fosse sufficiente per la città di Milano, decise di destinare a tale fine la biblioteca Pertusati. Con lo scioglimento della compagnia di Gesù, fu utilizzato lo stabile del convento dove era già presente la collezione Braindese. Nel 1778 si aggiunge la collana del medico Alberecht von Haller di Berna, la quale era ricca di testi scientifici, ad essa seguirono altre importanti collezioni come quella del cardinale Angelo Maria Durini, del colonnello Banchiera e una parte di quella del conte Firmian. La biblioteca fu aperta al pubblico nel 1786.


L'Arco della Pace fu costruito, per volere di Napoleone, dal Consiglio Comunale di Milano. Il monumento fu collocato come nuovo ingresso alla città, rivolto in direzione di Parigi. Questo passaggio sarebbe stato l'ingresso dal quale l'imperatore avrebbe varcato la soglia della città ad ogni sua visita.

La costruzione del monumento fu iniziato nel 1807 su progetto del marchese Luigi Cagnola, tuttavia Bonaparte non poté ammirare la costruzione terminata in quanto fu ultimato solamente nel 1838 e ironia della sorte, ad inaugurarlo fu Ferdinando I imperato d'Asburgo, a tal proposito le scritte riportate sulle pareti dell'arco furono modificate per l'occasione, adeguandosi di conseguenza al nuovo scenario politico di stampo Asburgico.

Il castello Sforzesco fu voluto da Galeazzo II Visconti, che all'inizio si presentava come una rocca difensiva, ma i suoi successori modificarono l'aspetto di "fortezza", questo fu grazie anche all'intervento del Brunelleschi che trasformò il castello in una dimora sontuosa dove far abitare la famiglia Visconti. Filippo Maria Visconti nel 1447 morì senza lasciare eredi legittimi, di conseguenza fu decretata dalla

Mappa Castello Sforzesco

popolazione la nascita della Repubblica Ambrosiana, nonché la distruzione del castello, che però riuscì solo in parte, in quanto gran parte della costruzione fu risparmiata. Nel 1450 Francesco Sforza sposò la figlia illegittima Bianca Maria Visconti e fece ritorno a Milano, decretando di fatto la caduta della Repubblica. Ricostruì le parti danneggiate del castello e rafforzò le mura difensive. I lavori furono seguiti da Jacopo da Cortona, mentre quelli concernenti la torre mediana furono portati avanti dal Filarete, dal quale la torre trae il suo nome oltre a quello di "torre dell'orologio", essa è alta circa 70 metri, la quale però fu distrutta nel 1521 da un incendio causato da un fulmine, in quanto in quel periodo la torre era usata come sala delle munizioni, fu ricostruita solo agli inizi del '900 dall'architetto Luca Beltrami. Successivamente Ludovico il Moro chiamerà a corte Donato Bramante e Leonardo Da Vinci, queste menti crearono la Ponticella, un'elegante ala del palazzo di cui sono celebri gli affreschi della sala delle Asse. Con la caduta di Ludovico subentrarono al potere i francesi nel 1499, a questo evento seguiranno varie battaglie da parte della popolazione per cercare di cacciare il nemico. Un altro nemico era in agguato alle spalle della città, gli spagnoli, che nel 1526 ne presero il possesso. Durante la dominazione spagnola il castello subì nuove modifiche, con l'aggiunta di corpi di fabbrica, diventando così un forte militare protetto da una cerchia di mura a forma di stella. Nel XVI sec. la costruzione fu cinta da baluardi e nel secolo successivo fu creato il fossato attorno alle mura. Nell'800 con l'arrivo di Napoleone le modifiche apportate dagli spagnoli furono distrutte, risparmiando solo il castello Sforzesco, il quale fu utilizzato dalle truppe come caserma e il piano della corte ducale adibito a stalla. Con l'avvento del regno d'Italia l'edificio fu utilizzato come caserma militare e nel 1880 fu decisa la sua demolizione, ma questo non avvenne per volere dei cittadini milanesi e dell'intervento della Società Storica Lombarda, tanto che nel 1893 furono decisi i lavori di restauro affidati all'architetto Luca Beltrami.
Il Castello Sforzesco è il maggiore edificio rinascimentale di Milano, è protetto da una cortina in laterizio culminante con merlature e piombatoi, ai due estremi si innalzano due torri cilindriche decorate a bugnato. A sinistra della struttura sono presenti: la porta di santo Spirito e il rudere del Rivellino. Entrando all’interno si giunge nella piazza d’Armi, sulla quale spiccano tre corpi di fabbrica: la Rocchetta, la Torre di Bona Savoia e la torre del palazzo di Corte Ducale, ove è collocato il museo del castello. Oltrepassando la piazza d’arme si giunge nella corte ducale, sdalla quale si accede al portico dell’elefante, affiancato da una loggia rinascimentale a due livelli. Dal cortile della rocca si passa all’archivio Storico Civico e alla biblioteca Trivulziana nella quale si trovano molti codici miniati. Le sale di rappresentanza e l'appartamento del duca sono disposti lungo i tre lati del cortile, chiuso in fondo dal portico dell'elefante.

