LEGGENDE E MISTERI DI TORINO - LA CITTA' DELL' ESOTERISMO

La città di Torino prende il suo nome da una leggenda, o meglio da alcune leggende:

1-   Gli autoctoni sacrificavano agli idei il Toro, in simbolo di benevolenza e questo accadeva ancora prima dell’annessione come provincia a Roma.

2-   Una leggenda egizia narrava che Eridano, sbarcato sulle coste liguri, si inoltrò nell’entroterra sino ad arrivare nella Pianura Padana (pianura Piemontese), e qui diffuse il culto di Api (il dio Toro), alla morte di Eridano, annegato nel fiume, fu dato in suo onore il nome del defunto al fiume stesso.

3-   La leggenda popolare vuole che un Toro ebbro si avventurasse nella foresta e incontrato il drago, che da tempo incuteva timore alla popolazione, lo sconfisse.

STRANE MORTI

Nella Pasqua del 662d.C. Garipaldo duca di Torino fu assassinato in chiesa durante la funzione religiosa, l’attentatore fu acciuffato e giustiziato sul luogo.

Pietro Cambiasi di Ruffia fu uno dei primi inquisitori in Piemonte. Nel 1365 nel chiostro di San Francesco un sicario lo uccise, secondo fantasie popolari colui che giustiziò l’inquisitore fu satana mediante l’incarnazione di 3 demoni.

Strana e bizzarra fu anche la moda di sottrarre il cuore al cadavere, in questo caso ai reali, perché la paura di essere sepolti vivi era sempre accesa fra la gente, in oltre possedere il cuore di un regale costituiva una reliquia per chi la detenesse. L’unico punto inquietante è che si pensava che il cuore del Re Eugenio fosse conservato nella Basilica di Superga, ma nel 1986, quando furono celebrati i 257 anni della sua morte, il cuore non si trovava, non era mai stato sepolto assieme al corpo nella Basilica.
Quando il cuore fu estratto dal corpo del defunto, fu riposto in un astuccio d’argento, il quale fu ritrovato durante degli scavi in Austria, adagiato sulla bara di legno intagliato di un corpo senza nome. Il corpo di Eugenio non si trovava a Torino in quanto fu sepolto in una cripta a Kreuzkapelle insieme alla sua famiglia regale, e solo successivamente fu trasferito nella basilica di Superga. Di conseguenza si pensò che assieme al corpo fosse stato trasportato anche il cuore, ma in realtà era sempre rimasto nella precedente cripta, in quanto il terrore dei Giacobini in quei tempi era elevato, tanto da far temere per le sorti della reliquia tanto preziosa, la quale poteva andare distrutta se fosse caduta in mani sbagliate.

Nel 1888 quando a Londra dilagò la paura per Jack lo squartatore, anche a Torino accaddero 3 omicidi misteriosi di cui l’autore non venne mai scoperto.

LA FEDE NEL TEMPO

I torinesi nel passato furono un popolo dedito alla preghiera e soprattutto devoto verso la Madonna, tanto che quando nel 1644 una bambina cadde nel fiume Po, la bambina non era in grado di nuotare e la corrente la trascinava sott'acqua, la madre dal mulino (al quale si era recata per far macinare dei sacchi di grano) impotente guardava la scena attonita, l’unica cosa che poté fare fu di pregare l’immagine della Madonna appesa al pilone del mulino. Fu così che la Vergine accolse la sua richiesta di aiuto e in un bagno di luce raccolse la piccola creatura e la portò in salvo sulla riva. Questo evento fece scaturire il bisogno di ringraziare la Vergine di tale gesto, tanto da ergere una chiesa dedicata alla “Madonna del Pilone”.

RELIQUIE

A Torino si sono intrecciate le strade di molte reliquie, come il Velo di Maria, donato da Carlo il calvo, la Mascella di S. Giovanni portata al Duomo di Torino tra il 1010 -1021 dal vescovo Landolfo. Nel 1593 alla collezione del reliquiario si aggiunse la falange del dito appartenuto a S. Rita; con il passare del tempo furono portati in Duomo pezzi della tunica di Gesù e di S. Francesco ecc...Tuttavia questi oggetti e parti umane sono scomparsi nel nulla, e non se ne ha più traccia.

