La provincia di Cosenza presenta un territorio prevalentemente collinare e montuoso, dove le zone pianeggianti si trovano lungo la valle del fiume Crati e lungo le zone costiere. La provincia di Cosenza è bagnata sia dal Mar Ionio che dal Mar Tirreno.
Al confine con la regione Basilicata la provincia è solcata dai Monti del Parco Nazionale del Pollino, dove le vette sorpassano i 2200 metri: Monte del Pollino (2248 m.), Serra Dolcedorme (2267 m.), Cozzo Pellegrino (1987 m.), La Mula (1935 m.). Lungo il litoraneo del Tirreno si affaccia la Catena Costiera che cinge la valle del fiume Crati, dove i monti oltrepassano i 1500 metri: Monte Cocuzzo (1541 m.), Serra Pantalonata (1404 m.), Cozzo Cervello (1389 m.). Nella zona centrale della regione a confine con la provincia di Catanzarono e Crotone si sviluppa la fascia dell’Appennino Calabro, dove è presente il Parco Nazionale della Sila, e le vette sorpassano i 1900 metri: Monte Botte Donato (1928 m.), Montenero (1881 m.), Serra Stella (1814 m.), Monte Volpintesta (1730 m.). Sempre sull’Appennino Calabro si trovano i Laghi di Cecina, Lago Arvo, Lago di Ariamacina, Lago Votturino, Lago Ampollino.
La provincia è attraversata da molti corsi d’acqua, molti dei quali affluenti del fiume Crati, sul versante sinistro: Busento, Iassa, Mavigliano, Annea, Turbolo e Coscile ( in quest’ultimo confluiscono Follone, Esaro e il Garga). Sul versante destro invece si gettano: Arente, Mucone e Galatrella.
Altri corsi d’acqua si trovano sul versante Tirrenico: F.ra di Castrocuccolo che segue il confine con la regione Basilicata, Lao, Abatemarco, Vaccuta, Corvino, Oliva e Savuto che solca il confine con la provincia di Catanzaro.
Sul versante Ionico invece sfociano: Canna, Ferro, Straface, Avena, Saraceno, Satanasso, Caldanella, Raganello, Mizofato, Coriglianeto, Cino, Colognati, Coserie, Trionto e il Nica quest’ultimo sfocia in mare una volta entrato nella provincia di Crotone.
La città di Cosenza sorge lungo la sponda sinistra del fiume Crati, dove il fiume Busento confluisce le sue acque. Al tempo della sua fondazione la città sorgeva sul colle Pancrazio fra i letti dei fiumi: Busento e Crati. L’abitato si espanse solo nel XIX sec. a seguito delle opere di bonifica che vennero effettuate a nord del territorio.

PERSONAGGI ILLUSTRI DI COSENZA

  • Aulo Giano Parrasio (umanista)
  • Bernardino Telesio (filoso)
  • Antonio Serra (economista)
  • Giuseppe Spiriti (scienziato)
  • Nicola Misani (romanziere)


Luoghi Religiosi

Palazzi e Monumenti


STORIA

Originariamente Cosenza, che anticamente si chiamava Cosentia, fu terra dominata dai Brezii o Bruzi e successivamente colonia della Magna Grecia, per divenire territorio Romano nel II sec. a.C. dove i commerci diedero resero la città florida.
Con la caduta dell’impero Romano, la città fu invasa dai Barbari Visigoti e successivamente presa dai Longobardi. Nell’ VIII sec. d.C. fu distrutta nella battaglia contro i Saraceni e nel XI sec. fu presa da Roberto il Guiscardo. Durante i successivi cambiamenti di potere: Normanni, Svevi, Angioini, Cosenza fu sempre tenuta dai sovrani come maggiore centro della Calabria, e sotto il regno di Napoli fu intermediaria fra il centro del potere Campano con la regione Calabria, mentre sotto gli Aragonesi fu decretata capitale della Calabria. Nel ‘500 fu fondata l’Accademia Cosentina da Aulo Giano Parrasio, sul finire del secolo fu chiusa a seguito di editto del vicerè Pedro di Toleso sotto una cospirazione tramata da Tommaso Campanella, e riaperta successivamente dalla curia, di cui ne ebbe uno stretto controllo sulle arti e sui pensieri. Successivamente nei secoli fu sostenuta da diversi rettori cambiandole il nome, fino a quando nel 1871 per editto del re d’Italia non fu sancito che l’Accademia si dovesse chiamare Accademia Cosentina.
Agli inizi dell’800 si verificarono disordini e sommosse dovute ai moti carbonari, che portarono alla fucilazione dei Fratelli Bandiera e compagni, presi dopo un aspro combattimento sulla Sila. Molti altri furono i movimenti legati alle insurrezioni, fino a quando nel 1860 la Calabria non fu annessa al Regno d’Italia.
Durante il periodo fascista la città sostenne il partito in modo evidente, in quanto quest’ultimo cercò di migliorare in modo sostanziale la vita della popolazione Cosentina, attraverso un nuovo assetto urbano e un piano economico di incentivazione alle imprese. Durante la seconda guerra mondiale i bombardamenti non risparmiarono la città, che fu quasi rasa al suolo.