Musei Civici del Castello Sforzesco

All'interno delle 32 sale del castello sono collocate le esposizioni: d'Arte Antica, della pinacoteca e del gabinetto dei disegni; le Civiche raccolte d'arte applicata e incisioni; le Civiche raccolte archeologiche e numismatiche, la sezione egizia e quella preistorica. E' presente anche il museo degli strumenti musicali, tutta questa ricchezza lo rende unico in Europa. Il percorso guidato si snoda lungo tutte le sale sino a scendere nei sotterranei dove sono custoditi i reperti di archeologia. All'interno della torre Falconiera si possono ammirare gli affreschi di Leonardo, qui trovano collocamento i dipinti fiamminghi e olandesi provenienti dalla raccolta Belgiojoso. Al primo piano nobile sono presenti le esposizioni di mobili e suppellettili del XV e XVIII sec. Nell'appartamento privato del duca si trova la pinacoteca ove sono esposte opere del Mantegna, Filippo Lippi e Giovanni Bellini. Nella Rocchetta, al primo piano, si trova il Museo degli strumenti musicali, gli strumenti più antichi sono custoditi nella sala della Balla. In questa sala è esposta la serie di 12 arazzi commissionata nel XVI sec.

L'edificio risale agli inizi del '900, realizzata su progetto dell'architetto Giovanni Muzio. Il nome deriva dal diniego dei milanesi verso la costruzione enorme e le sue decorazioni eccessive come il richiamato all'Arco di Trionfo, alle nicchie, colonne, timpani e balaustre. Con queste finiture si voleva identificare già all'esterno dove iniziasse e finisse ogni singolo appartamento.

Dal 1958 è la sede dell’Università degli Studi di Milano, ma in precedenza era stata un Ospedale, già a partire dal 1456 per volere di Francesco Sforza, divenendo uno dei più grandi ed attrezzati centri ospedalieri d'Europa. All'inizio la struttura era composta da un corpo suddiviso da una crociera centrale, che divideva in quattro parti simmetriche il cortile interno, successivamente fu aggiunta l'ala sinistra completata nel XIX sec., la quale fu bombardata durante le operazioni belliche del conflitto mondiale, ricostruita successivamente nel dopo guerra.

Alessandro Manzoni acquistò questo edificio nel 1813 dalla famiglia De Felber, dove vi ci si trasferì con la moglie Enrichetta e dove trascorse la sua vita quotidiana per circa 60 anni. Nel retro dell'abitazione è presente un ampio giardino, dove l'autore trascorreva momenti tranquilli. L'abitazione si affaccia su piazza Belgiojoso, sulla quale si affaccia l'omonimo palazzo da cui prende il nome.

L'abitazione manzoniana fu ristrutturata dall'architetto Boni, il quale applicò delle nuove decorazioni in cotto. Alla morte dello scrittore la casa passò in molte mani e una buona parte dei cimeli fu dispersa. Solo nel 1937 l'abitazione entrò a far parte del Centro Nazionale di Studi Manzoniani, il quale negli anni sessanta ne curò il restauro. Oggi l'edificio è la sede del Museo Manzoniano.