Nel febbraio nel 1751 morì l’abate Prever, un uomo ben in vista e amato dalla popolazione, lo si osannava a tal punto, che durante la funzione funebre il suo corpo fu esposto in chiesa ai fedeli, i quali impazziti si gettarono sul cadavere e gli strapparono di dosso la veste e i capelli, e una volta preso tutto quello che si poteva dal corpo del povero vecchio, il volgo si gettò sul tabernacolo distruggendolo, in quanto chi non era riuscito ad avvicinarsi all’abate voleva per lo meno tenere con se un pezzo di ciò che per lui era stato caro.

Un altro evento che fece parlare molto di Torino fu la sindone, donata alla casata dei Savoia. La Sindone non è altro che un lenzuolo lungo 4.36 m, con una larghezza di 1.10 m, nel quale fu avvolto il corpo di Cristo (questo per i credenti). Studi scientifici accertarono che la figura umana che si vede sullo sfondo del tessuto non è dipinta, ma ben sì un calco del soggetto che vi era stato riposto. Della sindone furono creati in tutta Europa molti falsi, in quanto questo articolo si commerciava molto bene dato che i fedeli adoravano questo tessuto tanto quanto la croce.
Ci sono molte teorie scientifiche che cercano di spiegare come mai su questo drappo si sia generato un calco così perfetto del volto e del corpo umano. Una di queste teorie dice che: per riuscire ad imprimere l’impronta di un volto in soli 3 giorni così nitida, bisogna che il corpo sia stato sottoposto a uno sprigionamento di energia tale da fare accelerare gli atomi di quel cadavere. Questa teoria potrebbe essere riconducibile alle parole scritte sui vangeli, che trattano questo momento parlando della “resurrezione”. Altre indagini condotte al carbonio 14, rilevano che la reliquia sia datata nel medioevo quindi non poteva trattarsi di Gesù, dato che ci troveremmo di fronte a un paradosso temporale.
Il criminologo Svizzero Max Frey ha accertato che nei tessuti del lenzuolo sono stati rilevati pollini provenienti dalla Palestina in una zona vicino al territorio della Turchia. Altri studi hanno rilevato le tracce di due monete attorno agli occhi dell’uomo e tracce di numeri, questo era un rituale che permetteva al defunto, una volta arrivato sulla riva del fiume Acheronte, di poter essere traghettato verso il regno dei morti, pagando con le monete che gli erano state donate dai propri cari, i quali le avevano poste sugli occhi nel momento della sua morte.
La sindone è da sempre oggetto di attacchi da ogni sorta di parte, anche da fanatici come un sergente delle SS Tedesco che voleva portare la sindone (1944) in Germania, ma nessuno, nemmeno i fedeli, sapevano che il cardinale aveva fatto nascondere la reliquia per evitare che durante la guerra fosse trafugata. Nel 1972 un maniaco acrobata per 5 mesi cercò di avvicinarsi alla sindone nel cuore della notte calandosi dalla cupola. L’evento fece comparire la città di Torino su tutti i giornali, persino in Florida, in quanto il mistero non si riusciva a risolvere; l’allarme scattava ripetutamente senza che nessuno fosse trovato in flagrante nel momento in cui i poliziotti irrompevano all’interno dell’edificio.
Nel 1991 sullo scrigno argentato della sindone si trovarono tracce di cera, era inequivocabile che qualcuno stava cercando di creare un duplicato delle chiavi per rubare la sindone di soppiatto.

Torino è citata anche nei testi sacri riguardo a una profezia narrata da un angelo che volando sull’Europa sfiorò con le ali le città di Amiens, Rouven, Parigi, Chartres e quasi Lione, mentre con gli indici indica le città di Torino e Santiago de Compostela. È scritto che quando l’angelo chiamerà il pensatore, le chimere che ornano le chiese grideranno per chiamare l’angelo, colui che a Chartres regge il quadrante celeste spezzerà il tempo. L’asino raglierà e farà sentire il suono della ghironda; in quel momento ad Amiens il cranio di Giovanni Battista sprigionerà luce e l’angelo che piange (una scultura custodita all’interno della chiesa) smetterà di farlo. A Rouven, sotto la cattedrale di pietra, batterà nuovamente il cuore di Riccardo Re d’Inghilterra e allora le campane suoneranno per dire che il salvatore sta arrivando.
Questi versi potrebbe essere una profezia che simboleggia la fine del mondo.

