PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

La provincia di Vibo Valentia è prevalentemente collinare , dove la zona pianeggiante si trova lungo la costa e nella valle solcata dal fiume Mesima e a nord dal lago dell’Angitola. La catena dell’Appennino Calabro si dilunga da sud – est verso sud –ovest ove le pendici non sono molto elevate e raggiungono solo i 1400 metri poco più: Monte Pecoraro (1423 m.), Monte Crocco (1276 m.) e Monte San Nicola (1260 m.). Il fiume principale che solca la provincia è il Mesima, nel quale si getta l’affluente Marepotamo i quali si gettano nel Golfo di Gioia nel territorio della provincia di Reggio Calabria. La provincia di Vibo Valentia si affaccia sul Mar Tirreno, dove sono presenti due Golfi a nord della costa il Golfo di Santa Eufemia e a sud quello di Gioia. Importante centro turistico e balneare è rappresentato dal litorale di Tropea, questa fascia costiera è anche chiamata “Costa degli Dei”per le sue caratteristiche paesaggistiche.
La città di Vibo Valentia si trova a circa 400 metri sul livello del mare, sulla strada che conduce alla penisola di Tropea. La città presenta una parte vecchia posta sul colle e una parte nuova e moderna lungo le sue pendici.

PERSONAGGI ILLUSTRI DI VIBO VALENTIA

  • Giulio Iasolino ( anatomista)
  • Francesco Saverio Mergolo (pittore)
  • Michele Morelli (esponente moti del 1820)
  • Vincenzo Ammirà (poeta dialettale)
  • Vito Capialbi (archeologo)


Luoghi Religiosi

Palazzi e Monumenti


STORIA

La città ha origini antiche già nella preistoria queste terre erano solcate dall’uomo, essa fu colonizzata dai Locresi i quali le diedero il nome di Hipponion. Nel IV sec. a.C. fu occupata da Dionisio il Vecchio che la distrusse ridando i territori ai Locresi, in quanto la città si era ribellata sconfiggendo e reprimendo i loro colonizzatori. Nello stesso secolo la città su occupata dalla popolazione dei Bruzi . Nel II sec. a.C. i Romani conquistarono il territorio e vi insidiarono una colonia dandole il nome di Valentia, trasferendovi anche una ingente parte della popolazione proveniente dalla Campania. Il porto fu molto importante sotto il dominio romano, in quanto oltre ad essere centro di partenza per le rotte commerciali del Mediterraneo, era anche il luogo dal quale partivano le materie prime il legname, per la costruzione delle imbarcazioni della flotta militare.
Alla caduta dell’impero Romano, la città fu presa dai Bizantini, ma fu soggetta alle incursioni dei pirati saraceni che la saccheggiarono più volte. Sotto la dominazione dei Normanni fu edificata una torre di avvistamento. Nel XIII sec. sotto la dominazione Sveva la città ebbe un nuovo impianto urbano, e fu rinominata Monteleone, in oltre furono apportate modifiche al mastello ampliando anche la cinta muraria della città. Nel XV sec. il feudo di Monteleone fu in mano ai Caracciolo, per poi passare di mano ai Brancaccio e successivamente ai Pignatelli. Durante la dominazione francese e la reggenza di Gioacchino Murat, la città divenne il capoluogo della regione Calabria, ma con la restaurazione del potere Borbonico la città perse il suo grado, che restituì a Catanzaro, e iniziò un lento scemare della sua importanza. Nel 1860 Garibaldi entrò in Monteleone accolto a gran voce dalla popolazione, entrando così di fatto nel Regno d’Italia. Durante l’epoca fascista furono intrapresi in città una serie di lavori pubblici, come la realizzazione del palazzo comunale in stile razionalista, in questi anni il nome di Vibo Valentia fu nuovamente conferito alla città. Soltanto nel 1992 sarà istituita la provincia di Vibo Valentia che fino ad allora era stata posta sotto il governo di Catanzaro.

CLIMA

La città di Vibo Valentia ha un clima Mediterraneo, con estati calde ed afose, mentre gli inverni sono miti e piovosi.

ECONOMIA

La città è un importante nodo sia commerciale che industriale, dove hanno sede industrie del comparto chimico, resine, cementi ma anche industrie per la trasformazione alimentare e produttrici di vini. Il centro principale industriale si trova Vibo Marina. Da non dimenticare è l’artigianato locale, che da vita ha molte piccole e medie botteghe che realizzano soprattutto oggetti in ceramica.
Di grande importante è anche il settore terziario avanzato, dove a fare la voce del leone è il turismo, che vede nelle località di Tropea, Pizzo e Capo Vaticano le punte di diamante della provincia di Vibo Valentia. Verso l’entro terra si trova in oltre il Parco Naturale delle Serre nel quale è compresa l’Oasi del Lago Angitola.
Nel settore dei trasporti al primo posto è collocato il porto di Vibo, dal quale partono i collegamenti per le isole Eolie e altre mete turistiche, a queste si aggiungono le diverse navi mercantili che salpano con nelle stive la merce (pesce e prodotti agricoli), mentre attraccano navi petrolifere per il comparto chimico.

Il duomo di Vibo Valentia, che si affaccia su piazza San Leoluca, è intitolato a Santa Maria Maggiore e San Leoluca realizzato nel XVII sec. in stile barocco, sulle fondamenta di un precedente tempio bizantino. La facciata suddivisa in due ordini è racchiusa fra due campanili, in essa sono presenti anche quattro nicchie che un tempo dovevano ospitare altrettante statue, tuttavia ad ornare l’esterno è rimasto il portale bronzeo ove furono realizzate a rilievo alcuni avvenimenti storici della città. L’interno ad unica navata fu realizzato su un pianto a croce latina, sormontata da una volta a botte. Al termine della navata si trova l’altare maggiore realizzato in marmi policromi, dove fu collocata la statua raffigurante la Madonna della Neve.

La chiesa del Rosario di origini duecentesca, fu rielaborata nel corso del ‘700. All’interno si custodiscono diverse opere d’arte come il pulpito in stile barocco, il settecentesco altare maggiore realizzato in marmi policromi. Le tele all’interno del tempio e delle cappelle votive sono opera di diversi artisti come: G.Rubino e Domenico Basile.

Il castello di Vibo Valentia fu edificato durante l’epoca Normanna utilizzando resti dei templi greci, l’edificio si compone della torre ottagonale di Ruggero e dai baluardi, realizzati durante la reggenza della dinastia degli Angiò. Venne maggiormente rafforzato sotto il dominio dei Aragonesi e modificato nel ‘500 dal Pignatelli, in quanto la sua struttura prettamente militare non era più necessaria, e il castello assunse quindi forme gentilizie, per ospitare la corte e il sovrano. A causa dei danni riportati nel XVIII sec. per il terremoto, il secondo piano della struttura fu demolito, in quanto pericolante. Oggi al suo interno si trova il Museo di Archeologia Statale.

Le rovine dell’antica città di Hipponion furono rinvenute durante degli scavi nel 1916 al tempo presieduti da Paolo Orsi. La città era circondata da mura composte da quattro torri circolari. Furono in oltre ritrovati i resti di un tempio ionico.

Il museo archeologico statale di Vibo Valentia fu fondato nel 1969 grazie alle prime donazioni Capialbi e Albanese, che negli anni si sono arricchite di altri reperti archeologici provenienti dagli scavi dell’antica Hipponion: corredi funerari, statue marmoree, monete ecc..