E' una delle ultime ville rimaste nel centro cittadino, fu realizzata negli anni '30 dall'architetto Piero Portaluppi. Annesso all'abitazione c'è anche un parco con piscina e campo da tennis. L'abitazione era stata ideata per soddisfare l'esigenze della famiglia Necchi, la quale faceva parte della Milano "Bene", in quanto erano industriali. La villa racchiude in se un nucleo elegante e mondano, collocato nella zona residenziale borghese. Attualmente l'abitazione è divenuta proprietà del FAI, il quale l'ha trasformata in una casa museo dopo i restauri. All'interno sono custodite le collezioni di Alighiero de Micheli, la quale comprende dipinti del Canaletto e del Tiepido; oltre a questa è anche presente una collezione di porcellane del '700, una di mobilio d'epoca e di oggettistica.

L'edificio si trova fra Palazzo Marino e il Teatro la Scala, il nome lo si deve alle otto cariatidi presenti sulla facciata, le quali rappresentano i telamoni. Questa abitazione fu il primo scrigno che custodì i disegni di Leonardo da Vinci, i quali furono raccolti da Pompeo Leoni nel XVI sec. La raccolta di disegni fu poi donata nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, ove è presente anche il Codice Atlantico, una delle maggiori opere del maestro. Nel 1815 tutta la collezione fu prelevata dalla biblioteca e portata a Parigi. Soltanto con la sconfitta nel 1815 a Waterloo di Napoleone i codici, dopo ricerche e mediazioni, furono ricondotti a Milano.

Attualmente la Galleria Vittorio Emanuele è una zona pedonale di passaggio, dove si trovano bar, ristoranti, hotel di lusso e boutique di elevata sartoria. Essa fa da collegamento tra piazza del Duomo e piazza della Scala. La costruzione fu iniziata nel 1865 sotto le direttive di Giuseppe Mengoni e completata successivamente nel 1877, ma il costruttore non poté vedere l'opera ultimata, in quanto cadde da una impalcatura morendo nel cantiere stesso. All'inizio l'opera doveva essere edificata all'imperato d'Austria Francesco Giuseppe, ma a conclusione dei lavori fu intitolata al re d'Italia Vittorio Emanuele II, il quale la inaugurò il 1 gennaio del 1878 e dieci giorni più tardi la sua vita si spense.

Il centro della galleria ha una pianta di forma ottagonale, dalla quale dipartono quattro braccia coperte da una volta in ferro e vetro. Qui sono collocate, all'altezza dell'ottagono e dei quattro ingressi, ventiquattro statue raffiguranti gli italiani illustri, sei delle quali sono più grandi delle altre: Volta, Michelangelo, Galileo, Cavour, Leonardo, Pier Capponi. Questo ambiente da subito fu proclamato il salotto di Milano. Durante i bombardamenti della grande guerra la struttura fu ridotta a uno scheletro spettrale, a causa delle vetrate andate in frantumi; successivamene fu poi restaurato, per essere utilizzato oggi, non solo per la passeggiata fra i bar e i negozi, ma anche per svolgervi manifestazioni e sfilate di moda.

Il cinquecentesco palazzo Marino è oggi la sede comunale della città di Milano. Fu commissionato dal banchiere Tommaso Marino a Galeazzo Alessi nel 1558, ma l'opera rimase incompiuta sino al 1880 quando il comune della città ne divenne l'unico proprietario, curandone i restauri affidandoli all'architetto Luca Beltrami. Una interessante particolarità è quella del cortile interno molto suggestivo, formato da un porticato sorretto da colonne binate con loggiato superiore.

Il palazzo della regione si affaccia su via dei mercanti, all'incrocio con Piazza Duomo; l'edificio si compone da un portico a 7 campate reggenti il salone di rappresentanza. L’edificio fu edificato nel 1233 sotto il podestà Oldrato da Tresseno, successivamente nel ‘700 gli Asburgo decisero di sopraelevare l'edificio di un altro piano, facendone la sede dell’archivio notarile. Oggi il Palazzo della è la sede di mostre temporanee.