CLIMA

La città di Cosenza in linea d’aria è molto vicina al mar Tirreno, ma la catena Costiera impedisce a quest’ultimo di mitigare il clima se non lungo la prima fascia pianeggiante di costa calabrese. In oltre la città di trova incanalata all’interno di una valle, soggetta ai venti freddi provenienti dai Balcani i quali sono causa di nevicate. Di conseguenza si assiste a una forte escursione termica. Gli inverni sono portati ad essere freddi con valori al di sotto dello zero, e le estati possono essere calde con valori superiori alla media.

ECONOMIA

L’assetto economico della città di Cosenza basa le sue risorse soprattutto sul settore agricolo, dove sulle colline Borgo Partenope si coltivano i filari di viti per produrre il Donnici DOC. A seguire il settore industriale con i comparti dediti alla trasformazione del prodotto alimentare e alla produzione di liquori, a questi si aggiungono le industrie legate alla lavorazione del vetro e alla produzione della carta. Un ramo a parte è l’edilizia che dagli anni ’70 ha divorato il territorio di Cosenza, edificando senza che ci fosse da parte del Comune un piano regolatore apposito, causando quindi una edificazione selvaggia sul territorio comunale. Oggi con il nuovo millennio il settore del terziario e terziario avanzato ha preso una buona fetta della popolazione attiva, attraverso l’impiego di personale nella pubblica amministrazioni, nei vari settori dei servizi al cittadino (banche, assicurazioni e commercio al dettaglio). Oggi si sta facendo largo anche il settore della ricerca e dello sviluppo, grazie alla presenza delle Università che formano i futuri ricercatori, la quale è anche colei che porta valore aggiunto, in termini economici, in quanto gli studenti affollano la città e gli appartamenti, e nel contempo cercando svago e le attrazioni notturne spuntano come funghi. Un argomento a parte è il turismo il quale ancora non riesce a partire, a causa soprattutto dell’amministrazione locale, bisognerebbe incentivarfe di più l’area, in quanto la posizione strategica Cosenza ce l’ha, in quanto si trova fra il Mar Tirreno e i boschi della Sila, un ‘ottimo luogo di partenza e/o di arrivo per turisti e viaggiatori.

Il duomo di Cosenza, intitolato alla Vergine del Pilerio, fu realizzato nel XII sec. in stile romanico, ma rimaneggiato nei secoli successivi, soprattutto durante il ‘700, dando al tempio l’aggiunta dello stile barocco, la facciata nel XIX sec. fu soggetta a un rifacimento in stile gotico, mentre il secolo successivo furono apportati i restauri interni alla chiesa per riportarla al suo stile originario. La facciata è tripartita da massicce smi colonne, che dividono i tre portali, quello centrale più grande incastonati in una cornice di archi concentrici, sopra i quali furono realizzati tre oculi, quello mediano di maggiori dimensioni. Accanto al tempio svetta il campanile seicentesco. L’interno del duomo è composto da tre navate sorretta da pilastri culminanti in capitelli, nel transetto sinistro si trova il sarcofago di Isabella d’Aragona morta nel fiume Savuto. Nella navata di sinistra si trova la cappella intitolata alla Madonna del Pilerio protettrice della città di Cosenza, che si vuole abbia salvato la città dalla peste nel XVII sec. e dal terremoto del secolo successivo. Il Duomo è collegato con il quattrocentesco palazzo Arcivescovile, dove è stato in oltre realizzato il Museo Diocesano, dove sono esposti pezzi di alta oreficeria donate al Duomo di Cosenza dall’imperatore Federico II di Svevia.

