COMUNE DI CASTELVETRO

Castello di Levizzano di Castelvetro

I territorio del comune di Castelvetro di Modena era abitato a partire dal Paleolitico. Importanti sono in oltre due siti delle famose "Terramare": uno a Ca' di Sola e l'altro a Ca' Monesi. Durante il periodo Etrusco la città di Castelvetro iniziò a scrivere la sua storia, molti furono i reperti ritrovati di quel periodo, soprattutto nelle vicinanze del castello, oltre al sito più importante sito alla Galassina, dove fu scoperta la tomba denominata "dello Specchio"; queste tombe furono scoperte a seguito di scavi durante il corso dell'800 da parte del celebre Cavedoni e Crespellani. Nel III sec. a.C. i Romani presero possesso di questi territori edificando il Castrum Romano, ancora oggi presente nella pianta della cittadina racchiusa fra le mura della rocca, dove si incrociano il Cardo e il Decumano.
Con la caduta dell'Impero Romano iniziò il periodo Barbarico e le edificazioni divennero fortificate. La città nel XI sec. fu parte dei possedimenti Benedettini dell'Abbazia di Nonantola, il cui Abate diede in concessione tale territorio al marchese Bonifacio di Toscana, il quale alla sua morte passò tutti i possedimenti alla celebre figlia Matilde di Canossa, della quale la storia ricorda le proda gesta, l'astuzia e la grande fede.
Alla morte della Signora Matilde di Canossa la città di Castelvetro fu annessa alla città di Modena, successivamente allo scontro contro le truppe papali la città fu posta sotto il controllo di una famiglia fedele alla chiesa i Rangone. Nel 1501 ci fu un violento terremoto che disseminò macerie in tutto il contado, i signori Rangone cercarono si da subito di riedificare la città, nella quale qualche anno più tardi soggiornerà il celebre Tarquato Tasso e Carlo Sigonio.
Tuttavia nei secoli si susseguirono momenti tragici come la peste, che tuttavia non decimò la popolazione, ma gli eventi naturali si susseguirono uno dopo l'altro, oltre al terremoto anche la carestia.
Con la discesa dell'armata Napoleonica sul finire del '700 i signori Rangone si trovarono senza feudo, in quanto fu confiscato, mentre nel 1860 divenne un semplice comune annesso al Regno d'Italia.
Attualmente il centro storico di Castelvetro si trova arroccato sulla collina e delle mura che un tempo lo proteggevano ne resta solo una parte, che si può vedere all'ingresso del borgo, dalla parte del parcheggio posto di fronte al cimitero. Giungendo in piazza Roma si arriva al centro della cittadina, sulla quale si affacciano i palazzi del potere vecchio e nuovo: Palazzo Comunale, la torre delle Prigioni e la torre dell'orologio. Dalla torre delle prigioni si può ammirare, salendo la ripida scala e giungendo all'ultimo piano, tutto il territorio collinare del comune di Castelvetro di Modena. La piazza fu ridisegnata nella prima metà del '900, per essere utlimata nel ventennio successivo. Al centro fu realizzata una scacchiera a dimensioni umane, con la quale, ad anni alterni, va in scena il gioco degli scacchi viventi, con le pedine impersonificate da persone.
In oltre adiacente il comune si trova il museo degli abiti d'epoca, curato dall'Associazione Dama Viventi, mentre al secondo piano del Palazzo Comunale si trova l'acetaia. All'interno del cortile del Palazzo Comunale si trova collocata la mostra del Museo dell'Assurdo, in collaborazione con diversi istituti d'Arte. Tale Museo racchiude diverse opere contemporanee.
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La chiesa fu edificata sul finire dell'800 su progetto dell'Ing. Carlo Barberi, il quale progettò il tempio in stile gotico.
La facciata e tripartita da lesene che percorrono per l'intera altezza l'edificio, sino a terminare appena sotto gli archetti pensili. Sono presenti tre portali, sopra dei quali furono realizzati altrettanti rosoni, con quello centrale più grande rispetto agli altri.
L'interno si presenta spoglio e suddiviso in tre navate, ciascuna culminante in un'abside, davanti alle quali è posto l'altare marmoreo.
Adiacente alla chiesa spicca il campanile in laterizio di forma slanciata in stile gotico, il quale termina con una cella campanaria con quattro bifore, una per lato, sopra la quale si staglia la guglia decorativa.

L’edificazione del castello di Levizzano era stata voluta per contrastare l’ondata dei barbari già nel IX sec d.C. nell’XI sec. passerà sotto i domini del marchese Bonifacio di Toscana, padre della celebre Matilde di Canossa. L’impianto prevedeva una cinta muraria a difesa della torre mastio (Torre di Matilde) oltre alla presenza di una cappella, oggi sconsacrata, dedicata ai Santi Adalberto e Antonino. Successivamente alla morte di Matilde il castello passò di mano ad altre famiglie, sino a giungere nel ‘300 nei possedimenti della famiglia Rangoni, la quale ne fu detentrice sino alla fine del ‘700. Successivamente fu costruita l’ala nuova del palazzo accanto al mastio come residenza signorile, facendo costruire anche un tunnel sotterraneo che conduceva alla torre. I soffitti sono ancora oggi originali a cassettoni, quelli più suggestivi sono quelli presenti nelle stanze denominate dei “Vescovi”, dove sono intagliati gli stemmi e figure allegoriche, nella fascia sottostante il soffitto, scorrono una serie di riquadri, dove all’interno furono raffigurate varie scene di vita quotidiana e paesaggi dell’ambiente circostante. Quando il comune entrò in possesso del complesso, avviò da subito i lavori di ristrutturazione, i quali terminarono nel 2007.

Chiesa di S.Antonino

Nell’immediate vicinanze del castello di trova la chiesa intitolata a Sant’Antonino, la quale fu edificata agli inizi del ‘900. Lo stile di costruzione è quello neoromanico, con facciata in pietra vista, sezione a centrale a capanna e con salienti ai lati dei due portali minori adornati da bifore. La sezione centrale è solcata da lesene, che incorniciano il portale sormontato da un protiro, sopra il quale fu realizzato un oculo; a completare la struttura geometrica della facciata, furono realizzati una sezione di archetti pensili. L’interno del tempio è suddiviso in tre navate con volte a crociera.

Nell’immediate vicinanze del castello di trova la chiesa intitolata a Sant’Antonino, la quale fu edificata agli inizi del ‘900. Lo stile di costruzione è quello neoromanico, con facciata in pietra vista, sezione a centrale a capanna e con salienti ai lati dei due portali minori adornati da bifore. La sezione centrale è solcata da lesene, che incorniciano il portale sormontato da un protiro, sopra il quale fu realizzato un oculo; a completare la struttura geometrica della facciata, furono realizzati una sezione di archetti pensili. L’interno del tempio è suddiviso in tre navate con volte a crociera.
L’adiacente campanile fu realizzato in un momento successivo alla costruzione della chiesa, la costruzione a pianta quadra svetta con le sue linee squadrate sino alla cella campanaria, la quale è decorata da bifore sui quattro lati, la struttura si conclude con una guglia imponente.