Il palazzo fu danneggiano dai bombardamenti , ma fu successivamente ricostruito. Rimangono ancora integri la facciata in cotto seicentesca e alcuni affreschi gotici del ‘400.

L’edificio del Palazzo dell'Arengario fu costruito attorno agli anni trenta del XX sec. su progetto degli architetti Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffino. Con questo progetto fu demolita la sezione di Palazzo Reale chiamata Manica Lunga, così facendo fu completata l'immagine di piazza Diaz che si voleva imporre in epoca fascista. Purtroppo la struttura non ancora inaugurata fu bombardata durante la seconda guerra mondiale, la bomba distrusse anche il tetto della stanza delle cariatidi di Palazzo Reale. Nel dopo guerra l'edificio di stile fascista venne modificato, così come le sale interne che dagli anni '50 sono sede dell'Ente Nazionale del Turismo. Oggi il Palazzo dell'Arengario ospita il museo del Novecento, inaugurato nel Dicembre 2010.

Palazzo Reale sorge accanto al Duomo, l'edificio fu progettato in stile Neoclassico; nel XVIII sec. questa era la sede dell'Impero Austroungarico, retto da Maria Teresa, mentre in precedenza aveva ospitato i governatori spagnoli. Tuttavia l'edificazione risale al medioevo e fu dimora di molti potenti signori come i Visconti e gli Sforza. All'interno sono custodite ricchissime sale, fra questa quella delle cariatidi.

Il palazzo fu ampliato nell’800 per poi essere ridimensionato nel ‘900 a seguito dell'eliminazione dell'ala destra, sostituita dal Palazzo dell'Arengario. Durante i bombardamenti del ’43 l'edificio fu seriamente danneggiato, soprattutto la stanza delle Cariatidi che vide il suo dipinto del soffitto (opera di Hayez) andare perduto per sempre, molte statue ed opere poste nelle vicinanze furono mutilate. Nella fase di recupero dell’edificio venne riportato dalla luce l’affresco allegorico di Traballesi, situato nello scalone d’ingresso, da qui si giunge alla Sala delle cariatidi, un tempo usata come salone di rappresentanza. Tuttavia oggi lo sguardo si posa su di uno stato di semi abbandono, questa scena è stata voluta per ricordare lo scempio della guerra. Nell’anticamera di sinistra furono recuperati le rifiniture settecentesche e gli stucchi originali. Nella I e nella II sala ad adornare le pareti ci sono arazzi sulle volte e affreschi mitologici. Alcuni pezzi dell’arredamento sono ancora presenti, tra cui un pendolo in oro e il centrotavola in marmo ricoperto da pietre dure e rame, quest’ultimo è collocato nella sala della Lanterna.

Oggi le sale del palazzo Reale ospitano mostre temporanee ed Eventi.

L'edificio fu costruito sul finire del XVII sec. come luogo di sepoltura per i morti della Ca' Granda. La costruzione presenta un portico lungo la circoscrizione del terreno con al centro la chiesa di S. Michele. Al di sotto del suolo, si celano numerose cripte, collocate lungo l'asse del porticato ove sono stati tumulati più di 1000 corpi, i quali furono riesumati nel 1952, anno in cui si bonificò l'area. Durante le epidemie che scoppiarono agli inizi del '800 la rotonda fu utilizzata come luogo di contenimento per i malati, isolandoli dal resto della popolazione, mentre dagli inizi del '900 sino agli anni '40 fu utilizzata come lavatoio per l'ospedale Maggiore. Oggi ospita il MUBA il museo dei bambini, dove i bambini possono giocare e sperimentare attività, volte alla cognizione e alla crescita.

La costruzione del celebre Teatro sorse sulle rovine del precedente teatro Regio, per volere di Maria Teresa d'Austria. Il nuovo teatro fu inaugurato nel 1778, il quale prese il nome "Alla Scala", in quanto per aprire maggiormente spazio alla nuova struttura si dovette abbattere la vicina chiesa intitolata a Maria alla Scala, in oltre per cercare di limitare i possibili danni che sarebbero stati causati da possibili incendi, il costruttore Giuseppe Piermarini, aveva ideato una macchina idraulica per intervenire tempestivamente.