La chiesa intitolata a San Domenico fu eretta nel XV sec. ad opera di Sanseverino e rimaneggiata nei secoli successivi, sopra il tempio spicca la cupola rivestita da fogli di rame. La facciata è abbellita da un rosone composto da 16 colonnine, mentre al si sotto si apre il portale ornato da motivi floreali. L’interno della chiesa si apre su di un’unica navata realizzata in stile gotico, dove si trova l’altare di marmi policromi. Nella sagrestia è conservato un coro ligneo del ‘600. A destra dell’ingresso si trova la cappella del Rosario sormontata da un soffitto ligneo e terminante in un’abside, da questa cappella si accede all’Oratorio del Rosario anch’esso sormontato da un soffitto ligneo decorato. Adiacente alla chiesa si trovava il convento dei frati domenicani, che fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale

La chiesa intitolato a San Francesco d’Assisi fu realizzato nel XIII sec. con l’annesso monastero, purtroppo durante la seconda guerra mondiale il complesso fu rovinosamente distrutto in parte. L’interno originariamente si sviluppa su di una pianta a croce latina composto da un’unica navata, successivamente modificato ed ampliato in tre navate realizzate in stile barocco sorrette da colonne. Il settecentesco altare maggiore fu realizzato in legno, dietro il quale fu collocata la tela raffigurante il Perdono di Assisi, nell’abside invece fu collocato il cinquecentesco coro ligneo e il sarcofago del beato Giovanni da Castrovillari. L’adiacnete convento restrutturato è oggi la sede della Sovraintendenza ai Beni Ambientali, sempre all’interno dell’ex convento si trovano diverse opere d’arte prelevate da altre chiese della zona

La chiesa intitolata a San Francesco di Paola fu edificata nel XVI sec. con l’annesso convento. Il tempio presenta una facciata adornata dal portale composto da battenti bronzei realizzati con bassorilievi raffiguranti scene della vita di San Francesco di Paola. L’interno si compone di un’unica navata, dove fu collocato il sepolcro di Ottavio Cesare Gaeta. Nell’abside è collocato il trittico della Madonna con Bambino fra santi e un coro ligneo a due sezioni. La sagrestia è adornata da affreschi raffiguranti la vita di San Francesco da Paola, questo locale si accede al cinquecentesco chiostro.

Il Castello di Cosenza fu edificato sul colle Pancrazio che si eleva a 383 metri, dominando la città. Il primo nucleo del castello risale al X sec., per poi venire modificato dai Normanni e dagli Svevi, mentre con gli Angioini la fortezza militare iniziò a trasformarsi in un complesso gentilizio, il quale fu ampliato e dotato di una cappella privata per il sovrano Luigi III d’Angiò. Successivamente il castello sotto il regno dei Borboni fu utilizzato come carcere e deposito di munizioni, per poi essere lasciato in abbandono, mentre i terremoti che si susseguirono nel XVII sec. fecero il resto, facendo cadere in rovina l’edificio. La struttura fu riutilizzata come seminario nel XVIII sec. in questo periodo furono apportati restauri dalla diocesi, travisando totalmente la struttura originaria del castello. I lavori di restauro furono intrapresi solamente con l’avvento del XX sec. attualmente del complesso rettangolare con quattro torri angolari, resta solo la Torre Ottagonale Sveva e alcune decorazioni.

Al centro di piazza XV Marzo è collocato il monumento ai caduti del 1844 per i moti insurrezionali. Sulla piazza si affaccia il palazzo della Prefettura e della Provincia dove sono custoditi oggetti e cimeli risorgimentali. In oltre qui si trova anche il Teatro Comunale intitolato ad Alfonso Rendano, l’edificio fu realizzato sul finire dell’800 e terminato nel secolo successivo. Un altro edificio che si prospetta di Piazza XV Marzo è il palazzo dove è collocata la Biblioteca Civica dove sono custoditi più di 200 mila volumi, fra cui incunaboli e manoscritti, sempre in questo edificio si trovava il Museo Civico.