Interessante è anche la storia di un ceco che partito da Susa arrivò a Rivoli dove incontrò il vescovo e successivamente, attratto da questa forza strana che lo aveva condotto sino a lì, arrivò sulla zona designata e chiese aiuto affinché da sotto le macerie estraessero quella che tanto stava cercando: il quadro della Madonna Consolata che giaceva ancora sotto le rovine di una chiesa abbandonata. Quando questo quadro fu trovato brillava di luce propria e il ceco fu guarito e tornò a vedere, da quel momento il 20 giugno a Torino ogni anno è festa per ricordare l’evento, e in questo giorno le vie sono addobbate da molteplici colori, suoni e balli.

Il 27 di ogni mese nella chiesa della Visitazione si celebra una messa a Santa Caterina, la santa alla quale apparve la madonna piangente, che le preannunciò sciagure per il clero e i cristiani francesi e le disse di coniare una medaglia uguale e quella che la vergine le mostrò, dicendo che chiunque abbia fede e indossi tale oggetto sarà protetto dalla sua mano.

I PERSONAGGI ILLUSTRI DELLA CITTA' DI TORINO

Sul finire dell’500 salì al trono Carlo Emanuele I amante delle arti e delle lettere, fu un periodo molto florido , tale da estendersi anche al mecenatismo. Era una persona estroversa, e stravagante ma con tanta voglia di fare, infatti non mancò di costruire strade e di occuparsi della popolazione e allo stesso tempo seguire i propri svaghi e tutto ciò che per gli altri era insolito, tuttavia non riuscì a finanziare l’università di Torino, che dovette cercare con le sue forze di non colare a picco in un momento così poco favorevole.

A Torino fra il 1760-1769 arrivò Casanova che scrisse nel suo diario di ragazze tanto belle ed eccezionali, ma che non erano tanto facili da incontrare in privato, in quanto la polizia era sempre allerta e la popolazione era numerosa in una così piccola città, quindi bisognava prendere molte precauzioni, anche per via della molte spie, che si aggiravano ovunque.
Casanova volle vedere anche il re, dato che non ne aveva mai visto uno. Lo immaginava di bel aspetto con uno stile regale, invece incontrò il re Carlo Emanuele II di Savoia, un ometto piccolo, gobbo e sgarbato con atteggiamenti da plebeo.

Tra i vari personaggi che hanno varcato le mura della città, si pensa che nel 1566 Torino ospitò l’astrologo Nostradamus, questo suo soggiorno è documentato da una lapide. Torino si può dire sia stata un luogo di appuntamento per molti personaggi storici come Erasmo da Rotterdam, Rousseau, Nietzsche che abitò per un po’ di tempo a palazzo Carignano.

LA MAGIA NERA E L’ESOTERISMO

Nella corte dell' 800 si praticava magia nera con l’intento di uccidere il proprio avversario, a questo scopo si generarono amuleti per la salute e per proteggersi dal malocchio, era divenuta una moda così negativa che in essa trovarono di ché sfamarsi maghi, stregoni, e fattucchiere, che imbrogliavano coloro che cercavano soluzioni nelle loro carte e sfere magiche. Torino divenne quindi suscettibile di eventi catastrofici legati a strane profezie e numeri della cabala, che ruotavano tutti attorno a un’unica soluzione: il male come il 31 febbrai “un 13 rovesciato”, il giorno in cui andò in fumo il teatro Statuto dove morivano 31 uomini, 31 donne e 2 bambini.

Questa ruota di eventi funesti fecero parlare di Torino come di una città indemoniata.

Nel 1856 fu stampato “il libro degli spiriti” di Allan Kardec che trasformò lo spiritismo in dottrina, scoppiò quindi la smania della comunicazione con il regno dei morti.

Torino è stata da sempre una città con in seno personaggi loschi, assassini e borseggiatori. Il re della criminalità nel XIX secolo era detto “Cit”, riusciva a dileguarsi in ogni furto, ma ebbe assai da fare con Domenico Cappa, una specie di investigatore detto il “Gorilla” nonché body gurd di Cavour. La sua professionalità nella città fu assai importante dato che arrestò molti falsari di banconote. Altri malfattori si aggiravano per la città, tra i quali la banda chiamata dei “Barabba”, una banda dal coltello veloce. Tutta questa violenza si mescolava alle vicende che legavano la città nell’800 in un vortice di malvagità, stupri e pornografia.