La facciata è troneggiata da un frontone sul quale spicca la figura di Apollo mentre guida il suo carro, la quale precede un porticato. La struttura interna è a ferro di ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e due gallerie sovrapposte. Per l'arredo fu utilizzato un gusto neoclassico. Tuttavia nel 1943 durante i bombardamenti, il teatro fu quasi distrutto. Fu riedificato e divenne un monumento della città del periodo postbellico.

Annesso al teatro c'era anche il museo della Scala, composto da 14 sale, inaugurato nel 1913 dove sono custoditi: ritratti, busti e medaglie, in due sale invece furono riposti i ricordi di Giuseppe Verdi. Nel 2001 il teatro fu chiuso per restauri e ammodernamento della struttura, fra cui anche la torre scenica, sotto le direttive dell'architetto Mario Botta. Per quanto riguarda la Sala del Piermarini l'intervento ha riguardato solamente il ripristino delle finiture e l'innalzamento della platea, liberandola dal pesante strato di moquette. I lavori sono proseguiti sino al 2005 anno in cui il teatro ha riaperto il sipario alle opere teatrali con l'inaugurazione condotta dal Maestro Riccardo Muti che ha dimostrato quanto l'acustica del teatro fosse stata migliorata a tal punto da renderla perfetta.

La costruzione della torre Velasca risale agli anni '50-'60, ad opera di un gruppo di architetti: Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers. Questo edificio si accosta alle linee del Neoliberty, con imponenti tratti anche di Brutalismo e Razionalismo italiano. La torre si innalza come un parallelepipedo, per poi ampliarsi nell'ultima sessione come fosse un fungo, espandendosi per estensione, in quanto tale possibilità non era concessa sin dai primi piani, a causa dello spazio ridotto dovuto dalle altre abitazioni.

La struttura accogli sino al 18 esimo piano negozi ed uffici, mentre successivamente, fino al 26 esimo piano si susseguono appartamenti. Il nome della torre deriva dalla omonima piazza seicentesca, voluta dal governo spagnolo Juan de Velasco.

Villa Reale è anche detta Villa Belgiojoso Bonaparte, fu realizzata nel 1790 da Leopod Pollack (allievo del Piermarini) su commissione dei conti Barbiano di Belgiojoso. Lo stile utilizzato per la realizzazione del complesso è quello Neoclassico, la facciata è adornata da alte colonne che giungono sino al piano nobile, mentre il retro della residenza presenta una sequenza di colonne corinzie. Nel giardino all'inglese della villa fu realizzato anche un laghetto, attorno al quale sono distribuite sculture e zone di relax.

Villa Reale fu parzialmente danneggiata da un attentato terroristico nel ’93, ma fu successivamente restaurata. Al termine di questi restauri fu trasformata nel polo museale milanese dell’800, qui sono esposte opere della pittura italiana e francese dell'800; Villa Reale ospita anche mostre temporanee ed eventi.

Questa è il centro storico della città: il Duomo di Milano posto di fronte al Palazzo Carminati, mentre ai lati sono presenti i portici dai quali si accede alla galleria Vittorio Emanuele II. Sulla destra della cattedrale si trova Piazza Reale sulla quale si affaccia l’omonimo palazzo Reale e Palazzo Arengario.

Piazza Cadorna fu rivista dal comune di Milano, collocandoci la scultura coloratissima raffigurante un ago con il filo terminante con un nodo, l'immagine in se rappresenta la laboriosità e l'industriosità dei Milanesi. La scultura è realizzata in acciaio inox e vetro resina, la quale sale in altezza per 18 metri, mentre il filo corre lungo la figura dell'ago per circa 80 metri. L'ago è posizionato esattamente nel centro della piazza accanto alla fontana, da dove sbuca il nodo del filo.

Piazza Fontana a Milano la si ricorda nella storia per la bomba del 12 Dicembre ’69, nella sede della Banca dell’Agricoltura. Il nome di questo luogo deriva dalla fontana che ha come sfondo la sede della curia di Milano, questo edificio fu edificato nel medioevo, per poi essere modificato nel corso dei secoli, ma la costruzione così come appare oggi la si deve al Tebaldi, all'interno del palazzo è esposta la quadreria vescovile.

Piazza della Scala è un opera del tardo ottocento ad opera di Luca Beltrami, autore anche della facciata di palazzo Marino, al centro fu collocato il monumento a Leonardo da Vinci (1872), attorniato dai suoi discepoli, alle spalle della statua del grande inventore si erge Palazzo Marino (oggi sede del comune di Milano), mentre di fronte si trova il celebre Teatro della Scala, che è divenuto un simbolo nel mondo. Fra il 2000 e il 2004 il teatro ha subito un restyling totale, che gli ha donato un’acustica perfetta.

Piazza dei Mercanti si presenta come il centro medioevale della città. Qui si affaccia il Palazzo della Regione detto anche Broletto Nuovo, edificato nel XIII sec., questo palazzo fu utilizzato dalle magistrature per amministrare la giustizia nella città.

L'edificio presenta tre file di arcate le quali poggiano su possenti pilastri, il secondo piano fu edificato nel XVIII sec. Sulla piazza si affaccia anche la Loggia degli Osii costruita per volere di Matteo Visconti nel '300, la quale però fu danneggiata nel '600, grazie al recupero dei restauri operati a inizi '900, si è cercato di recuperare la struttura, riportando in vista i marmi bianchi e neri, nel parapetto superiore è collocata una fascia arricchita da emblemi araldici dei quartieri della città, oltre a quelli dei signori Visconti.

Al centro della Piazza di San Fedele si trova la statua di Alessandro Manzoni, alle cui spalle si trova la chiesa cinquecentesca di S. Fedele costruita nel '500 dalla Compagnia di Gesù, la sua realizzazione si protrasse sino al 1835, mentre a lato si trova palazzo Marino. Ai lati della piazza sorgevano un tempo il teatro Manzoni e il famoso albergo "Bella Venezia" dove vi soggiornarono per altro anche Goldoni e Mazzini, questi edifici furono perduti con i bombardamenti del 1943.

Piazza San Babila è preceduta dalla colonna del Leone, sorta nel XI sec. ricostruita nel ‘500 e completata nel 1610. Su di essa si affaccia anche l'omonima chiesa, la quale fu restaurata sul finire del ‘800. E' presente anche una fontana che occupa il centro della piazza ed è opera di Luigi Caccia Dominiani.

Su piazza SS. Stefano e Bernardino si affacciano due edifici religiosi: San Bernardino alle Ossa, un edificio ottagonale della metà del '700, mentre a lato fu edificata la chiesa di santo Stefano con il relativo campanile in stile barocco milanese, al cui interno sono custodite alcune tele del XVII sec. Nel 1642 il campanile crollò sulla chiesa di S. Bernardino danneggiandola. La denominazione "alle Ossa" della chiesa di San Bernardino deriva dalla conservazione delle ossa, questi resti umani sono derivanti da un eccidio ariano in epoca di sant'Ambrongio, un'altra teoria più accreditata è quella che tali ossa provenissero dal vecchio ospedale del Brolo.

Il parco Sempione fu collocato fra il Castello Sforzesco e corso Sempione, fu progettato sul finire dell'800 dall'architetto Emilio Alemagna. Il parco è il più grande fra tutti quelli presenti nella zona centrale della città di Milano ed è stato anche il primo parco pubblico. Nel '400 questo suolo faceva parte del giardino Ducale detto anche "Barche". Il parco Sempione si caratterizza per i suoi viali e i boschetti che si snodano per l'intera lunghezza dell'area, creando un gioco di prospettive fra il castello e l'arco della Pace. Al centro del parco fu realizzato un laghetto ove fu collocato il ponte della Sirenetta, che un tempo serviva come sovra passaggio per attraversare i Navigli, oggi in gran parte chiusi. Qui si trova anche la fontana Metafisica di De Chirico. Su di una collinetta è collocato il monumento a napoleone III oltre a una piccola biblioteca.