EVENTI DI FINE ‘800 ED INIZI ‘900

Il 18 Giugno del 1850, la "Gazzetta del Popolo" aprì un bando per la realizzazione di un obelisco in metallo a simbolo della nuova legge Siccardi che aboliva il foro eclesiastico permettendo quindi di porre anche il clero davanti al giudizio di un tribunale. L’obelisco fu terminato nel 1853 da Luigi Quarenghi, sul quale campeggia la scritta” la legge è uguale per tutti”, l’opera fu collocata in piazza Savoia.

Il grande Jean François Champillen decifratore di geroglifici, riuscì a codificare la stele di Rosetta scritta in due lingue: egizio e greco, ritrovata dopo una campagna militare di Napoleone nel 1799 in Egitto. Nacque così lo studio degli egizi: "L’egittologia" con l’aiuto di Jean François Champillen, colui che risistemerà i documenti egizi presenti nel Palazzo delle scienze e farà i primi restauri su quei reperti che il tempo stava divorando.

Torino conobbe anche lo Zar di Russia Nicola II, che nel 1902 fu ospitato a Racconigi, arrivò a Torino con il suo treno imperiale dalla lontana Russia, per arrivare a destinazione dovette sommare alla solita corsa 3.000 km in più, in quanto questi erano tempi bui fra l’impero Austro- ungarico e l’impero degli Zar, di conseguenza il tragitto più breve , quello che avrebbe visto il passaggio del convoglio per Vienna, Verona e da qui a Torino, fu scartato, preferendo quindi passare per la Francia.

La città di Torino nel 1919 vide nascere in se due grandi personaggi, autori del giornale “Ordine Nuovo”, oltre che i fondatori del Partito Comunista: Gramsci e Togliatti. Quest’ultimo fu colui che diffuse il pensiero del partito alle fermate dei tram e all’uscita delle fabbriche, ma questa era anche l’epoca del fascismo e spesso scoppiavano risse furibonde fra le due fazioni. Gli anni a seguire furono duri per la città, molti esponenti di fazioni opposte al fascismo dovettero scappare all’estero, i giornali erano sotto censura e quindi le pagine stampate erano pressoché bianche. Nel 1917 era sul punto di esplodere una rivolta, i rivoltosi stavano per dare il via alle barricate, ma intervennero i blindati e ci furono molti arresti, questo evento storico si susseguiva alla disfatta di Caporetto, da quest’ultima sconfitta italiana in campo militare arrivarono in città molti profughi che fuggivano dal Veneto.

Durante la II guerra pochi sanno che i faraoni e tutto il loro seguito sparirono dal Palazzo delle scienze e furono tutti imballati in casse protettive e nascosti ad Agliè per evitare che i bombardamenti li colpissero o che i generali tedeschi se ne impadronissero.

Nel 1960 in città vi fece visita Alfred Hitchcoch, il quale cercava uno spunto per un nuovo film giallo. Visitò la parte vecchia della città per scoprirne i meandri e magari trovare la postazione buona per costruirvi un set. Quando gli si chiese se Torino potesse essere la scena di un crimine, lui rispose che la reputava misteriosa già nel luogo ove si collocava, ed era appetibile per un finale a colpo di scena.

In epoca recente nacquero sette demoniache come “i luciferiani” che avevano la loro vena pulsante a Friburgo. Il diavolo tornò di moda nel 1984 quando l’arcivescovo durante l’omelia denunciò sparizioni di paramenti sacri. Nel 1986 la nevrosi del demonio fu così elevata che l’arcivescovo nominò 6 nuovi esorcisti. Nel cimitero di S. Pietro in Vicoli, progettato nel 1777, fu un’attrazione per chi adorava l’occulto, e per chi praticava i rituali magici. Nel cimitero era presente una statua denominata “la velata”, che raffigurava la morte, fu costruita per la principessa russa Barbara Belaselkij morta il 25 Novembre 1792. Alcuni dicono che in certe notti il fantasma della dama esce dal cimitero e si aggiri per la città.

Nel 1856 fu stampato un libro: ”il libro degli spiriti” scritto da Allan Kardec che trasformò lo spiritismo in dottrina, scoppiò quindi la smania della comunicazione con il regno dei morti.